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Discussione: il delitto Matteotti

  1. #11
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    Predefinito altri fatti

    Il figlio, Matteo, deceduto pochi anni fa a Verona, sosteneva che il padre era stato ucciso perché «qualcuno» temeva le sue rivelazioni riguardo certe concessioni di ricerca conferite alla Sinclair, una potente multinazionale americana del petrolio. Secondo Matteo Matteotti, in quell’affare di grandi interessi internazionali non c’erano soltanto personaggi di seconda o terza fila, ma protagonisti di primo piano. E quando affermava tale ipotesi, Matteo Matteotti intendeva alludere alla Corona, cioè - tanto per essere chiari - a re Vittorio Emanuele. C’era stato, per Matteo Matteotti, nel comportamento del sovrano un atteggiamento eccessivo nella copertura istituzionale data a Mussolini. Un atteggiamento che denunciava un interesse preciso. Non solo. Matteo Matteotti sosteneva la piena responsabilità politica e morale di Mussolini nell’omicidio di suo padre, ma non lo riteneva personalmente il mandante. Secondo Matteo Matteotti, Mussolini di quell’«affaire» era stato in un certo senso la «vittima» politica.
    Contro tale tesi si è mosso lo storico Mauro Canali autore di un approfondito saggio pubblicato da Il Mulino, « Il delitto Matteotti ». Canali è di avviso totalmente contrario. Le responsabilità di Mussolini ci sono e, secondo lui, sono precise. Da queste è da escludere la presenza di re Vittorio Emanuele. Il sovrano con il proprio comportamento assunse altre colpe ed altre responsabilità, ma non certamente quelle riguardanti una presunta cointeressenza alle concessioni petrolifere date alla Sinclair.
    Mauro Canali, invece, nel suo saggio ha toccato un tasto nuovo riguardante l’«affaire Matteotti». Secondo i risultati della sua indagine, Mussolini attraverso passaggi riservati avrebbe sovente aiutato consistemente la famiglia Matteotti. Aiuti d’ordine economico. Non solo. Durante la guerra, nel 1944, avrebbe ordinato di rilasciare Giancarlo Matteotti arrestato dalla polizia fascista perché sorpreso durante un’azione partigiana.
    È stato poi accertato in modo inequivocabile che Mussolini nella fuga da Milano portava con sé tra i diversi fascicoli della sua segreteria riservata alcuni incartamenti riguardanti la morte di Giacomo Matteotti. E, alludendo a quelle carte, Mussolini avrebbe detto che là c’erano le prove della sua innocenza e della colpevolezza di altri. Purtroppo quei documenti furono dispersi e non più ritrovati.
    Matteo Matteotti non accettò comunque per vere le risultanze delle ricerche compiute da Mauro Canali riguardo i presunti aiuti finanziari dati da Mussolini alla sua famiglia durante il regime e respinse qualsiasi conclusione cui lo storico era giunto.

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/st.../cultura/A.htm

  2. #12
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    Predefinito altri retroscena

    L'IPOTESI AFFARISTICA
    Trasformando il suo movimento in partito, nel 1921 - Mussolini - se da un lato crea una struttura politica efficiente per raggiungere il potere, dall'altro i costi sono cosi' aumentati che - sulla scia degli altri partiti - deve cercare di attingere anche lui a finanziamenti non del tutto legali. Il sistema piu' semplice e' il traffico dei residuati bellici: quantita' di armi cedute ufficialmente per rottamazione a finte cooperative di reduci ma che nella pratica vengono ricollocate sulla piazza europea a prezzo di mercato con evidente margine di guadagno.
    In questo traffico per il PNF, si distingue particolarmente Carlo Bazzi, direttore del giornale "Nuovo Paese" piu' tanti altri fra cui Amerigo Dumini che viene arrestato per esportazione illegale d'armi alla Jugoslavia. Questo commercio e' tuttavia un osso spolpato, in concorrenza con tutti gli altri partiti, ragione per cui un altro faccendiere fascista, Filippo Filippelli, direttore del "Corriere italiano" si muove nell'ambito dei grandi appalti, infrastrutture pubbliche, finanziamenti per grandi opere, ed in particolare il commercio floridissimo del petrolio.
    Sino al 1922 il mercato petrolifero italiano era per l'80% nelle mani della società americana Standard Oil, e' un mercato pigro senza troppa concorrenza; l'anno successivo pero' la Anglo Persian, azienda proprieta' del governo inglese, decide di scalzarne una fetta con una efficace concorrenza, peraltro gradita. E tutto sembra filar liscio, senonche' l'ambasciatore italiano a Washinghton Gelasio Caetani si fa portavoce di un'altra azienda americana - la Sinclair Oil - la quale con un colpo di scena riesce a spuntare con il Governo di Mussolini una convenzione a costi piu' alti dell'azienda inglese. E non saranno pochi fra le opposizioni a chiedersene il perche'.
    La trattativa, che peraltro avrebbe richiesto una certa cautela, invece essa va inspiegabilmente veloce; a nulla valgono le dure critiche sulla stampa contro la Sinclair che nella primavera del 1924 e' coinvolta nel famoso scandalo per corruzione di Teopot Dom, da cui e' travolto lo stesso Presidente degli Stati Uniti.
    Vien da chiedersi: come mai Mussolini e' cosi' ostinato a concludere gli accordi con la Sinclair?
    Come mai in Consiglio dei Ministri fa approvare la Convenzione solo dopo le elezioni del 6 aprile 1924 ? Perche' tanta precauzione politica? Cosa si teme possa essere scoperto?
    Giacomo Matteotti, a cui nel 1923 è stato ritirato il passaporto per la sua energica attività antifascista all'estero,
    sospetta che appunto la Convenzione Sinclair nasconda un modo illegale per reperire fondi per il PNF e cerca documenti per denunciarlo. Si reca percio' clandestino a Londra, dove il Primo Ministro Mac Donald - e' preoccupato per la concorrenza sleale fatta dalla Sinclair all'Anglo Persian che e' azienda del governo inglese. Il premier laburista fornisce documenti davvero compromettenti, tra cui la dimostrazione che la Sinclair Oil non e' affatto una impresa antagonista della Standard Oil ma addirittura una sua consociata!
    Vien da chiedersi: Mussolini e' davvero cosi' ingenuo da non capire che la Sinclair e' il cavallo di Troia escogitato dalla Standard Oil per conquistarsi un'altra fetta di mercato?
    Potrebbe essere vero che il 30 maggio 1924, Mussolini, minacci Matteotti non per il suo discorso con cui chiede l'annullamento delle elezioni ma per i documenti che ha scoperto?


    LE RESPONSABILITA' DI VITTORIO EMANUELE III
    Dinanzi alla tragedia che colpisce Matteotti, la sua famiglia e l'Italia ci si è chiesti molte volte quanto ne sia partecipe anche il Re. Quanto sia informato delle complicità affaristiche dei quadri fascisti e del Governo. Certo è, alcuni comportamenti di Vittorio Emanuele destano sorpresa. Da un lato colpisce la sua indifferenza nei confronti delle polemiche insorte tra le opposizioni per l'accordo Sinclair, dall'altro il suo sostegno esplicito a Mussolini, nonostante il delitto e l'Aventino.
    Da alcuni è stata definita "ignavia" questa indifferenza 'reale', ma da altri invece - pur senza averne le prove - sicura complicità.
    Che lo stato finanziario di Casa Reale non sia dei migliori lo dimostra il fatto che, ancora negli anni successivi, soffra di forti deficit superati solo dal nuovo amministratore: Pietro d'Acquarone, che diventa Ministro della Real Casa ed avrà un ruolo importante poi anche sulle sorti del fascismo.
    Stando al 1924, la situazione finanziaria di Casa Reale deve essere ancor meno rosea, l'Italia è uscita dalla guerra da solo sei anni e probabilmente le casse di famiglia ne hanno fortemente risentito. Quanto detto potrebbe essere solo una banale osservazione, se nel 1978 un discutibile articolo del giornalista Gian Carlo Fusco non avesse rilanciato i problemi finanziari di Casa Savoia in termini nuovi e inquietanti.
    Fusco afferma che, nel 1942, durante la campagna d'Africa, Aimone di Savoia, gli avrebbe rivelato che Matteotti, durante il suo viaggio a Londra nell'aprile del 1924 avesse ricevuto dalla loggia massonica "The unicorn and the lion" documenti affermanti che il Re sarebbe entrato nel registro degli azionisti Sinclair senza sborsare una lira, solo garantendo di tener segreti gli immensi giacimenti di petrolio del sottosuolo libico. In tal modo l'Italia sarebbe sì rimasta dipendente dalle forniture Sinclair ma il Re ne avrebbe tratto il dovuto tornaconto rimpinguando le proprie casse private.
    La notizia desta una certa impressione, anche se ottiene subito feroci critiche. E' molto probabile che Fusco abbia di molto forzato le parole di Aimone di Savoia, il quale non poteva avere nessuna prova della presenza di idrocarburi nel sottosuolo libico essendo stati - essi - scoperti solo nel dopoguerra. Inoltre le ricerche realizzate vicino Tripoli dall'esploratore Ardito Desio ai tempi di Italo Balbo non ne avevano trovato significative tracce.
    I dubbi sollevati riguardo ad un ipotetico coinvolgimento del Re nell'affare Matteotti fanno pero' riemergere ancora una volta alcuni punti, rimasti oscuri e mai chiariti, della dinamica del delitto.
    Se gli inquirenti si sono convinti che i sequestratori, comunque la si metta, non avrebbero mai voluto uccidere il deputato in macchina, allora come si spiega che Albino Volpi - lo testimonia Gino Finzi e i giornali dell'epoca - abbia estratto un coltello e l'abbia piantato nelle carni di Matteotti?
    Come è possibile che un gruppo di uomini così abituati alla violenza abbiano avuto paura di quell'uomo solo? La dinamica dell'uccisione in quel modo non trova ragione salvo nell'ammettere che Albino Volpi possa averlo fatto per ordini da qualcuno, chi?
    Una ipotesi è che sia stato De Bono, il quale dopo aver raggiunto il Re a San Rossore ed averlo informato delle prove in possesso di Matteotti, abbia ricevuto il via libera perché venisse messo a tacere per sempre. Questa è solo una ipotesi, di prove non c'è nulla, c'è solo il nostro sforzo di trovare una soluzione possibile alle difficili affermazioni di Fusco.

    MUSSOLINI SAPEVA?
    Alla luce delle nuove ricerche sull'affarismo ancora una volta ci si torna a chiedere - Mussolini sapeva? Quanto è davvero responsabile della morte di Matteotti? -
    Certo se il fascismo è il germinatore del clima di violenza in cui matura il delitto non significa che Mussolini debba per forza esserne il responsabile. Matteotti potrebbe essere stato eliminato per impedire che la sua denuncia in Parlamento stronchi la carriera ed apra la galera a troppe persone.
    L'assassinio è la zampata leonina dell'affarismo diffuso che prolifera nel governo; nel quale sono coinvolti politici, imprenditori, faccendieri, e forse - visto che molti vi sono iscritti - anche la Massoneria. Questo concorso di interessi è così enorme che sposta le vicenda ben oltre il PNF. E non va escluso che il coinvolgimento di Mussolini sia la strategia dei colpevoli per garantirsi l'impunità.
    Che qualcosa di tutta l'operazione non quadri emergerebbe anche dalle parole del Duce in Parlamento il 13 giugno 1924. "Se c'è qualcuno in quest'aula che abbia diritto più di tutti di essere addolorato e, aggiungerei, esasperato, sono io. Solo un mio nemico, che da lunghe notti avesse pensato a qualche cosa di diabolico, poteva effettuare questo delitto che oggi ci percuote di orrore e ci strappa grida di indignazione". Parole che potrebbero ritenersi di circostanza, ufficiali, per dissipare accuse contro di lui che ormai dilagano, se non vi fosse a sorreggerle anche la confidenza telefonica fatta ad Arnaldo la notte prima: "...Tutti si scagliano contro di me e mi rendono responsabile di ciò che è avvenuto! ...E' vero che Matteotti mi aveva piantato non poche grane, ma non è meno vero che, essendo il miglior uomo di quella masnada e, soprattutto, il più coerente e sincero, per quanto impulsivo, ho sempre avuto per lui quasi un'ammirazione. Sono rimasto veramente addolorato per ciò che è accaduto!" La risposta telefonica del fratello ha però un epilogo curioso, Arnaldo - dopo avergli ricordato che glielo aveva sempre detto di guardarsi dalle persone che gli sono intorno - lo rassicura, garantendo che un pò per volta vedrà estinguersi ogni difficoltà... ma solo "...Se la tua coscienza è pura". E suona comunque strano da parte del fratello questo dubbio.
    E tuttavia, che l'innocenza a Mussolini sia in un certo modo riconosciuta lo dimostra il fatto che Benedetto Croce, che fascista certo non era, giorni dopo, in Senato, gli vota a favore. E neppure l'ambasciatore sovietico Jurenev, contrapponendosi a Togliatti e Gramsci disdice l'invito a pranzo fatto al Duce per l'11 luglio in ambasciata. Tutti coloro che in quei giorni potrebbe dare un colpo mortale al Governo ed al suo Primo Ministro non lo fanno. Tantomeno la secessione dell'Aventino ottiene particolare sostegno. Perché tanta solidarietà con Mussolini? E' evidente che molti non credono alla sua reità.
    Dunque i responsabili del delitto potrebbero essere altri?!
    Tra le pieghe oscure dell'inchiesta qualche indizio strano emerge. Per esempio nella stessa notte dell'arresto di Dumini, il capo della polizia De Bono parlando con il Duce pare gli abbia detto: "Ti stanno gettando addosso le responsabilità" e lui avrebbe risposto: "Questi vigliacchi, mi vogliono ricattare!" Dice proprio ricattare.
    Ma se è un ricatto, allora a cosa è riferibile? solo alla complicità affaristica, o a qualche altra delicatissima cosa? E chi sono gli uomini che ricatterebbero Mussolini? lo stesso De Bono che gli telefona, o altri? per quali motivi dovrebbero farlo?
    La testimonianza, peraltro molto contestata di Carlo Silvestri, resa al secondo processo Matteotti nel 1947, e che riferirebbe confidenze fattegli da Mussolini durante il periodo di Salò, pare chiarisca proprio questo punto. Silvestri rivela che il ricatto sia consistito nell'impedire a Mussolini la svolta rivoluzionaria, di un nuovo governo, aperto ai socialisti ed in particolare all'area sindacale della CGL: Baldesi, Buozzi, D'Aragona. Tale scelta se da un lato avrebbe indotto panico in quei settori del capitalismo che ora si vedevano i socialisti portati nel Governo! dall'altro avrebbe spezzato ogni speranza del rassismo squadrista di ritrovare spazio di protagonismo nella politica. Infatti nel discorso al Convegno fascista del 7 agosto 1924 - vale a dire due mesi dopo l'uccisione di Matteotti ed in uno dei momenti più difficili per il Governo, accade che il Duce si rivolga ancora una volta a Farinacci per dirgli di non insistere oltre per ottenere cose che non sono possibili, giacché il fascismo ormai ha ottenuto tutto: Governo, provincie, comuni, nonché Forze Armate e Milizia. Ed ancora, fatto ben più importante Mussolini si rivolge alle opposizioni dell'Aventino con un improvviso tono conciliante, osservando che il suo combatterle energicamente non vuol dire che non riconosca le energie del popolo italiano che esse rappresentano, lancia ancora ad esse "un ramoscello di olivo", ma purché siano disposte a legittimare il fascismo riconoscendolo il risultato di un naturale atto d'insurrezione.
    Quanto è sincero Mussolini il 7 agosto? difficile dirlo, anche se è molto probabile che quello possa essere stato il suo ultimo tentativo di conciliazione.
    Quanto a prove documentali che scagionino Mussolini dalle accuse, non ne esistono. Come pure non si è mai trovato il fascicolo di una presunta inchiesta tardiva ai tempi di Salò condotta da Bombacci e Gatti fra gli ambienti industriali e finanziari genovesi che sarebbero stati complici dell'affarismo.
    Comunque particolare è il paradosso logico a epilogo di questa vicenda:
    - Un Mussolini colpevole farebbe mettere fortemente in dubbio la sua intelligenza, in quanto non si sarebbe reso conto dell'estemo rischio che sicuro avrebbe corso lui ed il suo Governo, facendo uccidere il capo delle opposizioni.
    - Un Mussolini innocente, vittima del complotto, lo farebbe ritenere altrettanto sprovveduto da non capire che tutti gli uomini a lui vicini, di cui ha assoluta fiducia, lo tradiscono e lui non se ne accorga!
    Nessuna delle due soluzioni, ovvio, pare sia quella intelligente. E allora torna a riavere un senso il dubbio legittimo del fratello Arnaldo su quanto fosse puro il cuore di Mussolini!

    LE CARTE SCOMPARSE
    Che fine hanno fatto le carte che Matteotti aveva con sé quando fu sequestrato sul Lungotevere Arnaldo da Brescia il 10 giugno 1924? Amleto Poveromo in una testimonianza - poi rinnegata - resa durante l'istruttoria del 1947 afferma che queste, la sera tardi del 10 giugno, dopo il loro rientro a Roma all'Hotel Dragoni, sarebbero state prese da Dumini e consegnate a Marinelli e Cesare Rossi.
    Se Dumini gliele avrebbe consegnate tutte non lo sappiamo. Tantomeno sappiamo se la notte del 12 giugno, Emilio De Bono ne trovi altre nel bagaglio del Dumini appena arrestato, che si è fatto portare in ufficio.
    Se documenti ci sarebbero stati potrebbe anche darsi che De Bono - essendo capo della polizia - possa aver deciso di trattenerli con sé. E' leggenda, poi, che proprio di questi, Emilio De Bono se ne sarebbe ricordato vent'anni dopo al processo di Verona, quando - imprigionato dai nazifascisti- per il voto espresso in Gran Consiglio il 25 luglio contro il Duce, ed abbia tentato di mercanteggiarli per aver salva la vita, ma scoperti da Pavolini gli sarebbero stati tolti e consegnati a Mussolini solo dopo la sua fucilazione a Forte Proclo l'11 gennaio 1944.
    Fatto sta - comunque - le carte di Matteotti non sono state più trovate, tantomeno inventariate fra i documenti scoperti nelle due famose borse che Mussolini ha con sé quando è catturato a Dongo. Sono state scoperte invece altre carte, quelle relative al processo Matteotti, sul famoso camioncino carico dei documenti dell'Archivio di Salò che partendo con la colonna Mussolini da Milano per Como il 25 aprile 1945, rimane in panne a Garbagnate, finendo in mano ai partigiani.
    Il camioncino viene recuperato dai combattenti democristiani appartenenti alla 16.a Brigata del Popolo comandata dai fratelli Carlo ed Arturo Allievi. I documenti, custoditi in una cassa di zinco, vengono poi consegnati a Luigi Meda, responsabile del CLN milanese, inventariati da questi, che ne rilascia regolare ricevuta. Meda consegna a sua volta i documenti in possesso al conte Pier Maria Annoni responsabile del CLN per la Lombardia, che li deposita nei locali della Prefettura di Milano, da dove il 13 febbraio del 1946 vengono portati nella Capitale presso la Presidenza del Consiglio retta da De Gasperi. Ora essi sono consultabili presso l'Archivio Centrale dello Stato, in Roma.
    Riferibili a Matteotti vi sono 8 fascicoli e tutti riguardanti il processo di Chieti, a questi si aggiunge un dossier su Cesare Rossi.
    Ma allora, da quale dossier proviene l'autografo consegnato da Piron a Matteo Matteotti? L'unica ipotesi attendibile è che esso provenga da un archivio documenti diverso. Quale? Potrebbero quei fogli far parte proprio dell'insieme delle carte sottratte a Matteotti quel pomeriggio del 1924? Dunque esse esistono!? chi le possiede, oggi?
    E' evidente che dopo 80 anni rimane ancora il mistero.

    UN EVENTO DEL 1978
    Se ad una prima interpretazione - il delitto Matteotti - sembrava essere motivato soprattutto da una ragione politica, col trascorrere degli anni sara' invece la pista affaristica ad assumere sempre più rilievo, con la scoperta di documenti nuovi raggiunti spesso in modo avventuroso.
    Nel 1978 Matteo Matteotti, uno dei figli di Giacomo, riceve da un anziano mutilato di guerra, Antonio Piron, l'informazione che nel tubo della stufa di una casa in campagna nei pressi di Regello, vicino Firenze, è nascosto un documento che lo riguarda molto importante.
    Effettuatone il misterioso recupero Matteo con grande meraviglia si rende conto che non solo il documento è scritto su carta intestata "Camera dei Deputati" ma che è l'autografo originale dell'ultimo articolo del padre pubblicato in Italia, comparso su la rivista "Echi e Commenti" il 5 giugno del 1924, appena cinque giorni prima di essere ucciso. Giacomo Matteotti parla chiaramente di affari e tangenti nei quali sono immischiati uomini del Governo fascista e riferiti non solo a sedicenti aperture di nuove case da gioco ma soprattutto all'importazione del petrolio ed alle sue ricerche nel sottosuolo italiano!
    Il testo autografo corrisponde esattamente a quello pubblicato su "Echi e Commenti", come mai però - l'originale autografo - era finito in altre mani? Non era possibile che quel documento possedesse informazioni più importanti di quanto potesse sembrare in apparenza? quali? Soprattutto, con quei riferimenti al petrolio, il 5 giugno 1924 Giacomo Matteotti cosa voleva dire? Cosa avrebbe spinto Antonio Piron a comunicare a Matteo Matteotti la presenza di quel documento solo tanti anni dopo?
    E infine: cosa avrebbe spinto Antonio Piron a comunicare a Matteo Matteotti la presenza di quel documento solo tanti anni dopo?

    http://members.xoom.virgilio.it/larchivio/matteotti.htm

  3. #13
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    Se quindi "l'ipotesi affaristica" coinvolge la monarchia, non lascia affato estraneo il fascismo che nel matrimonio d'amore con i savoia avrà senza dubbio trovato il tempo di concludere "buoni" affari.

  4. #14
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    Se quindi "l'ipotesi affaristica" coinvolge la monarchia, non lascia affato estraneo il fascismo che nel matrimonio d'amore con i savoia avrà senza dubbio trovato il tempo di concludere "buoni" affari.
    Possibilissimo che all'interno del Fascsimo ci fosse chi si faceva gli
    affari suoi..Mussolini non lo credo.Non mi sembra ne fosse il tipo salvo qualche buon affare giornalistico procuratogli piu' che altro da Margherita Sarfatti d'altro canto di qualche cosa doveva pur campare la sua famiglia considerato che, a quanto sembra non ritirava nemmeno lo stipendio della Stato..



    Un saluto

  5. #15
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    Se quindi "l'ipotesi affaristica" coinvolge la monarchia, non lascia affato estraneo il fascismo che nel matrimonio d'amore con i savoia avrà senza dubbio trovato il tempo di concludere "buoni" affari.
    Possibilissimo che all'interno del Fascsimo ci fosse chi si faceva gli
    affari suoi..Mussolini non lo credo.Non mi sembra ne fosse il tipo salvo qualche buon affare giornalistico procuratogli piu' che altro da Margherita Sarfatti d'altro canto di qualche cosa doveva pur campare la sua famiglia considerato che, a quanto sembra non ritirava nemmeno lo stipendio della Stato..



    Un saluto

 

 
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