Berlusconi sul Titanic, ride: tutti mi seguono
E celebra la sua Italia. «Prima di me all’estero si parlava solo dello sceneggiato la Piovra»
Marcella Ciarnelli
ROMA «Vado avanti e la coalizione mi segue» ha detto sicuro di sè il premier. Ma se solo avesse avuto il tempo nella giornata di ieri, tra una passeggiata a Villa Pamphili ed una abbondante colazione con l’amico Vladimir Putin accolto in pompa magna, di volgere indietro lo sguardo si sarebbe reso conto che stava correndo il serio rischio di camminare da solo mentre lui era convinto di avere tutta la truppa al seguito.
Proprio così. Mentre Berlusconi recitava davanti all’ospite russo la parte del grande esperto di politica estera, che in questo momento, per chi non se ne fosse reso conto, è la priorità del governo a parere di chi lo guida, la sua maggioranza blindata ancora una volta andava sotto alla Camera in un voto segreto su una riforma importante come quella del tribunale dei minori, impallinata da 36 franchi tiratori.
Mentre Berlusconi gongolava dei suoi presunti successi diplomatici arrivando a dire che «prima di noi l’Italia era conosciuta nel
mondo solo per “La Piovra”» dimostrando di confondere ancora una volta la politica con un palinsesto, il suo vicepremier coglieva la palla al balzo del ko appena incassato dal governo. E, pur avendo appena rassicurato il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri che non aveva nessuna intenzione di pretendere la Farnesina, tornava a ripetere il consueto ritornello che «c’è la necessità di una verifica politica nell’ambito della maggioranza e di una conseguente ridefinizione del programma e della squadra di governo per la seconda parte della legislatura». Non per questione personale, sia chiaro. Ma perché il tagliando all’esecutivo bisogna farlo, altrimenti non si può andare avanti. Tanto più che il partito non è d’accordo su molte delle riforme in cantiere, a cominciare da quella sulle pensioni.
Mentre Berlusconi si avventurava nell’azzardato sfoggio di scarse conoscenze artistiche che lo portavano ad attribuire il merito
della costruzione del Tempio di Adriano al medesimo imperatore ignorando che l’impegno fu del successore Antonino Pio, la Lega dava di matto vivendo la sconfitta sulla questione del tribunale dei minori come un colpo inferto alla credibilità del ministro Castelli che non ci ha messo un minuto più del necessario a gridare all’agguato dai parte degli infidi partner di governo minacciando di abbandonare perché «non si può stare a capo di un ministero in cui non si possono fare le riforme ». Supportato immediatamente da Bossi e Calderoli che, in una riunione alla Camera, hanno affilato le armi in vista dell’assemblea leghista di domenica.
Tutto questo sconquasso, le voci di dissenso di una maggioranza a rischio capolinea, Berlusconi ha fatto finta di non vederlo. Volando alto, dicendo di essere troppo impegnato a risolvere i problemi del mondo dai quali (ma lui fa finta di non accorgersene), ogni volta che c’è da prendere una decisione concreta e non dividersi un barbecue, viene sistematicamente escluso. E la sera si è ritrovato tranquillamente a tavola al Quirinale con mezzo governo invitato dal Capo dello Stato che dava un ricevimento in onore di Putin e signora cui erano stati invitati il vicepremier Fini, nove ministri (Bossi no), i presidenti di Senato e Camera, un po’ di industriali e di intellighenzia. Chissà se dentro di sè, tra una crespella ai funghi e un carciofo alla romana, non avrà avuto l’impressione di stare partecipando all’ultima cena. Ad amareggiargli l’ultimo boccone di dolce alle castagne non sarà stata la domanda: chi sarà Giuda?
Cosa crederanno di pensare?




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