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  1. #1
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    Predefinito Che sia - l'uomo - mandato....

    ....da Prodi

    Roma. A un certo punto del pomeriggio, sbotta Clemente Mastella: “Una coalizione non sta in piedi soltanto col desiderio di fottere Berlusconi”.
    Così, appena poche ore dopo i fasti dell’opposizione ritrovata al gran completo, da casello a casello, da Bertinotti appunto a Mastella, puntuale si ripresenta il fantasma del 2001: il caro Tonino, l’amico Di Pietro, mister Mani pulite.
    “Era due mesi –dice il capogruppo del Pdci, Marco Rizzo –che chiedeva un incontro”.
    L’incontro c’è stato, e si è trasformato in un fuggi fuggi. Peggio proprio non poteva andare.
    Il problema sono ottanta scatoloni, dove Di Pietro ha stipato un milione di firme con la richiesta del referendum per abrogare il lodo Schifani-Maccanico.
    In attesa di depositarle in Cassazione, ieri li ha scaraventati sul tavolo ulivista, suscitando le seguenti reazioni:
    per la Margherita vade retro, per lo Sdi se si tratta con Di Pietro “salta la lista unica”, sospiri sconsolati dei Ds, applausi dei cossuttiani, consenso di Verdi e Rifondazione.
    Di Mastella abbiamo detto.
    In realtà, Di Pietro aveva chiesto che l’incontro fosse con i segretari del centrosinistra, ma la compagnia era piuttosto varia e scarsa, da Pecoraro Scanio a Nichi Vendola a Violante.
    E del resto, appena l’altra sera, con Fassino e Rutelli l’ex Pm aveva avuto uno scontro furibondo.
    Ieri, ai perplessi interlocutori, l’uomo del Mugello ha avanzato una proposta: “Io non consegno le firme, ma tutto il centrosinistra si impegna in una battaglia comune per raccoglierle nuovamente e per il referendum”.
    I diessini, raccontano gli uomini di Fassino, gli hanno detto che erano pronti a darsi da fare in seguito, ma intanto si tenesse lontano dalla Cassazione.
    “Il rischio –spiegano – è che la consegna blocchi l’iter della sentenza della Corte Costituzionale sul lodo, prevista per metà gennaio”.
    Per ore e ore, via Nazionale ha esercitato un costante pressing su Di Pietro. Un pressing andato avanti fino a tarda sera.
    Più diretti quelli della Margherita. “A noi e allo Sdi ci girano le scatole”, facevano sapere. “Non ci piace la proposta di adesso e non ci piace l’idea del dopo”. Per i centristi dell’Ulivo la consegna delle firme è “minacciosa” nei confronti della Consulta, darebbe al Cav. “ottime carte per una vittoria”, e inevitabilmente tirerebbe in ballo anche Ciampi, che la legge ha firmato.
    Sospira Pecoraro Scanio: “Forse questo incontro è arrivato troppo tardi, da luglio lo sollecitavamo”. E quando ancora nell’Ulivo è in corso un lavorìo di toppe e strappi, all’ora di pranzo, ecco l’annuncio di Di Pietro che cerca di mettere gli alleati con le spalle al muro: “Alle 9,30 di domani mattina (oggi, ndr) depositeremo le firme in Cassazione”. Si associa di cuore Oliviero Diliberto. Gongola Marco Rizzo: “Sarà difficile per gli altri partiti dire: non andate a votare, visto che nel merito sono tutti d’accordo”. Brontola il socialista Ugo Intini: “Rischiamo di costruirci il nostro Bossi…”.

    Il timore di un disastro elettorale
    Di Pietro, la Nemesi. Come nel 2001, l’ex Pm frattura il fronte delle opposizioni. Lui festosamente va all’assalto del Cav., gli alleati temono che al Cav. faccia un grande favore. “Attaccarlo frontalmente alla vigilia delle elezioni è un disastro”. Ovviamente, tutti negano che la compattezza dell’opposizione possa risentirne. “Sono due binari diversi”, dice Rizzo. Pure Di Pietro, durante la riunione mattutina, racconta Pecoraro Scanio, ha garantito che “comunque, sono con il centrosinistra contro Berlusconi”.
    Sospirano sconsolati nella Margherita: “Per l’ennesima volta, invece dei problemi del paese dovremo parlare dei cavoli di Berlusconi”.
    Mastella ammette che “nel maggioritario serve il voto mio e quello di Di Pietro”. Ma intanto avverte: “A Trento hanno fatto fuori l’Udeur. Di Pietro e Parisi dicono che è un fatto locale? Scatteranno fatti locali anche al Sud…”.
    Cala la sera e cala l’umore, si affannano ancora i Ds, dopo un poco risolutivo incontro tra l’ex Pm e un Fassino di pessimo umore. “Ma è tardi, non ci sono margini”. E così, alla fine, il fantasma del Mugello colpì di nuovo.

    saluti

  2. #2
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    L'Opposizione è assai più berlusconi-dipendente di quanto non sia la stessa maggioranza.

    Saluti liberali

  3. #3
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    Predefinito

    In origine postato da Pieffebi
    L'Opposizione è assai più berlusconi-dipendente di quanto non sia la stessa maggioranza.

    Saluti liberali
    ------------------------
    Sei proprio certo che quella attuale sia una Opposizione?

    saluti

  4. #4
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    Come ho già detto per me, al di là del merito contingente, ogni Opposizione in democrazia (fermo restando che si opponga senza l'uso del terrorismo e della violenza) merita la lettera maiuscola. Non così, certamente, i singoli oppositori. Ad esempio non così di pietro, veltroni (che paga consulenze a una terrorista), prodi (che nega l'evidenza delle svendite e degli acquisti inopportuni), e tutta l'ala più massimalista della sinistretta (cofferati, salvi, berlinguer, coSSutta, diliberto, pecoraro scanio......).

    Saluti liberali

  5. #5
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    Predefinito Che sia - l'uomo - mandato....

    certamente tutti quegli "uomini" molti ce li mandano continuamente...

 

 

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