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Discussione: Comunisti

  1. #41
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    Originally posted by Pieffebi
    Innanzi tutto debbo una rapida risposta a Paddy: il trotzkysmo non c'entra affatto. Il trotzkysmo come Opposizione di Sinistra allo stalinismo si fonda appunto sul presupposto di una "transizione bloccata" a causa dell'isolamento internazionale della rivoluzione in un paese capitalisticamente arretratissimo, con la conseguente degenerazione burocratica dello Stato Operaio e del partito comunista, divenuto espressione della nomenklatura e dei suoi propri interessi. Il trotzkysmo pensa che il "movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente" abbia deviato.........sia degenerato............. e pertanto si debba provvedere a costruire un nuovo partito rivoluzionario per.....riportarlo infine sui binari.
    Il marxismo rivoluzionario è stato quello che è stato, e il movimento comunista..... è stato quello che è stato con la sua storia, non ne è esistito un altro. Le minoranze ereticali (comunisti consiliari, bordighisti, trotzkysti........) hanno del resto condiviso le colonne ideologiche portanti dell'ideologia comunista: lotta di classe, formazione delle avanguardie, rivoluzione violenta, dittatura rivoluzionaria del proletariato guidata dal partito comunista, transizione al comunismo con estinzione finale dello Stato.
    Beh che dire: Marx lo si può interpretare come meglio si crede. Il troskismo come tutti i marxismi "d'apparato" ha cristallizato secondo me le direttive marxiane. La classe operaia che si fa stato, avanguardie, pianifazione economica: tutto questo c'enra con Marx come il diavolo con l'acqua santa.
    Il movimento reale lo si può ordunque intepretare in questo modo cioè in un avanguardia armata che prende il palazzo d'inverno oppure lo si può intepretare più filosoficamente come critica totale all'esistente, critica in continua evoluzione. Nel senso nietzschiano: non solo distruzione di valori presenti ma creazioni di nuovi valori; non solo la negazione di ciò che esiste, ma anche l'affermazione di ciò che si proietta in avanti. Questo è una schema trascendale e presuppone sempre nuovi processi di lotta, sempre nuove configurazioni delal produttività e nuove espressioni del lavoro vivo che sono il punto centrale del "movimento reale". che con la loro proggressiva trasformazione producano continuamente conflitto e distruggono gli adeguamenti sempre nuovi del diritto e dello Stato ("le cose presenti"). Per cui per PFB il movimeno reale che abolisce lo stato di cose presente può essere inteso è un avanguardia rivoluzionaria. Per me è il comunismo, può essere anche un movimento senza memoria e senza ideologia. Paraddosalmente una cosa del genere fu pure il movimento che fece implodere l'URSS e fece cadere il Muro. Anche quello era "movimento che abolisce lo stato di cose presenti".


    P.S = dal punto di vista teorico non è corretto per un marxista, di nessuna scuola, confondere il socialsimo come prima fase della società comunista con il CAPITALISMO monopolitistico di Stato.
    Laddove alcuni teorici marxisti "eretici" hanno condiserato l'URSS come un Capitalismo di Stato (del resto basta leggere certe pagine di Lenin.........e di Mussolini), lo hanno fatto tenendo conto non del modello ideologico marxiano o di quello leninista, ma sostanzialmente dell'evoluzione della società sovietica e dei suoi rapporti sociali, con i riflessi sulla formazione ideologica bolscevica. Interessantissima è da questo punto di vista la teoria bordighiana della rivoluzione d'ottobre come "doppia rivoluzione" accorciantesi progressivamente, in considerazione dell'isolamento mondiale e dell'arretratezza spaventosa delle forze produttive, alla sola fase "borghese", con la conseguente perdita del potere di classe da parte del proletariato con la configurazione dello stalinismo come fenomeno integralmente controrivoluzionario sul piano della classe operaia, ma ancora rivoluzioanrio su quello dei compiti "nazional-borghesi".
    Non ho mai detto questo (URSS= capitalismo di stato). Ho detto che il capitalismo si regge sulla legge dal valore e che il socialismo reale questa legge non l'ha abolita ma l'ha regolata. Però con la caduta dell'URSS si dovrebbe finalmente capire che le teorie socialiste e i miti della "transizione" sono definitivamente tramontati perchè erano basate su una traiettoria continua dello sviluppo produttivo: la rivoluzione è stata concepita come la sostituzione, nell'interesse dello sviluppo, di una classe (o meglio, della sua rappresentanza) a un'altra gestione del potere del capitale. D'altronde il capitalismo in URSS non è mai stato così efficiente come da nessuna parte a costruire un mercato e una società civile: in 70 anni il socialismio reale è uscito dal terzo mondo ed è entrato nel primo. Un successo terrificante, in termini di progresso capitalistico.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  2. #42
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Credo che questa sia la migliore definizione

    Originally posted by Pasquin0
    cmq, quella piccola frase ad effetto del marx giovane non ci aiuta per niente a capire la tormentata storia del 900,

    va bene?
    Come ho già detto quella frase a ame aiuta perfino a capir eil crollo del Muro!

    P.G.
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  3. #43
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    Originally posted by Franzele
    Quale significato aveva allora per Marx l’espressione “dittatura del proletariato”?
    Te lo ha spiegato bene Pasquin0. In un epoca in cui senza c'era la dittatura della borghesia (minoritaria), dittatura del proletariato era semplicemente la "dittatura della maggioranza". Rispolvero di nuovo una vecchia frase di Engels: "guardate la Comune di Parigi: era la dittatura del proletariato". La Comune è stata forse l'esperienza più alta di partecipazione di massa al potere e alla gestione dell'esistente.

    Il tuo discorso, Paddy, mi ricorda la critica di Orwell all’Urss: i politici sovietici avrebbero dato vita ad una nuova classe dominante (quindi ad una società gerarchizzata) ed avrebbero dato vita a buoni rapporti con le classi dominanti borghesi presenti negli altri stati.
    Semplicemente penso che in URSS ci sia stata un accelerazione capitalistica guidata da una dittatura burocratica. E che questa accelerazione capitalistica si sia basata su un processo di produttività che a un certo punto è imploso: ovvero la le soggettività del lavoro hanno rotto la gabbia che gli era stata imposta: quello del lavoro in fabbrica dell'operaio massa che ha deciso di liberarsi rifiutando l'organizzazione sociale che stava subendo per cercare nuove forme di valorizzazione del lavoro. La mia è una lettura prettamente marxiana e metto al centro dell'analisi delle dinamiche storiche le masse e il loro lavoro vivo. Il resto, anche il capitale, è destinato ad adeguarsi a tutto ciò. Il proletariato non ha mai smesso di vincere negli ultimi 20 anni, e il crollo dell'URSS e la globalizzazione sono fatti dovuti alla sua insubordinazione. Così, anche di fronte alla caduta del Muro si può dire: "ben scavato, vecchia Talpa!".

    Tu vai oltre. Critichi Lenin (e mi pare giusto) accusandolo di aver formulato una strategia rivoluzionaria che nulla ha a che vedere con il marxismo (e mi pare sbagliato).
    Non ho mai detto questo. Credo certamente che Lenin sia stato il più grande revisionista del marxismo. Il più grande perchè ha adeguato il marxismo in un contesto dove Marx avrebbe negato a priori la praticabilità di qualunque progetto socialista. In questo senso, come diceva la luxemburg in Russia la domanda di socialismo non poteva essere risolta: poteva essere solo posta. Lenin ha posto la domanda e lo ringraziamo. Poi ognuno potrà verificare l'efficacia di tale progetto e se la degenazione staliniana fosse già destinata a germogliare sul terreno coltivato da Lenin. Quello che mi interessa dire, è che oggi, il leninismo è impraticabile, proprio perchè è stato un "metodo" usato all'inizi dello scorso secolo e in un paese in piena pre-modernità. Per questo non può esiste un Lenin oltre Lenin. Esiste invece un Marx oltre Marx. E' da qua che dobbiamo ripartire.

    L’abolizione del lavoro, se mai avverrà, dipenderà in gran parte dagli scienziati e dai tecnici. Se si arriverà alle condizioni tecniche in cui sarà possibile lasciare tutto il lavoro alle macchine, spetterà alla politica far sì che tutti ne traggano vantaggio. La pensi così anche tu, Paddy?
    No, il lavoro è la sostanza della storia umana come diceva Marx, nessuno può pensare che una macchina possa fare ciò che può pensare, creare e progettare un cervello umano. Anzi oggi nascono sempre più lavori "creativi" dove al macchina è solo un specie di appendice cybernetica e ciò che ora viene normalizzato e colonizzato , nel nuovo sistema forza-lavoro mentale – macchina - informatica, non è più il corpo ma la mente. In questo senso il lavoro di fabbrica è stato abolito già dal post-fordismo... ma la gabbia del lavoro è uscita dalla fabbrica ed ingloba tutta la società. Potremmo dire che il lavoro è centrale nella vita più di ieri.

    P.G.
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  4. #44
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Credo che questa sia la migliore definizione

    Originally posted by Paddy Garcia
    Come ho già detto quella frase a ame aiuta perfino a capir eil crollo del Muro!

    P.G.
    beato te allora

  5. #45
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    Originally posted by Pieffebi
    Beh se leggi le note di Marx al programma del partito operaio tedesco (critica del programma di Gotha) forse ti riuscirà di capire che quello che hai scritto sulla concezione marxiana della dittatura del proletariato, per quanto simile a quello che hanno scritto "scienziati" alla Bobbio.........non sta letteralmente ne' in cielo, ne' in terra.

    Saluti liberali
    Bisognerebbe distinguere saggi marxiani molto importanti, ma anche legati ad esperienze storiche connotate, come La guerra civile in Francia, la sopravvalutata Critica del programma di Gotha e lo stesso Manifesto, tutto nell'orizzonte dei moti del '48 ed altri come il Capitale e ai Grundrisse. I primi sono difficcile da assolutizzare mentre gli altri descrivono una filosofia di fondo che rimane tale. Proprio nel rapporto di fondo che i Lineamenti descrivono tra capitalismo maturo, quello che assume la scienza (il General Intellect) come principale forza produttiva, e comunismo, è implicita una rivoluzione che ha il suo asse cruciale nella liberazione, nella autodeterminazione dell'individuo sociale, nella riappropriazione umana di una ricchezza tanto grande, che il rapporto capitalistico (mondializzato) di produzione costituisce ormai una "ben misera base" di sviluppo. Una rivoluzione di questa natura è ben altro da una lotta "puramente politica": esige un rivoluzionamento di tutti i rapporti sociali e di tutte le relazioni interpersonali, impone la costruzione, nella pratica del conflitto, di concrete "prefigurazioni" sociali e politiche che insieme modificano i rapporti di forza e alludono a un ordine diverso, e chiede un adeguamento dei mezzi, che non possono più separarsi, più di tanto, dai fini ultimi. Il putchismo con Marx ha poco che fare: la nozione di "dittatura del proletariato", deve essere pensata più all'accumulazione delle forze necessarie alla costruzione di una soggettività antagonista, che a un'ipotesi di "impossessamento" permanente dello Stato e dei suoi apparati.

    P.G.
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  6. #46
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    Spiacente questa frammentazione dellavolpiana del marxismo....è assolutamente fuorviante. Quanto alla "filosofia di fondo", ricordo con Marx che....." i filosofi hanno diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo", per cui il "movimento reale" non è altro che la dinamica dello sviluppo della formazione sociale capitalistica, con le sue "insanabili" (per Marx) contraddizioni e delle lotte di classe, fino alla rottura rivoluzionaria. Il resto, direbbe lo stesso Marx, sono solo "ubbie filosofiche", "miseria della filosfia" (come i progetti utopistici proudhoniani) o peggio.... pasquinate


    Saluti liberali

  7. #47
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    Pieffebi
    Il marxismo rivoluzionario è stato quello che è stato, e il movimento comunista..... è stato quello che è stato con la sua storia, non ne è esistito un altro.
    Ma non tutti i comunisti sono stati né sono uguali. Il marxismo è andato al potere in Paesi dove le istituzioni democratiche non erano sviluppate (lo zar faceva sparare sulla folla...) o come importazione forzata (mi riferisco all’Europa orientale).
    D’altra parte esistono, in particolar modo in Italia, dei comunisti democratici. Non so se riusciranno a rifondare il comunismo. Forse sono destinati a diventare socialdemocratici (o lo sono già?). Io li seguo con rispetto ed attenzione.

    Saluti
    Franzele

  8. #48
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    Spiacente, i bolscevichi non hanno solo sparato sullo zar e la sua guardia reazionaria, hanno soppresso, perseguitato, violentato gli altri partiti socialisti e socialrivoluzionari, oltre che i partiti della sinistra moderata, del centro e della destra moderata.
    Il Partito Menscevico era fino al 1912 formalmente lo stesso partito di quello Bolscevico.
    Erano, bolscevichi e menscevichi, fino ad un lustro dalla rivoluzione d'ottobre (che ha soppresso non il regime zarista, ma il governo di coalizione del socialista moderato Kerensky e la stessa Assemblea Costituente eletta DOPO il golpe comunista) due frazioni, certo polemicamente avverse, del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. I menscevichi non facevano sparare sulla folla (come invece faranno i bolscevichi a leningrado e a kronstandt), ma non potevano certo accettare la dittatura bolscevica. La maggioranza, la grande maggioranza del paese, non era ne' con lo Zar, ne' con i bolscevichi. Erano gli ex sudditi dello zar a milioni con il partito contadino dei socialrivoluzionari (scisso in due correnti, di cui una temporaneamente alleata di Lenin dopo l'Ottobre).
    Tutti i comunisti sono sempre stati "democratici" quando lontani dalla conquista del potere . Nel 1902 uno dei capitoli del "Che Fare?" di Lenin si intitolava: "la classe operaia combattente d'avanguardia per la democrazia". E la tattica di Lenin per la rivoluzione del 1905 si chiamava della "dittatura democratica degli operai e contadini [/b] (da interpretare certo nel contesto dei compiti "borghesi" della rivoluzione in un paese arretrato). Ma sempre i comunisti sono stati portatori, OVUNQUE, di una concezione della "democrazia", che laddove ha potuto liberamente e completamente esplicitarsi si è realizzata con la dittatura illiberale del partito comunista, con il totalitarismo.

    Saluti liberali

  9. #49
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    Originally posted by Pieffebi
    Spiacente questa frammentazione dellavolpiana del marxismo....è assolutamente fuorviante. Quanto alla "filosofia di fondo", ricordo con Marx che....." i filosofi hanno diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo", per cui il "movimento reale" non è altro che la dinamica dello sviluppo della formazione sociale capitalistica, con le sue "insanabili" (per Marx) contraddizioni e delle lotte di classe, fino alla rottura rivoluzionaria. Il resto, direbbe lo stesso Marx, sono solo "ubbie filosofiche", "miseria della filosfia" (come i progetti utopistici proudhoniani) o peggio.... pasquinate


    Saluti liberali
    Io non frammento proprio niente. Dico solo che non accetto di far passare Marx per il teorico della rottura rivoluzionaria. Pasquin0 ha ragione di citare la Comune. Marx all'inizio era contro l'idea di una rivolta parigina e ci fu una dura polemica con Bakunin. "I tempi" della rivoluzione per Marx sono fondamentali e riteneva sbagliato che i parigini si rivoltassero contro la borghesia francese mentre questi era impegnata nella guerra con la germania. Perchè sapeva bene che le borghsie tedesca e francese si sarebbero unite contro il nemico comune: cosa che avvenne realmente soffocando la rivolta. E pensare che Lenin "rovesciò" questa paradigma marxiano costruendo la favola "Della trasformazione della guerra imperialista in guerra sociale!" E' solo un piccolo esempio dell'abisso fra Marx e Lenin.

    Ora, spesso si parla di rivoluzione, processo rivoluzionario, insurrezione, senza che sia compresa la reale natura dei fenomeni indicati con tali termini. Ognuno ha la tendenza a valutare i processi storici a partire dalle prospettive di vita individuali, e perciò trova importante soprattutto quanto si verifica nel suo arco di esistenza. E' così anche per Lenin, ma da qui a pensare che quella di Lenin fu una rivoluzione e non una rivolta, una ribellione ce ne corre. E i termini sono differenti. La "rottura" vera Marx la individua solo cone dei presupposti necessari: come scrive in quel brano che ho postato dell'ideologia tedesca: relazioni universali fra gli uomini, massima espansione del capitale a livello mondiale (globalizzazione?), ect. "Che il capitale abbia delle contraddizzioni siamo gli ultimi a negarlo, anzi il nostro obiettivo è quello di svillupparle completamente" aggiunge nei Grundisse. Per schematizzare potremmo dire che il "contro-potere"ha agito in tre direzioni. La prima è la resistenza all’attacco del capitalismo, in genere sono le organizzazioni sindacali a farla, la seconda è l’insurrezione, la ribellione, la terza direzione è chi ha agito costruendo dal basso nuove forme di insubordinazione all'ordine esistente sfruttando le contraddizioni del capitale per farle "svillupare completamente" e vedere fino a dove poteva arrivare la sua capacità di sfruttare, di trasformarsi e di adeguarsi. Per Marx il capitalismo aveva davanti a sé ancora molto terreno, molte trasformazioni e molto sfruttamento. E oggi ritengo che siamo in presenza di una realtà in crisi dove veramente al capitalismo rimangono poche via d'uscita visto che i suoi apparati disciplinari dal lavoro di fabbrica allo Stato-Nazione se ne stanno scomparendo sotto la spinta delle moltitudini degli ultimi 20 anni. E siccome mi interessa la sostanza più che la glorificazione dei personaggi, colgo sempre con soddisfazione le capitolazioni del capitalismo di fronte al comunismo in quanto movimento reale, non in quanto resistenza o avanguardia rivoluzionaria, ovvero quando queste capitolazioni sono inconsce (e scambiate per l'azione del capitalismo stesso) perché ancor più ne dimostrano la validità.

    P.G.
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  10. #50
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    Chiaramente Marx sosteneva la rottura rivoluzionaria, che è di conseguenza violenta, e lo dice chiaramente nel Manifesto del Partito Comunista quando nel capitolo "Comunisti e proletari" afferma che: " ...Se il proletariato nella lotta contro la borghesia, si costituisce necessariamente in classe, e per mezzo della rivoluzione trasforma se stesso in classe dominante e, come tale, distrugge VIOLENTEMENTE i vecchi rapporti di produzione, esso abolisce insieme con questi rapporti di produzione, anche le condizioni d'esistenza dell'antagonismo di classe e le classi in generale, e quindi anche il suo prprio dominio di classe".
    Chi nega la rottura rivoluzionaria in Marx, o è uno onesto ma che non ha capito nulla di marxismo o è un opportunista in malafede.
    L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni

 

 
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