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  1. #11
    Roderigo
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    Originally posted by Fabio RedAzione
    Capisco perfettamente che il ragionamento che mi appresto a fare possa apparire, in questo momento, inopportuno e si appresti ad essere inteso da alcuni come una pretesa massimalista e minoritaria. Ma il rifiuto della Cgil di dare voce al social forum nella manifestazione del 23 Marzo e ancor più l’assenza di una piattaforma alternativa alle pratiche concertative mi induce a riflettere sull’opposizione che sta crescendo attorno al governo Berlusconi.
    Si, penso anch'io che le cose stiano così. Con lo sciopero generale, la Cgil, prima ancora dell'articolo 18, difende la concertazione, ed i Ds si rapportano alla mobilitazione, ne più ne meno, come fecero nel 1994. Lo ha detto D'Alema ancora di recente: l'articolo 18 lo possiamo riformare meglio noi (loro) con la concertazione e senza il conflitto sociale. Essere uniti all'opposizione è cosa diversa dall'essere uniti sulla prospettiva. Lo stesso Fassino ha dichiarato di essere contrario ad un referendum estensivo delle tutele dell'articolo 18 nelle imprese con meno di 15 dipendenti, perchè il centrosinistra rappresenta anche artigiani e piccoli imprenditori. Lo ha detto proprio così. A mio avviso, le speranze di Rifondazione, possono puntare allora ben poco sulle buone intenzioni ed i ravvedimenti dei gruppi dirigenti sindacail e diessini, quanto: 1) sull'indisponibilità alla concertazione di questo governo e di questa confindustria; 2) sulla forza e determinazione del movimento; 3) sulla unificazione delle lotte civili, democratiche e sociali. Se queste condizioni ottimali si affermano, un voltafaccia come quello del 1995, potrebbe non essere possibile.

    R.

  2. #12
    Ospite

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    Anche a me, che non sono nè rifondazione nè ds, le pure sommatorie non interessano. Io penso che, se non si mette in discussione tutta la sinistra, il suo modo di fare politica, di rapportarsi agli elettori, la sua classe dirigente, i suoi vetusti modelli e la sua autoreferenzialità, i risultati in campo economico, sociale e politico saranno sempre negativi. Se solo, per esempio, penso alla politica che è passata nella scuola, avallata, anzi sostenuta, dalla Cgil (e rifondazione, a parte la difesa dei precari e le questioni salariali, non se ne è occupata quasi per niente), mi viene uno scoramento tale che vedo la destra al potere per i prossimi cinquant'anni.

  3. #13
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    Predefinito Bertinotti

    Qualcuno di voi può postare l'intervista di Bertinotti al Corriere della Sera in cui propone (da quello che ho capito) la costituzione di un nuovo soggetto politico che raccolga la sinistra alternativa?

  4. #14
    Roderigo
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    L'intervista è stata pubblicata anche su Liberazione, in edicola oggi.

    R.

  5. #15
    Roderigo
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    Intervista a Fausto Bertinotti
    Rifondazione, pronta a far parte di nuovo soggetto politico


    Marco Cianca

    E' difficile definire Fausto Bertinotti un ingeneroso oligarca. Ma, se il vestito cucito da Sergio Cofferati mal gli si attaglia, a quali leader della sinistra va a pennello? «Per prima cosa - risponde il segretario di Rifondazione Comunista - bisogna precisare che di sinistre ce ne sono almeno due. Altrimenti si fa una gran confusione e tutti i gatti sono grigi».

    Qual è la differenza di fondo?

    La divaricazione radicale si è prodotta rispetto alla nuova scena post novecento, successiva al crollo dei regimi dell'Est, occupata da quella fase del capitalismo che chiamiamo globalizzazione. Le scelte sono state profondamente diverse. Da una parte c'è stata la terza via, da Clinton a Blair passando per il centrosinistra italiano, dall'altra una sinistra critica che non non ha ritenuto che si dovesse essere più moderati ma anzi più radicali e alternativi.


    Torniamo agli oligarchi...

    E' un problema che esiste, come si vede dalla formazione, priva di qualsiasi procedura democratica e partecipativa, delle candidature alle amministrative e delle leadership. Ma è un effetto, non una causa della crisi del centrosinistra».


    In che senso?

    E' l'effetto combinato di due fattori. Il primo, e più importante, riguarda l'alienazione da parte del centrosinistra dell'idea, secondo la quale la politica nasce nella società, nel rapporto con i movimenti e con la dinamica del conflitto di classe, per nulla scomparso, ma che si declina su un terreno nuovo e persino inedito. Il centrosinistra è stata l'idea ultima, sfibrata, dell'autonomia della politica.


    I politici chiusi in una torre d'avorio?

    I politici chiusi nelle loro istituzioni, separate dalle società che diventano sempre meno democratiche perché divorate dalla globalizzazione che alloca diversamente i centri decisionali portandoli nelle segrete stanze del Wto o del G8. E' la rinuncia a un punto di vista critico della società e della rivoluzione capitalistica.

    Sei divorato da quest'ultima e ridotto a un'appendice della stessa che è a-democratica e produttrice della morte della politica. Sei oligarchico perché aderisci a una rivoluzione regressiva che trasforma tutte le democrazie in oligarchie e quindi ne subisci la sorte.


    Questo è il primo dei due fattori di crisi cui accennava. L'altro?

    Il centrosinistra ha accettato la tesi politicistica dello sblocco del sistema politico. Ha creduto alla fine del fattore K. Non si è reso conto che era una bufala. Hanno pensato che, se si faceva il maggioritario e si costruiva l'alternanza, siccome il centrosinistra era il maggiore interprete di questa modernizzazione, sarebbe stato il candidato vincente. In questa logica ha accettato fino in fondo la spettacolarizzazione della politica, il leaderismo, la personalizzazione dell'alternanza, il carattere prevalentemente televisivo del confronto, questo contro quello, non programma contro programma, blocco sociale contro blocco sociale. Pasolini diceva del Pci che era un Paese nel Paese. Il centrosinistra, al contrario, non è vissuto nel Paese. Ecco l'oligarchia.


    I girotondi hanno dato la sveglia?

    Sono stati una manifestazione interessante, anche se criticabile per la cultura politica prevalente. Ma non si possono vedere come fenomeno separato, come un fungo nato all'improvviso. L'humus è un lungo disgelo sociale nel quale c'è stata una semina. Il pacifismo, il femminismo, lo zapatismo, il nuovo ambientalismo, il risveglio del conflitto sociale. Nuove generazioni che cercano nuove strade per fare politica. E tutti questi semi hanno dato vita a una pianta straordinaria, il movimento dei movimenti, da Seattle a Porto Alegre, passando per Genova. E' incredibile quanto questo fatto sia stato nuovo e importante, tanto che segnerà tutto il nostro futuro, e quanto invece il centrosinistra non l'abbia capito e l'abbia incontrato solo tardivamente: a Genova i Ds non c'erano e non c'era nemmeno la Cgil di Cofferati.


    Ora pensa che Cofferati diventi un interlocutore privilegiato?

    L'unico interlocutore privilegiato è il movimento. Non contano le persone, contano le collocazioni di ognuno rispetto a questi movimenti emergenti e alla rifondazione della politica. Todos caballeros.


    Propugna un ritorno a Rosa Luxemburg, allo spontaneismo, al rifiuto della forma partito?

    Non nego un'ascendenza culturale. Ma il problema, come dimostrano anche le elezioni francesi, non è quello di un maquillage, di un correttivo della politica esistente ma di una rifondazione della politica. Non basta spostare l'asse a sinistra. Vanno ricostruite le forme di organizzazione, di vita, di cultura politica.


    Ma intanto vince il centrodestra.

    Per trovare il bandolo della matassa è fondamentale il nesso tra la quotidianità e la prospettiva.

    Un tempo l'appartenenza al partito o al sindacato svolgeva un ruolo forte. Anche se non eri soddisfatto dei risultati della lotta, l'appartenenza e la prospettiva globale te li facevano accettare e anche valorizzare. Era la tappa di un lungo cammino. Oggi bisogna ritrovare quel nesso. E allora è essenziale vincere nella difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.


    Ecco di nuovo il ruolo di Cofferati. E gli altri leader del centrosinistra? Li giudica irrimediabilmente oligarchi?

    Irrimediabilmente non vale mai per niente e per nessuno. La politica comprende sempre la possibilità di redimersi dai propri peccati.

    E non c'è nemmeno bisogno della confessione, basta il cambiamento. Purtroppo, anche nelle ultime dichiarazioni di Massimo D'Alema, vedo la conferma di una politica neocentrista».


    Quindi non spera in una redenzione?

    La provvidenza rossa non ha limiti. In ogni caso non mi affido alla speranza, ma alla creazione di un nuovo soggetto politico in Italia e in Europa.


    E come dovrebbe chiamarsi?

    Mi piacerebbe "sinistra alternativa", con dentro, a pieno titolo, Rifondazione Comunista.



    Corriere della Sera 13 maggio 2002

  6. #16
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    Question Sinistra alternativa ?

    Soggetto politico nuovo. E va bene. Ma cosa significa? Lo scioglimento del PRC in questo nuovo proggetto di "Sinistra alternativa"? Oppure è una sorta di coalizione delle forze della "Sinistra alternativa"?
    Perchè il primo caso mi trova contrario, il secondo invece favorevole.
    Quando si affrontano temi di questa portata, occorre parlare chiaramente e non lasciare all'interpretazione delle frasi dette e poi scritte dai giornalisti.

    Se la "Sinistra alternativa" è il nuovo insieme di forze di sinistra che superano l'Ulivo, da sinistra sempre, ebbene questo progetto lo trovo molto stimolante, non solo per quello che comporta, ma anche per il nostro partito stesso.

    Ma se fosse solamente il primo passo per un futuro scioglimento del PRC, ebbene in questo caso sono nettamente contrario a qualsiasi "sinistra alternativa".

    Un caro saluto comunista.

    Marco

    www.geocities.com/prcsvcentro

    www.geocities.com/rossebandiere

  7. #17
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    Mi piacerebbe "sinistra alternativa", con dentro, a pieno titolo, Rifondazione Comunista.

    Queste le parole di Bertinotti. Dire "con dentro" può significare "all'interno di" oppure "insieme a". Anche se forse c'è una sfumatura del significato che porta quelle parole ad assomigliare al primo significato. Forse è più uno scioglimento che una coalizione.

    Ma altro elemento da tener presente è che prima Bertinotti dice: "In ogni caso non mi affido alla speranza, ma alla creazione di un nuovo soggetto politico in Italia e in Europa. "

    E individua in questo nuovo soggetto politico la via per "redimere" i leader del centrosinistra.

    Vuoi vedere che andremo a fare l'accordo con Rifondazione e la desistenza con la Margherita? (Mi sa che corro troppo....)

  8. #18
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    CERCARE DI RIUNIRE LE SINISTRE è SENZ'ALTRO UNO SCOPO DA PERSEGUIRE.

    LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI è LA REGOLA DI BASE.
    SENZA DOVER NECESSARIAMENTE CONSIDERARE DEI TRADITORI CHI HA ROTTO E ROMPE QUESTA UNITA', Non bisogna dimenticare che ogni rottura o scisisone o cambimaento di programmi di nomi e di obiettivi, ha portato solo perrdite nell'elettorato, e quindi nella forza politica della sinistra....
    Se questo risultato negativo non èstato mai sufficientemente analizzato non vuol dire che non si debba farlo e che chi ha fatto degli errori non debba rifletterci.
    E0 ovvio che molti programmi e molte aspettative possano presentare delle differenze, ma cercare una riunione significa anche accettare dei compromessi trovando però accordi sssulle priorità per ogni traguardo da raggiungere senza del tutto sacrificare i punti di vista di nessuno.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #19
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    Ma stai proponendo una riunificazione di tutta la sinistra?

  10. #20
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    LE SINISTRE DEVONO STARE UNITE!!
    TROVANDO PRIORITà COMUNI, URGENTI E NECESSARIE, NEI PROGRAMMI E ANDARE AVANTI UN OBIETTIVO PER VOLTA.
    OVVIAMENTE OBIETTIVI COMUNI E DI SINISTRA.
    CGHE SAPPIAMO BENISSIMO TUTTI QUALI SONO E QUALI SONO NECESSARI E IMPROROGABILI.
    SE SI VUOL ESSERE VERAMENTE DI SINISTRA.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 
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