.....Romano
Strasburgo.
“Oggi si tratta di sapere se la vicenda Eurostat implica una responsabilità politica. Nel ’99 avevamo in mente il caso in cui il membro della Commissione potesse incorrere in vicende giudiziarie. Da parte mia ho preso in considerazione anche i casi di un commissario che tenesse una condotta personale inappropriata o più semplicemente non fosse all’altezza del compito. Siamo in questa situazione? La mia risposta è chiara: no. Non ci sono le condizioni per chiamare in causa la responsabilità politica e chiedere l’allontanamento di un commissario”.
E’ un Romano Prodi piuttosto imbarazzato, ma che si dice pronto a riferire in plenaria, quello che ieri è stato “audito” a porte chiuse dai capigruppo dell’Europarlamento e dalla commissione di Controllo del bilancio (Cocobu).
A rassicurare il presidente della Commissione è stata la propensione di popolari e socialisti a un appeasement: le indagini sulle presunte frodi dell’ufficio statistico della Commissione sono in corso e ogni decisione rischierebbe di apparire frettolosa. Proprio per questo due giorni fa Prodi si è deciso per un cambio della strategia difensiva.
Esigendo le immediate dimissioni del commissario agli Affari monetari Pedro Solbes (da lui giudicato troppo rigido nel controllo sull’osservanza del Patto di stabilità) non sarebbe riuscito a tacitare lo scandalo e si sarebbe procurato l’inimicizia di José María Aznar. Si correva il pericolo di aprire un vaso di Pandora, con nuovi commissari a rischio per omesso controllo della contabilità delle strutture alle loro dipendenze (si vocifera ad esempio che anche l’Ufficio delle pubblicazioni, governato dalla commissaria alla Cultura Vivian Reading, avrebbe seguito procedure contabili simili a quelle di Eurostat).
E’ infatti ancora ingombrante il fantasma di Edith Cresson, la commissaria alla Ricerca che, per essersi rifiutata di dimettersi dopo lo scandalo per l’assunzione di un amico a consigliere scientifico, provocò le dimissioni dell’intera Commissione guidata da Jacques Santer. Meglio, quindi, prendere tempo con la promessa di un secondo rapporto entro ottobre sull’inchiesta interna e di un piano per migliorare la comunicazione tra direttori generali delle strutture comunitarie e commissari.
Il deputato radicale Gianfranco Dell’Alba (che ha partecipato all’audizione in quanto membro del Cocobu) racconta di un clima molto teso. “Inutile negarlo, l’immagine di Prodi ne esce molto indebolita. La sua linea difensiva è apparsa a tutti fragilissima: com’è possibile accreditare per la sua Commissione l’immagine di una Bella addormatata tenuta all’oscuro dall’amministrazione?
E pensare che nel suo discorso di investitura aveva dichiarato davanti al Parlamento europeo che una sua priorità sarebbe stata la lotta alle frodi, promettendo ‘tolleranza zero’ e garantendo che non si sarebbero più commessi gli errori dei suoi predecessori”.
Altri testimoni raccontano di un Prodi messo a durissima prova da Daniel Cohn-Bendit.
Il parlamentare ha ricordato che Eurostat è l’organismo di controllo e certificazione dei rapporti degli istituti nazionali di statistica: dati che regolano l’osservanza del Patto di stabilità e la cui credibilità sarebbe ora messa in discussione. Prodi, un lieve tremore sul volto, si sarebbe difeso dicendo che è proprio sulle cifre fornite dai singoli istituti nazionali che si basa il lavoro della Commissione. Molti dei presenti avrebbero riso amaro, pensando a come ogni paese sia solito “edulcorare” a proprio vantaggio i dati peggiori dell’economia.
La strategia degli avversari più accaniti di Prodi – popolari tedeschi e conservatori inglesi – potrebbe essere cuocerlo a fuoco lento per sferrare l’affondo decisivo a inizio 2004, alla vigilia delle europee. Altri invece, soprattutto gli italiani, sospettano che Prodi mediti di tirare alla meno peggio fino a metà marzo per poi sbattere la porta e presentarsi con intatto prestigio internazionale a capo del listone unico della sinistra italiana.
saluti




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