Beh che dire: Marx lo si può interpretare come meglio si crede. Il troskismo come tutti i marxismi "d'apparato" ha cristallizato secondo me le direttive marxiane. La classe operaia che si fa stato, avanguardie, pianifazione economica: tutto questo c'enra con Marx come il diavolo con l'acqua santa.Originally posted by Pieffebi
Innanzi tutto debbo una rapida risposta a Paddy: il trotzkysmo non c'entra affatto. Il trotzkysmo come Opposizione di Sinistra allo stalinismo si fonda appunto sul presupposto di una "transizione bloccata" a causa dell'isolamento internazionale della rivoluzione in un paese capitalisticamente arretratissimo, con la conseguente degenerazione burocratica dello Stato Operaio e del partito comunista, divenuto espressione della nomenklatura e dei suoi propri interessi. Il trotzkysmo pensa che il "movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente" abbia deviato.........sia degenerato............. e pertanto si debba provvedere a costruire un nuovo partito rivoluzionario per.....riportarlo infine sui binari.
Il marxismo rivoluzionario è stato quello che è stato, e il movimento comunista..... è stato quello che è stato con la sua storia, non ne è esistito un altro. Le minoranze ereticali (comunisti consiliari, bordighisti, trotzkysti........) hanno del resto condiviso le colonne ideologiche portanti dell'ideologia comunista: lotta di classe, formazione delle avanguardie, rivoluzione violenta, dittatura rivoluzionaria del proletariato guidata dal partito comunista, transizione al comunismo con estinzione finale dello Stato.
Il movimento reale lo si può ordunque intepretare in questo modo cioè in un avanguardia armata che prende il palazzo d'inverno oppure lo si può intepretare più filosoficamente come critica totale all'esistente, critica in continua evoluzione. Nel senso nietzschiano: non solo distruzione di valori presenti ma creazioni di nuovi valori; non solo la negazione di ciò che esiste, ma anche l'affermazione di ciò che si proietta in avanti. Questo è una schema trascendale e presuppone sempre nuovi processi di lotta, sempre nuove configurazioni delal produttività e nuove espressioni del lavoro vivo che sono il punto centrale del "movimento reale". che con la loro proggressiva trasformazione producano continuamente conflitto e distruggono gli adeguamenti sempre nuovi del diritto e dello Stato ("le cose presenti"). Per cui per PFB il movimeno reale che abolisce lo stato di cose presente può essere inteso è un avanguardia rivoluzionaria. Per me è il comunismo, può essere anche un movimento senza memoria e senza ideologia. Paraddosalmente una cosa del genere fu pure il movimento che fece implodere l'URSS e fece cadere il Muro. Anche quello era "movimento che abolisce lo stato di cose presenti".
Non ho mai detto questo (URSS= capitalismo di stato). Ho detto che il capitalismo si regge sulla legge dal valore e che il socialismo reale questa legge non l'ha abolita ma l'ha regolata. Però con la caduta dell'URSS si dovrebbe finalmente capire che le teorie socialiste e i miti della "transizione" sono definitivamente tramontati perchè erano basate su una traiettoria continua dello sviluppo produttivo: la rivoluzione è stata concepita come la sostituzione, nell'interesse dello sviluppo, di una classe (o meglio, della sua rappresentanza) a un'altra gestione del potere del capitale. D'altronde il capitalismo in URSS non è mai stato così efficiente come da nessuna parte a costruire un mercato e una società civile: in 70 anni il socialismio reale è uscito dal terzo mondo ed è entrato nel primo. Un successo terrificante, in termini di progresso capitalistico.P.S = dal punto di vista teorico non è corretto per un marxista, di nessuna scuola, confondere il socialsimo come prima fase della società comunista con il CAPITALISMO monopolitistico di Stato.
Laddove alcuni teorici marxisti "eretici" hanno condiserato l'URSS come un Capitalismo di Stato (del resto basta leggere certe pagine di Lenin.........e di Mussolini), lo hanno fatto tenendo conto non del modello ideologico marxiano o di quello leninista, ma sostanzialmente dell'evoluzione della società sovietica e dei suoi rapporti sociali, con i riflessi sulla formazione ideologica bolscevica. Interessantissima è da questo punto di vista la teoria bordighiana della rivoluzione d'ottobre come "doppia rivoluzione" accorciantesi progressivamente, in considerazione dell'isolamento mondiale e dell'arretratezza spaventosa delle forze produttive, alla sola fase "borghese", con la conseguente perdita del potere di classe da parte del proletariato con la configurazione dello stalinismo come fenomeno integralmente controrivoluzionario sul piano della classe operaia, ma ancora rivoluzioanrio su quello dei compiti "nazional-borghesi".
P.G.




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beato te allora

