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    Immigrati, perché Fini?
    La svolta sul diritto di voto per gli stranieri non nasce per caso. Ma da una continua pressione che le associazioni (soprattutto cattoliche) esercitano sul potere politico. E che il presidente di An ha deciso di accogliere, almeno parzialmente

    ENRICO PUGLIESE

    La mia reazione all'esternazione del vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini sul voto agli immigrati è stata diversa da quella («non ci posso credere«) dell'immigrato sulla copertina del manifesto di mercoledì scorso. In effetti mi aspettavo un qualche presa di posizione dell'on. Fini (o di qualche altro esponente di rilievo del governo) sul tema della immigrazione: magari non proprio la promessa di una legge a favore del voto amministrativo per gli immigrati, ma certamente una presa di posizione benevola. Questa mia aspettativa derivava proprio da alcune impressioni che avevo ricavato dal convegno sull'immigrazione tenutosi nei giorni precedenti presso il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel), durante il quale ha avuto luogo l'esternazione. Si trattava di un convegno estremamente ufficiale con la presenza dei rappresentanti di organizzazioni operanti nel campo dell'immigrazione, di sindacati e di altre forze sociali, di organizzazioni internazionali e di associazioni di immigrati (ben selezionate), oltre che, ovviamente, dei rappresentanti del governo: insomma un parterre di tutto rispetto dal punto di vista istituzionale.

    C'erano tutti e si parlava di tutto: pareva un'ottima premessa per un convegno inutile e ritualistico. Ma le cose stavano diversamente. Per una qualche strana coincidenza - di quelle che capitano raramente in convegni sull'immigrazione - in quella occasione avevano finito per trovarsi insieme persone che avevano qualcosa da dire e per di più con cognizione di causa. Venivano infatti condotte analisi puntuali sulla situazione degli immigrati, sui loro problemi, le loro aspettative, le loro sofferenze e sul come e perché la loro vita è diventata più difficile negli ultimi anni anche - ma non solo - in conseguenza dell'applicazione della legge Bossi Fini. Il giudizio negativo su questa legge e sui suoi effetti era esplicito o traspariva dalla stragrande maggioranza degli interventi. Alle critiche all'azione del governo si affiancavano quelle nei confronti dei recenti orientamenti restrittivi dall'Unione Europea e della stessa Organizzazione per i Rifugiati delle Nazioni Unite in materia di diritto di asilo.

    Dagli interventi risultava chiaramente che l'Italia sta in ottima compagnia per quanto riguarda chiusure e inutili rigidità nei confronti degli immigrati e soprattutto per quanto riguarda le norme restrittive nei confronti dei richiedenti asilo. Con riferimento a quest'ultimo tema, tuttavia, da più parti veniva fatto notare come il grado di chiusura - e il conseguente rischio per i profughi - che caratterizza la Bossi-Fini e la pratica attuale del governo italiano vanno ben oltre l'usuale rigidità attualmente praticata negli altri paesi europei.

    Nel convegno insomma la diplomazia aveva ceduto definitivamente il posto alla chiarezza. Chi parlava sa come è difficile rinnovare il permesso di soggiorno; sa quanto è difficile per un profugo ottenere il riconoscimento dello status e quanto è invece più facile rischiare di essere rispedito indietro; sa come è in nella pratica complicato l'accesso ai benefici delle politiche sociali previste dalle leggi sull'immigrazione; sa infine come sia diventato più agevole e frequente deportare gli immigrati oggi. Non mi è parso invece - ma sarò stato distratto - che la richiesta del voto amministrativo animasse generalmente il convegno. Più che il diritto di voto, la maggior parte degli interventi rivendicava per gli immigrati il diritto di vivere senza essere inutilmente e perennemente vessati e senza dover dare quotidianamente conto della propria meritevolezza, senza la spada di Damocle delle difficoltà di rinnovo del permesso di soggiorno (esacerbate dalla legge Bossi-Fini).

    In quella occasione - e fino all'intervento dell'on. Fini nel secondo giorno - non fu data alcuna risposta alle denunce e alle richieste. Il sottosegretario Sacconi le prese alla larga con un discorso da convegno, ritualistico, e in sostanza difese in maniera generica solo il «contratto di soggiorno», la norma della Bossi Fini - criticata finanche dalla Confindustria - secondo la quale si può entrare per lavorare solo con un determinato datore di lavoro, per cui quando il rapporto di lavoro finisce si perde anche il permesso di soggiorno. Da parte sua il ministro Pisanu, la cui presenza e le cui parole sarebbero stati importanti, era assente (come capita in casi di scarso rilievo, è stato sostituito da un prefetto). Insomma il primo giorno una risposta del governo è del tutto mancata.

    Poteva andare così, senza alcuna significativa reazione da parte governativa? Non credo. Un mio amico, a un certo punto della giornata, mi chiese ridacchiando: «Secondo te chiuderanno il Cnel?». Sapeva di ironizzare: non solo per la rilevanza istituzionale e costituzionale del Cnel, organismo di confronto delle parti sociali. Ma perché in quel convegno c'era qualcosa in più che i soli sindacati e le imprese: c'erano i rappresentanti del mondo religioso, in particolare di quello cristiano e - ciò che è ancora più importante - in maniera massiccia e decisa di quello cattolico.

    Quante divisioni ha il Papa? Davvero tante quando si parla di immigrati a giudicare dal tono e dai contenuti del discorso di mons. Nozza direttore di Charitas. Il convegno rifletteva il punto di vista di una area vasta che taglia trasversalmente orientamenti politici: un'area le cui preoccupazioni e le cui critiche non possono essere facilmente ignorate C'era la necessità di dare una risposta ai fermenti che quel convegno rifletteva e il vicepresidente del consiglio l'ha data. Non che l'on. Fini sia entrato minimamente nel merito: non poteva certo concordare con critiche così pesanti nei confronti di come vengono trattati ora gli immigrati. Entrare nel merito sarebbe stato troppo difficile e impegnativo e non era agevole trovare argomenti per controbattere alle denunce. E così - senza rinnegare la pesante pratica presente che mette gli immigrati in condizioni di grande difficoltà - viene proposto un luminoso futuro, espresso dal diritto di voto per chi onestamente risiede e lavora nel nostro paese.

    Che siano parole o impegni concreti dopo tutto non ha molta importanza. Le parole in questo caso contano enormemente giacché influenzano il clima politico e culturale. Agli immigrati è stato lanciato un messaggio di rispetto e di accettazione. E questo è importante, anche se il messaggio conteneva la velenosa distinzione tra buoni e cattivi. E' ovvio quindi che bisogna dare una valutazione positiva dell'esternazione dell'on. Fini. Che poi ci si debba contentare è tutt'altra storia. I problemi - lo ripeto - non stanno nel diritto di voto, ma nel diritto all'esistenza, al poter vivere in pace.

    Rispetto poi alle caratteristiche di questa legge poco ne sappiamo perché poco ne sa chiunque. Si sa solo che verrà presentata venerdì. Si sa anche che ne beneficeranno - secondo il responsabile di An per l'immigrazione - non solo i titolari della carta di soggiorno ma anche i titolari di semplice permesso di soggiorno purché con prolungata e continuativa residenza nel paese (si dice otto anni). Tuttavia il permesso di soggiorno agli immigrati extracomunitari - che in Italia è stato finora concesso in generale (per oltre l'80% dei casi) solo in occasione di sanatorie - può essere revocato con grande facilità e rischia sempre di scadere per i motivi più vari. Dopo di che le pratiche ufficialmente richieste per il rinnovo sono complicatissime e bisogna dare dimostrazione di essere in regola sotto tutti punti di vista e di avere un reddito continuativo. Non so se si introdurrà così il voto in base al censo per gli stranieri, ma di reddito continuativo ho sentito parlare. La legge infine sarà basata su una modifica costituzionale, che - come è noto a chi se ne intende - non è affatto necessaria. Quindi c'è il rischio di andare alle calende greche o di scomodare nuovamente la Costituzione. Staremo a vedere. Per ora si è trattato di una vittoria simbolica per gli immigrati. Non è poco.

    www.ilmanifesto.it
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  2. #2
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    Predefinito

    perchè fini?

    perchè il lodo maccanico ( o schifani ) è prossimo ad essere bocciato dalla corte costituzionale;
    perchè il processo contro il nano pelato riprenderebbe velocemente e la bocassini ha già pronta la requisitoria ( chiederà 15 anni )
    perchè, in un mese, il tribunale di milano condannerà il nano ad almeno 10 anni;
    perchè il nano condannato non sarà più in grado di restare al suo posto;
    perchè nessuno vorrà andare alle elezioni ( la destra prenderebbe meno del 40%)
    perchè il candidato più papabile a presidente del consiglio è casini;
    perchè fini amerebbe troppo togliere il titolo di vice e quindi deve rendersi presentabile ( leggi moderato) agli occhi degli europei e di ciampi, e quale modo migliore per togliersi di dosso ( o fingere di togliersi di dosso) il suo residuo odore fascista?
    ciao
    mao

  3. #3
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    Predefinito da www.gabrieleadinolfi.it

    Fini, il voto agli immigrati, AN e la borghesia
    .
    Fini e gli immigrati: ultimo atto di una farsa infinita
    E c’è persino chi s’indigna, mentre in molti più prosaicamente non capiscono il perché di un’esternazione così impopolare. “È un traditore !”
    Sostengono in parecchi, come se questo – ammesso che sia poi vero – fosse cosa di oggi. Ma per tradire un esercito bisogna aver militato nelle sue fila, per tradire un’amicizia bisogna saper essere amici, per tradire una parola bisogna averla questa parola. E a Fiuggi non è successo nulla di tutto ciò, soltanto una ratifica di quanto già era avvenuto ventitre anni prima con la fusione con i badogliani, la nascita della Destra Nazionale e l’ipotesi – abortita – di una Costituente di Destra, che altro non sarebbe stata se non un’ Alleanza Nazionale ante litteram.
    Accusare Fini di tradimento è dunque improprio. Accusarlo di ignominia o di pericolosità politica e morale è un altro canto.
    .
    La richiesta dei voti agli immigrati non è più grave delle abiure del passato, delle scelte liberiste, del delirio filo-sionista, del servilismo verso Bush, del tradimento degli alleati europei. Semplicemente è più impopolare e rischioso, dunque – almeno apparentemente – stupido.
    Già, ma Fini non corre per il suo elettorato, non corre per la memoria del MSI, neppur sotto segno DN, e neanche per Alleanza Nazionale. Non corre per il Polo e men che meno per il Paese: Fini corre per se stesso e, semmai, per pochi intimi.
    .
    E i calcoli di Fini – o dei suoi sponsores altolocati – sembrano assai chiari..
    Innanzitutto essi stanno accelerando per l’inserimento nel partito popolare europeo che sembra destinato a divenire l’unico partito cospicuo di centrodestra. In questa corsa, a causa anche delle incapacità di AN, Fini & Co si trovano a fare i conti con il prepotente rilancio dell’UCD e, probabilmente, si sono detti che – per perdere il minor peso possibile nelle future quanto ridotte spartizioni – è opportuno farsi accettare già adesso come democristiani doc.
    È questo che spiega la replica imbecille e suicida a Berlusconi con annessa condanna di Mussolini nonché le recenti boutades impopolari sull’immigrazione.
    -
    Fini, che non ha mai avuto intenzione di fare politica ma di vivere della politica, lascia che le cose siano gestite da chi veramente decide: degli immigrati, che votino o no, lui se ne frega, ma anche nell’interpretazione di questo verbo è tutt’altro che fascista.
    Egli li ha usati strumentalmente per segnalare che continua a mostrarsi a disposizione: di chiunque. Spera, con ciò, di ottenere un giorno l’incarico di Primo Ministro.
    È ambizioso e punta a questo con tutto se stesso, non ha quindi probabilmente neanche pensato alla carta di riserva – che pure è stata rafforzata dal suo ultimo chiacchiericcio pubblico – che è quella di entrare a far parte come democristiano trasformista dalle “ampie vedute” di un futuro partito che potrebbe stare al governo anche con la formula di centrosinistra.
    .
    Insomma Fini sta usando il suo ruolo e la sua visibilità per se stesso, ai danni della sua coalizione e più particolarmente del suo partito.
    Non diversamente da come fece, ad esempio, Bigliardo con la Fiamma alle scorse elezioni europee. I partiti di presunta, attribuita o sbiadita eredità neofascista altro non sono che dei taxi.
    .
    Ma cosa rende possibile quest’uso continuo e spregiudicato di un partito da parte dei suoi profittatori ?
    Lo consente una cultura dominante all’interno delle istituzioni neofasciste, una cultura borghese che è il frutto di una vera e propria selezione inversa.
    Sin dal dopoguerra, allorché gli altri potevano godere di sostegni politici, finanziari e mafiosi, i neofascisti dovettero barcamenarsi.
    La base era in gran parte popolare, proletaria e piccolo borghese.
    Non esistendo i mezzi (ma neppure la volontà quando vennero i mezzi) di far scuola di partito né di costituire strumenti economici e professionali, le forze vive furono però costrette dagli imperativi della vita a lasciare il partito e a guardarlo di lontano.
    .
    Ci furono allora, e si ripeterono di generazione in generazione, tre grandi selezioni al contrario.
    1. Gli idealisti e i più impulsivi – a differenza di quanto accadde negli altri partiti a forte connotazione ideologica – finirono in carcere o in esilio o falciati da fuoco antifascista.
    2. I popolani, i proletari, i poveri, dovettero rimboccarsi le maniche e mettere il sudore della propria fronte a disposizione delle proprie famiglie
    3. I capaci, gli inventivi, i costruttivi, impegnarono le proprie risorse in maniera imprenditoriale. Finendo, esattamente come i lavoratori manuali, a seguire il partito distrattamente e da lontano.
    .
    Per selezione inversa rimasero soltanto i parassiti, quelli che scambiavano il partito con un ente di parastato, quelli per i quali il partito altro non era se non un luogo nel quale sopravvivere economicamente e fingersi uomini veri. Solo questi ebbero l’occasione di fare carriera e la fecero.
    E la fecero nel nome, nel segno, nella mentalità della finzione, della spocchiosa immobilità borghese, nel credo dell’inutilità della vita e delle passioni. Ma anche – in fondo è la stessa cosa – dell’inutilità delle azioni, delle imprese, dei compiti laboriosi.
    .
    Nessun atto, qualche gesto, molte parole: a questo può ridursi il fil rouge di un annoso recitare quel che non si è, un recitare quel che non si è che – nel suo spietato irrealismo, nella sua totale inaderenza con le cose surrogata dalla più assoluta aderenza ai clichets che nascondono le cose – ha trascinato generazioni intere di politici neofascisti in una dimensione virtuale, astratta, non vera.
    Finti, atteggioni, sovente cialtroni.
    .
    Ora, forse, AN pagherà qualcuno degli scotti dovuti e, forse, qualcun altro potrà approfittarne. Di sicuro ne approfitterà Fini che cinico lo è veramente e che non naufragherà con la sua barca.
    .
    Per noi che nuotiamo a largo da tempo immemorabile questo non cambierà alcunché.Resta sempre da augurarsi che qualcuno apprenda la lezione, nella sua interezza.

  4. #4
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    Chi pensa sempre al marcio è perchè in fondo è marcio lui

 

 

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