Il figlio, Matteo, deceduto pochi anni fa a Verona, sosteneva che il padre era stato ucciso perché «qualcuno» temeva le sue rivelazioni riguardo certe concessioni di ricerca conferite alla Sinclair, una potente multinazionale americana del petrolio. Secondo Matteo Matteotti, in quell’affare di grandi interessi internazionali non c’erano soltanto personaggi di seconda o terza fila, ma protagonisti di primo piano. E quando affermava tale ipotesi, Matteo Matteotti intendeva alludere alla Corona, cioè - tanto per essere chiari - a re Vittorio Emanuele. C’era stato, per Matteo Matteotti, nel comportamento del sovrano un atteggiamento eccessivo nella copertura istituzionale data a Mussolini. Un atteggiamento che denunciava un interesse preciso. Non solo. Matteo Matteotti sosteneva la piena responsabilità politica e morale di Mussolini nell’omicidio di suo padre, ma non lo riteneva personalmente il mandante. Secondo Matteo Matteotti, Mussolini di quell’«affaire» era stato in un certo senso la «vittima» politica.
Contro tale tesi si è mosso lo storico Mauro Canali autore di un approfondito saggio pubblicato da Il Mulino, « Il delitto Matteotti ». Canali è di avviso totalmente contrario. Le responsabilità di Mussolini ci sono e, secondo lui, sono precise. Da queste è da escludere la presenza di re Vittorio Emanuele. Il sovrano con il proprio comportamento assunse altre colpe ed altre responsabilità, ma non certamente quelle riguardanti una presunta cointeressenza alle concessioni petrolifere date alla Sinclair.
Mauro Canali, invece, nel suo saggio ha toccato un tasto nuovo riguardante l’«affaire Matteotti». Secondo i risultati della sua indagine, Mussolini attraverso passaggi riservati avrebbe sovente aiutato consistemente la famiglia Matteotti. Aiuti d’ordine economico. Non solo. Durante la guerra, nel 1944, avrebbe ordinato di rilasciare Giancarlo Matteotti arrestato dalla polizia fascista perché sorpreso durante un’azione partigiana.
È stato poi accertato in modo inequivocabile che Mussolini nella fuga da Milano portava con sé tra i diversi fascicoli della sua segreteria riservata alcuni incartamenti riguardanti la morte di Giacomo Matteotti. E, alludendo a quelle carte, Mussolini avrebbe detto che là c’erano le prove della sua innocenza e della colpevolezza di altri. Purtroppo quei documenti furono dispersi e non più ritrovati.
Matteo Matteotti non accettò comunque per vere le risultanze delle ricerche compiute da Mauro Canali riguardo i presunti aiuti finanziari dati da Mussolini alla sua famiglia durante il regime e respinse qualsiasi conclusione cui lo storico era giunto.
http://www.ilgiornaledivicenza.it/st.../cultura/A.htm




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