....grambiulini
Roma. La polemica sulla massoneria (buona o cattiva, deviata o a denominazione d’origine controllata, accolita di eversori o benemerita associazione di spiriti liberi, club di studiosi di esoterismo o Stato parallelo) è un piatto sempre molto apprezzato.
In Italia lo si serve, più o meno a intervalli regolari, con contorno di polemiche e dietrologie e letture in trasparenza e smentite e chi più ne ha più ne metta.
La grande vivandiera, stavolta, è Concita De Gregorio.
Nelle ultime due settimane, con le sue interviste a Licio Gelli e a Francesco Cossiga e con un colloquio di rincalzo con l’ex presidente della Commissione sulla P2, Tina Anselmi, ha ridato gran fiato alla questione dalle colonne di Repubblica.
Le cronache nel frattempo e con fortunata coincidenza, riportano una sentenza del Consiglio di Stato (6 ottobre) che conferma che il dipendente pubblico è passibile di licenziamento se non comunica la propria affiliazione alla massoneria, mentre al Comune di Piombino (terra di gagliarda tradizione massonica) la sinistra litiga di cuore, come si può leggere nel colonnino a fianco, sull’identico tema.
Se l’intervista a Gelli ripropone, per chi se ne fosse dimenticato, il
teorema “Berlusconi al governo = P2 al governo” (“Ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”, gongola l’ex venerabile con la vispa De Gregorio), il senatore Cossiga, primadi lanciarsi in sapide rivelazioni su “chi c’è, chi c’era e chi non c’è” nei ranghi dei liberi
muratori, annuncia che la massoneria “ha ripreso respiro, non nei quadri altissimi, piuttosto ai livelli intermedi dello Stato” e che lo stesso Licio Gelli è stato riammesso in una loggia.
Grande revival di grembiulini, dunque, e conseguente grande allarme democratico di Repubblica, rilanciato opportunamente da Nicola Tranfaglia sull’Unità.
Ma secondo il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur e studioso del fenomeno massonico, “mi sembra del tutto fuori luogo parlare di grande crescita delle affiliazioni, anche se il contraccolpo negativo della vicenda della P2 aveva effettivamente segnato una battuta d’arresto di cui oggi non c’è più traccia.
In Italia, anche tenendo conto di una nuova ondata di ‘vocazioni’ e dando per buona la percentuale di un dieci per cento di crescita annua, i massoni sono circa sedicimila. Numero modesto, addirittura irrisorio, se lo paragoniamo alla Francia, dove va moltiplicato per dieci, per non parlare dell’Inghilterra o degli Stati Uniti, dove gli affiliati sono milioni. Credo, piuttosto, che questi allarmi che in Italia si susseguono da una trentina d’anni a questa parte, e che culminarono all’inizio degli anni Ottanta con la cosiddetta ‘scoperta’ della loggia P2, notoriamente attiva dall’Ottocento, siano il sintomo dell’attivismo, nel nostro paese, di un club di professionisti dell’antimassoneria.
Qualcosa che assomiglia molto alla lobby dei professionisti dell’antimafia e che si muove all’interno delle stesse logiche strumentali”.
Ci sarebbe semmai, secondo Introvigne, “un segnale opposto, di difficoltà generale della massoneria, che è poi una difficoltà del mondo laico, molto visibile soprattutto in Francia. Dove, quest’anno, la consueta celebrazione del Grande Oriente ha visto schierati quattro oratori d’eccezione: Chirac, Raffarin, de Villepin e Sarkozy.
Va letto anche in questa chiave il rilancio della politica di difesa della laicità dello Stato francese. E stiamo parlando di un paese in cui esiste una enorme infrastruttura massonica”.
“I cattolici non ci caschino”
In Italia, secondo Introvigne, “l’influenza della massoneria ha subito negli ultimi decenni dei colpi durissimi, e non tanto da parte del tradizionale avversario cattolico, quanto dal mondo comunista.
Massoni e marxisti si sono trovati a competere negli stessi ambienti e a contendersi le stesse sfere di influenza: magistratura, giornalismo, esercito, carabinieri.
Delle tre famiglie culturali italiane, cattolica, marxista e laica non marxista, quest’ultima ha sempre avuto la massoneria come motore culturale. E’ una realtà. Ed è una realtà il tentativo pervicace, da parte della sinistra, di ridurre all’impotenza i laici che non accettavano di finire a sinistra, e di impedirne la saldatura con le forze laiche o cattoliche di centrodestra.
La vicenda della P2 e la stessa fase iniziale di Mani pulite possono essere interpretate in questa chiave.
Io sono cattolico - continua Introvigne - e mi contrappongo con forza alla massoneria dal punto di vista filosofico, spirituale e ideale. Proprio per questo non mi riesce facile credere alle buone intenzioni di chi gioca la carta dell’antimassoneria, con le annesse accuse sul ‘doppio Stato’.
Credo anche che il mondo cattolico, stavolta, non ci cascherà.
Sa bene che attaccare la massoneria perché la lealtà all’istituzione massonica supererebbe quella verso lo Stato è qualcosa che ricalca un’analoga, antica accusa rivolta ai cattolici”.
saluti




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