....di D'Alema
sono i ds che non sfondano a sinistra o la Margherita che non sfonda al centro?
Nel corso della riunione del direttivo Ds, svoltasi a porte chiuse, il presidente del partito, per convincere chi si oppone alla lista unitaria con Margherita e Sdi, ha usato un argomento molto controverso. L’esigenza di modificare la struttura dei rapporti nasce dal fatto che la vecchia alleanza tra sinistra e centro non funziona più, sia perché i Ds non sono riusciti a diventare una sinistra tendenzialmente autosufficiente, come le grandi socialdemocrazie, sia perché la Margherita non riesce a sfondare al centro.
Si tratta di una constatazione realistica, che però ha suscitato un vespaio, si dice perché qualcuno dei dirigenti Ds presenti alla riunione l’avrebbe riportata in modo distorto.
Quel che conta è che tutti gli alleati hanno replicato accusando Massimo D’Alema di essere tornato al vecchio vizio egemonico, retaggio nobilmente gramsciano o più volgarmente furbesco, che nessuno sembra davvero disposto a perdonargli.
In effetti, tutta la storia del centrosinistra dell’ultimo decennio si può leggere come la contrapposizione fra due diverse “volontà di dominio”, l’egemonismo di D’Alema e l’integralismo, un po’ dossettiano e un po’ tecnocratico, di Romano Prodi.
In linea di principio non c’è niente di scandaloso, anzi, nell’attitudine di un leader politico a esprimere una visione complessiva, all’interno della quale trovano collocazione le esigenze e gli interessi delle diverse componenti di un’alleanza.
Il problema nasce quando queste visioni non si pongono come poli di un dibattito, ma pretendono di assumere una indiscutibile centralità, quando per realizzarle si interviene nella vita interna delle altre forze politiche, promuovendo o incoraggiando scissioni, lacerazioni e contrasti che le indeboliscano per riaffermare il proprio primato.
Così si comportò il Pci con i socialisti, ma non va dimenticato che durante la prima esperienza di governo ulivista quasi tutti gli alleati dei Ds subirono questo processo di disgregazione. Quando, con la riaggregazione nella Margherita, quel fenomeno si arrestò e parve capovolgersi, la stella di D’Alema finì di brillare. L’ipotesi di partito riformista (meno quella della semplice lista elettorale comune) sembrava porre fine a questa lotta per l’egemonia.
Ma D’Alema non vuole rinunciare a imprimere un suo segno a quest’operazione, nata prodiana, e così rinascono vecchi sospetti, con o senza la manipolazione di qualche frase.
da il Foglio
saluti




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