Il vice-premier propone di concedere il voto agli extracomunitari per le amministrative
GHERARDO ADAMI
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«Sono maturi i tempi per discutere del diritto di voto agli immigrati, almeno in sede amministrativa».
Applausi e manifestazioni di assenso. «E' vero, la penso anch'io così. Ho sempre sostenuto che la gente che vive, lavora e paga le tasse in un paese debba essere coinvolta nell'amministrazione e nella vita del paese che la ospita».
Dopo queste poche righe un qualsiasi lettore potrebbe pensare che si tratti di uno scambio di battute carpite ad una qualsiasi conferenza ulivista, fra i corridoi di una sede dei Ds o al termine di uno di quei barbosissimi dibattiti radical-chic animati da professori progressisti e giovani più o meno "disobbedienti".
Potrebbe. Invece, ed è questa la vera notizia, si tratta del dialogo a distanza fra il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e il ministro dei rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. A cui subito si è aggiunto il leader dell'Udc, Marco Follini: «Sosteniamo da tempo che è doveroso concederlo. Lo ribadiamo una volta di più».
Il presidente di Alleanza nazionale ha dato fuoco alla miccia del dibattito sul tema caldo del voto agli stranieri parlando ad un convegno del Cnel su "Ue e immigrazione", nel corso del quale dopo aver snocciolato i risultati positivi della legge Bossi-Fini (una riduzione nel 2003 degli sbarchi di clandestini di circa il 50 per cento rispetto all'anno precedente, giusto per fare un esempio), si è lanciato nella proposta choc della possibilità di concedere il diritto di voto "almeno" per le elezioni locali, unita alla considerazione che «in futuro, non è da escludere il fatto che si possa fare a meno del meccanismo delle quote di ingresso».
Il mondo della sinistra si spella le mani dagli applausi. Dai Ds all'Udeur, passando per la Margherita, non si contano le manifestazioni di assenso alle dichiarazioni del delfino di Giorgio Almirante. Mentre sulla sponda opposta, An e Udc fanno quadrato per difendere le posizioni dei loro Capi, Forza Italia frena (la vice-capogruppo alla Camera Isabella Bertolini parla di «ipotesi prematura»), solo la Lega Nord afferma con chiarezza e senza equivoci il suo no a qualsiasi ipotesi di questo genere.
«Francamente mi risulta difficile credere che l'onorevole Fini abbia detto una cosa del genere, ma nel caso l'abbia davvero detta, per quanto mi riguarda la mia risposta è chiara, precisa e inequivocabile: no». Così il ministro della Giustizia Roberto Castelli commenta le affermazioni del vice-presidente del consiglio sul diritto di voto per gli immigrati. Ricordo che nessuna proposta nemmeno lontanamente riconducibile a questa, fa parte del programma della Casa delle libertà. Da parte mia, sono favorevole alla difesa del principio costituzionale che prevede il diritto di voto solo per chi ha la cittadinanza italiana».
Durissimo il commento del capogruppo leghista a Montecitorio, Alessandro Cè: «Mi auguro - afferma - che Fini non sia in cerca di visibilità, di un escamotage, per andare a elezioni anticipate. E' un'ipotesi che non converrebbe né ad An, né all'Udc. Le sue dichiarazioni di Fini - continua il presidente dei deputati del Carroccio - ma anche quelle di alcuni esponenti dell'Udc, sono poco sagge, fanno rumore e l'esito finale può essere disastroso. Non si affronta un tema tanto delicato in modo così superficiale. Consiglio al vicepremier - aggiunge Cè - di leggere l'articolo 48 della Costituzione, dove è scritto che il voto è solo per i cittadini, in questo caso i cittadini italiani. Mi stupisce questa sua confusione tra il concetto di popolo, che ha storia, tradizione e comune sentire, e il concetto di popolazione, che è fatta da tutti coloro che stanno nello stesso territorio. La cittadinanza - spiega ancora - si acquisisce dopo 10 anni di residenza. Mi sorprende che Fini si sia dimenticato queste cose e che faccia dei discorsi da globalizzatore" come quelli che piacciono tanto alla sinistra».
Per l'euro-deputato padano Mario Borghezio, Fini «è andato persino al di là delle proposte fatte dalla stessa sinistra in materia. Queste dichiarazioni assurde - stigmatizza il deputato Ue della Lega Nord - troveranno in Padania un muro composto da tutti i cittadini che vogliono difendere la loro terra e la loro identità di fronte all'invasione extracomunitaria».
Del resto, il voto agli stranieri per la sinistra è sempre stato un vero e proprio sogno, come ricorda il vice-capogruppo del Carroccio alla Camera, Federico Bricolo. «Decisioni così importanti che riguardano la vita amministrativa delle città italiane - sostiene l'onorevole leghista - vanno prese dai cittadini italiani. E poi - osserva - questo non è sempre stato il sogno della sinistra: far votare gli extracomunitari per avere qualche consenso in più?. Non capisco la posizione di Fini, noi comunque restiamo contrari». Anzi, "mortalmente contrari", come gli fa eco il collega di partito Luciano Dussin, che ricorda come «tutti i commissari di An in commissione Affari costituzionali, fino ad oggi, si siano sempre dichiarati contrari ad una simile ipotesi».
Preoccupato di quali conseguenze potrebbe avere il concretizzarsi di questa proposta, si dimostrato senatore leghista Antonio Vanzo: «Qui c'è qualcuno che gioca a non voler capire - dichiara - . Non si può pensare di dare subito il voto agli stranieri regolarizzati, senza che prima questi possano avere la possibilità di integrarsi davvero con la nostra società. E l'integrazione, la comprensione dei nostri usi e costumi, non è una cosa che si realizza in qualche anno di permanenza sul nostro territorio. Se si salta questo fondamentale passaggio, si rischia di aprire la porta a rischi davvero molto alti».
Ironica e provocatoria anche la reazione del Movimento Giovani Padani.
«Il vice-presidente del Consiglio dei Ministri, Gianfranco Fini, ha finalmente gettato la maschera e ha svelato la sua vera volontà. Paradossalmente, dopo avere voluto a tutti i costi figurare al fianco del ministro Umberto Bossi, nella nuova legge contro l'immigrazione clandestina, chiedendo il diritto di voto per gli extracomunitari almeno per le amministrative, il leader di An si è espresso proprio contro quel documento». Così Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, ha stigmatizzato l'atteggiamento ambiguo del leader di An, aggiungendo che ora «quel provvedimento contro il quale si è espresso il vice presidente del Consiglio dovrebbe chiamarsi Bossi-Bossi».
«Condividiamo la posizione dei Giovani di Alleanza Nazionale secondo i quali "non è sottoponendo tutti gli studenti delle scuole superiori al test tossicologico che si potrà ridurre e magari eliminare l'uso di sostanze stupefacenti tra i giovani, ma se questa è la strada che si vuole seguire, che si segua fino in fondo anche per altre importanti categorie sociali, primi fra tutti gli amministratori pubblici che hanno il compito di formulare le leggi che regolano la convivenza civile". L'unica cosa che ci chiediamo senza riuscire a trovare una risposta - conclude Grimoldi - è se questa posizione sia conseguenza delle affermazioni del loro leader».
Ironica anche la posizione dei Giovani Padani impegnati nelle amministrazioni locali.
«Se i criteri per questo diritto sono l'integrazione, l'avere un lavoro e il fatto di pagare le tasse, come hanno detto gli esponenti dell'ex Msi e dell'ex Dc - ha provocatoriamente dichiarato il coordinatore federale dei Giovani Amministratori Padani, Paolo Bassi - allora perché non far votare anche i minorenni padani. Nelle nostre regioni tante ragazze e ragazzi lavorano e pagano le tasse già prima di aver raggiunto di 18 anni di età e sono sicuramente meglio integrati nel loro tessuto economico-sociale di un qualsiasi cittadino straniero. Ognuno è libero di dire quello che crede - aggiunte il coordinatore dei giovani consiglieri leghisti - ma a quanto ci risulti la Costituzione prevede che il diritto di voto spetti solo ai cittadini. E non si può pensare che il governo del territorio e degli enti locali possa essere usato come terreno per spot di buonismo di esponenti politici che a livello nazionale se ne escono con certe affermazioni e poi nei consigli comunali e provinciali fanno fare ai loro colleghi di partito la voce grossa ogni qual volta si parla di immigrazione gettando fumo negli occhi ai cittadini. Come al solito - ha concluso Bassi - l'unica voce coerente e credibile in materia di controllo dell'immigrazione risulta essere quella della Lega Nord, che a Roma, a Bruxelles e in qualsiasi città e paese della Padania mantiene sempre la stessa rigorosa posizione».
E proprio sul territorio la Lega si organizza per rispondere a Fini. Davide Boni, capogruppo leghista al Pirellone, annuncia la presentazione di una mozione "urgentissima" «per affrontare la gravità degli orientamenti del presidente di An. La Regione Lombardia non può esimersi dall'esprimere il proprio dissenso a proposte così dissennate».




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