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Discussione: E ora?

  1. #71
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    Predefinito Rif: E ora?

    Però i timori leghisti sembrano legati, appunto, al federalismo: non a Berlusconi. Che non pare così amato. Uno chiama e di fatto smentisce il capo, che non è Alberto da Giussano ma Umberto da Cassano: «Berlusconi è il compare di Erdogan, il popolo padano non andrà mai in piazza per difenderlo». Un altro ironizza: «Berlusconi non ha la Corte ma ha i cortigiani». E un altro ancora va giù pesante davvero: «Ma la Lega che cosa ha portato a casa in questi anni? Niente! Malpensa è finita com’è finita, mentre Catania la rifacciamo nuova con i nostri soldi per fare un favore al suo amico Scapagnini. Io preferivo il Bossi che tuonava contro il mafioso di Arcore».

    Dibattito aperto, quindi su Radio Padania. E con posizioni tutt’altro che allineate.

    Guarda un po'...
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  2. #72
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    Predefinito Rif: E ora?

    Il retroscena

    Il patto Fini-Bossi per evitare le urne

    L'ipotesi dell'intervento con procedura d'urgenza sulla riforma penale per ritardare i processi



    È accaduto poco prima che la sentenza sul Lodo Alfano provocasse il sisma, prima che d’un colpo il Quirinale, la Consulta e palazzo Chigi finissero inghiottiti nella voragine. E non è un caso se l’incontro tra Fini e Bossi a Montecitorio ha preceduto il terremoto, la loro intesa è servita per mettere in sicurezza il centrodestra, per arginare la controffensiva di Berlusconi e porre un confine invalicabile: il voto anticipato.

    Così è nato l’accordo tra il «cofondatore » del Pdl e il capo del Carroccio, al quale Fini ha garantito il proprio benestare per una candidatura leghista in Veneto alle Regionali, ricevendo in cambio un patto di consultazione permanente e la garanzia che «d’ora in poi quando si dovrà discutere lo faremo in tre». E sarà infatti dopo un incontro a tre che verrà ufficia*lizzato il patto sul governatore leghista nel Nord-est.

    Ecco la svolta, l’idea di un ponte proiettato verso il futuro, la garanzia che l’alleanza Pdl-Lega resisterà anche al cambio degli uomini e delle stagioni. L’accordo non mira a dimezzare il Cavaliere, perché è evidente che il centrodestra sia ancora oggi a forte trazione berlusconiana. Bossi l’ha sottolineato, dichiarando pubblicamente la propria fedeltà all’alleato, ma scartando le elezioni anticipate che bloccherebbero l’iter della riforma federalista: «E senza quella riforma scoppia la guerra». Siccome il Senatùr sapeva che la Consulta avrebbe bocciato lo scudo giudiziario, poco prima che accadesse ha trasformato le Regionali in un «referendum » sul presidente del Consiglio.

    Il punto è: come arriverebbe Berlusconi a quell’appuntamento? Il Cavaliere sa che — al momento — la strada delle elezioni gli è preclusa, per questo non le evoca. Ma il logoramento a cui è sottoposto rischia di schiantarlo, di non farlo arrivare in sella al «referendum» di primavera: la sentenza civile sul lodo Mondadori è un cavallo di Troia che di fatto anticipa la sentenza penale sul caso Mills, e ora che la Consulta ha bocciato il lodo Alfano, il premier è esposto anche al processo sui diritti tv, che potrebbe portare all’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi ieri non usava il condizionale nei suoi colloqui con ministri e dirigenti del Pdl: «Le sentenze contro di me sono già scritte».

    Se così fosse sarebbe difficilissimo resistere a palazzo Chigi, «già me li vedo quelli della sinistra che disertano le sedute in Parlamento, chiedendo le mia testa prima di tornare in Aula». Perciò serve un meccanismo legislativo che blocchi quei processi, che li prolunghi nel tempo. I tecnici sono già all’opera e non si esclude che alcune norme contenute nel ddl di riforma del processo penale — fermo al Senato — possano essere varate anche con procedura d’urgenza. È la prova-fedeltà che il Cavaliere chiede agli alleati, «serve maggiore unità e massima compattezza» ha detto a Bossi che ieri è andato a trovarlo alla vigilia del terremoto.

    Fini invece gli aveva parlato per telefono, intrecciando sentimenti di personale «solidarietà», a ragionamenti politici condivisi con il Senatùr nel colloquio a Montecitorio. «Andiamo avanti», aveva concluso il presidente della Camera: «E mi raccomando, Silvio. Usa toni pacati nel commentare la sentenza». Le ultime parole famose: «Evidentemente — ha commentato Fini dopo l’attacco di Berlusconi a Napolitano — ha scelto un’altra strada rispetto a quella che gli avevo consigliato » . Il «cofondatore» del Pdl può essere rimasto sorpreso, ma fino a un certo punto. Doveva ricordare cosa aveva detto il premier alla vigilia: «A sentenza politica risponderò politicamente». E dunque era scontato che il Cavaliere avrebbe innescato con fredda lucidità quello che lo stesso Fini definisce un «conflitto istituzionale ». Il fatto è che ieri, in un sol colpo, la Corte Costituzionale ha azzoppato il premier ma ha anche colpito il presidente della Repubblica, «perché lui — secondo Berlusconi — aveva promulgato la legge. E quello non è un semplice atto formale».

    Il conflitto serve al Cavaliere per chiamare alla prova di fedeltà gli alleati nel tornante più delicato della storia politica repubblicana. L’Mpa gli ha subito offerto la propria solidarietà, il repubblicano Nucara l’aveva anticipato ieri mattino in Aula alla Camera, prima della sentenza, «a nome del Pri». Ora però Berlusconi presenta il conto: è d’accordo ad «andare avanti», come gli chiedono Fini e Bossi, «ma non intendo restare a guardare mentre cercano di farmi fuori». Perciò chiede di seguirlo, in una battaglia che si preannuncia durissima. Ma che rischia di iniziare fuori tempo massimo. Berlusconi ne è consapevole: «Abbiamo perso un anno e mezzo», ha urlato ieri. Un anno e mezzo in cui ha accantonato il progetto di rifondare la giustizia, ha bloccato la legge sulle intercettazioni, e ha accettato «il compromesso» con il Quirinale. Ecco cosa significava quel «mi sento preso in giro», sibilato ai cronisti. Era Napolitano il bersaglio, ma c’era anche Gianni Letta, l’uomo delle mediazioni con il Colle, il braccio destro delle cui strategie si fidava. Così è chiaro il motivo dello scontro con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al quale nei giorni scorsi — vedendo approssimarsi la bocciatura del lodo Alfano — si sarebbe rivolto a muso duro: «Tutto mi sarei aspettato, tranne che essere deluso da te».

    E allora basta con gli infingimenti, «Napolitano avrebbe dovuto garantire». Siccome non è andata in questo modo, che guerra sia. Ieri pomeriggio nell’ inner circle berlusconiano si ipotizzava la strategia d’attacco con il varo di una leggina: nel caso in cui il Quirinale dovesse rigettarla, si tornerebbe in Parlamento per un nuovo voto, magari anticipato da una manifestazione di piazza. Erano queste le «armi radioattive» che il Guardasigilli — prodigandosi con il Lodo — sperava non si dovessero mai usare?

    Il conflitto era nell’aria, ma c’è una novità rispetto al passato, perché stavolta il Cavaliere intende sfruttare la forza del consenso per scagliarla contro il Palazzo delle istituzioni, che è fragile dopo la sentenza di ieri. Come se non bastasse, l’opposizione è debolissima e divisa, e il Pd — in questa battaglia — rischia l’Opa di Di Pietro. Resta da capire se e fino a che punto Bossi e Fini — pur di evitare le elezioni — asseconderanno il premier. Perché stavolta non si tratterà di mediare sulle candidature alle Regionali o sul programma di governo. Stavolta l’alleanza avrà un prezzo altissimo. Alla vigilia della battaglia decisiva Berlusconi ha iniziato la conta tra chi starà con lui e chi starà contro di lui. Perché lui rischia tutto.


    Francesco Verderami
    08 ottobre 2009



    Il patto Fini-Bossi per evitare le urne - Corriere della Sera
    Ultima modifica di Florian; 08-10-09 alle 11:04
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  3. #73
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    Predefinito Rif: E ora?

    Il Times: "Silvio deve dimettersi
    ha gettato vergogna sull'Italia"


    LONDRA - "Silvio Berlusconi ha gettato vergogna su se stesso e sul suo paese con le sue buffonate sessuali e i suoi tentativi di evitare i processi. Ora si deve dimettere": così il Times in un commento intitolato "Gotico italiano" a corredo dell'ampia copertura dedicata alla bocciatura del Lodo Alfano. L'articolo di cronaca titola: "I giudici danno un colpo mortale a Silvio Berlusconi". La vicenda ha grande spazio su tutti i giornali britannici.

    Dopo la sentenza della Corte Costituzionale i processi contro il premier possono riprendere, dice il giornale: "Berlusconi è ora un imputato che affronta un processo penale. Può restare al suo posto solo se il suo partito e i suoi alleati lo sostengono - argomenta il quotidiano -, ma sarebbero sciocchi a farlo. La disintegrazione della litigiosa sinistra ha convinto molti elettori che non c'è alternativa a Berlusconi, se l'Italia vuole un governo abbastanza forte da farle attraversare l'attuale, seria crisi. Berlusconi può quindi immaginare di essere ancora piuttosto popolare. E' la classica auto-illusione di un uomo che si è convinto della propria propaganda, in larga parte portata dai giornali e dalle stazioni tv che possiede. Un'altra cosa che non ha capito è l'inquietudine generata dalla sua vicinanza con Vladimir Putin e Muammar Gheddafi, e il ridicolo che si è gettato addosso con le sue buffonate sessuali. Molti italiani hanno visto le rivelazioni sulle prostitute con indulgente divertimento. Ma il danno alla reputazione del suo paese, simboleggiato dal rifiuto di Michelle Obama di accettare il suo abbraccio, ha iniziato a mostrarsi: i suoi indici di popolarità hanno iniziato a cadere".

    "Berlusconi - conclude Times - ha visto questo, così come la vicenda della corte costituzionale, come un complotto ordito dai suoi nemici politici. Non lo era. E' nato dalla seria preoccupazione sull'onestà e la capacità di giudizio di un uomo che guida il governo di un'importante democrazia occidentale. Se il processo di Milano ricomincia, Berlusconi deve, come ogni altro cittadino, apparire in aula. Lì potrà esercitare il diritto di ogni cittadino a difendersi contro le accuse. Resta innocente finchè non sarà provato colpevole. Il processo, comunque, sarà un'enorme distrazione dal suo lavoro di primo ministro. Ha tentato di vivere al di sopra della legge; ora essa lo consumerà. E' sicuramente il momento che Berlusconi smetta di mettere i suoi interessi prima di quelli del suo paese. Dovrebbe dimettersi".

    (8 ottobre 2009)

    Il Times: "Silvio deve dimettersi ha gettato vergogna sull'Italia" - Politica - Repubblica.it
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  4. #74
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    Predefinito Rif: E ora?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Anche a me. Dalla Carfagna alla Gelmini fino a Bertolaso. Purtroppo non mi piacciono i suoi leaders. Per questo vorrei che un domani si evitasse di buttare via il bambino con l'acqua sporca.

    La mia ricetta è: togliamo il Cav. e mettiamoci Casini. Tiriamo dentro l'UDC e ridimensioniamo la Lega. E' così difficile?
    Ma per pietà. Da quando Casini è stato buttato fuori, il governo è diventato efficente e di destra. Il sangue marciol'ho già fatto nel 2001-2006 con quei voltagabbana dei demociristiani dediti ad un cotninuo "sabotaggio", presa contro e conterstazione, di qualsiasi proposta del governo.

    Per di più non votando il federalismo fiscale, pure approvato da tutto il parlamento, si sono rilvelati come l'ultimo baluardo del parassitismo statalista.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  5. #75
    Iterum rudit leo
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    Predefinito Rif: E ora?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Perchè delle due l'una: o è un golpe per davvero, è il tentativo di andare contro il volere espresso democraticamente dagli italiani, e allora non rimane che scendere in piazza e fare la rivoluzione
    Per me la situazione è esattamente questa. Proprio per questo ritengo che sia del tutto inutile sostituire Berlusconi. Non perché sia, in assoluto, insostituibile, ma perché il sostituto sarebbe sottoposto allo stesso linciaggio del Cavaliere (e non è detto che avrebbe la medesima fibra per sopportarlo). Sostanzialmente concordo con il programma proposto da Giò91, con l'avvertenza che è necessario stanare la sinistra non solo dalla magistratura, ma anche da tutti i centri di potere indebitamente occupati: università, scuola, informazione, etc..., a cominciare dal Quirinale.

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La mia ricetta è: togliamo il Cav. e mettiamoci Casini. Tiriamo dentro l'UDC e ridimensioniamo la Lega. E' così difficile?
    Cos'é: il soggetto per un film dell'orrore? "A volte ritornano - parte 2"?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Uno statista non dovrebbe avere processi a suo carico.
    Il processo politico è sempre stato storicamente utilizzato dai regimi autoritari o totalitari per distruggere i dissidenti. Noi viviamo in una società che certo non può essere definita completamente democratica (anche se abbiamo il diritto di voto), visto che convive con una (parte della) magistratura che ha un carattere evidentemente eversivo, come si rileva non solo nel caso di Berlusconi, ma anche in quello dell'uccisione di Eluana Englaro.
    La mente del sapiente si dirige a destra
    e quella dello stolto a sinistra.
    (Ecclesiaste 10, 2)


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  6. #76
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    Predefinito Rif: E ora?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    ... e nemmeno innocenti, se è per questo. Io vorrei votare per politici che non abbiano procedimenti giudiziari. Chiedo troppo?

    Ogni indagato è innocente fino a prova contraria.

    Vuoi votare per politici che non abbiano provvedimenti giudiziari?
    Eri, sei e sarai sempre libero di farlo.

    Chi te lo impedisce?
    Ultima modifica di cal451; 08-10-09 alle 23:33

  7. #77
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    Predefinito Rif: E ora?

    Propongo un'altra ricetta, ancora migliore.

    Disertare il voto, guardare alla politica con occhi disinteressati e considerarsi stranieri in patria.
    SADNESS IS REBELLION

 

 
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