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PROCESSO. SUGLI ORGANI DEL MOVIMENTO È CACCIA AI RESPONSABILI DELLA CRISI
Parte dai cattolici lo showdown no global Casarini alla sbarra fa l'elogio della follia
Disobbedienti contro tutti, e viceversa: l'associazionismo diserta, l'estrema litiga, Rifondazione piange

Disobbedienti contro Rifondazione. Negriani contro Disobbedienti. Disobbedienti del nord-est contro disobbedienti del nord-ovest. Centri sociali torinesi contro centri sociali romani. E questa è solo una parte dello showdown in corso nel movimento no e new global. Per trasformare lo scenario in un tutti contro tutti basterebbe gettare sul ring anche l'area anti-imperialista (una singolare miscela di squatter e stalinisti, che al rinnegato Casarini vuol fare la festa da tempo) o quella cattolica, che sabato scorso ha disertato il controvertice europeo e comincia a sentirsi a disagio dentro a un dibattito che, più che disegnare il destino del "movimento dei movimenti", sembra una riedizione fuori tempo massimo degli scazzi tra il servizio d'ordine di Lotta continua e quello di Avanguardia operaia. Mimmo Lucà, cristiano sociale e membro dell'esecutivo ds, la racconta così, la secessione dei cattolici: «Quella di sabato scorso era una manifestazione cui mancava un profilo propositivo. Sull'assenza dei cattolici ha pesato una piazza troppo improntata allo scontro ideologico e politico, e anche la durezza con cui è stata criticata la manifestazione sindacale. Quello dell'associazionismo è un mondo che si mobilita soprattutto quando prevalgono le ragioni di unità, dialogo e confronto». Certo, siamo anche alla vigilia della Perugia-Assisi, e Tonio Dall'Olio, coordinatore di Pax Christi, lo sottolinea («Non volevamo disperdere energie»), ma spiega pure che la questione non è solo logistica: «E' noto che non siamo assolutamente d'accordo su certe contrapposizioni di piazza, anche perché siamo convinti che siano controproducenti dal punto di vista della formazione del consenso. Ma soprattutto pensiamo che vada superata la logica del controvertice, l'obbligo di dover essere presenti in piazza in ogni occasione. Per questo avevamo anche proposto agli organizzatori di spostare la manifestazione di sabato e portare i temi europei direttamente alla Perugia-Assisi». Richiesta evidentemente non accolta, e Sergio Morelli, presidente delle organizzazioni non governative italiane, non nasconde il «disagio», per una manifestazione «organizzata troppo in fretta». Spiega Morelli: «Noi siamo rimasti in attesa di una piattaforma politica, ma non ci è arrivato niente, solo l'invito "riproporre il messaggio di Genova". Come se da Genova a oggi non fosse cambiato niente! Non ce la siamo sentita di scendere in piazza, anche perché crediamo nell'irreversibilità dell'europeizzazione e abbiamo avuto l'impressione che dalla manifestazione potesse arrivare un messaggio troppo antieuropeo». Tra cattolici e no global non siamo ancora alla separazione delle strade, ma il rischio c'è: «Soprattutto - spiega Dall'Olio - se le forze più vicine alla politica dovessero rimanere ostaggio delle logiche di partito».
L'impressione è che a sinistra sia troppo l'impegno a regolare vecchi conti interni per prestare attenzione alle difficoltà dei cattolici. Sugli house organ il dibattito è esploso: il Manifesto parla di situazione da «punto e a capo», sul sito di Indymedia è caccia al colpevole massimo. Casarini è indiziato principe: «Stiamo pagando - scrive un «ex disobbediente» - le stupide scelte protagoniste di una parte del movimento che si dichiara disobbediente. Ci cancelleranno grazie alle cagate del nordest, grazie all'ignoranza dei romani». Il processo alla strategia di piazza di Casarini si muove da "destra" («Il prezzo che si paga in termini di cariche, scontri, scompaginamento, tensione, cupezza e alla fine sfiducia è troppo alto», scrive il settimanale di Attac Italia) e da "sinistra" (quesito su Indymedia: «E' meglio un'azione concreta non documentata da foto o filmini o una cagata spettacolare con 10 mila fotografie e cineamatori?»). Rialza la testa anche l'area autonoma dei centri sociali con quartier generale a Torino, accusando Casarini, la sua area e tutta la sinistra moderata di aver toccato il fondo con la manifestazione di sabato: «E' innegabile - scrivono in un comunicato i cs Murazzi e Askatasuna - che rispetto all'avvenimento che avevamo davanti la risposta numerica della mobilitazione è stata ben poca cosa. La partecipazione in forme minime di alcune aree, lo sfarinamento della “società civile”, lo stato di coma dei Social Forum, la manifestazione sindacale separata, Cofferati, correntoni e girotondi appagati di altre spiagge, sono il sintomo di come il “movimento dei movimenti” sia in discesa». Tra disobbedienti e Rifondazione comunista, poi, la tensione è forte. I Giovani comunisti hanno pagato un prezzo altissimo alla giornata di sabato in termini di arresti, feriti e indagati. Nunzio d'Erme, disobbediente eletto al comune di Roma nelle liste del Prc, si è visto ritirare la delega dal sindaco Veltroni, perquisire l'abitazione e contestare il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio immobiliare (e come lui altri rappresentanti del movimento romano). In Veneto non si ricuce lo strappo originato dalla proposta di Gianfranco Bettin di intitolare una piazza ai martiri delle foibe, proposta su cui rifondaroli (contrari) e casariniani (favorevoli) si sono accapigliati in piazza a Marghera. Dall'altra parte, a Rifondazione si rimprovera di aver provocato la rottura del corteo di sabato, nonché di avere la testa già rivolta alle prossime elezioni.
Davanti a tanto caos, Casarini si chiede: «Siamo tutti pazzi?». E così risponde in una lettera a uso del movimento: «Può darsi. Ma io credo che probabilmente alcuni di noi sono invece "troppo" normali, troppo poco folli da pensare che veramente un altro mondo è possibile. (...) Ma tant'è, siamo così pazzi che ci siamo messi in testa di non fermarci, di andare avanti, di affrontare con gioia e con rabbia questo mondo di merda». Ai contestatori di Bettin (e agli ultras delle Brigate autonome livornesi che lo aggredirono con motivazioni simili) riserva disprezzo: «Stalinisti, gentaglia che definisce quella delle foibe una tappa della grande resistenza proletaria». Rimprovera Rifondazione di essere tornata «alla doppiezza, alla verità di partito, alla logica poliziesca» e invita i bertinottiani al redde rationem: «Il Prc del Veneto chiede a Bettin che si "isolino i violenti" (cioè noi). Non vi ricorda qualcosa? Qualcosa di tragico ed immondo, che dagli anni 70 continua a tormentare i movimenti? Bisognerebbe spiegare a questi signori che se il problema per loro è la loro sinistra devono fare cose di sinistra per affrontarlo. Invece le fanno di estrema destra. Ben accompagnati, s'intende, ad esempio dai Comunisti italiani che poi sono gli stessi che ci hanno attaccato per Genova». I «traditori di ieri» possono diventare gli «alleati di domani», rinfaccia Casarini, «ma si sa - conclude - l'autonomia del politico compie miracoli». L'autonomia operaia, a quanto pare, non più.