Pagina 11 di 12 PrimaPrima ... 101112 UltimaUltima
Risultati da 101 a 110 di 111
  1. #101
    Insorgente
    Data Registrazione
    25 Jul 2002
    Località
    Da ogni luogo e da nessuno
    Messaggi
    2,654
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Claude


    3) Più in generale, il comunismo è un'ideologia che presuppone una convergenza di interessi ed azioni da parte di tutti gli individui di una data società. Questo contrasta con ciò che viene usualmente chiamato il "fatto del pluralismo", cioè che gli individui di una società naturalmente tendono a dividersi e frazionarsi per interessi, valori, scopi etici comportamenti e stili di vita.
    Alle prime due ti ha risposto Simone.

    A parte che dire che "il comunismo è un idelogia" è una bestemmia, di questo interessante punto di discussione su individualità e comunismo, ne abbiamo discusso già, e su questo punto continuto a sostenere che la libertà più radicale espressa da Marx è la libertà di essere plurali, differenti, singolari. Più che a un popolo coeso, l''individuo sociale' di cui parlava Marx fa pensare a una un insieme diversificato.

    Al contrario di quello che dici tu, il comunismo potrebbe venir inteso come una teoria matura e realistica della libertà individuale, giacché suo scopo peculiare (sempre stando a Marx) è emancipare la vita del singolo da ogni sorta di astrazioni impersonali (la merce, la religione, certo, ma anche lo Stato), valorizzando ciò che in essa vi è di unico e di irripetibile.

    In questo modo bisognerebbe fare una distinzione fondamentale fra individualismo e individualità e secondo me non si può parlare genericamente di "interessi o valori" come fai tu.

    L'individualismo è fare ciò che meglio ci aggrada senza pensare alle conseguenze che quello che si fa ha su gli altri.
    Al contrario l'individualità è la capacità di ognuno di noi di differenziarsi dagli altri per specifiche caratteristiche.

    La società capitalista esalta l'individualismo ma reprime l'individualità, ed è questa la vera società massificante che omologa al pensiero unico ogni campo della vita umana: dalla moda, alle piccole abitudini quotidiane, al modo di vestirsi, mangiare, vivere.

    La determinazione storica ed il mezzo di questa omologazione è il denaro. Nella società capitalistica esso diventa "il vero spirito di tutte le cose", perché da mezzo (per vivere, per mediare bisogno e suo soddisfacimento) diviene fine, valore, espropriando e pervertendo il valore reale delle cose. Per cui una persona non è più giudicata o valorizzata per quello che è er per la sua differente individualità ma per quello che ha.

    È l'illusione di colmare il limite derivante dall'individualità, attraverso il possesso e la logica dell'avere, invece di abbandonarsi all'essere, alla relazione con gli altri uomini che solo può far sperimentare la pienezza del proprio essere totale e le proprie differenze.

    Scrive Marx nei Manoscritti :

    "Ciò ch'è mio mediante il denaro, ciò che io posso, cioè può il denaro, ciò sono io... Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore: le sue proprietà e forze essenziali. Ciò ch'io sono e posso non è, dunque, affatto determinato dalla mia individualità.

    Io sono brutto, ma posso comprarmi le più belle donne. Dunque non sono brutto, ché l'effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal denaro... Io sono un uomo malvagio, infame, senza coscienza, senza ingegno, ma il denaro è onorato, dunque lo è anche il suo possessore... Il denaro è il più grande dei beni, dunque il suo possessore è buono... Io sono senza spirito, ma il denaro è lo spirito reale di ogni cosa... Io, che mediante il denaro posso tutto ciò che un cuore umano desidera, non posso io tutti i poteri umani?".


    In un mondo veramente umano, cioè un mondo comunista, l'uomo è invece considerato come uomo e il suo rapporto con il mondo come rapporto umano, per cui si può scambiare amore solo contro amore, fiducia solo contro fiducia, ecc. Se si vuole godere dell'arte, bisogna essere un uomo colto in fatto di arte; se si vuole esercitare un'influenza su altri uomini, bisogna essere un uomo attivo realmente stimolante. Solo lo spirito può "comprare" lo spirito, non si può barattare l'avere con l'essere.

    In questo senso il comunismo non vuole "tutti uguali" o reprimere le individualità. Al contrario vuole eliminare quel fattore (la differenza di classe) che invece impedisce agli uomini di esprimersi come sono realmente.

    In poche parole vuole costruire una società dove tutti gli uomini abbiano la stessa ed eguale capacità per sviluppare le loro individualità, cioè le loro differenze.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  2. #102
    Claude
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da Paddy Garcia
    Alle prime due ti ha risposto Simone.

    A parte che dire che "il comunismo è un idelogia" è una bestemmia, di questo interessante punto di discussione su individualità e comunismo, ne abbiamo discusso già, e su questo punto continuto a sostenere che la libertà più radicale espressa da Marx è la libertà di essere plurali, differenti, singolari. Più che a un popolo coeso, l''individuo sociale' di cui parlava Marx fa pensare a una un insieme diversificato.

    Al contrario di quello che dici tu, il comunismo potrebbe venir inteso come una teoria matura e realistica della libertà individuale, giacché suo scopo peculiare (sempre stando a Marx) è emancipare la vita del singolo da ogni sorta di astrazioni impersonali (la merce, la religione, certo, ma anche lo Stato), valorizzando ciò che in essa vi è di unico e di irripetibile.

    In questo modo bisognerebbe fare una distinzione fondamentale fra individualismo e individualità e secondo me non si può parlare genericamente di "interessi o valori" come fai tu.

    L'individualismo è fare ciò che meglio ci aggrada senza pensare alle conseguenze che quello che si fa ha su gli altri.
    Al contrario l'individualità è la capacità di ognuno di noi di differenziarsi dagli altri per specifiche caratteristiche.

    La società capitalista esalta l'individualismo ma reprime l'individualità, ed è questa la vera società massificante che omologa al pensiero unico ogni campo della vita umana: dalla moda, alle piccole abitudini quotidiane, al modo di vestirsi, mangiare, vivere.

    La determinazione storica ed il mezzo di questa omologazione è il denaro. Nella società capitalistica esso diventa "il vero spirito di tutte le cose", perché da mezzo (per vivere, per mediare bisogno e suo soddisfacimento) diviene fine, valore, espropriando e pervertendo il valore reale delle cose. Per cui una persona non è più giudicata o valorizzata per quello che è er per la sua differente individualità ma per quello che ha.

    È l'illusione di colmare il limite derivante dall'individualità, attraverso il possesso e la logica dell'avere, invece di abbandonarsi all'essere, alla relazione con gli altri uomini che solo può far sperimentare la pienezza del proprio essere totale e le proprie differenze.

    Scrive Marx nei Manoscritti :

    "Ciò ch'è mio mediante il denaro, ciò che io posso, cioè può il denaro, ciò sono io... Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore: le sue proprietà e forze essenziali. Ciò ch'io sono e posso non è, dunque, affatto determinato dalla mia individualità.

    Io sono brutto, ma posso comprarmi le più belle donne. Dunque non sono brutto, ché l'effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal denaro... Io sono un uomo malvagio, infame, senza coscienza, senza ingegno, ma il denaro è onorato, dunque lo è anche il suo possessore... Il denaro è il più grande dei beni, dunque il suo possessore è buono... Io sono senza spirito, ma il denaro è lo spirito reale di ogni cosa... Io, che mediante il denaro posso tutto ciò che un cuore umano desidera, non posso io tutti i poteri umani?".


    In un mondo veramente umano, cioè un mondo comunista, l'uomo è invece considerato come uomo e il suo rapporto con il mondo come rapporto umano, per cui si può scambiare amore solo contro amore, fiducia solo contro fiducia, ecc. Se si vuole godere dell'arte, bisogna essere un uomo colto in fatto di arte; se si vuole esercitare un'influenza su altri uomini, bisogna essere un uomo attivo realmente stimolante. Solo lo spirito può "comprare" lo spirito, non si può barattare l'avere con l'essere.

    In questo senso il comunismo non vuole "tutti uguali" o reprimere le individualità. Al contrario vuole eliminare quel fattore (la differenza di classe) che invece impedisce agli uomini di esprimersi come sono realmente.

    In poche parole vuole costruire una società dove tutti gli uomini abbiano la stessa ed eguale capacità per sviluppare le loro individualità, cioè le loro differenze.

    P.G.
    Credo che l'errore fondamentale del comunismo stia proprio nel pensare che merci, religione, Stato ecc. siano delle "astrazioni impersonali" e non piutosto ciò che contraddistingue (fatte le debite proporzioni, ovviamente) l'individualità che esso stesso stesso vuol promuovere.



    Inoltre, che esista un "valore reale" delle cose è opinabile. Nel senso che è vero che siamo capaci di ordinare priorità, di fare delle distinzioni, di valutare, per l'appunto, mma è difficile pensare che tale valutazione possa avere univocità, possa essere determinabile una volta per tutte, possa essere scritta nello spirito dell'uomo, e non invece derivare dagli scambi, dagli scontri tra gruppi e singoli individui.

    Del resto a me non fa meno male vedere che un perfetto imbecille si "appropria" della ragazza a cui tenevo tanto solo per il fatto di essere bello.

  3. #103
    Insorgente
    Data Registrazione
    25 Jul 2002
    Località
    Da ogni luogo e da nessuno
    Messaggi
    2,654
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Claude
    Credo che l'errore fondamentale del comunismo stia proprio nel pensare che merci, religione, Stato ecc. siano delle "astrazioni impersonali" e non piutosto ciò che contraddistingue (fatte le debite proporzioni, ovviamente) l'individualità che esso stesso stesso vuol promuovere.
    Ok di questo possiamo discutere. Però non si può negare che le impersonalità sopraelencate siano decisamente "determinazioni" storiche dell'uomo, non naturali, e difatti oggi notiamo che piano piano ce ne stiamo liberando.

    Inoltre, che esista un "valore reale" delle cose è opinabile. Nel senso che è vero che siamo capaci di ordinare priorità, di fare delle distinzioni, di valutare, per l'appunto, mma è difficile pensare che tale valutazione possa avere univocità, possa essere determinabile una volta per tutte, possa essere scritta nello spirito dell'uomo, e non invece derivare dagli scambi, dagli scontri tra gruppi e singoli individui.
    A non tutte le cose viene dato lo stesso valore e certi fattori tendono a alterare decisamente ciò che secondo me di naturale ci deve essere nei rapporti fra gli individui. Che ne so vai in biblioteca vedi un libro di Enrico Papi vicino a quello di Kafka. E' chiaro che Enrico Papi non è uno scrittore come lo è Kafka ma ha le possibilità di pubblicarsi e vedersi accanto a tali geni della letteratura. Oppure ancora, quanti imbianchini sarebbero diventati dei grandi pittori se solo avessero avuto la possibilità di comprarsi una tela e dei colori ed iniziare a dipingere? Come vedi l'individualità dell'uomo non ha le stesse capacità di esprimersi allo stesso livello per tutti, e il "valore" degli uomini e delle loro caratteristiche non è piu' reale, ma è un'altra cosa!

    Del resto a me non fa meno male vedere che un perfetto imbecille si "appropria" della ragazza a cui tenevo tanto solo per il fatto di essere bello.
    Magari la sua bellezza è solo l'immagine che si vuole dare al bello, non è bello *per lei*, forse rappresenta una bellezza *impersonale* dettata dai canoni della società consumistica ect! Comunque devi ammettere che peggio sarebbe un imbecille, pure butto, ma che ha la porsche

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  4. #104
    Claude
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da simone73
    1) questo è il comunismo in uno stato, cioè quello fatto in URSS e che questa sia una delle ragioni del fallimento non ci sono dubbi. infatti l'internazionalismo non può prescindere se si guarda al comunismo come prospettiva di società.

    2) Potresti essere più chiaro? Io penso che una scala di bisogni si può determinare sulla necessità e non per forza sulla legge domanda-afferta

    3) Acuta affermazione. Ciò contrasta piuttosto con l'idea di democrazia borghese, infatti si sperimentano forme di democrazia partecipata che non vede coinvolta l'intera popolazione, ma quei soggetti che spontaneamente si sentono di partecipare ala vita pubblica. Ovviamente per discutere di questo argomento non si può che cadere nella speculazione fine a se stessa, ossia discutere dei concetti di "Potere" e di "Egemonia". Penso che i neo-marxisti, o post-comunisti, si stiano ponendo questi problemi e cerchiamo sperimentando ogni giorno di srivere un modello possibile.

    Saluti
    Simone
    Su certi bisogni possiamo essere d'accordo (bere, mangiare, stare in salute ecc.), ma quando si va oltre questo?

    Come determinare cosa è giusto e utile che ognuno abbia rispetto qualcun altro, se non c'è la libertà di produrre, nei modi e nei termini che si preferisce, e dunque di disporre di certi beni e merci in maniera esclusiva ed autonoma( proprietà privata dei mezzi di prod.) (con il rispetto di certe regole fondamentali a salvaguardia della dignità del lavoratore, ovviamente)?

    Mi ricordo di quella volta che assistetti ad una conferenza di un'organizzazione di estrema sinistra in cui si criticava la smania dei telefonini. Come non dar loro ragione. Questa mania degli sms, dei mms e compagnia cantante mi ha sempre infastidito.
    Ma, mi domando, quanto costerebbe, in termini di libertà concreta di poter compiere scelte quotidiane, magari banali, se si regolamentasse, ( peraltro dopo estenuanti votazioni collettive, possibilmente alla ricerca dell'unanimità) l'uso dei cellulari? E come persino si potrebbe decidere che i cellulari sono utili, così, aprioristicamente, senza che la loro utilità si possa estrinsecare nel loro libero uso quotidiano?

    D'altronde i comunisti hanno sempre criticato il fatto che il capitale, sempre alla ricerca di consumatori-clienti-lavoratori da sfruttare, induca in essi dei bisogni che prima non esistevano. Ma credo che questo modo di vedere le cose fraintenda, almeno in parte, i meccanismi grazie ai quali i bisogni stessi si generano:
    Contingenze diverse creano bisogni diversi, e d'alltro lato, prospettive diverse sulle medesime contingenze creano allo stesso modo bisogni diversi. In realtà certi bisogni non vengono creati, ma semplicemente slatentizzati dall'offerta. Un caso è quello degli asili nido: E' stato provato da studi che l'offerta di asili nido e servizi per l'infanzia ne generi la domanda

  5. #105
    Emiliano
    Ospite

    Predefinito

    il comunismo è antitetico alla natura umana in qualsiasi forma. Se nega la libertà lo è perchè nega un diritto inviolabile dell'uomo, e questo lo ha fatto il nazifascismo come lo stalinismo. Se la libertà non la nega, resta comunque un'utopia, nessun uomo per sua natura accetterebbe di dividere cio che ha con gli altri uomini, sarebbe la resa indviduale. Chi ha detto che le società umane prima dell'avvento dell'industrializzazione erano società mutue e solidali? ci siete stati le avete vissute? quando Hengels dice che le società preistoriche erano abbozzi di comunismo, dice minchiate. L'uomo ha sempr agito secondo i propri interessi, e quando cacciava, prima cacciava per sè e poi per la famiglia. Certo oggi che i cervelli umani sono sviluppati si potrebbe parlare di comunismo, ma resta semrpe una cosa fuori dall'immaginario umano. Se poi prendiamo parola per parola ciò che dice Marx, dovremmo accomunarci lavoro, case, famiglie e donne...che merda di società diverrebbe=?

  6. #106
    Ribelle
    Data Registrazione
    14 Oct 2003
    Località
    palermo
    Messaggi
    24
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Claude
    Su certi bisogni possiamo essere d'accordo (bere, mangiare, stare in salute ecc.), ma quando si va oltre questo?

    Come determinare cosa è giusto e utile che ognuno abbia rispetto qualcun altro, se non c'è la libertà di produrre, nei modi e nei termini che si preferisce, e dunque di disporre di certi beni e merci in maniera esclusiva ed autonoma( proprietà privata dei mezzi di prod.) (con il rispetto di certe regole fondamentali a salvaguardia della dignità del lavoratore, ovviamente)?]


    Il problema del libero mercato è che tra i beni e le merci che tu elenchi ci sta anche l'uomo. Possiamo intendere la produzione capitalista in due modi: l'ingerenza nella parte tecnica del processo produttivo e la determinazione del volume della produzione stessa. Già nella prima affermazione scoppia immediatamente il conflitto tra capitale e lavoro, infatti il capitalista ha necessità di un progresso delle tecniche di produzione per aumentare capitale, mentre ogni trasformazione tecnica contrasta con gli interessi del lavoratore direttamente toccato e peggiora la sua situazione immediata deprezzando la forza di lavoro e rendendo il lavoro stesso più intensivo, monotono, penoso. Ben lungi dall'essere luddista, con questo esempio voglio affermare il concetto che solo e soltanto una in una catena produttiva collettiva il progresso tecnologico coincide con quello umano e con il miglioramento della qualità della vita dell'operaio. Questo è innegabile! Oggi però non vi è solo una conflitto tra capitale e lavoro, il capitalismo odierno crea conflitti con la natura stessa delle cose, lo testimoniano i danni irreversibili che subisce il sistema terra in nome del profitto, ad esempio si preferisce tutelare le sette sorelle ed accaparrarsi materie prime finite per la produzione energetica, piuttosto utilizzare fonti energetiche alternative (idrogeno, acqua, sole, ecc..) rispettando l'uomo e l'ambiente. Il limite più grosso della proprietà privata dei mezzi di produzione è la finitezza della vita umana, il capitalista singolo individuo pensa alla finitezza della propria vita e non ha remore nel distruggere il futuro in nome del profitto. Cosa diversa se pensiamo ad un industria i cui proprietari sono gli uomini e le donne che vi lavorano, essi hanno un interesse collettivo quondi non vi può essere nella produzione di richezza nessuno sfruttamento di se stessi o compromissione del futuro della collettività. Infine ritengo che una società comunista, ma non uno stato terzo marxista-leninista la cui produzione è nazionalizzata, sia in grado di offrire soddisfacimento ai bisogni ed alle necessità "primarie" e "secondarie" di se stessa, telefonini compresi


    D'altronde i comunisti hanno sempre criticato il fatto che il capitale, sempre alla ricerca di consumatori-clienti-lavoratori da sfruttare, induca in essi dei bisogni che prima non esistevano. Ma credo che questo modo di vedere le cose fraintenda, almeno in parte, i meccanismi grazie ai quali i bisogni stessi si generano:
    Contingenze diverse creano bisogni diversi, e d'alltro lato, prospettive diverse sulle medesime contingenze creano allo stesso modo bisogni diversi. In realtà certi bisogni non vengono creati, ma semplicemente slatentizzati dall'offerta. Un caso è quello degli asili nido: E' stato provato da studi che l'offerta di asili nido e servizi per l'infanzia ne generi la domanda
    L'asilo nido è un esempio infelice perchè è oggettivamente utile, il capitalismo lo crea per fare profitto è questo è mortificante, ma sul caso specifico Vygotskij e la scuola psicopedagocica sovietica degli anni trenta aveva speimentato strumenti di assistenza ed educazione all'infanzia, che l'occidente scoprì solo negli anni 60-70, proprio perchè non si face un offerta tesa al profitto, ma una risposta in base ad una necessità. Ma ovviamente Vygotskij fu uno dei purgati di stalin!
    Cmq per intenderci Rifondazione Comunista non è un partito marxista-leninista ed i nostri propositi sono quelli di rifondare il pensiero comunista, senza perdere l'immenso patrimonio teorico da marx ai giorni nostri, si cerca utilizzando il metodo dialettico di scrivere e vivere una società antropocentrica, non vi può essere comunismo senza umanesimo.

    Saluti
    Simone
    Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. - A. Gramsci

  7. #107
    Ribelle
    Data Registrazione
    14 Oct 2003
    Località
    palermo
    Messaggi
    24
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    il comunismo è antitetico alla natura umana in qualsiasi forma.


    Dimostra l'antiteticità del pensiero marxista alla natura umana e poi ne parliamo......senza parlare dell'unione sovietica


    nessun uomo per sua natura accetterebbe di dividere cio che ha con gli altri uomini, sarebbe la resa indviduale.


    Ma cosa si dovrebbe dividere????? Sentito mai parlare di conflitto capitale lavoro, collettivizzazione dei mezzi di produzione, ecc....

    Chi ha detto che le società umane prima dell'avvento dell'industrializzazione erano società mutue e solidali? ci siete stati le avete vissute? quando Hengels dice che le società preistoriche erano abbozzi di comunismo, dice minchiate.


    Intanto Engels si scrive senza H. Il comunismo è una dottrina che vede la storia in divenire materiale, sulla natura umana si può speculare, anche se rimangono due le visioni più interessanti quella di Hobbes e quella di Rousseau. Cmq studia antropologia. Perchè hai detto una cazzata, in antropologia esistono esempi di società diciamo comunitaria ed esempi di altre civiltà, diciamo individualiste.


    L'uomo ha sempr agito secondo i propri interessi, e quando cacciava, prima cacciava per sè e poi per la famiglia.


    In effetti anche Berlusconi segue questo principio.

    Se poi prendiamo parola per parola ciò che dice Marx, dovremmo accomunarci lavoro, case, famiglie e donne...che merda di società diverrebbe=?


    eheheheheheheh DIO SANTO MA ESISTE ANCORA GENTE COSI' ...... cresci pischelletto
    Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. - A. Gramsci

  8. #108
    Emiliano
    Ospite

    Predefinito

    andate a leurà va...

    siete voi che non avete compreso una mazza...

    marx voglio ricordarvi che era un CAPO fabbrica e anche il suo amico enghels quindi la coerenza.. ma

  9. #109
    Insorgente
    Data Registrazione
    25 Jul 2002
    Località
    Da ogni luogo e da nessuno
    Messaggi
    2,654
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dall'unità on-line

    Manifesto di Prodi/2. Bertinotti: un progetto bipolarista
    di Simone Collini

    ROMA - Due cose non convincono Fausto Bertinotti dello scenario che si è aperto con la proposta della lista unitaria per le europee e l’arrivo del manifesto programmatico di Romano Prodi: «l’idea di una spinta ulteriore, in Italia e in Europa, verso un sistema bipolare» e «la logica dei due tempi nella costruzione del programma, che prevede cioè prima la discussione tra le forze riformiste e poi la definizione di un programma di tutte le opposizioni». Perché per il segretario di Rifondazione comunista, «l’esigenza primaria, oggi, è quella di favorire una convergenza di tutte le forze di opposizione».

    Onorevole Bertinotti, come giudica il “contributo” di Prodi per le europee?

    «È l’attualizzazione di quanto sostenuto da Prodi in questi mesi ed è del tutto legittima, anche se una parte dell’Ulivo ha già detto che non ci sta a far parte del progetto. Quello che non mi convince è l’involucro politico dentro cui Prodi contiene la sua proposta, perché si tratta di una spinta ulteriore verso il bipolarismo, in Italia e in Europa. Il bipolarismo costituisce un forte impoverimento della democrazia e del pluralismo. Riduce la contesa politica dentro un regime di alternanza tra due schieramenti che rischiano di schiacciarsi al centro, come accade nei paesi anglosassoni. In tutta l’Europa continentale, invece, i processi vanno in direzione del tutto diversa, di piena valorizzazione del pluralismo. Inoltre sta prendendo corpo una sinistra radicale o alternativa, come la si voglia chiamare, che pur attraverso forze politiche diverse, esprime una realtà che la nascita dei movimenti ha in qualche modo sottolineato».

    Questo per quanto riguarda il contenitore. E per il contenuto?
    Come giudica il manifesto programmatico di Prodi?

    «Premesso che non l’ho letto tutto, bisogna innanzitutto capire se è un contributo per il programma dell’Ulivo o per quello delle opposizioni, perché naturalmente sono due cose molto diverse tra di loro. Se il punto di riferimento è il programma dell’Ulivo, non ho che un titolo di commentatore esterno per parlarne, seppure interessato come possibile contraente di un’alleanza per battere Berlusconi. Se invece il presidente della Commissione intende parlare in vista di un programma delle opposizioni - come oggi secondo me sarebbe esigenza primaria in Italia - di come costruire una convergenza di tutte le forze di opposizione, allora in questa discussione devono essere attratte tutte le forze dell’opposizione».

    Programma dell’Ulivo e programma delle opposizioni: secondo lei le due cose possono essere consequenziali o devono procedere parallelamente?

    «È sbagliata la logica dei due tempi, cioè prima il tempo della discussione tra le forze che sono riformiste (usiamo questa accezione) per poi costruire il programma di tutta l’opposizione. Non può esserci un prima e un dopo. Questo modo di procedere può essere persino pericoloso, perché rischia di irrigidire tutte le posizioni e di far arrivare, invece che a una convergenza, a una contrattazione».

    Rifondazione comunista è pronta a dare il suo contributo per la definizione di questo programma?

    «Lo stiamo facendo già, il quesito non si pone. Abbiamo costruito dei gruppi di lavoro di tutte le opposizioni sulla questione del lavoro, dell’ambiente, della democrazia e delle riforme costituzionali. Ovviamente siamo ai preliminari, ma il lavoro è cominciato. È precisamente questo l’orizzonte che è richiesto. Anzi, chiederei a Prodi se pensa che questo lavoro di definizione di una convergenza di tutte le opposizioni costituisca oggi il primo punto dell’agenda politica oppure no. Io penso di sì. Il che non vuol dire che forze tra loro omogenee non si possano impegnare in un percorso anche autonomo».

    Un dialogo tra Ulivo e Rifondazione è possibile anche sul progetto per l’Europa di Prodi?

    «Il dialogo, in ogni caso, è possibile e necessario non per ciò che è scritto in una proposta, ma perché abbiamo il compito di battere Berlusconi. C’è il problema di costruire un’alternativa a questo governo, che rischia di produrre dei danni irreversibili al Paese. Di fronte al declino e alla crisi sociale, ci siamo posti il problema di partecipare alla caduta del governo Berlusconi e quindi di contribuire a dare maggiore efficacia e radicalità alla lotta delle opposizioni - che già erano impegnate insieme sul terreno della Gasparri, contro il condono edilizio, sulla vicenda delle pensioni - lavorando insieme alla costruzione di un’alternativa di governo».

    C’è già chi parla di lei come possibile ministro del futuro governo di centrosinistra...

    «Personalmente la cosa non mi riguarda. Secondariamente trovo la discussione grottesca, perché parlare della composizione del governo è un elemento davvero fuorviante».

    Cossutta dice che lei ha tutto il diritto di diventare ministro, basta che mantenga fino in fondo l’impegno preso con l’Ulivo.

    «Non ho nessuna ragione per rispondere a Cossutta».
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  10. #110
    Insorgente
    Data Registrazione
    25 Jul 2002
    Località
    Da ogni luogo e da nessuno
    Messaggi
    2,654
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dal Corriere delle sera

    «Su questi industriali
    indaghi il Parlamento»

    L'intervista tratta dal Corriere della sera all'interno di un'inchiesta sul capitalismo italiano


    Fausto Bertinotti sembrava voler cambiar pelle. L'elogio della non violenza, la critica a ogni forma di potere, il convegno sulle foibe. Ma ora, come una scintilla di marxismo ortodosso che covava sotto la cenere, arriva questa proposta di una commissione d'inchiesta sul capitalismo. Un'idea che fa venire in mente un tribunale bolscevico. Il segretario di Rifondazione comunista vuole processare gli industriali che sfruttano e affamano i lavoratori? «Va intanto chiarito che tutta la nostra azione tende a dare attualità al termine comunismo. Vogliamo rimettere al centro della politica il tema classico della trasformazione della società capitalista. E per far questo dobbiamo liberarci dalla palla di piombo che abbiamo al piede. Dobbiamo fare, dolorosamente, i conti con la nostra storia di comunisti, non per chiudere, ma per discernere ciò che è vivo da ciò che è morto e dotarci del bagaglio per una nuova sfida».

    Continua a pensare realizzabile il comunismo e ineluttabile il crollo del capitalismo?

    Credo che il comunismo sia una possibilità. Non credo nel determinismo della sua realizzazione. E' una possibilità, ma anche una necessità. Per dirla con il movimento dei movimenti, che sta diventando la levatrice di un nuovo conflitto di classe, un altro mondo è possibile. Questo capitalismo ha smarrito la sua spinta propulsiva. E' solo apparentemente portatore di una modernizzazione, mentre in realtà produce crisi e instabilità, sulle quali si edificano la guerra e il terrorismo.


    E lei vuole una commissione parlamentare per dimostrare questo?

    Certamente no. Il discorso che sto facendo ha una dimensione mondiale, con un processo lungo e aperto che non ha nulla a che vedere con la presa del Palazzo d'Inverno.


    Niente tribunale bolscevico, quindi. Ma allora che cosa deve fare la commissione?

    Studiare la crisi del capitalismo italiano. Non possiamo continuare a galleggiare su un transatlantico che va a fondo.


    Chi dovrebbe essere interessato a una proposta del genere?

    C'è una larga parte della cultura borghese che pensa che l'Italia, e l'Europa, rischia una marginalizzazione. Io mi tengo l'idea che questo capitalismo non è riformabile, ma chi ritiene che lo sia dovrebbe essere interessato a questa sfida.


    Ma lei mette sotto accusa il sistema o le persone? Il capitalismo o i capitalisti?

    Nel modo di produzione capitalistico possono esserci molte e diverse costruzioni sociali, politiche ed economiche. Il capitalismo keynesiano è diverso da quello liberista. Quello europeo del Dopoguerra è diverso da quello americano ed entrambi sono diversi da quello giapponese.


    Ha nostalgia per il capitalismo della ricostruzione e del boom economico?

    No, perché so di quante lacrime e sangue sono state inondate le lotte degli operai, dei braccianti, delle classi subalterne. Ma nessuno può negare che ci siano stati momenti alti dal punto di vista della progettualità. Bisogna mettere l'accento sulla capacità di guadagnare nuove frontiere. Nel dibattito interno al Pci era sbagliata l'idea di Giorgio Amendola che quello italiano fosse un capitalismo straccione. Il capitalismo degli Anni '60, quello della produzione di serie per il consumismo di massa, era criticabile sul terreno del modello sociale, ma aveva una capacità di produrre crescita e sviluppo.


    E quello attuale?

    Produce solo instabilità. E l'Italia ha una sua connotazione particolarmente negativa. E' un Paese in declino, come e più dell'Europa. Dov'è la ricerca strategica? Dov'è la capacità di innovazione? Dov'è un progetto di sviluppo e di politica industriale? Sono domande interne allo sviluppo capitalistico. Non chiedo un'inchiesta sui mali del capitalismo nel mondo, sarebbe grottesco. Sto chiedendo di indagare sullo stato economico del nostro Paese.


    Ma qual è la rottura tra vecchio e nuovo capitalismo?

    Sono molti i punti di rottura, come ammettono anche molti osservatori di parte borghese. Ci sono i casi patologici, tipo Enron, Cirio o Parmalat. E c'è l'assenza di un efficace sistema di controlli. Ma il fatto è che questo processo finanziario che ha accompagnato la globalizzazione ha determinato l'attesa di guadagni giganteschi realizzabili instantaneamente. Lo stesso processo produttivo è diventato servile di un tale fenomeno. Ma quando la rendita prende il sopravvento si determinano crepe nelle quali si può precipitare.


    Dal paradiso fiscale all'inferno della bancarotta…
    Certo. E all'effetto di instabilità contribuiscono le stock option, le azioni riservate ai manager, pagati iperbolicamente proprio perché a rischio. In Italia si è pensato che il capitalismo potesse essere indifferente alla morte delle partecipazioni statali e all'uscita di scena delle grandi imprese. Contando su una rete di piccole e medie aziende spinte a competere per la riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto, con una accentuazione parossistica della flessibilità e del precariato e con il lavoro nero a funzionare da ulteriore polmone. Ma l'idea che il ventre molle di salari e diritti sia comprimibile all'infinito si sta rivelando sempre più sbagliata. E, allora, vogliamo discutere di un nuovo modello di sviluppo?


    Per far questo vuole portare tutti gli imprenditori italiani, Berlusconi compreso, davanti a una commissione d'inchiesta?

    La commissione dovrebbe discutere per un anno, sentendo esperti di valore e consultando studi, analisi, dati. E interrogando i protagonisti, sia chi comanda sia chi ubbidisce. Una grande riflessione sullo stato dell'economia e delle classi dirigenti. Il capitalismo straccione non è quello di cui parlava Amendola, ma quello che oggi ci sta portando allo sfacelo.

    Marco Cianca
    (dal Corriere della sera
    del 31 dicembre 2003)
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





 

 
Pagina 11 di 12 PrimaPrima ... 101112 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Interviste a Chicago
    Di Feliks nel forum Economia e Finanza
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 24-12-11, 12:21
  2. Interviste elettorali
    Di C@scista nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 16-10-10, 16:12
  3. Interviste
    Di Allanim nel forum Imperial Regio Apostolico Magnifico Senato
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 28-08-04, 20:09
  4. Interviste................
    Di FLenzi nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 11-03-03, 21:40

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito