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  1. #71
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    bah....fossi in te non mi preoccuperei troppo Fecia, già si sente ventilare l'ipotesi di un decreto legge che dia respiro....certo è che mi convinco sempre più che lì ci stanno governando quattro poveri mentecatti allo sbaraglio....pensa te se l'uomo del Colle se si poteva attaccare a qualcosa non l'avrebbe fatto....son loro che gli hanno offerto la possibilità di farlo.....

  2. #72
    memoria storica di PoL
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    cara pensiero
    non sono certo preoccupato per la sorte di Rete4 ed è certo che una soluzione la si trova. Il punto è un altro, e cioè che la sola 'soluzione' che vedo io costringerà il nostro bel Cavaliere a compiere una qualche forma di 'pirateria' che causerà ulteriori strappi nella maggioranza [l'Udc, e con lei probabilmente una parte di An, di sicuro si schiererà dalla parte di Ciampi]... proprio quello che la sinistra desidera di più...

    un affettuoso saluto!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  3. #73
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Fecia di Cossato


    cara pensiero
    non sono certo preoccupato per la sorte di Rete4 ed è certo che una soluzione la si trova. Il punto è un altro, e cioè che la sola 'soluzione' che vedo io costringerà il nostro bel Cavaliere a compiere una qualche forma di 'pirateria' che causerà ulteriori strappi nella maggioranza [l'Udc, e con lei probabilmente una parte di An, di sicuro si schiererà dalla parte di Ciampi]... proprio quello che la sinistra desidera di più...

    un affettuoso saluto!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

    il tuo fiuto è niente male

  4. #74
    memoria storica di PoL
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    Question ... Natale è passato... ed ora?...

    cari amici
    e così eccoci al nuovo anno con il nostro beneamato Cavaliere ancora in sella. A quanto pare [e sul perchè della cosa avrenmo a ritornarci sopra...] la Corte costituzionale sembra aver deciso di non aver fretta nell'esame del 'Lodo Schifani' e i pericoli giudiziari [sui quali certi 'fedeli alleati' avevano certamente fatto conto ...] per il momento sono messi nel cassetto. Una ben più grave minaccia in questo momento è dietro l'angolo: l'attacco degli ex e neo-democristiani, tra i quali certamente possiamo annoverare il buon GianFranchino ...

    Come finirà?... non lo so, ma certo sarà una partita interessante ...

    Dal Messaggero di oggi...





    venerdì 9 gennaio 2004

    Il vicepremier prepara la relazione per l’Assemblea di An e chiede più collegialità in economia e meno poteri a Tremonti
    Affondo di Fini: verifica, tempo scaduto
    E l’Udc dice tre no a Berlusconi su par condicio, election day e preferenze


    di Marco Conti

    Roma - Il guanto di sfida è lanciato e il 'non si cambiano le regole in corsa' pronunciato più volte ieri mattina nel corso della riunione dell’esecutivo politico dell’Udc, segna di fatto l’avvio della campagna elettorale anche dentro la Casa delle Libertà. E’ sommesso, ma non per questo meno fermo, il 'no' del partito di Marco Follini alla modifica della par condicio, alla revisione della legge elettorale, alla lista bloccata senza preferenze, all’accorpamento di europee e amministrative. Verifica e collegialità sono le due parole d’ordine che ieri mattina sono risuonate nella riunione dei centristi di maggioranza. Ugualmente nette, ma molto più fragorose saranno domani mattina le due ore di relazione che Gianfranco Fini terrà all’assemblea nazionale di An. Nel partito di via della Scrofa l’attesa è tanta. Il leader di An, rientrato da un periodo di vacanza, è chiuso da qualche giorno nella sua casa per stendere la relazione nella quale tornerà a chiedere con forza la tanto sospirata verifica 'per migliorare la capacità di risposta del governo alle attese dei cittadini'. Anche se non sarà così lapidario, dal ragionamento che Fini svolgerà domani non sarà difficile cogliere il senso di un ultimatum prorogato, ma di fatto già scaduto, dopo il quale An si riterrà libera di fare tutte le sue scelte. Non ultima quella di minacciare di dare al governo un appoggio esterno ritirando la pattuglia di ministri e sottosegretari. Nella sua relazione Fini riserverà una minima parte ai problemi interni ad An in quanto ritiene 'metabolizzata' la svolta di Gerusalemme e lancerà invece una vera e propria sfida all’indirizzo di Giulio Tremonti. Troppe deleghe in capo al ministro dell’economia. Troppo forte l’asse con la Lega. Squlibrata l’azione del governo. La parola d’ordine è 'riequilibrio' attraverso il trasferimento di alcune deleghe in capo a palazzo Chigi. A cominciare da quelle sul Cipe e sul Mezzogiorno. La richiesta di una svolta nella politica economica del governo e di un sostanziale ridimensionamento del peso del ministro dell’economia, porta di fatto il presidente di Alleanza nazionale a ritrovare piena sintonia con i centristi della maggioranza [l'enfasi è aggiunta da me...-n.d.r.] i quali ,forse non a caso, dopo l’esecutivo di ieri si sono riconvocati martedì per la direzione del partito. Se An sollecita la verifica e chiede a Berlusconi di mettere attorno ad un tavolo i leader della maggioranza per recuperare appieno le ragioni dell’alleanza, l’Udc sembra più scettica. Dalla loro trincea i centristi di Follini, Buttiglione, Giovanardi e Baccini attendono che Berlusconi batta un colpo. Una guerra di nervi che prima o poi dovrà risolversi visto che in aula sono attesi alcuni importanti provvedimenti, come la legge Gasparri. Di fatto l’Udc con la riunione di ieri ha aperto la campagna elettorale. Follini con i suoi è stato chiaro sollecitando il massimo impegno e la presenza in lista di tutti i quadri dirigenti, ministri e sottosegretari compresi. Gli echi dei tamburi di guerra che risuonano dalla capitale sono giunti ieri a Berlusconi. Il premier dovrebbe rientrare a Roma solo martedì prossimo e ha già dato appuntamento per venerdì ai suoi collaboratori che partecipano alle riunioni elettorali del 'Tavolo per l’Europa'. Il Cavaliere, che accusa i suoi alleati di 'ingratitudine', rientrerà a Roma con intenti bellicosi. Durante le vacanze ha messo a punto la strategia per la campagna elettorale e ha finito di mettere a punto il libro che racconterà attaverso i suoi discorsi, i passaggi significativi di questa prima parte di legislatura. Uno strumento che, unito a maxi-manifesti, volantoni e opuscoli elettorali, sarà un’occasione importante per promuovere a suon di spot il 'gran lavoro fatto dal governo'.




    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  5. #75
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    E ora che succede? Bossi mi sembra che sia stato chiaro , vuole le sue riforme ma gli altri non ho mica ho capito a cosa puntano, Grazie a Ciampi è rimasta in sospeso la legge Gasparri ma mi sembra francamente inacettabile che i prossimi mesi che ci separano dalla campagna elettorale politicamente siano ancora dominati da questo tema. Certo che se la CDL arriva alle europee divisa come lo scorso anno questa volta sarà un tracollo nonostante dal'altra parte non ci sia alcuna alternativa credibile.

  6. #76
    Veneta sempre itagliana mai
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    ROMA - Si va verso una doppia bocciatura del lodo Schifani, ...


    ROMA - Si va verso una doppia bocciatura del lodo Schifani, ma la partita è ancora aperta. Questo sarebbe l’orientamento della Corte Costituzionale emerso ieri al termine di un’altra, lunga, giornata di discussione sulla legge varata il 18 giugno scorso, che ha concesso l’immunità alle cinque più alte cariche dello Stato, per tutto il loro mandato istituzionale. E, salvo ripensamenti ancora possibili giacché domani è prevista ancora camera di consiglio, il plenum si accingerebbe ad ammettere il referendum abrogativo, ma contemporaneamente anche a dichiarare quella norma incostituzionale. Il «vizio» starebbe nel fatto che la legge, ordinaria, ha modificato le prerogative dei presidenti della Repubblica, del Consiglio, delle Camere e della Corte Costituzionale, previste dalla nostra Carta fondamentale. Per farlo ci sarebbe voluta, invece, una legge costituzionale. Una simile dichiarazione di incostituzionalità annullerebbe di fatto la legge anche retroattivamente. Dal giorno del deposito della sentenza sarebbe come se il lodo Schifani non fosse mai esistito. La cosa quasi paradossale è che a quel punto non avrebbe più motivo di esistere il referendum che si propone di abrogarla. Ma allora perché pronunciarsi per il sì alla consultazione popolare? E’ una questione di tempi. Il limite per decidere sul referendum è il 23 gennaio. Troppo vicino per poter rischiare di attendere i tempi lunghi di scrittura di un dispositivo di una sentenza di incostituzionalità.
    Se le indiscrezioni saranno confermate riprenderà il processo-stralcio Sme che vede come imputato il presidente del Consiglio a Milano. Un dibattimento che dovrà, tuttavia, ripartire quasi da zero, giacché l’intero collegio giudicante dopo aver pronunciato la sentenza Previti ha preferito astenersi. Il Tribunale ha già dichiarato validi gli atti compiuti, ma le parti hanno diritto di nuovo a sollevare eccezioni preliminari, chiedere nuovi testimoni e nuove deposizioni.
    Il vicepresidente Gustavo Zagrebelski, il candidato più accreditato a prendere il posto di Riccardo Chieppa che il 23 gennaio lascerà la guida della Consulta, ha già invitato alla cautela ricordando, proprio al Corriere , che finché non esiste nulla di depositato nessuna «indiscrezione è attendibile». Comunque le voci di corridoio, ieri, davano per ormai tramontata anche l’ipotesi di una sentenza «additiva». Ovvero una decisione che modificasse la legge rendendo l’immunità «a tempo determinato», magari limitandola a un solo mandato. In questo modo si sarebbe potuto salvaguardare il diritto delle parti civili a una ragionevole durata del processo, che invece con il testo attuale si blocca in caso di un nuovo mandato dell’imputato.
    Sembra scartata anche la possibilità di rinviare tutto l’incartamento al Tribunale di Milano che aveva sollevato le eccezioni di incostituzionalità. Una richiesta, questa, avanzata da Gaetano Pecorella, difensore del presidente del Consiglio e deputato di Forza Italia, con la motivazione di «una sopravvenuta irrilevanza» della questione.

    Virginia Piccolillo dal Corriere

  7. #77
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    Cinicamente si può dire che a questo punto del lodo Schifani a Berlusconi non ne interessi poi più di tanto perchè anche se si riapre il processso i tempi sia allungano e si arriverà alla prescrizione, anzi a mio modo di vedere una doppia bocciatura è utile per evitare il referendum su un tema antipatico come quello dell'immunità parlamentare.

  8. #78
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    In origine postato da Manuel
    Cinicamente si può dire che a questo punto del lodo Schifani a Berlusconi non ne interessi poi più di tanto perchè anche se si riapre il processso i tempi sia allungano e si arriverà alla prescrizione, anzi a mio modo di vedere una doppia bocciatura è utile per evitare il referendum su un tema antipatico come quello dell'immunità parlamentare.
    Manuel!!!

    Lei é contento della prescrizione del procedimento a carico di Berlusconi???

    Oliviero

  9. #79
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    Smile ... quale sarà il cavallo vincente?...

    Sia come sia il nostro Cavaliere non sembra intenzionato a subire passivamente le cose... a giorni si profila un bel match...

    Da Repubblica...




    La mossa di Fini vista in via del Plebiscito come un tentativo di disarticolare l'asse tra Bossi e il ministro dell'economia

    La rabbia gelida di Berlusconi. 'Non cambio, li lascio sfogare'

    Il premier contrariato per i nuovi richiami a verificae rimpasto deciso a difendere Tremonti

    di claudio Tito

    Roma - 'Per me non cambia nulla'. Silvio Berlusconi ripete spesso che l'ira non appartiene alla sua natura. Ieri, però, l'intervento di Gianfranco Fini, il tono complessivo dell'assemblea di An, se non lo hanno fatto adirare, di certo lo hanno innervosito. Così assicura chi lo ha sentito dal buen retiro di Porto Rotondo. La verifica invocata dall'alleato elettoralmente più pesante ha fatto ripiombare il Cavaliere nel clima incandescente che ha caratterizzato i rapporti nella maggioranza fino alla pausa natalizia. Quei richiami al 'rimpasto', quei 'paletti' alla riforma federalista e soprattutto quei riferimenti al 'depotenziamento' del ministero dell'economia e alla disarticolazione dell'asse Berlusconi-Bossi-Tremonti non sono affatto piaciuti al premier. Che, come sempre accaduto in circostanze analoghe, ha risposto tenendo il punto e riproponendo lo schema consolidato: difendere il capo del Carroccio e blindare il titolare di Via XX Settembre. Per non acuire la tensione ha però intimato a tutti i suoi fedelissimi il silenzio delegando la risposta ufficiale al solo Sandro Bondi, il coordinatore di Forza Italia. A Villa Certosa l'esito dell'assemblea di An è stato percepito come una minaccia cui il premier ha voluto replicare gelidamente e dilatando ulteriormente i tempi della verifica. 'Per me - è stata la parola d'ordine con i suo - non cambia nulla. E non cambierà nulla nemmeno per Tremonti. A questo punto io continuo a non avere alcuna fretta. Vedremo il da farsi quando tornerò a Roma. Ma con calma'.

    E per far capire di essere poco preoccupato di quel che accadrà, ha ripetuto quel 'li lascio sfogare' che già fece infuriare gli alleati a settembre. Poi, però, ha chiamato il segretario lumbard. Una telefonata lunga per placare le ire del leader leghista che in giornata aveva anche minacciato le dimissioni se martedì prossimo al Senato, la devolution non procederà speditamente. E perché indebolire il ministro dell'economia equivale anche a ridurre le difese del nord. Più che la verifica e il rimpasto, infatti, la spina per Berlusconi, Tremonti e Bossi, è stata un'altra: l'ipotesi di sottrarre al dicastero dell'economia il controllo dei conti pubblici affidandolo ad un nuovo organismo che prenda le forme di una 'super-ragioneria generale dello Stato'. Un'ipotesi che è stata associata ad un'altra puntura di spillo: la proposta di varare il provvedimento per la nuova authority sul risparmio solo dopo l'indagine parlamentare su Parmalat. Un combinato disposto che ha fatto infuriare Tremonti. E che, al contrario, è stato accolto con soddisfazione dalla Banca d'Italia la quale ha letto nel discorso di Fini una chiara difesa dell'istituto di Via Nazionale. Il titolare del tesoro non ha quindi gradito un affondo così pesante da parte dell'alleato più importante e ha bocciato l'idea di scorporare la competenza sui conti pubblici dall'economia. 'Non si capisce tecnicamente qual è il progetto - fanno notare a Via XX Settembre - basta conoscere la struttura del bilancio dello Stato per sapere che non è realizzabile. Togliere la ragioneria al ministero dell'economia è come togliere la polizia al ministero dell'interno'. Il Cavaliere non è stato da meno con i suoi interlocutori telefonici. In Europa, ha sottolineato, nessuno adotta un sistema del genere: 'non consentirebbe al governo di agire'. E sterilizzerebbe quel passo avanti compiuto all'Ecofin di dicembre quando Germania e Francia sono state immunizzate dalle sanzioni per chi non rientra nei parametri. La preoccupazione del premier è anche un'altra: puntare l'indice sulla questione economica rischia di compromettere la campagna elettorale che Palazzo Chigi vuole puntare proprio sui risultati economici. Tant'è che nell'incontro di venerdì in Sardegna, Berlusconi [oltre a raccomandare prudenza nel dialogo con i partner e a ipotizzare il trasferimento della delega per il Mezzogiorno ad An] ha chiesto a Tremonti uno sforzo per rendere visibili con gli elettori quelli che a Via del Plebiscito considerano dei risultati positivi. 'Come si fa - è stato allora il suo refrain - a usare certi termini e certi argomenti a pochi mesi da elezioni tanto delicate?...'. Del resto le europee sono ora il vero obiettivo del Cavaliere. Non per niente è tornato a parlare di Election day e di revisione della par condicio. Se FI e la Lega sono andati giù pesanti, in difesa del vicepremier si è schierato [indovinate chi?... ... n.d.r.] il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione [ma no!... ...-n.d.r.]. 'Parole coraggiose e piene di buon senso - è stato il commento a caldo - ha posto problemi seri. Non si può far finta che tutto vada bene anche se non tutto va male. Ed è eccellente l'idea di convocare un seminario di ministri per la verifica'. Una verifica, però, che a questo punto il premier vuole ancor di più dilazionare. Martedì, a Roma, probabilmente parlerà con Fini e con Follini. Anche perché la maggioranza dalla prossima settimana avrà la prima gatta da pelare: al Senato iniziano le votazioni proprio sulla devolution di Bossi.

    [11 gennaio 2004]



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  10. #80
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    Predefinito Re: ... quale sarà il cavallo vincente?...

    In origine postato da Fecia di Cossato
    . E che, al contrario, è stato accolto con soddisfazione dalla Banca d'Italia la quale ha letto nel discorso di Fini una chiara difesa dell'istituto di Via Nazionale.




    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

    Bleah.......uno schifo dopo l'altro.....ma non c'è da meravigliarsi più di tanto, sono perfino convinta che Fazio fosse il candidato ideale per sostituire il berluska nella mente di gianfighetta e follini....

 

 
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