....insabbiata
Pubblichiamo un articolo tratto dal prossimo numero di Limes, rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, che uscirà il 7 novembre e che si intitola:
“La vittoria insabbiata”.
Israele ha bisogno di un muro divisorio per impedire che i suoi cittadini vengano uccisi dai terroristi. Durante gli ultimi tre anni ha subìto perdite equivalenti a quelle degli attentati dell’11 settembre. Ma, stranamente, non dispone di un solido sistema di difesa lungo la frontiera con la Cisgiordania. E chi si oppone alla sua costruzione sostiene di fatto il terrorismo e nega il più elementare diritto dello Stato ebraico a proteggere i suoi cittadini. […] Il progetto attuale, più circoscritto, relativo al muro interesserà solo una piccola parte della Cisgiordania e un numero limitato di palestinesi. Ma al pari di tutte le questioni riguardanti Israele e il conflitto con i palestinesi, anche questa è avvolta in un curioso alone di mistificazioni, percezioni errate e palesi menzogne […]
Ma partiamo dal principio. A quanto pare, i palestinesi vogliono un loro Stato, separato da Israele e lungo i suoi confini. Qualsiasi iniziativa che tenda a dividere i due territori è un passo in quella direzione e nei loro interessi. Ma i loro capi hanno lanciato una campagna contro il muro e in realtà anche contro l’idea di una separazione permanente proposta dall’ex primo ministro israeliano Ehud Barak.
E ciò per due ragioni. La prima è che la loro strategia principale si basa sulla vulnerabilità della popolazione israeliana di fronte al terrorismo.
La seconda è che l’obiettivo ultimo di Yasser Arafat è la conquista di Israele anziché la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Quest’ultimo, egli è convinto, può essere accettato solo se non ostacola il prolungamento della lotta per ottenere l’intero territorio.
Gran parte del mondo condivide il giudizio negativo sul muro, che viene dipinto in modo caricaturale come uno strumento di apartheid e persino di genocidio o come un tentativo di annessione di ampie zone della Cisgiordania.
Questo è l’atteggiamento di chi pretende che l’unico problema nel Medio Oriente sia costituito dal tentativo d’Israele di difendersi, ignorando gli innumerevoli attacchi compiuti grazie alla possibilità di attraversare una frontiera praticamente aperta.
Attentatori suicidi aggirano sparsi posti di controllo nascondendo esplosivi lungo il percorso senza quasi alcun rischio od ostacolo. Qualsiasi altro paese al mondo si trovasse di fronte a una situazione simile erigerebbe una barriera e nessuno gli contesterebbe questo diritto.
Dietro tutti i doppi discorsi
Le critiche a Israele riguardo al muro ignorano il fatto semplice ed evidente che il suo rifiuto, all’interno del paese, proviene dalla destra, proprio perché secondo quest’ultima esso non rappresenta l’“appropriazione” del 3 per cento della Cisgiordania ma l’abbandono del 97 di quel territorio.
Dietro tutti i doppi discorsi, c’è l’idea cinica che si possano ottenere maggiori consensi se chiunque risiede entro i confini di Israele si trova esposto a rischi uguali a quelli dei coloni che hanno scelto di vivere in mezzo ai Territori occupati.
Ma anche dal punto vista della destra, l’opposizione al muro è un grave errore. Rafforzando le difese del paese, questa barriera infatti libera forze e risorse che l’esercito potrà concentrare per proteggere chi vive al di là di essa. E riducendo le perdite israeliane, accrescerà la sua volontà politica e la sua capacità economica di affrontare il conflitto cui è stato costretto.
Sebbene il muro simboleggi la propensione di Israele a restituire, in linea di principio, la maggior parte della Cisgiordania, è chiaramente una misura temporanea contro una minaccia immediata, come dimostrano situazioni precedenti, quali ad esempio lo smantellamento di costosi sistemi difensivi – dapprima nel Sinai e poi in Cisgiordania –allorquando ciò è apparso opportuno in vista di accordi di pace o intese diplomatiche.
Il muro, inoltre, non è stato costruito zelantemente per ragioni politiche, bensì con riluttanza a scopo di autodifesa.
[…] Nessuno vorrebbe sprecare soldi per erigere una simile barriera se non esistesse un pericolo quotidiano che rende necessaria questa scelta. Se gli attentati dei palestinesi cessassero, o anche se almeno i loro capi si sforzassero davvero di prevenirli, il progetto sarebbe immediatamente abbandonato. Al di là dei contrasti politici, molti sostengono, assurdamente, che non si tratterebbe di una difesa efficace.
Ma chi non rischia la vita o non conosce bene questi problemi non dovrebbe essere ascoltato. Non stiamo parlando di un recinto di filo spinato […] ma di una solida costruzione, lungo la linea difensiva strategicamente più importante, dotata dei più moderni sensori e dispositivi elettronici di sorveglianza, che non permetterà più infiltrazioni nottetempo. Se terroristi o agenti in avanscoperta si avvicinano, i soldati di vedetta possono subito accorrere; e se qualcuno riesce a passare, scatterà un allarme e inizierà l’inseguimento. Questo sistema si è rivelato efficace lungo il perimetro della Striscia di Gaza e la frontiera col Libano. Si avvale di una tecnologia che altri paesi, come l’India, sono pronti a importare per difendere i confini.
Il numero di attentati terroristici a buon fine all’interno di Israele […] si ridurrà a zero? Probabilmente no. Ma significa “
semplicemente” che la stragrande maggioranza sarà sventata evitando centinaia di morti e migliaia di feriti.
Nonostante le lagnanze dei dirigenti palestinesi, sarà una cosa buona anche per il loro popolo. Quanto più ridotto è il numero di attentati in Israele, tanto minore è la necessità di azioni difensive e di rappresaglia. Meno vittime israeliane significherà pertanto meno perdite anche per i palestinesi. Non solo, ma dimostrando che la strategia terroristica di Arafat ha fallito, ciò potrebbe incoraggiare questi ultimi a porre fine alla guerra in corso e a impegnarsi in seri negoziati di pace. […]
Barry Rubin
(traduzione di Mario Baccianini)
la vecchia cara ricca liberale cristiana Europa che si fa proteggere dall'odiata America ( mostrandosi ritrosa come una puttanella maliziosa) e non accetta che Israele protegga il suo popolo.
saluti




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