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Discussione: Cacciamoli via...

  1. #21
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    Berlusconi sul Titanic, ride: tutti mi seguono
    E celebra la sua Italia. «Prima di me all’estero si parlava solo dello sceneggiato la Piovra»
    Marcella Ciarnelli
    ROMA «Vado avanti e la coalizione mi segue» ha detto sicuro di sè il premier. Ma se solo avesse avuto il tempo nella giornata di ieri, tra una passeggiata a Villa Pamphili ed una abbondante colazione con l’amico Vladimir Putin accolto in pompa magna, di volgere indietro lo sguardo si sarebbe reso conto che stava correndo il serio rischio di camminare da solo mentre lui era convinto di avere tutta la truppa al seguito.
    Proprio così. Mentre Berlusconi recitava davanti all’ospite russo la parte del grande esperto di politica estera, che in questo momento, per chi non se ne fosse reso conto, è la priorità del governo a parere di chi lo guida, la sua maggioranza blindata ancora una volta andava sotto alla Camera in un voto segreto su una riforma importante come quella del tribunale dei minori, impallinata da 36 franchi tiratori.
    Mentre Berlusconi gongolava dei suoi presunti successi diplomatici arrivando a dire che «prima di noi l’Italia era conosciuta nel
    mondo solo per “La Piovra”» dimostrando di confondere ancora una volta la politica con un palinsesto, il suo vicepremier coglieva la palla al balzo del ko appena incassato dal governo. E, pur avendo appena rassicurato il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri che non aveva nessuna intenzione di pretendere la Farnesina, tornava a ripetere il consueto ritornello che «c’è la necessità di una verifica politica nell’ambito della maggioranza e di una conseguente ridefinizione del programma e della squadra di governo per la seconda parte della legislatura». Non per questione personale, sia chiaro. Ma perché il tagliando all’esecutivo bisogna farlo, altrimenti non si può andare avanti. Tanto più che il partito non è d’accordo su molte delle riforme in cantiere, a cominciare da quella sulle pensioni.
    Mentre Berlusconi si avventurava nell’azzardato sfoggio di scarse conoscenze artistiche che lo portavano ad attribuire il merito
    della costruzione del Tempio di Adriano al medesimo imperatore ignorando che l’impegno fu del successore Antonino Pio, la Lega dava di matto vivendo la sconfitta sulla questione del tribunale dei minori come un colpo inferto alla credibilità del ministro Castelli che non ci ha messo un minuto più del necessario a gridare all’agguato dai parte degli infidi partner di governo minacciando di abbandonare perché «non si può stare a capo di un ministero in cui non si possono fare le riforme ». Supportato immediatamente da Bossi e Calderoli che, in una riunione alla Camera, hanno affilato le armi in vista dell’assemblea leghista di domenica.
    Tutto questo sconquasso, le voci di dissenso di una maggioranza a rischio capolinea, Berlusconi ha fatto finta di non vederlo. Volando alto, dicendo di essere troppo impegnato a risolvere i problemi del mondo dai quali (ma lui fa finta di non accorgersene), ogni volta che c’è da prendere una decisione concreta e non dividersi un barbecue, viene sistematicamente escluso. E la sera si è ritrovato tranquillamente a tavola al Quirinale con mezzo governo invitato dal Capo dello Stato che dava un ricevimento in onore di Putin e signora cui erano stati invitati il vicepremier Fini, nove ministri (Bossi no), i presidenti di Senato e Camera, un po’ di industriali e di intellighenzia. Chissà se dentro di sè, tra una crespella ai funghi e un carciofo alla romana, non avrà avuto l’impressione di stare partecipando all’ultima cena. Ad amareggiargli l’ultimo boccone di dolce alle castagne non sarà stata la domanda: chi sarà Giuda?

    Cosa crederanno di pensare?

  2. #22
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    Diaz-Timberlake, nozze a febbraio
    Chiromante predice l'evento all'attrice
    Quasi dieci anni di differenza non sono un ostacolo all'amore tra Cameron Diaz, 31, e Justin Timberlake, 22. I due divi hanno infatti deciso di sposarsi e, com'è tradizione a Hollywood, hanno scelto il giorno di San Valentino per il grande passo. La proposta è arrivata durante una cena domestica, quando Justin, che non aveva gioielli a portata di mano, si è sfilato un vecchio anello su cui erano incise le sue iniziali e l'ha messo al dito di Cameron.
    L'indiscrezione, pubblicata dal giornale Daily star, aggiunge anche i retroscena romantici delle future nozze. Tutto è inziato quando la Diaz e Timberlake hanno incontrato a Bel Air una chiromante. Una di quelle per vip, che predice solo eventi in grande stile... "Justin e Cameron si trovavano ad una festa a casa di un amico comune dove era presente anche un
    un amico comune dove era presente anche un chiromante che, dopo aver letto la mano della Diaz, le ha predetto il futuro matrimonio" racconta un amico.

    A quel punto Timberlake, fidanzato alla Diaz da giugno ma con un curriculum brillante vista la relazione passata con Britney Spears, avrebbe raccolto il coraggio e chiesto all'attrice di sposarlo durante una cena a casa. "Justin è un tipo molto spontaneo" ha continuato la fonte, "non si era preparato nulla e così non aveva un anello di fidanzamento con sè. Ha dato a Cameron un anello che porta fin da quando era un ragazzino. Un semplice fascia d'oro con incise le sue iniziali".

    In attesa che arrivi il 14 febbraio, i futuri sposi stanno sbrigando i preparativi. Chi volesse saperne di più, dovrà volare alle Hawaii, il luogo indicato per le nozze.

  3. #23
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    Malik
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    Cacciamoli via!!!

  4. #24
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    Terza posizione a pari merito per Edoardo Costa e la fidanzata Alena Seredova, che giganteggiano quasi a ogni serata mondana. Impossibile non notarli: quando sono insieme stanno attaccati come insetti alla carta moschicida; quando sono lontani non cambiano abitudine. Quel che cambia è solo il partner.

    Seconda posizione per Ambra Orfei che, direttamente dal tendone del circo, dà spettacolo in discoteca. E proprio la nipote della regina del circo è una delle amiche preferite del numero uno della nostra hit. Si tratta di Beppe Convertini, attore diventato famoso con la fiction Vivere e l'anno scorso per un calendario osè con la fidanzata di allora Sara Ricci. Lasciatosi con la compagna però, Convertini ha parecchio tempo libero e lo trascorre tra i negozi - impeccabile e fin troppo affettato il suo look sia d'estate e d'inverno - e alle feste dove impazzisce di gioia se qualcuno lo

  5. #25
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    In ginocchio da lui
    Proseguono inarrestabili i successi internazionali del premier che tutto il mondo ci invidia.
    L’ultima tappa, in Cina, è una pietra miliare: dopo aver sbandierato con lacrima d’ordinanza il suo attaccamento morboso per i diritti umani, e dunque il suo sdegno per chi «fece affari con il criminale Milosevic», il Cavaliere da esportazione ha sdoganato il regime di piazza Tienanmen, della pena di morte e della pulizia etnica in Tibet: perché quelli sono sì comunisti, ma buoni perché predisposti agli affari.
    Un po’ come l’amico Putin, alfiere dei diritti umani in Cecenia, che ha pure il vantaggio della mafia russa, anche se ultimamente ha fatto un po’ il furbo: ha consentito alla magistratura di arrestare il magnate Mikhail Khodorkovski, l’uomo più ricco di Russia, inquisito per reati fiscali, che aveva deciso di «scendere in campo». Certe cose non si fanno, altrimenti l’usanza potrebbe prendere piede in Italia.
    Comunque anche in Cina il prestigio dell’Italia è ormai alle stelle, da quando s’è saputo che un certo ministro Bossi ha proposto dazi dognali per proteggere dal libero mercato un territorio ignoto alle carte geografiche, la «Padania »; e da quando un altro ministro, tal Frattini, ha pensato bene di comprare un Rolex falso a Pechino, nell’ambito della comune lotta alla pirateria commerciale. Lasciando la Cina diretto a San Siro, lo Statista di Milanello ha voluto dire la sua sulla situazione in Iraq: «Il Paese comincia a funzionare, c’è un certo ottimismo» (29 ottobre); «In Iraq molte cose vanno bene. Con Bush abbiamo parlato
    di una situazione che migliora molto. Il paese sta andando verso la normalità» (1 novembre).
    Parole beneauguranti: il Cavaliere non aveva ancora finito di parlare, e da Bagdad giungeva notizia della più terribile strage di
    soldati Usa dall’inizio della guerra. Al rientro in Italia, un gravoso impegno istituzionale: Milan-Juve. Il Cavaliere ha voluto incontrare l’arbitro Racalbuto nel sottopassaggio che lo portava sul campo. La scena, ripresa in tv da Sky, ha destato un certo sconcerto, non essendo usuale che il presidente di una delle due squadre s’intrattenga col direttore di gara. Due le possibili spiegazioni: 1) Berlusconi s’è offerto di arbitrare la gara; 2) ha scambiato Racalbuto per Renato Squillante. Al termine della partita, finita 1-1, un commento a caldo per le tv: «Si fosse vinto, sarebbe rimasto meglio».
    Nelle stesse ore, a reti unificate, l’amico Mariano Apicella presentava il suo primo album scritto a quattro mani con il suo nuovo
    paroliere d’eccezione, Berlusconi, detto anche l’Usignolo di Arcore. Evento che i tg ritenevano ben più rilevante della scomparsa di un certo Galante Garrone (mai visto al palafestival di Sanremo). Purtroppo la solita stampa internazionale ha finora trascurato il capolavoro, preferendo insistere su conflitto d’interesse e processi per corruzione. L’ultimo è il New Yorker, che ha dedicato al nostro premier una lunga inchiesta, riadattando un vecchio slogan dei rasoi Remington: «Berlusconi ama tanto l’Italia che l’ha comperata tutta».
    C’è anche un’intervista al protagonista, che rievoca la discesa in campo di 10 anni fa: «Per la politica ho lasciato tutto. Sono sceso in campo perché costretto dal popolo italiano. La gente veniva da me a migliaia, alle mie finestre, a casa mia. Ero l’unico italiano con una popolarità oltre il 90%». Alla fine, dinanzi a un simile pellegrinaggio ai cancelli di Arcore, il recalcitrante Cavaliere dovette cedere.
    Purtroppo, nessun altro all’infuori di lui ricorda quell’assedio popolare. Nemmeno i suoi più stretti collaboratori, che continuano
    a raccontare un’altra storia. Giuliano Ferrara: «Berlusconi è sceso in politica per impedire che gli portassero via la roba» (25-2-94). Fedele Confalonieri: «La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori» (intervista a Repubblica, 25-5-2000). E perfino Dell’Utri: «Nel settembre 1993 Berlusconi mi convocò nella sua villa di Arcore e mi disse: “Marcello, dobbiamo fare un partito pronto a scendere in campo alle prossime elezioni…” Lui aveva provato
    in tutti i modi a convincere Segni e Martinazzoli per costruire la nuova casa dei moderati… “Vi metto a disposizione le mie televisioni”, aveva detto. Tutto inutile, e allora decise che il partito dovevamo farlo noi. Poi c’era l’aggressione delle Procure e la situazione della Fininvest con 5.000 miliardi di debiti. Franco Tatò, che all’epoca era l’amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d’uscita: “Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale”... I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l’inchiesta della P2, andò in carcere e perse l’azienda» (intervista ad Antonio Galdo, "Saranno potenti?",
    Sperling & Kupfer, 2003)
    .
    Smemorati.



    Cacciamoli VIA!!!

  6. #26
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    Impavida Pammy
    "Con lo strip
    salvo le donne"

    L’attrice parla del suo nuovo ruolo, l'agente segreto 69 nel cartoon Stripperella. Armata di tacchi combatterà i crimini contro il sesso debole. La copertura? Un lavoro come spogliarellista. "L'ho sempre sognato"

  7. #27
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    Cos'è; gli ordini di Pieffebi sono di far chiudere QUESTO 3d?

    Vai a floddare sui tuoi vaneggiamenti.

  8. #28
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    La Fiat verso il ritorno sul mercato russo


    L'annuncio di Umberto Agnelli dopo l'incontro tra gli industriali italiani e il presidente Putin in visita in Italia.


    ROMA – Un anno di tempo per pensare qualcosa di nuovo da fare insieme a General motors. A questo, secondo l'ad del Lingotto Giuseppe Morchio, deve servire il rinvio del cosiddetto put al gennaio 2005. Ma lo notizia del giorno sul fronte Fiat viene dal presidente Umberto Agnelli: la casa automobilistica torinese è pronta a ritornare sul mercato russo. "Oggi poniamo le basi per lo studio di un accordo che ci permette di essere di nuovo presenti in Russia con le automobili e da un punto di vista commerciale oltre a un accordo per quanto riguarda i veicoli industriali". Agnelli aveva appeno finito di parlare durante l'incontro tra gli imprenditori italiani e il presidente Vladimer Puntin che già è spuntato il partner russo con il quale Fiat cercherà di tornare ad essere protagonista del mercato russo: si tratta della Rusprom auto con la quale è stato siglato un accordo per i veicoli industriali. E' "un socio valido", ha detto ancora Agnelli sottolineando come la nuova iniziativa del gruppo torinese in Russia verrà intrapresa "con lo stesso spirito delle iniziative passate".

    "La collaborazione fra Fiat e la Russia risale fino agli anni '20 - ha ricordato - quando abbiamo realizzato lo stabilimento di cuscinetti a sfera della Riv. Negli anni '60 abbiamo corso un grosso rischio realizzando lo stabilimento della Uaz, che poi però si è rivelato un grosso successo. Purtroppo si avvaleva di una componentistica sparsa in tutta la Russia e ha passato una crisi considerevole". Tornando ai rapporti con i partner americano, Morchio ha specificato "

    Guardiamo ai fatti, perchè penso che sia meglio. Credo che le intenzioni di Gm e Fiat siano molto chiare. Abbiamo intenzione di ottimizzare questa allenza industriale, di preservare questi vantaggi industriali che abbiamo ottenuto, mettendo insieme le nostre attività. Anche gli ultimi accordi che abbiamo fatto vanno in questa direzione."

  9. #29
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    Tremonti va in tv ma parla solo lui
    Petruccioli (Vigilanza): presenza fuori dalle regole. Annunziata: il contraddittorio è previsto dal Parlamento

    ROMA Stamattina il ministro Tremonti
    potrà fare un altro spot al governo in tv,
    senza essere contraddetto: sarà ospite in
    diretta alla trasmissione «Occhio alla spesa
    » condotta da Alessandro Di Pietro, in
    onda su Raiuno dalle 11.35 alle 12.
    Il tema è caldo: i prezzi e il carovita.
    Da Viale Mazzini trapela la notizia: sarebbe
    stato il ministro stesso a non volere
    che ci fosse il contraddittorio. Tremonti
    risponderà alle domande che i telespettatori
    porranno telefonando in diretta
    (0769/73952). Un presenza «contro
    le regole», avverte
    Claudio Petruccioli,
    presidente
    della Commissione
    di Vigilanza:
    «Se il ministro Tremonti
    torna in diretta
    su Raiuno in
    un programma
    non giornalistico
    senza che vi sia
    contraddittorio, è
    una violazione del
    documento della
    Commissione di Vigilanza sulla presenza
    dei politici nei programmi di intrattenimento
    ». Nonostante ciò, «la Rai continua
    ad ospitare politici» da soli in questi
    programmi.
    Si dice «perfettamente d’accordo
    con Petruccioli» la presidente Rai, Lucia
    Annunziata, «sull’esigenza che la partecipazione
    del ministro Tremonti in un
    progamma non giornalistico della Rai
    avvenga con il necessario e contestuale
    contraddittorio». Fa notare di avere «anche
    in questa occasione segnalato alla
    direzione generale la necessità di operare
    secondo le regole stabilite dal Parlamento
    ». Annunziata conclude con bon ton:
    «Sono certa che il ministro, nella sua
    sensibilità istituzionale, condivida questa
    opportunità». Non si direbbe. Da parte
    del direttore generale, Flavio Cattaneo,
    sembra che ci sia un certo imbarazzo.
    Ma il Dg nel giro di un mese ha
    permesso una collezione di tele-squilibri:
    il messaggio a reti unificate di Berlusconi
    sulle pensioni, seguito dal monologo
    di Tremonti a «la Vita in diretta»;
    non ha concesso la diretta su RaiUno ai
    sindacati; il ministro Gasparri ha impazzato
    sul video da mane a sera. E, a pochi
    giorni dal voto sulla Finanziaria, torna
    Tremonti. Presenza «eccessiva», commenta
    il Ds Giuletti, che ironizza: «Comprendiamo
    il rapporto di amicizia e di
    riconoscenza che lega in modo indissolubile
    il Dg Cattaneo al ministro Tremonti
    », certo è che la Rai ha recuperato ascolti,
    «ma l'indice del pluralismo è in caduta
    libera». Un punto di attrito, questo
    sul rispetto del pluralismo, fra Annunziata
    e Catteneo, reso pubblico nell’audizione
    nell’audizione
    in Vigilanza e lì sollevato anche da
    Petruccioli. Il quale sta raccogliendo il
    materiale sul rispetto della delibera (approvata
    a marzo), per poi presentarlo
    alla Commissione.
    Tremonti sarà nello studio di «Occhio
    alla spesa», annuncia una nota,
    «per spiegare al grande pubblico le manovre
    economiche del governo in materia
    di prezzi», ovvero «gli aumenti previsti
    a ridosso delle feste natalizie e la difficoltà
    al risparmio». Belle notizie... A polemica
    scoppiata, una nota Rai annuncia
    che venerdì, stesso programma, stesso
    tema e stesso tempo del ministro dell’Economia,
    saranno ospiti «rappresentanti
    della maggioranza
    e dell'opposizione
    ». È la logica
    del «panino»
    collaudata da Tg1
    e Tg2: far parlare
    l’opposizione stretta
    tra governo e
    maggioranza. Da
    RaiUno escludono
    che Tremonti
    parlerà di Finanziaria.
    Ma la delibera
    della Vigilanza
    vieta la presenza dei politici in programmi
    di intrattenimento, se non in
    «casi eccezionali» per le loro competenze,
    comunque solo come «finestra informativa
    » che rispetti la «pluralità di punti
    di vista e la necessità di contraddittorio».
    Le delibere della Vigilanza, precisa Paolo
    Gentiloni, della Margherita, «non sono
    semplici pareri che si possono ignorare,
    ma delle norme che la Rai è tenuta a
    rispettare»; di fronte «all’ennesima violazione
    », quindi, «non resta che ricorrere
    alla Autorità Garante per le Comunicazioni
    », organo competente sulla violazione
    di norme. Petruccioli ha segnalato il
    problema: «Non possiamo sanzionare»,
    ma i parlamentari dell’Ulivo sono pronti
    al ricorso all’Authority.
    Ieri l’assemblea dei giornalisti del
    Tg1 ha votato un documento che richiama
    alla qualità del prodotto. I conduttori
    sono però pronti a «fare un passo indietro
    », ovvero a dimettersi, se non sarà
    valorizzato l’uso «delle risorse interne».
    E stanno preparando un documento per
    i vertici Rai, ai quali chiedono di essere
    ascoltati. Nell’incontro di lunedì con il
    direttore Mimun, il Cdr e l’Usigrai, il Dg
    Cattaneo aveva cercato di fare da paciere,
    ma l’aumento dei conduttori con l’arrivo
    di Attilio Romita dal Tg2 e con Susanna
    Petruni, preoccupa i volti storici
    del Tg1: da David Sassoli a Di Giannantonio
    a Tiziana Ferrario, fino a Giorgino
    che ieri in assemblea si è ribellato: Mimun
    gli ha chiesto di spostarsi alle 20,
    «ma non per ragioni professionali, ho
    sentito invece parlare di “magliette e casacche”
    », ma alla logica politica, «io non
    ci sto».

    Cacciamoli via!

  10. #30
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    L'Ue sconfessa Berlusconi: «Sulla Cecenia parla per sè»
    di Ninni Andriolo

    Ogni giorno porta la sua pena. «Ormai assisto a questi spettacoli e mi dico: vediamo oggi che succede...». Il palcoscenico cui allude uno sconsolato Romano Prodi è quello dei vertici, e delle conferenze-stampa che li concludono, ai quali il Presidente della Commissione europea partecipa insieme al Presidente di turno del Consiglio Ue, il premier italiano Silvio Berlusconi. L’ultimo incidente - Berlusconi avvocato difensore di Putin sulla Cecenia e sulla vicenda Yukos, fustigatore di giornali, “vittima” «del’85%» della stampa nostrana e di quella internazionale - ha aperto l’ennesimo “caso” del semestre e uno scontro senza precedenti tra Berlusconi e Prodi. Cioè, tra presidenza italiana Ue e Commissione. In meno di ventiquattr’ore l’imbarazzo di Bruxelles si è trasformato in una presa di distanze ufficiale da Palazzo Chigi. In una sonora smentita che ha suscitato la risposta piccata di Paolo Bonaiuti e la successiva controreplica dei collaboratori di Prodi. Un botta e risposta che ha aggravato l’incidente diplomatico e istituzionale provocato da un disinvolto Berlusconi che, ansioso di aprire il suo ombrello protettivo sopra la testa dell’«amico Putin», ha messo in soffitta il mandato di rappresentanza al quale deve attenersi un presidente, seppur di turno, dell’Unione europea. «Non condividiamo il punto di vista del premier Silvio Berlusconi, né sull'affare Yukos né sulla situazione presente o passata in Cecenia», ha spiegato il portavoce della Commissione, Reijo Kemppinem, che ha retrocesso «le opinioni» del presidente di turno Ue al rango di «commenti personali». «La posizione della Commissione è piuttosto chiara - - ha aggiunto Kemppinem - È quella espressa dai paesi membri e non esattamente quella manifestata» da Berlusconi.

    Il premier italiano - malgrado le critiche spedite a Mosca dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni umanitarie - aveva liquidato («leggende» e «falsità») le accuse a Putin assicurando che in Cecenia c’è stata solo «un’attività terroristica» e che la Federazione russa «ha subito questi attentati senza nessuna reazione». Sulla questione Cecenia, puntualizza il portavoce dei commissari Ue, «l'interesse principale della Commissione è che l'assistenza umanitaria raggiunga la popolazione in difficoltà», ma «persistono gli stessi problemi riscontrati in passato con le autorità russe». Insomma, l’Ue - a differenza di Berlusconi - non intende piegarsi alle ragioni della real politik, facendo sconti ad alcuno sul tema dei diritti umani violati. Quanto al caso Yukos - l’offensiva politico-giudiziaria che molti riconducono a Putin e al suo obiettivo di controllare la compagnia petrolifera che finanzia i partiti d’opposizione - la «questione interna» alla Federazione russa «ha delle implicazioni più vaste» che riguardano le liberalizzazioni. Perché «gli uomini d'affari stranieri, ed in particolare quelli europei, devono avere il diritto di essere sicuri che i loro investimenti siano garantiti in Russia e riguardo a questo aspetto vi sono delle preoccupazioni». Bruxelles, nella sostanza, suona una musica diversa dal garantisco io su Putin e sulla sua «distinzione tra potere esecutivo e potere giudiziario» proclamato da Berlusconi.

    «Dopo il vertice di giovedì, l’Europa non ha cambiato certo atteggiamento» né sulla Cecenia, né su Yukos, ripete Romano Prodi facendo riferimento alle preoccupazioni immutate dell’Unione europea. Il presidente della Commissione evita di entrare in polemica diretta con Berlusconi. Ma fa sapere che giovedì, durante la conferenza stampa, al termine del vertice Russia-Ue, avrebbe avuto «molta voglia» di rispondere al premier italiano. «Mi ero scritto anche un appunto - rivela - Non l’ho fatto perché esistono doveri istituzionali».

    Quel silenzio impietrito di Prodi viene preso di mira dal portavoce di Berlusconi che attacca Kemppinem per mettere ko, con un colpo solo, il presidente della Commissione Ue e il «leader naturale» dell’Ulivo. «Se la commissione e il presidente Prodi avevano qualcosa da dire in contrasto con il presidente Berlusconi sulla vicenda Yukos e su quella cecena - sentenzia Bonaiuti - potevano farlo liberamente e subito, sia nel corso dell'intera riunione con il presidente Putin, sia nella lunga e animata conferenza stampa successiva».

    La colpa di quanto è successo, nella sostanza, è di chi si è mostrato responsabile in ossequio ai suoi «doveri istituzionali» evitando di trasformare un incontro con la stampa in una pubblica disfida. Non già di chi, come Berlusconi, avrebbe dovuto rispettare il mandato, facendo conoscere a Putin la preoccupazione dell’Europa per la violazione dei diritti umani. Berlusconi ha stretto il Presidente russo sulla Cecenia durante il vertice a porte chiuse, come assicura Bonaiuti? Perché non ha fatto la stessa cosa pubblicamente, durante l’incontro con stampa? Perché si è limitato a difendere Putin a spada tratta, senza rivolgergli alcuna domanda sulla vicenda cecena? «Il problema» della Cecenia e della Yukos «è stato sollevato durante il vertice sia da Prodi, sia dal commissario alle relazioni esterne Patten», spiegano i collaboratori del presidente Ue, replicando a Bonaiuti e ricordando le dichiarazioni rese pubblicamente da Romano Prodi.

    L’ennesimo incidente internazionale provocato da Berlusconi, nella sostanza. La France press paragona lo show pro-Putin alle parole pronunciate dal Presidente del Consiglio italiano sulla superiorità dell’Occidente sull’Islam. Ieri si è fatto sentire anche il governo indipendentista ceceno. Berlusconi, afferma il suo ministro degli Esteri, «giustifica la politica genocida di Putin e insulta la memoria di centinaia di migliaia di innocenti»

    Pat Cox, presidente del Parlamento Europeo, esprime «disappunto e preoccupazione» per il fatto che manca qualsiasi riferimento alla Cecenia e al protocollo di Kyoto nella dichiarazione finale del vertice Russia-Ue. Francesco Rutelli e Daniel Cohn-Bendit presentano un’interrogazione a Strasburgo. La segreteria Ds stigmatizza «la superficialità con la quale il Presidente del Consiglio ha parlato della tragica guerra cecena». Da questo coro di critiche si differenzia la voce stonata del forzista Elio Vito, difensore d’ufficio di Berlusconi, avvocato difensore, a sua volta, di Vladimir Putin. «L'intervento di Bruxelles è del tutto incomprensibile - afferma - Non vorremmo che l'ennesima strumentale polemica, in Italia e all'estero, fosse un espediente per cercare di nascondere gli indubbi successi che il premier e l'Italia stanno ottenendo a livello internazionale».

    Cacciamoli via!!!

 

 
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