MILANO - «I bankers sono tornati: la speculazione è a piede libero». Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti a Washington per il tradizionale meeting d'autunno dell'Fmi e della Banca Mondiale. I bonus dei banchieri internazionali sono superiori ai livelli di prima della crisi ha spiegato il ministro dell'Economia. «I bonus, i derivati e tutto è agli stessi livelli di prima della crisi - ha detto infatti Tremonti - forse i bonus sono più alti». «Non parlo dei banchieri italiani - ha precisato ancora il ministro - ma due anni fa o un anno fa a Istanbul le grandi banche d'affari erano molto low profile mentre ora sono tornati i banchieri. La speculazione è a piede libero. Si è confuso tra ciclo economico e crisi, e nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione che stava dentro le banche».
DEBITO E DISOCCUPAZIONE - «Il debito pubblico è salito per salvare le banche nel loro insieme, per fortuna questo non è accaduto in Italia, dove il tasso di disoccupazione è inferiore alla media europea» ha poi aggiunto Tremonti. «In Italia la disoccupazione non è un problema grave, ma questo non vuol dire che non ci dobbiamo impegnare sull'occupazione», gli ha fatto eco il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, secondo il quale la disoccupazione in Italia non è stato uno dei fattori aggravanti della crisi.
PROBLEMA DEI CAMBI - Quanto al nodo dei cambi il ministro dell'Economia da un lato ha osservato che questi costituiscono «un nodo fondamentale e hanno dietro delle realtà strutturali molto diverse» aggiungendo come sia abbastanza curioso rilevare come sia le politiche protezionistiche sia specularmente le politiche espansionistiche attuate attraverso la moneta «sono fuori dal mercato». E in questa luce, comunque, ha ribadito Tremonti, sono oneste le argomentazioni della Cina laddove questa sostiene che se dovesse rivalutare il cambio troppo velocemente ne conseguirebbero molti problemi sociali legati a un crollo delle esportazioni del Paese. Ma è contro la speculazione che il ministro ha usato ancora una volta le parole più dure: «Nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione mentre così non era stato nel 1929».
«La speculazione è ancora a piede libero» - Corriere della Sera




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