....l'uomo nero
Milano. Le 10 sono passate da una manciata di minuti, quando nell’aula del processo Sme la presidente Maria Luisa Ponti dice: “La parola al pm”. Ilda Boccassini fa per alzarsi, ma viene preceduta da Giorgio Perroni, difesa di Cesare Previti: “Chiedo scusa al pm, ma abbiamo saputo che al presidente del tribunale di Milano è arrivata la comunicazione dalla Cassazione, chiediamo di verificare”.
La verifica viene fatta velocemente: la Cassazione ha detto stop. Il processo Sme va sospeso perché l’istanza bis di rimessione per trasferire il processo a Brescia è stata ritenuta ammissibile. L’ufficio spoglio della sesta sezione della Suprema Corte non ha mandato la pratica ai colleghi della settima, la sezione delle inammissibilità. L’istanza resta alla sesta sezione, che ora dovrà fissare la data per la discussione nel merito. E cioè, la Cassazione ha deciso che il ricorso di Previti ha dei fondamenti; ora si riserva di analizzarli, e decidere se siano tali da comportare il trasferimento del processo.
I giudici “prendono atto” e ordinano la sospensione del dibattimento arrivato alla fase delle repliche, che stavano per essere inaugurate dal pm.
Sospesi di conseguenza anche i termini della prescrizione, che però adesso è meno lontana: se la decisione di merito della Cassazione dovesse arrivare dopo il 9 di gennaio, il processo (anche se si stabilisse che deve restare a Milano) ricomincerebbe da zero, perché da quella data il giudice Guido Brambilla dovrà trasferirsi al Tribunale di Sorveglianza, improrogabilmente. E per Previti arriverebbe sicuramente prima la prescrizione della sentenza.
Ma questo processo è appeso a un’altra data, quella del 9 dicembre, quando la Corte costituzionale prenderà a esaminare un ulteriore ricorso, stavolta avanzato dal tribunale, ossia dal collegio giudicante. Il collegio ha chiesto un parere sulla costituzionalità del lodo Maccanico-Schifani, ma anche sulla costituzionalità del trasferimento del giudice Brambilla; a parere dei giudici, il trasferimento finirebbe con il pregiudicare la ragionevole durata del processo. E’ una partita a scacchi che si gioca su più tanire divoli, ma la dichiarazione di ammissibilità dell’istanza di Previti segna innegabilmente un punto a favore della difesa. La quale, un’altra volta, si è dimostrata abile, e pronta a sfruttare ogni appiglio legale. E infatti, ieri mattina, l’avvocato Perroni ha creduto di dover anticipare e respingere l’accusa, già spesso rivolta ai difensori, di aver tenuto un comportamento strumentale: “Non siamo noi a mettere i bastoni tra le ruote. La colpa della sospensione del processo ricade sui pm, i quali non hanno ritenuto di astenersi nonostante fossero indagati a Brescia per abuso d’ufficio. Noi siamo stati costretti a chiedere per la seconda volta lo spostamento del processo, perché avevamo chiesto sia al procuratore capo reggente sia al procuratore generale di rimuovere i due pm, Boccassini e Colombo, ma nessuno si è mosso”. Secondo Perroni “non si può continuare a fare un processo in cui due pm, dopo aver omesso di depositare carte pertinenti al capo di imputazione, usano la loro funzione per difendersi dall’accusa di cui devono rispondere a Brescia”.
Nell’istanza di rimessione i legali di Previti sottolineavano: “I pm sono inevitabilmente condizionati nell’esercizio delle loro funzioni e tale situazione si riverbera all’esterno della procura coinvolgendo l’intero apparato inquirente e giudicante di Milano”. Perroni ha ricordato che “a giugno abbiamo portato all’attenzione di tutti un provvedimento del pm Paolo Ielo che parlava di carte acquisite a Roma e depositate a Milano. Sono carte di processi romani che contengono prove a discarico che i pm non hanno mai depositato, tenendole nel fascicolo segreto 9520. Solo il 3 ottobre il collegio le ha avute”.
L’avvocato dice che le dichiarazioni di Ielo – quando saranno pubbliche – chiariranno molte cose.
Giuliano Pisapia, legale di parte civile Cir (Carlo De Benedetti), spera che “la Cassazione voglia fissare al più presto l’udienza di merito, perché questo processo rischia di non arrivare mai a sentenza”.
Il procuratore reggente Ferdinando Vitiello ha invece preferito non commentare: prima aspetta una relazione dai suoi pm.
saluti




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