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  1. #21
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    "non credo proprio che esistano antirisorgimentalisti .sono leghisti che vogliono sfasciare il paese: li trovi come ausoni o anonazionalisti e mille altre mascherate" .

    Sei una sagoma, Shambler: ti schieri contro i giudaico-massoni americani ma sostieni i giudaico-massoni giacobini che hanno fatto il "risorgimento"...

  2. #22
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    In origine postato da Padanik
    "non credo proprio che esistano antirisorgimentalisti .sono leghisti che vogliono sfasciare il paese: li trovi come ausoni o anonazionalisti e mille altre mascherate" .

    Sei una sagoma, Shambler: ti schieri contro i giudaico-massoni americani ma sostieni i giudaico-massoni giacobini che hanno fatto il "risorgimento"...
    convertiti shambler , non hai altra scelta !

    conosco io un buon confessore dalle tue parti .

  3. #23
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    In origine postato da Padanik
    "non credo proprio che esistano antirisorgimentalisti .sono leghisti che vogliono sfasciare il paese: li trovi come ausoni o anonazionalisti e mille altre mascherate" .

    Sei una sagoma, Shambler: ti schieri contro i giudaico-massoni americani ma sostieni i giudaico-massoni giacobini che hanno fatto il "risorgimento"...
    io sostengo l'Italia, la mia patria, contro i luridi traditori, punto!

  4. #24
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    Shambler, ne deduco dunque che hai applaudito l'ultimo discorso di Ciampi...

  5. #25
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    Certamente il nazionalsocialismo ebbe una componente misterica ed esoterica. Fu questa componente a causare un mucchio di guai: giudico dannoso per il nazionalsocialismo la vittoria delle SS contro le SA che ne conculcò l'anima sociale ed antimilitarista (non anticombattentista).
    La Germania aveva bisogno di armi, non di cerimonie al lume dei candelabri...
    Tornando al Risorgimento, ci sarebbe da studiare meglio il 1848, quando effettivamente si realizzò una coalizione fra tutti gli stati preunitari per dichiarare guerra all'Austria ed ammetto che il Piemonte fu fra i peggiori responsabili dello sfaldarsi della coalizione che portò il ritiro dei contingenti napoletani e pontifici, nonchè toscani dal nord.
    Tuttavia rimasero i volontari a combattere...
    C'è un bellissimo libro di Carlo Cattaneo sul fallimento della rivoluzione del 1848 che serve a capire la miseria della politica italiana di ieri, e di oggi ed anche il male che attanaglia il nostro movimento: capi sbagliati, organizzazioni sbagliati, profonda incertezza e malafede negli obiettivi politici.
    Insisto infine: Mussolini non ebbe nulla a che fare con l'ancien regime e con i lamenti e la rabbia derivanti dalla sua definitiva dissoluzione. Lui era per il progresso e fu sempre per il progresso: politico, sociale, civile ed economico.
    Nulla a che vedere con impostazioni alla Pio IX ed altri.

  6. #26
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    Predefinito Ripropongo un mio post di quasi tre anni fa... :)

    In quel meraviglioso affresco della Sicilia ottocentesca che è "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, si legge:

    “Prima del tramonto le tre o quattro bagascette di Donnafugata (ve ne erano anche lì non raggruppate ma operose nelle loro aziende private) comparvero in piazza col crine adorno di nastrini tricolori per protestare contro l’esclusione delle donne dal voto; le poverine vennero beffeggiate via anche dai più accesi liberali e furono costrette a rintanarsi. Questo non impedì che il “Giornale di Trinacria” quattro giorni dopo facesse sapere ai Palermitani che a Donnafugata “alcune gentili rappresentanti del bel sesso hanno voluto manifestare la propria fede inconcussa nei nuovi fulgidi destini della Patria amatissima, ed hanno sfilato nella piazza fra il generale consenso di quella patriottica popolazione”.
    Dopo il seggio elettorale venne chiuso, gli scrutatori si posero all’opera ed a notte fatta venne spalancato il balcone del Municipio e don Calogero si rese visibile con panciera tricolore e tutto, fiancheggiato da due ragazzini con candelabri accesi che peraltro il vento spense senza indugio. Alla folla invisibile nelle tenebre annunziò che a Donnafugata il Plebiscito aveva dato questi risultati:
    Iscritti 515; votanti 512; “si” 512; “no” zero.
    (…)
    “Io, Eccellenza, avevo votato ‘no’. ‘No’, cento volte ‘no’. Ricordavo quello che mi avevate detto: la necessità, l’inutilità, l’unità, l’opportunità. Avrete ragione voi, ma io di politica non me ne sento. Lascio queste cose agli altri. Ma Ciccio Tumeo è un galantuomo, povero e miserabile, coi calzoni sfondati (e percuoteva sulle sue chiappe gli accurati rattoppi dei pantaloni da caccia) e il beneficio ricevuto non lo aveva dimenticato; e quei porci in Municipio s’inghiottono la mia opinione, la masticano e poi la cacano via trasformata come vogliono loro. Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco!”

    Parto della vivace fantasia di uno scrittore? Ma no… I plebisciti di annessione furono davvero una solenne buffonata, la prima di una lunga serie… Lo dimostra, fra l’altro, l’accurata analisi compiuta dal professor Roberto Martucci, docente nell’Università di Macerata e autore del volume "L’invenzione dell’Italia unita".
    Il clima in cui maturò questa farsa fu davvero democratico, non c’è che dire…: la stampa fu censurata, i circoli di opposizione sciolti, si organizzarono banchetti e bevute, mentre qualcuno che intendeva protestare, come il parmense Luigi Anviti, finì addirittura sotto terra. Al voto fu chiamato, in media, il 10 % dei cittadini; l’elettore doveva esprimere la sua volontà davanti a tutti e, alla faccia di quella che oggi chiamiamo privacy, le schede erano di colore diverso, così il dissenziente non sarebbe certo passato inosservato.
    Non ci crederete, ma il successo dei “si” fu schiacciante… già… al punto che in alcuni seggi si superò il 100% dei consensi!

    Le ignobili pagliacciate cominciarono l’11 e il 12 marzo 1860, nei territori del Ducato di Parma e Piacenza, del Ducato di Modena e Reggio e nelle legazioni Pontificie della Romagna e, contemporaneamente, nel Granducato di Toscana. Nel primo caso si registrarono i pensanti condizionamenti del dittatore (cioè scagnozzo dei Savoia…) Luigi Carlo Farini (spalleggiato dal capo della polizia Luigi Curletti, successivamente arrestato…), che, peraltro, con la consorte Genevieffa Cassiani, si premurò di far scomparire il tesoro ducale, salvo poi attribuirne la colpa a Francesco V d’Este.
    Un po’ più di libertà (si fa per dire…) si ebbe in Toscana, dove l’allora ambasciatore francese, nel dispaccio del 5 marzo 1860, formulava una significativa previsione: "le popolazioni non saranno costrette nel vero senso del termine, ma il solo fatto che l'opposizione non abbia ne' organo ne' facolta di discutere, inficiera' sempre la sincerita' di questo voto". Ma guarda…
    Il 21 ottobre fu il turno del Regno delle Due Sicilie. E qui si gridò al miracolo: in 238 distretti elettorali su 292 non si contò neppure un voto contrario…in compenso, però, è giusto ricordare che a Palermo ve ne furono ben 20 (su 36.000 votanti!). Il 4 novembre 1860, toccò all'Umbria (268 voti contrari su 97.348 votanti…) e alle Marche (dove si registrarono 0 voti nulli, altro evento quasi soprannaturale!)
    Furono le prove generali di ciò che accadde, nel 1866, in Veneto… anche qui i principi democratici furono rispettati con pignoleria, in applicazione di un sistema elettorale moderno e del tutto alieno da possibili condizionamenti: basti pensare che, per esprimere il proprio consenso, l’elettore doveva semplicemente tenere il cappello sul petto… viceversa, il coraggioso che declinava il cortese invito all’annessione era tenuto a rivolgersi al presidente del seggio…

    Non perdiamo le memoria, cari amici… e meditiamo…

    P. S. Caro Ferruccio, il romanzo Il Gattopardo è un capolavoro e mi diletto perfino a impararne a memoria interi brani... Il film, invece, non lo reggo, e credo di avergli dato addosso in un altro dei forum di POL...

  7. #27
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    Predefinito

    Qui non si tratta di conferire validità ai plebisciti. Nessuno dubita della loro sostanza formale e propagandistica.
    Qui si deve discutere su altri punti:
    1. Se sia stato o non il processo storico di unficazione nazionale un processo da apprezzare
    2. Se questo processo si stato interiorizzato dal Fascismo o sia dal Fascismo stato negato, criticato, vilipeso.
    Io propendo per l'apprezzamento di cui al punto 1 e per la valutazione positvia che ebbe il Fascismo verso il Risorgimento.
    Poi il Risorgimento possiamo criticarlo finchè vogliamo.
    Il problema è che le critiche al Risorgimento, distruttive e basate sulla libellistica pontificia e borbonica, non fanno altro che accentuare il divario che esiste fra Fascimo e Destra reazionaria, tradizionalista, cattolica integralista.
    Un divario che è storicamente identico al divario che vi fu fra democrazie liberali e comunismo, comunque uniti dal 1941 al 1945 per sconfiggere il Fascismo ed il Nazionalsocialismo.
    Ieri mi è capitato di vedere alcune immagini del matrimonio di Vittorio Emanuele a Roma: vi era anche il Principe Ruspoli, con la moglie, paladino della destra tradizionalista e filopapalina...
    Vi erano un mucchio di persone: facce cotte dalla vecchiaia e dalla noia, volti corrosi dal vizio, facce da becchini smorti, vestiti in maniera buffonesca, addirittura Alba Parietti la quale manifestò anni fa a favore del 25 aprile ricordando che suo padre era stato un partigiano.
    Ruspoli va al matrimonio del discendente di quel Vittorio Emanuele che unificò contro il Papa l'Italia...e che aprì grazie ai massoni la breccia di Porta Pia. Non solo, il matrimonio è svolto in regime di peccato mortale, in quanto i due coniugi...hanno già consumato...
    Queste le miserie, le contraddizioni della destra da cui dobbiamo prendere le distanze: una destra che non porta un consenso, porta solo frustrazione e contraddizione, ci allontana dalla vere esigenze del popolo e della comunità, rimane rinchiusa nel rito inutile e nell'evocazione di spiriti, santi, miracoli e diavoli.
    Una destra che, atrraverso la DC (suo vero polo di riferimento) è, come l'antifascismo, vincente, a differenza della sinistra nazionale risorgimentale e del Fascismo.
    Caro Tomas, il Fascismo dovette affrontare in Sicilia, nel luglio del 1943 una forza militare che la Sicilia noln vedeva dai tempi degli invasori punici, arabi e normanni. Ciononostante, pur fra i mille sbandamenti dei siciliani, seppe vender cara la pelle e ne è testimonianza il sacrificio di più di 5000 soldati italiani morti.
    I principi di cui voi parlate, custodi indubbiamente di una certa cultura, seppere opporre ai "mille" di Garibaldi (non c'erano soldati stranieri con Garibaldi se non quache volontario) qualche centinaio di armati a Calatafimi ed una resistenza un po' più forte a Milazzo, e si sfaldarono come neve al sole, preferendo "il tutto cambi perchè nulla cambi" alla difesa eroica delle proprie tradizioni...

  8. #28
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    Predefinito Re: Ripropongo un mio post di quasi tre anni fa... :)

    In origine postato da Tomás de Torquemada
    In quel meraviglioso affresco della Sicilia ottocentesca che è "Il Gattopardo", di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, si legge:

    “Prima del tramonto le tre o quattro bagascette di Donnafugata (ve ne erano anche lì non raggruppate ma operose nelle loro aziende private) comparvero in piazza col crine adorno di nastrini tricolori per protestare contro l’esclusione delle donne dal voto; le poverine vennero beffeggiate via anche dai più accesi liberali e furono costrette a rintanarsi. Questo non impedì che il “Giornale di Trinacria” quattro giorni dopo facesse sapere ai Palermitani che a Donnafugata “alcune gentili rappresentanti del bel sesso hanno voluto manifestare la propria fede inconcussa nei nuovi fulgidi destini della Patria amatissima, ed hanno sfilato nella piazza fra il generale consenso di quella patriottica popolazione”.
    Dopo il seggio elettorale venne chiuso, gli scrutatori si posero all’opera ed a notte fatta venne spalancato il balcone del Municipio e don Calogero si rese visibile con panciera tricolore e tutto, fiancheggiato da due ragazzini con candelabri accesi che peraltro il vento spense senza indugio. Alla folla invisibile nelle tenebre annunziò che a Donnafugata il Plebiscito aveva dato questi risultati:
    Iscritti 515; votanti 512; “si” 512; “no” zero.
    (…)
    “Io, Eccellenza, avevo votato ‘no’. ‘No’, cento volte ‘no’. Ricordavo quello che mi avevate detto: la necessità, l’inutilità, l’unità, l’opportunità. Avrete ragione voi, ma io di politica non me ne sento. Lascio queste cose agli altri. Ma Ciccio Tumeo è un galantuomo, povero e miserabile, coi calzoni sfondati (e percuoteva sulle sue chiappe gli accurati rattoppi dei pantaloni da caccia) e il beneficio ricevuto non lo aveva dimenticato; e quei porci in Municipio s’inghiottono la mia opinione, la masticano e poi la cacano via trasformata come vogliono loro. Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco!”

    Parto della vivace fantasia di uno scrittore? Ma no… I plebisciti di annessione furono davvero una solenne buffonata, la prima di una lunga serie… Lo dimostra, fra l’altro, l’accurata analisi compiuta dal professor Roberto Martucci, docente nell’Università di Macerata e autore del volume "L’invenzione dell’Italia unita".
    Il clima in cui maturò questa farsa fu davvero democratico, non c’è che dire…: la stampa fu censurata, i circoli di opposizione sciolti, si organizzarono banchetti e bevute, mentre qualcuno che intendeva protestare, come il parmense Luigi Anviti, finì addirittura sotto terra. Al voto fu chiamato, in media, il 10 % dei cittadini; l’elettore doveva esprimere la sua volontà davanti a tutti e, alla faccia di quella che oggi chiamiamo privacy, le schede erano di colore diverso, così il dissenziente non sarebbe certo passato inosservato.
    Non ci crederete, ma il successo dei “si” fu schiacciante… già… al punto che in alcuni seggi si superò il 100% dei consensi!

    Le ignobili pagliacciate cominciarono l’11 e il 12 marzo 1860, nei territori del Ducato di Parma e Piacenza, del Ducato di Modena e Reggio e nelle legazioni Pontificie della Romagna e, contemporaneamente, nel Granducato di Toscana. Nel primo caso si registrarono i pensanti condizionamenti del dittatore (cioè scagnozzo dei Savoia…) Luigi Carlo Farini (spalleggiato dal capo della polizia Luigi Curletti, successivamente arrestato…), che, peraltro, con la consorte Genevieffa Cassiani, si premurò di far scomparire il tesoro ducale, salvo poi attribuirne la colpa a Francesco V d’Este.
    Un po’ più di libertà (si fa per dire…) si ebbe in Toscana, dove l’allora ambasciatore francese, nel dispaccio del 5 marzo 1860, formulava una significativa previsione: "le popolazioni non saranno costrette nel vero senso del termine, ma il solo fatto che l'opposizione non abbia ne' organo ne' facolta di discutere, inficiera' sempre la sincerita' di questo voto". Ma guarda…
    Il 21 ottobre fu il turno del Regno delle Due Sicilie. E qui si gridò al miracolo: in 238 distretti elettorali su 292 non si contò neppure un voto contrario…in compenso, però, è giusto ricordare che a Palermo ve ne furono ben 20 (su 36.000 votanti!). Il 4 novembre 1860, toccò all'Umbria (268 voti contrari su 97.348 votanti…) e alle Marche (dove si registrarono 0 voti nulli, altro evento quasi soprannaturale!)
    Furono le prove generali di ciò che accadde, nel 1866, in Veneto… anche qui i principi democratici furono rispettati con pignoleria, in applicazione di un sistema elettorale moderno e del tutto alieno da possibili condizionamenti: basti pensare che, per esprimere il proprio consenso, l’elettore doveva semplicemente tenere il cappello sul petto… viceversa, il coraggioso che declinava il cortese invito all’annessione era tenuto a rivolgersi al presidente del seggio…

    Non perdiamo le memoria, cari amici… e meditiamo…

    P. S. Caro Ferruccio, il romanzo Il Gattopardo è un capolavoro e mi diletto perfino a impararne a memoria interi brani... Il film, invece, non lo reggo, e credo di avergli dato addosso in un altro dei forum di POL... :)
    Certamente il libro sopravvanza di parecchio il film ma tutto considerato ai miei occhi di settentrionale appare bello.Certo il tuo giudizio di siciliano conta molto molto piu' del mio.

    Fui moloo commosso allorche' visitai la tomba di Tommasi di
    Lampedusa quando fui ai Cappuccini a Palermo.All'aperto non nei sotterranei ......lasciata abbandonata , solo con un fiore secco.

    Se vai a Palermo porta un fiore anche per me.

    Buona domenica.

  9. #29
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    Predefinito

    In origine postato da Furio Camillo
    Qui non si tratta di conferire validità ai plebisciti. Nessuno dubita della loro sostanza formale e propagandistica.
    Qui si deve discutere su altri punti:
    1. Se sia stato o non il processo storico di unficazione nazionale un processo da apprezzare
    2. Se questo processo si stato interiorizzato dal Fascismo o sia dal Fascismo stato negato, criticato, vilipeso.
    Io propendo per l'apprezzamento di cui al punto 1 e per la valutazione positvia che ebbe il Fascismo verso il Risorgimento.
    Poi il Risorgimento possiamo criticarlo finchè vogliamo.
    Il problema è che le critiche al Risorgimento, distruttive e basate sulla libellistica pontificia e borbonica, non fanno altro che accentuare il divario che esiste fra Fascimo e Destra reazionaria, tradizionalista, cattolica integralista.
    Un divario che è storicamente identico al divario che vi fu fra democrazie liberali e comunismo, comunque uniti dal 1941 al 1945 per sconfiggere il Fascismo ed il Nazionalsocialismo.
    Ieri mi è capitato di vedere alcune immagini del matrimonio di Vittorio Emanuele a Roma: vi era anche il Principe Ruspoli, con la moglie, paladino della destra tradizionalista e filopapalina...
    Vi erano un mucchio di persone: facce cotte dalla vecchiaia e dalla noia, volti corrosi dal vizio, facce da becchini smorti, vestiti in maniera buffonesca, addirittura Alba Parietti la quale manifestò anni fa a favore del 25 aprile ricordando che suo padre era stato un partigiano.
    Ruspoli va al matrimonio del discendente di quel Vittorio Emanuele che unificò contro il Papa l'Italia...e che aprì grazie ai massoni la breccia di Porta Pia. Non solo, il matrimonio è svolto in regime di peccato mortale, in quanto i due coniugi...hanno già consumato...
    Queste le miserie, le contraddizioni della destra da cui dobbiamo prendere le distanze: una destra che non porta un consenso, porta solo frustrazione e contraddizione, ci allontana dalla vere esigenze del popolo e della comunità, rimane rinchiusa nel rito inutile e nell'evocazione di spiriti, santi, miracoli e diavoli.
    Una destra che, atrraverso la DC (suo vero polo di riferimento) è, come l'antifascismo, vincente, a differenza della sinistra nazionale risorgimentale e del Fascismo.
    Caro Tomas, il Fascismo dovette affrontare in Sicilia, nel luglio del 1943 una forza militare che la Sicilia noln vedeva dai tempi degli invasori punici, arabi e normanni. Ciononostante, pur fra i mille sbandamenti dei siciliani, seppe vender cara la pelle e ne è testimonianza il sacrificio di più di 5000 soldati italiani morti.
    I principi di cui voi parlate, custodi indubbiamente di una certa cultura, seppere opporre ai "mille" di Garibaldi (non c'erano soldati stranieri con Garibaldi se non quache volontario) qualche centinaio di armati a Calatafimi ed una resistenza un po' più forte a Milazzo, e si sfaldarono come neve al sole, preferendo "il tutto cambi perchè nulla cambi" alla difesa eroica delle proprie tradizioni...
    Infatti un esercito potentissimo come quello delle Due Sicilie (all'inizio del 1860 mi sembra contasse circa 100.000 uomini...) si sciolse come neve al sole davanti a un avventuriero ex commerciante di schiavi e a qualche centinaio di suoi scagnozzi... Ma come e perché avvenne una cosa simile?

    Quanto alla Trinacria, il panorama era ancor più sui generis rispetto alla penisola (dove la resistenza dei "briganti" fu assai corposa, tanto che ci vollero anni di violenze efferate per sradicarla...)... Un limite del governo borbonico stava, effettivamente, nella sua vocazione troppo "campanocentrica"... Proprio in un articolo consegnato oggi sottolineavo, infatti, che i tanto decantati moti del 1847 e 1848 ebbero origine più da istanze centrifughe rispetto a Napoli che da prodromi del risorgimento come lo intendiamo oggi, anche se i liberali non si lasciarono sfuggire la congiuntura...

    Qui, dunque, ci si aspettava chissà cosa dai Savoia... La leva obbligatoria, una valanga di nuove tasse, la nascita della strategia della tensione (con la vicenda dei "pugnalatori di Palermo") furono risposta più che eloquenti...

    Tutto questo senza scadere in demonizzazioni (come fa la libellistica che citavi...), ma solo per constatare la realtà...

  10. #30
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    Predefinito Re: Re: Ripropongo un mio post di quasi tre anni fa... :)

    In origine postato da Ferruccio
    Certamente il libro sopravvanza di parecchio il film ma tutto considerato ai miei occhi di settentrionale appare bello.Certo il tuo giudizio di siciliano conta molto molto piu' del mio.

    Fui moloo commosso allorche' visitai la tomba di Tommasi di
    Lampedusa quando fui ai Cappuccini a Palermo.All'aperto non nei sotterranei ......lasciata abbandonata , solo con un fiore secco.

    Se vai a Palermo porta un fiore anche per me.

    Buona domenica.
    Non mancherò, carissimo Ferruccio... E mi permetto di andare un attimo off topic ricordando anche il cugino di Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo... Uomo di immensa cultura e forse il più grande poeta siciliano, anche se misconosciuto al di fuori degli ambienti strettamente letterari...

 

 
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