Alle prime due ti ha risposto Simone.In origine postato da Claude
3) Più in generale, il comunismo è un'ideologia che presuppone una convergenza di interessi ed azioni da parte di tutti gli individui di una data società. Questo contrasta con ciò che viene usualmente chiamato il "fatto del pluralismo", cioè che gli individui di una società naturalmente tendono a dividersi e frazionarsi per interessi, valori, scopi etici comportamenti e stili di vita.
A parte che dire che "il comunismo è un idelogia" è una bestemmia, di questo interessante punto di discussione su individualità e comunismo, ne abbiamo discusso già, e su questo punto continuto a sostenere che la libertà più radicale espressa da Marx è la libertà di essere plurali, differenti, singolari. Più che a un popolo coeso, l''individuo sociale' di cui parlava Marx fa pensare a una un insieme diversificato.
Al contrario di quello che dici tu, il comunismo potrebbe venir inteso come una teoria matura e realistica della libertà individuale, giacché suo scopo peculiare (sempre stando a Marx) è emancipare la vita del singolo da ogni sorta di astrazioni impersonali (la merce, la religione, certo, ma anche lo Stato), valorizzando ciò che in essa vi è di unico e di irripetibile.
In questo modo bisognerebbe fare una distinzione fondamentale fra individualismo e individualità e secondo me non si può parlare genericamente di "interessi o valori" come fai tu.
L'individualismo è fare ciò che meglio ci aggrada senza pensare alle conseguenze che quello che si fa ha su gli altri.
Al contrario l'individualità è la capacità di ognuno di noi di differenziarsi dagli altri per specifiche caratteristiche.
La società capitalista esalta l'individualismo ma reprime l'individualità, ed è questa la vera società massificante che omologa al pensiero unico ogni campo della vita umana: dalla moda, alle piccole abitudini quotidiane, al modo di vestirsi, mangiare, vivere.
La determinazione storica ed il mezzo di questa omologazione è il denaro. Nella società capitalistica esso diventa "il vero spirito di tutte le cose", perché da mezzo (per vivere, per mediare bisogno e suo soddisfacimento) diviene fine, valore, espropriando e pervertendo il valore reale delle cose. Per cui una persona non è più giudicata o valorizzata per quello che è er per la sua differente individualità ma per quello che ha.
È l'illusione di colmare il limite derivante dall'individualità, attraverso il possesso e la logica dell'avere, invece di abbandonarsi all'essere, alla relazione con gli altri uomini che solo può far sperimentare la pienezza del proprio essere totale e le proprie differenze.
Scrive Marx nei Manoscritti :
"Ciò ch'è mio mediante il denaro, ciò che io posso, cioè può il denaro, ciò sono io... Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore: le sue proprietà e forze essenziali. Ciò ch'io sono e posso non è, dunque, affatto determinato dalla mia individualità.
Io sono brutto, ma posso comprarmi le più belle donne. Dunque non sono brutto, ché l'effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal denaro... Io sono un uomo malvagio, infame, senza coscienza, senza ingegno, ma il denaro è onorato, dunque lo è anche il suo possessore... Il denaro è il più grande dei beni, dunque il suo possessore è buono... Io sono senza spirito, ma il denaro è lo spirito reale di ogni cosa... Io, che mediante il denaro posso tutto ciò che un cuore umano desidera, non posso io tutti i poteri umani?".
In un mondo veramente umano, cioè un mondo comunista, l'uomo è invece considerato come uomo e il suo rapporto con il mondo come rapporto umano, per cui si può scambiare amore solo contro amore, fiducia solo contro fiducia, ecc. Se si vuole godere dell'arte, bisogna essere un uomo colto in fatto di arte; se si vuole esercitare un'influenza su altri uomini, bisogna essere un uomo attivo realmente stimolante. Solo lo spirito può "comprare" lo spirito, non si può barattare l'avere con l'essere.
In questo senso il comunismo non vuole "tutti uguali" o reprimere le individualità. Al contrario vuole eliminare quel fattore (la differenza di classe) che invece impedisce agli uomini di esprimersi come sono realmente.
In poche parole vuole costruire una società dove tutti gli uomini abbiano la stessa ed eguale capacità per sviluppare le loro individualità, cioè le loro differenze.
P.G.




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