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  1. #21
    SENATORE di POL
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    Le pulizie sono iniziate:

    mercoledì 19 novembre 2003......

    Deputato An distribuisce video Priebke. Fini lo espelle

    Milano [Reuters] - Il deputato di Alleanza Nazionale Antonio Serena è stato espulso con provvedimento immediato dal gruppo del partito alla Camera dopo aver distribuito a tutti i colleghi di Montecitorio un video dell'ufficiale nazista Erich Priebke. Lo rende noto l'ufficio stampa del gruppo alla Camera, spiegando che il presidente del gruppo Gian Franco Anedda ha accolto la richiesta del vicepremier e presidente di An Gianfranco Fini. 'La lettera di espulsione è stata firmata e ha effetto immediato', ha detto un portavoce di An a Montecitorio . A pochi giorni dalla storica visita di Fini in Israele che si terrà la prossima settimana dopo anni di intensi rapporti diplomatici tra il leader della destra italiana e la comunità ebraica, oggi Serena ha creato imbarazzo nel partito distribuendo a tutti i deputati una videocassetta con l'autobiografia del capitano nazista condannato per l'eccidio delle fosse Ardeatine di Roma durante la seconda guerra mondiale, in cui furono uccise 335 persone. 'E' stata una iniziativa individuale di Serena, della quale non aveva informato nessuno', ha aggiunto il portavoce spiegando che vi saranno ulteriori accertamenti dopo i quali saranno valutate eventuali nuovi provvedimenti.
    "

    Shalom!!!

  2. #22
    SENATORE di POL
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    da www.ansa.it

    " ROMA - Antonio Serena
    e' stato espulso da Alleanza Nazionale. Lo ha riferito il responsabile organizzativo del partito, Donato Lamorte, il quale ha detto che la misura e' stata adottata su proposta del presidente Gianfranco Fini.


    In base allo statuto di An, il segretario provinciale o il presidente puo' deferire un iscritto al partito alla Commmissione nazionale di Garanzia, i cosiddetti Probiviri. A prendere l'iniziativa nei riguardi di Antonio Serena, ha spiegato Lamorte, e' stato in questo caso lo stesso Fini.

    Il presidente della commissione di Garanzia a sua volta, in caso di urgenza, puo' assumere un provvedimento disciplinare temporaneo (censura, sospensione, espulsione) che deve poi essere ratificata dalla Commissione riunita in plenaria; procedura prevista dall'articolo 59 dello statuto.

    Ebbene il presidente dei Probiviri, ha spiegato Lamorte che ha anche fatto vedere il provvedimento, ha deciso l'espulsione di Serena.

    ''Serena e' diventato strumento di qualcuno - ha commentato Alessandra Mussolini , anche lei in Transatlantico - pero' per fortuna e' arrivata questa mossa di Fini molto importante e molto netta, che e' anche un avvertimento a nuove ipotesi di questo tipo che possono sempre accadere''.
    19/11/2003 17:41
    " http://www.ansa.it/fdg01/20031119174...741127852.html

    Shalom!!!

  3. #23
    Ospite

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    Grandissimo Fini , finalmente in AN si è giunti al chiarimento finale, su certi temi non ci può più essere discussione, o si è da una parte o si è fuori.

  4. #24
    SENATORE di POL
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    Questo è il punto. Ormai inderogabile.

    Shalom!!!

  5. #25
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    In origine postato da Pieffebi
    Questo è il punto. Ormai inderogabile.

    Shalom!!!
    Certo!
    Basta che ad essere sbattuto fuori non sarà Fini...

  6. #26
    SENATORE di POL
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    Piacerebbe a te e ai tuoi amici (Tranne che al kompagno Ovadia, che non sa con chi te la fai).

    Shalom!!!

  7. #27
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    da www.israele.net

    " ANALISI E COMMENTI

    L'antisemitismo oggi di moda

    Da un articolo di Amnon Rubinstein
    19 novembre 2003

    La mappa della nuova ondata di antisemitismo non segue i contorni della memoria collettiva ebraica. Essa rispecchia piuttosto le linee della diffusione delle comunita' arabe ed islamiche nel mondo.
    In Svezia, ad esempio, vive una minuscola comunita' ebraica,e nel 2000 il primo ministro svedese si e' fatto promotore di una task force internazionale per gli studi sull'Olocausto. Si tratta di un paese che fino a poco tempo fa non aveva praticamente conosciuto nessuna esplosione di antisemitismo. Oggi, invece, i giornali svedesi riportano ripetuti attacchi contro gli ebrei ad opera di gruppi arabi e musulmani. Il 20 ottobre scorso il quotidiano di Stoccolma Dagens Nyheter riferiva che in Svezia, solo l'anno scorso, si sono contate 131 aggressioni contro ebrei . Il giornale riferiva anche di allievi arabi e musulmani che rifiutano gli studi sull'Olocausto sostenendo che si tratta di "propaganda sionista ". Viceversa, paesi come la Slovacchia e la Romania, storicamente non proprio famosi per "filo-semitismo", non hanno conosciuto praticamente nessuna manifestazione di ostilita' anti-ebraica negli ultimi due anni. Cosa che sembra correlata con le piccole dimensioni delle comunita' musulmane in questi due paesi.
    C'e' qualcosa di particolarmente preoccupante nella nuova ondata di antisemitismo. Fedeli di una religione che e' spiritualmente imparentata con l'ebraismo stanno divulgando una vera campagna di odio contro gli ebrei, e nessun leader arabo o musulmano dice una parola per opporsi a questa tendenza. Come ha puntualizzato Le Monde (19.10.03), l'aspetto veramente problematico delle dichiarazioni antisemite dell'allora primo ministro malese Mahathir bin Mohamad consiste nel fatto che quelle parole risultano perfettamente accettabili in tutto il mondo islamico.
    Messi insieme, si puo' pensare che tutti questi fatti scaturiscano da dissidi legati al contenzioso israelo-palestinese anziche' da sentimenti antisemiti?
    Si ripete continuamente che "non tutte le critiche a Israele sono antisemitismo". Vero. E' senz'altro possibile, e talvolta doveroso, criticare la politica israeliana. Il problema e' che la critica alle politiche dello stato di Israele non dovrebbe mai trasformarsi in aggressioni contro un'intera comunita' umana. Non risulta che tutti i russi, in ogni parte del mondo, siano stati aggrediti a causa delle distruzioni fatte a Grozny.
    Invece, il celebre scrittore portoghese e premio Nobel Jose Saramago parla degli ebrei come di coloro che sarebbero "spiritualmente accecati dalla visione di una Grande Israele", coloro che avrebbero "una fiducia mostruosa nel fatto di essere un popolo eletto, i cui atti razzisti e psicopatologici sono sempre giustificati".

    L'odio verso Israele (e verso gli ebrei) acceca anche persone che sono per ogni altro verso modelli di umanita' e tolleranza. L'ex ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, oggi ambasciatore negli Stati Uniti, Sergio Vento accuso' Israele di aver fatto andare di proposito due suoi riservisti a farsi linciare dai palestinesi a Ramallah nell'ottobre 2000 per rimediare al danno d'immagine subito con la morte del piccolo Mohammed al-Dura.
    Le critiche a Israele diventano sempre piu' paranoiche. Non c'e' molta differenza fra la "calunnia del sangue" (che accusa gli ebrei di impastare le azzime di pasqua col sangue di bambini non ebrei) e un'accusa come quella pubblicata il 18.11.2001 da Le Nouvelle Observateur, secondo cui i soldati israeliani stuprerebbero le donne arabe ai posti di blocco per far si' che cadano vittime di "omicidi d'onore" per mano dei loro stessi famigliari. Il giornale ritratto' la calunnia un mese piu' tardi (lo fecero altre testate?), ma il fatto stesso che una cosa del genere sia stata pubblicata senza alcun controllo testimonia della volonterosa disponibilita' a credere che gli israeliani siano capaci di qualunque abominio.
    L'ossessione paranoica per i "crimini" di Israele (con o senza virgolette) e' tale da far perdere qualunque senso delle proporzioni, come se la Convenzione di Ginevra non fosse stata violata, e molto piu' grossolanamente, da innumerevoli stati nel mondo.
    Si dice che da Israele ci si aspetta di piu'. Giusta aspettativa. Ma anche gli israeliani si aspettano che l'antisemitismo oggi di moda venga denunciato e contrastato con determinazione da governi e opinione pubblica .

    (Ha'aretz, 19.11.03)
    "

    Ha'aretz è il quotidiano israeliano vicino all'Opposizione di Sinistra Laburista di Perez e compagni. Le sue considerazioni sono quasi ineccepebili.

    Shalom!!!

  8. #28
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    da www.israele.net

    " Ebrei e musulmani moderati nel mirino dei terroristi

    21 novembre 2003

    Il gruppo terroristico Fronte Islamico dei Cavalieri del Grande Oriente (conosciuto anche con l'acronimo turco IBDA-C), che ha rivendicato il doppio attentato a Istanbul di giovedi' e gli attentati di sabato scorso contro le sinagoghe della stessa citta', ha diffuso un comunicato nel quale augura "un sabato di pace agli sporchi ebrei".
    Il comunicato, reso noto giovedi' sera da Channel 2 News, attribuisce agli ebrei la colpa d'aver distrutto la societa' islamica e sostiene che gli ebrei hanno avvelenato la cultura musulmana con la corruzione e la prostituzione. Il gruppo terroristico minaccia anche di uccidere il rabbino capo di Turchia Ishak Haleva e di brindare alla sua morte
    Sono almeno 27 le persone assassinate e 450 quelle ferite o mutilate giovedi' sera dai due camion bomba fatti esplodere dai terroristi presso la sede ad Istanbul della banca londinese HSBC e il Consolato britannico.
    "Al Qaeda si sta concentrando sempre piu' contro i paesi islamici piu' moderati e piu' vicini all'Occidente, che essa considera eretici - dice un alto funzionario della sicurezza turca - come ad esempio Giordania, Egitto, Marocco e soprattutto Turchia. In un suo recente discorso registrato, Osama bin Laden elencava gli attacchi contro i paesi arabi e islamici moderati subito dopo quelli da fare in Afghanistan e Iraq". Al Qaeda si concentra sempre piu' contro la Turchia perche' i fondamentalisti islamici si sentono minacciati dai regimi islamici moderati e filo-occiddentali molto piu' che da Israele (o, per dirla con le parole di bin Laden, dall'imperialismo americano-sionista).
    "Il primo ministro turco RecepTayyip Erdogan - spiega Alon Liel, ex ambasciatore d'Israele in Turchia - rappresenta una grave sfida per i fondamentalisti nel mondo islamico. Egli e' un devoto musulmano che ha posto la democrazia al di sopra della religione e che ha fatto piu' di ogni altro leader turco per portare la Turchia verso una sistema pienamente democratico. Leader come Erdogan tolgono legittimita' all'essenza stessa dell'ideologia dei fondamentalisti, che sostengono la totale incompatibilita' fra democrazia e islam".
    "La Turchia - aggiunge Shmuel Bar, ricercatore dell'Institute of Policy and Strategy presso l'Interdisciplinary Center di Herzliya - e' l'unico paese del mondo islamico che non dichiara di voler applicare la Shaaria: anche solo questo ne fa un bersaglio ideologico per i terroristi".
    Secondo Liel e Bar, la recente ondata di attentati non puo' che aumentare il divario fra paesi musulmani pro-occidentali e paesi estremisti. Finora la Turchia si era tenuta praticamente fuori dalla guerra in Iraq. "Ora pero' - dice Liel - qualunque paese si scoprisse aver aiutato i terroristi, verrebbe considerato nemico dalla Turchia". Se dovessero emergere prove di un coinvolgimento della Siria o dell'Iran, la situazione fra questi paesi e la Turchia potrebbe seriamente degenerare. In questo senso, la reazione della Turchia di fronte all'attacco terrorista potrebbe essere molto diversa da quella di un paese come l'Arabia Saudita.

    (Jerusalem Post, 20.11.03)
    "


    Shalom!!!

  9. #29
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    da www.ilnuovo.it




    " ROMA - Sul capo la kippà, sulla bocca parole di riconciliazione. Gianfranco Fini è arrivato in Terra Santa. Scortato dal presidente delle comunità ebraiche italiane Amos Luzzatto, il leader del partito che nacque dalle ceneri del Msi ha visitato il museo dell’Olocalusto, condannato le "infami" leggi razziali "tollerate" dagli italiani. E poi ha citato Perlasca come esempio di cittadino giusto e sottolineato il dovere della memoria, pescando una frase simbolo buona per gli annali: “Ricordare non per il passato ma per preparare il futuro”. E il tutto in appena poche ore, buone però per uscire dal recinto fascista. E a quanto pare per sempre. Visto che, nel pomeriggio, Fini ha fatto molto di più bollando il Ventennio "come il male assoluto" e la Repubblica di Salò come "una delle pagine vergognose" vissute dal nostro Paese.

    Nel suo primo giorno a Gerusalemme quella che Fini ha voluto regalare al codazzo di giornalisti che l'hanno pedinato fin qui è la definitiva riconciliazione con gli ebrei e il pieno riconoscimento della sua crescita democratica. Da qui il riferimento alle leggi fasciste del'38. Forte condanna ma nessuna ammenda, nessun perdono.

    "Si deve capire la ragione per la quale l'ignavia, l'indifferenza, la complicità fecero sì - ha detto anzi Fini lasciando lo YadVashem, il sacrario dedicato alle vittime della Shoah - che tantissimi italiani nel 1938 nulla facessero per reagire alle infami leggi razziali volute dal fascismo". Parole che Luzzatto, sempre al suo fianco, ha dimostrato di gradire: "E' una grossa novità che Gianfranco Fini abbia menzionato il termine fascismo, che abbia detto che le leggi razziali le ha volute il fascismo. E' la prima volta che glielo sento dire".

    D’altronde che Fini si fosse preparato con tutti i crismi all’appuntamento si è visto fin da subito. Visibilmente contrito in volto, le mani giunte, quando è stato il momento di entrare nella Hall of remembrance, il grande spazio buio dove arde la fiamma perenne in memoria dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah, il leader di An ha sistemato con cura una corona di fiori bianchi e rossi e di foglie verdi vicine al fuoco. Chi gli stava accanto l'ha sentito più volte sospirare, commuoversi, sussurrare che "angoscia", "che impressione".

    "Dobbiamo ricordare", ha insistito poi davanti ai taccuini dei cronisti il delfino di Almirante, "perché sia chiaro a tutti nel 2003, nel presente, che di fronte al razzismo e all'antisemitismo nessuno può più dire io non c'entro, non dipende da me, tocca ad altri fare qualche cosa". Un concetto racchiuso anche nella frase scritta a penna sul registro dei visitatori: "Di fronte all'orrore della Shoah simbolo perenne dell'abisso di ferocia in cui può cadere l'uomo quando disprezza Dio, si avverte fortissimo il dovere di tramandare la memoria e fare tutto ciò che è possibile per evitare che in futuro sia riservato anche a un solo essere umano ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico".

    La visita ufficiale del vicepremier è poi proseguita con l’incontro con il premier Ariel Sharon. Un’ora di faccia a faccia discutendo di pace, road map e Medio oriente. Fonti diplomatiche israeliane riferiscono che Sharon, durante il colloquio, "ha particolarmente lodato la posizione di estremo equilibrio dell'Italia, l'atteggiamento bilanciato che può contribuire all'avanzamento del processo di pace". Fini si è detto parte sua "onorato della visita e ha portato il fraterno abbraccio di Silvio Berlusconi, definendo l'amicizia dell'Italia verso Israele disinteressata e sincera". E ha confermato che il premier palestinese Abu Ala sarà presto in Italia. Condendo il tutto con altre dichiarazioni di amicizia verso Israele, "che va ricordato è l'unica democrazia in Medio Oriente", e spedendo un messaggio "a sradicare la malapianta dell'antisemitismo".

    Subito dopo c'è stato l’incontro con i rappresentanti della Comunità ebraica d’Europa e il colloquio alla Knesset, il parlamento israeliano, con il leader dell’opposizione Shimon Peres e con il presidente della Repubblica, Moshe Katsav. Insomma, altre strette di mano, altri colloqui per completare lo sdoganamento. Anche se Luzzatto ha avvertito:"Gli esami non finiscono mai per nessun personaggio pubblico, chi ha responsabilità deve guadagnarsi giorno per giorno fiducia".

    (24 NOVEMBRE 2003; ORE 88, aggiornato alle 19:00)
    "

    Shalom!!!

  10. #30
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    da www.avvenire.it

    " VIAGGIO IN ISRAELE


    «Leggi razziali e Salò
    pagine vergognose»

    Fini in visita al museo della Shoah. Occasione di omaggio e condanna per quella che «fu l'epoca del Male Assoluto». E un impegno: ricordare

    Dal Nostro Inviato A Gerusalemme Arturo Celletti

    Jean Claude quattro anni, Sebastian sette anni, Marie tre anni...
    Nomi e anni, anni e nomi. Una voce registrata, metallica li ripete all'infinito; una voce vera spiega il perché: «Essere dimenticati significa morire una seconda volta». La luce delle stelle e la luce delle lampade accese sono le uniche luci nella tenda dei bambini.
    Gianfranco Fini si muove adagio nella penombra del dolore e una musica triste accompagna l'ultima tappa del cammino allo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto. Sono secondi lunghi; è la fine di un viaggio tra gli orrori della Shoah: i fili spinati, i pigiami a righe, le svastiche, i saluti romani, le fosse comuni, i campi di sterminio. La mano di Amos Luzzatto, il capo degli ebrei italiani, si poggia sulla spalla del vicepremier, le sue labbra si muovono: «Sai, il ricordo è il segreto della libertà». Fini sembra capire. Sembra annuire. Si avvicina al libro della memoria e fa scorrere la penna nera su una pagina bianca. Per gridare il suo «mai più». Per ribellarsi «a quell'abisso di infamia in cui può precipitare l'uomo che disprezza Dio». Per ribadire il bisogno di «tramandare la memoria e fare sì che in futuro non sia riservato, anche a un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebreo».
    Sono le dieci ora di Gerusalemme. Fini, dritto in piedi sotto la pioggia, continua a scandire i suoi no. Contro i carnefici di ieri» e contro chi uccise, ma anche «contro chi poteva salvare un innocente e non lo fece». Ora non scrive, parla. Il tono è secco, duro, deciso; il suo atto d'accusa si allarga: colpisce i crimini del nazismo, si abbatte contro le responsabilità del fascismo per le leggi razziali. È una denuncia nuova, sono parole finora mai pronunciate. «Nella storia del nostro passato ci sono pagine vergognose», ripete allo Yad Vashem. Quel grido di rabbia e di dolore non è figlio dell'emozione, ma di un cammino. E quel no a «pagine buie» della nostra storia italiana rimbalza quattro ore più tardi in un'ovattata saletta del lussoso King David. Fu una pagina vergognosa anche la Repubblica di Salò? Fini esita prima di annuire: «Sì, sì, fu una pagina vergognosa». Va dritto. Contro il fascismo. Contro la stagione delle discriminazioni razziali. E lo fa con due parole che restano impresse su tutti i taccuini dei cronisti: «Quella fu l'epoca del Male Assoluto», C'è il momento dello sdegno e della condanna. E c'è anche il momento dell'Esempio. Siamo di nuovo alla mattina e di nuovo allo Yad Vashem. Fini percorre a passi lenti il vialetto ai cui lati sono piantati gli alberi dei giusti. Alberi uguali, sotto ognuno dei quali c'è una targa con un nome e una storia. Fini ne indica una. Legge il nome, si interroga: «Chi è don Arrigo Beccari?». Chi l'accompagna racconta una pagina di coraggio e di fede. «Salvò 76 giovani quel prete italiano. Sì, portò in Svizzera 76 ragazzi ebrei». È il momento più duro. Quello in cui l'uomo della destra fa i conti con la storia. Per settanta minuti il capo di An si ferma davanti alle foto in bianco e nero del museo dell'Olocausto. Per settanta minuti guarda. Pensa. Riflette.
    E ripete una parola, una sola parola: «Angoscia». Angoscia per i 5550 morti nell'agosto del '41 nel ghetto di Varsavia. Angoscia per la storia degli ebrei di Kielce: erano 25mila prima della guerra, rimasero in 200 dopo. È silenzioso Fini. Le braccia incrociate, lo sguardo di chi non riesce a darsi una risposta e continua a interrogarsi sottovoce: «Perché? Perché?». Oggi non basta la condanna. E forse non basterebbe nemmeno una richiesta di perdono che qualcuno pensava di ascoltare. Fini vuole andare oltre consapevole che - spiega citando Luzzatto - «il ricordo dello sterminio non è rivolto al passato, ma guarda al futuro in un tempo che è per tutti quello della responsabilità». Responsabilità vuole dire attualizzare un messaggio. Ricordarsi dei nostri uomini giusti. Ma vuol dire anche «capire le ragioni per le quali ignavia, indifferenza, complicità fecero sì che tantissimi italiani nel 1938 non facessero nulla per reagire alle infami leggi razziali volute dal fascismo». « Tramandare la memoria è un dovere, ma oggi servono atti concreti. Il razzismo non appartiene a un'epoca chiusa. Esiste ancora ». La camminata nel dolore è finita e Uziel sembra quasi sorridere. Fini si avvicina a quella faccia di bimbo scolpita nel marmo. «Aveva quattro anni quando è morto ad Auschwitz», dice una voce. Piove e la una musica triste accompagna ancora i passi dell'uomo della destra.
    "

    Shalom!!!

 

 
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