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    Predefinito Trade performance index

    Crisi, ecco la geografia del nuovo Made in Italy

    Roma, 7 ott (Velino) - Come sta affrontando questa fase economica il made in Italy? Quali sono gli elementi di forza su cui stiamo puntando per uscire dalla crisi? La ricerca “Italia, Geografie del nuovo made in Italy”, curata da Symbola- Fondazione per le qualità italiane e Fondazione Edison, cerca di rispondere a queste domande cogliendo, nelle caratteristiche del nostro sistema produttivo, l’inizio della ripresa. L’Italia, nel recente rapporto del WTO e dell’UNCTAT, risulta essere seconda dietro la Germania tra i 10 paesi più competitivi nel commercio mondiale in 14 macrosettori e, in particolare, detiene la prima posizione nei settori del tessile, dell’abbigliamento e della pelletteria. Oggi, a presentare la ricerca, presso Assolombarda, c’erano: Ermete Realacci - Presidente della Fondazione Symbola, Umberto Qyadrino - Presidente Fondazione Edison e Amministratore delegato Edison, Marco Fortis- Vice Presidente Fondazione Edison , Fabio Renzi -Segretario generale Symbola e Alberto Meomartini Presidente Assolombarda.

    Secondo la ricerca l’Italia è il secondo Paese industriale manifatturiero d’Europa dopo la Germania. L’indice di competitività elaborato da Onu e Wto, che si chiama Tpi – Trade performance index, colloca il nostro Paese al secondo posto, dietro la Germania, nella classifica dei dieci paesi più competitivi nel commercio mondiale. Nel 2008 il valore aggiunto generato direttamente dal settore manifatturiero italiano (senza considerare l’impatto in termini di indotto sugli altri settori dell’economia) è stato di 262 miliardi di euro ai prezzi base, dietro la Germania (517 miliardi) ma nettamente davanti alla Francia (209 miliardi) e alla Gran Bretagna (201 miliardi). Nel 2008 l’Italia ha presentato a livello mondiale uno dei più rilevanti surplus commerciali con l’estero nei prodotti manufatti non alimentari (64 miliardi di euro) dietro a Cina, Giappone e Germania, mentre altri Paesi avanzati (come Francia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti) hanno fatto registrare consistenti deficit Nel pieno della più grave crisi economica mondiale dai tempi del ’29, l’Italia riesce a generare, tra giugno 2008 e maggio 2009, un surplus commerciale manifatturiero con l’estero pari a 45 miliardi di euro complessivi nei beni di consumo e di investimento: non è un paese in ginocchio, a riprova del fatto che il “made in Italy” è una realtà ancora in grado di esprimere tutta la sua forza nello scenario competitivo. Secondo nostre stime su dati Eurostat, negli ultimi 12 mesi compresi tra luglio 2008 e giugno 2009 la bilancia commerciale complessiva del nostro Paese, comprendente anche energia e materie prime, ha fatto registrare un passivo molto contenuto, pari a poco più di 8 miliardi di euro. Al contrario, restano assai elevati i deficit esteri di Francia (-65 miliardi), Spagna (-64 miliardi) e Gran Bretagna (-102 miliardi). Il surplus commerciale tedesco, da parte sua, si è ridotto notevolmente ma rimane imponente (130 miliardi). Dunque l’Italia, come la Germania, ha patito la formidabile contrazione del commercio mondiale ma non ha visto peggiorare in modo irrecuperabile i propri conti con l’estero né rischia di vedere snaturata la sua vocazione di Paese manifatturiero.

    Sempre secondo la ricerca curata da Symbola L’Italia è al quarto posto nella classifica dei principali paesi del mondo per entrate turistiche e il secondo in Europa, soltanto dietro la Spagna, per numero di pernottamenti di stranieri e il primo per numero di pernottamenti di turisti russi e cinesi. L’Italia è il primo paese al mondo per numero di siti classificati dall’Unesco nella lista del patrimonio culturale mondiale. Per superficie protetta da parchi nazionali siamo secondi in Europa e quarti per quella tutelata da parchi regionali. Quanto al settore agroalimentare nel 2008, l’export ha registrato gli incrementi più elevati (10%), nell’ambito dell’intero sistema produttivo nazionale, accompagnati da una positiva stabilità dei consumi interni. L’Italia è al primo posto in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp, con 182 prodotti certificati e 62 in protezione transitoria (agosto 2009), seguita dalla Francia con 166, quindi dalla Spagna con 123. I tre Paesi, assieme a Grecia e Portogallo, rappresentano quasi l’80% del paniere complessivo europeo (853 prodotti). Produciamo il 40% in meno del vino rispetto alla metà degli anni 80, ma il valore dell’export è quadruplicato raggiungendo i 3,5 miliardi di euro. Secondo i dati Ismea, al 31 dicembre 2008 il numero delle denominazioni relative ai vini di qualità sale complessivamente a 477, con 7 nuovi riconoscimenti rispetto al 2007 (5 Docg e 2 Igt). Il gruppo più rappresentativo è quello delle Doc (316), seguite dalle Igt (120) e dalle Docg (41). I dati Ue, aggiornati al 2009, fanno salire la consistenza del paniere della qualità italiana, per le sole Doc/Docg a 434 denominazioni. Rispetto a questi vini, l’Italia è preceduta, nel panorama europeo (che conta complessivamente 1.548 Doc e Docg), solo dalla Francia (490) e supera di gran lunga Paesi come Spagna, Ungheria e Portogallo. Ancora più eccellente può essere considerata la perfomance della regione Piemonte, che da sola sarebbe al quinto posto escludendo l’Italia; ottima anche la collocazione di Toscana e Veneto (ottavo posto).

    L’Italia – ricorda la ricerca curata da Symbola - è tra i principali Paesi europei per diffusione del metodo della produzione biologica. Nel nostro Paese opera circa un terzo delle imprese biologiche europee e si colloca un quarto della superficie bio comunitaria. Da segnalare il settore dell’olio, che si sta orientando verso produzioni a maggiore valore aggiunto, un indicatore di questa tendenza è l’incremento del +43% dei prodotti con denominazioni di origine, pari a 38 denominazioni (Dop/Igp) che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 mld di euro, garantendo un impiego di manodopera per circa 50mln di giornate lavorative. L’Italia è oggi il primo esportatore di vino al mondo, il comparto assorbe, in particolare, circa il 15% dei volumi scambiati con l’estero. Nel 2008 l’Italia ha prodotto circa 46,3 milioni di ettolitri di vino, più del 2007 (+6%). Il peso della produzione Doc e Igt è rilevante (rispettivamente il 35% ed il 29% della produzione totale). Dagli andamenti del primo semestre, l’Italia dovrebbe confermare nel 2009 la propria leadership sul mercato internazionale in termini di valore aggiunto (prima voce dell’export agroalimentare nazionale), perderà quella sulla quantità prodotta. Questo denota un presidio dell’italia sui vini di alta qualità.

    Secondo la ricerca curata da Symbola quanto al terzo settore, sono oltre 300 mila le organizzazioni no-profit presenti nel nostro Paese, cioè una ogni 200 cittadini. Uno degli sviluppi maggiori degli ultimi anni riguarda le fondazioni: poco più di 3000 nel 1999 ad oltre 4.700 nel 2005 (incremento quasi del 60%). Capitolo innovazione. Nel 2008 si è registrata la crescita di quelle piccole e medie imprese che affrontano la competizione del mercato globale incrementando la qualità dei prodotti – il 71% contro il 64% della media europea- e che ottengono, in media, il 12% del loro fatturato dall’immissione sul mercato di prodotti e servizi innovativi, meglio di Germania, Spagna e Francia. L’Italia è leader europeo nella fotonica di cui rappresentiamo l’8% del mercato continentale. Nel biotech e, in particolar modo, nelle scienze della vita con una specializzazione nel farmaceutico che ci fa essere il terzo paese in Europa per numero di addetti e il quinto al mondo in una classifica dominata da Stati Uniti e Giappone. Nell’aerospaziale siamo settimi al mondo e quarti in Europa, con una posizione di rilievo mondiale nel settore degli elicotteri, nella produzione di sistemi radar e nel controllo del traffico aereo. Infine il capitolo Arte e cultura. Il valore dell’industria culturale italiana corrisponde al 6,3% del PIL nazionale, in media con quello europeo, di poco superiore. In alcune ambiti il Paese eccelle, come in quello del cinema d’animazione, per cui l’Italia è il terzo produttore europeo, o come quello del design, per il quale il Paese è secondo nel mondo per numero di brevetti registrati: dal 2003 al febbraio 2009 in Italia è stato registrato il 14,8% del numero complessivo di brevetti di design. Il potenziale di crescita di questi valori è molto alto, se solo si considera che l’immenso patrimonio storico-artistico che il Paese ha a disposizione è il più vasto a livello mondiale: oltre 3.400 sono i musei, cui si aggiungono 2.000 aree e parchi archeologici e 44 siti Unesco.

    il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l'articolo

  2. #2
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    Predefinito Rif: Trade performance index

    allora non è tutta merda come ci si vorrebbe autodipingere... incrociamo le dita per una crescita italiana, eccellenza nell'export e nel turismo a parte sarebbe sempre benvenuta
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  3. #3
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    Predefinito Rif: Trade performance index

    ECO - Non solo Pil. Dopo la crisi, famiglie italiane tra le più ricche
    Ocse: per Italia non solo ripresa ma "possibile espansione"


    Non solo Pil. Dopo la crisi, famiglie italiane tra le più ricche
    Roma, 9 ott (Velino) - "All'ombra del Pil c'è un'Italia che può sorridere", s'intitola l'editoriale di Marco Fortis, oggi in prima pagina sul Sole 24 Ore. Il Pil (Prodotto interno lordo) è davvero il termometro più appropriato per misurare lo stato di salute delle economie nazionali? Sempre più economisti si stanno interrogando. In puri termini di Pil nel 2009 (come stimato dal Fmi), i Paesi che se la passano peggio sembrerebbero Giappone (-5,4 per cento), Germania (-5,3 per cento) e Italia (-5,1 per cento), mentre le economie di Stati Uniti (-2,7 per cento), Spagna (-3,8 per cento) e Gran Bretagna (-4,4 per cento) avrebbero retto meglio. Senza bisogno di giungere alle conclusioni del rapporto della commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi, secondo cui ormai il Pil è una misura sempre più inadatta a riflettere il livello di benessere dei sistemi economici, e senza recepirne i nuovi parametri per determinare la "qualità della vita", Fortis invita però ad osservare altri indicatori, che rispetto alle cause e alla natura di questa crisi, e alle caratteristiche delle diverse economie, sono meglio in grado di dirci dove stiamo andando e, in effetti, ci dicono che siamo messi meglio di molti altri Paesi. Una riflessione avvalorata proprio questa mattina dai dati di agosto del superindice Ocse, che registra nuovi segnali, più decisi del previsto, di ripresa economica, particolarmente forte in Francia e in Italia. Fra tutte le economie dell'area Ocse, infatti, il nostro Paese fa registrare l'incremento più alto rispetto all'agosto 2008 (+10,4 punti), e di ben 2 punti su base mensile. Pur avvertendo che si tratta di dati che vanno interpretati "con cautela", l'Ocse ha reso noto come Italia e Francia sono anche gli unici paesi in cui viene indicata una "possibile espansione", mentre per tutti gli altri si parla solo di "ripresa".

    Come osserva Fortis, "la più forte caduta del Pil di Giappone, Germania e Italia dipende principalmente dalla temporanea paralisi del commercio mondiale". La frenata delle esportazioni "imporrà a questi paesi aggiustamenti delle capacità produttive e dolorose ristrutturazioni ma, quando la ripresa si manifesterà, Giappone e Germania ricominceranno a produrre auto ed elettronica come sanno fare meglio di chiunque altro al mondo e a esportare i loro prodotti con successo. E lo stesso farà l'Italia con la sua meccanica e i suoi beni per la persona e la casa". Ma per la Spagna, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sarà "più difficile". Il settore delle costruzioni e quello finanziario sono stati negli anni passati un "potente motore truccato", ma ora "il tempo delle bolle immobiliari e finanziarie è finito". Così come quello dei consumi finanziati a debito. E' un modello di crescita che questa crisi ha dimostrato "non sostenibile". Dunque, in questo momento, non il Pil ma altri dovrebbero essere gli indicatori più corretti per misurare gli effetti della crisi sulle diverse economie: ad esempio, spiega Fortis, l'aumento della disoccupazione, la caduta dei consumi e la ricchezza netta delle famiglie. Già prima della recessione l'Economist suggeriva di guardare all'aumento del tasso di disoccupazione come segno premonitore di un peggioramento del quadro economico. Ebbene, se guardassimo all'aumento del tasso di disoccupazione, ci accorgeremmo che da quando è iniziata la crisi in Germania è cresciuto solo del 5,5 per cento e in Italia del 10,4 per cento, mentre negli Usa, in Spagna e nel Regno Unito l'incremento del tasso di disoccupazione è stato, rispettivamente, del 71, del 66 e del 45 per cento.

    Stesse indicazioni emergono se si valutano i consumi delle famiglie, che nel secondo trimestre 2009, rispetto al trimestre precedente, crescono in Italia (dello 0,3 per cento) e in Germania (dello 0,7 per cento), mentre continuano a calare negli Usa (dello 0,2 per cento), in Gran Bretagna (dello 0,6 per cento) e in Spagna (dell'1,6 per cento). Dal secondo trimestre 2008 al secondo trimestre 2009 i consumi delle famiglie sono calati cumulativamente dell'1,8 per cento in Italia, mentre sono addirittura diminuiti del doppio in Gran Bretagna (-3,6 per cento) e di oltre il triplo in Spagna (-5,9 per cento). Un altro indicatore che si sta rivelando "complementare al Pil" è quello della ricchezza netta delle famiglie. "Nel giudicare l'andamento di un sistema economico - spiega Fortis - non è possibile prestare attenzione soltanto alla produzione annua del reddito e alla sua crescita, perdendo di vista magari altri aspetti cruciali come lo stato del debito pubblico o il deterioramento dei conti finanziari delle famiglie". L'editorialista del Sole fa quindi riferimento a uno studio del 2007 del World Institute for Development Economics Research dell'Università delle Nazioni Unite di Helsinki (Unu-Wider), svolto dal gruppo di lavoro di Davies, Sandstrom, Shorrocks e Wolff. In 150 Paesi è stata stimata la ricchezza netta pro capite delle famiglie (composta dalle attività reali, tra cui la casa e i terreni, più le attività finanziarie al netto delle passività finanziarie). I dati si riferiscono al 2000 e sono espressi in dollari internazionali a parità di potere di acquisto. Ebbene, da tale analisi emerge che l'Italia, al 22mo posto nella graduatoria del Pil pro capite, balza all'ottavo posto per ricchezza netta pro capite, superando nettamente la Francia, la Germania, l'Australia e i paesi scandinavi. E per ricchezza mediana per adulto l'Italia è addirittura seconda nel G-20, dietro soltanto al Giappone.

    "Anche altri studi - osserva Fortis - basati su dati più recenti ma relativi a un minor numero di paesi confermano il forte posizionamento comparato dell'Italia per ciò che riguarda la ricchezza delle famiglie". La Banca d'Italia stima che nel 2007 la ricchezza netta delle famiglie italiane (attività investite per i tre quarti in beni reali e attività finanziarie sicure come depositi e titoli di stato) sia ammontata a 8,5 trilioni di euro, pari all'8,1 per cento del reddito disponibile delle famiglie e a circa 143mila euro pro capite a prezzi correnti. "Un valore - conclude Fortis - che ci pone ai vertici mondiali". A prezzi costanti la ricchezza netta delle famiglie italiane è aumentata tra il 1995 e il 2007 di ben 2.731 miliardi di euro (+47 per cento), una performance di gran lunga superiore a quella del Pil (+19 per cento). Una crescita della ricchezza "molto più solida" rispetto a quella di altri Paesi, "i cui valori sono stati particolarmente sospinti dalla bolla immobiliare e finanziaria". E le famiglie italiane, com'è noto, sono tra le meno indebitate. "Tutte queste considerazioni ci portano a concludere che, dopo la pulizia dei valori fittizi operata dalla crisi, stiamo tornando a essere, tra i grandi Paesi occidentali, quello con le famiglie più ricche in rapporto al reddito, di gran lunga davanti anche agli Stati Uniti, alla Francia e alla Germania. Un'altra cosa non trascurabile che il Pil non ci sta dicendo".

    (Federico Punzi) 9 ott 2009 137

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  4. #4
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    Predefinito Rif: Trade performance index

    inutile menata ideologica

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    Predefinito Rif: Trade performance index

    Balle.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


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    qual è la verità?

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    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    qual è la verità?

    saranno i prossimi mesi a dirlo.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    saranno i prossimi mesi a dirlo.
    diversi analisti che predicavano -giustamente- da anni l'imminente crollo dell'economia, avevano giustappunto anche previsto che i paesi a vocazione industriale avrebbero soppiantato quelli la cui economia era il frutto di speculazioni finanziarie e della bolla edile, indicando nella germania il nuovo motore economico mondiale

  9. #9
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    Predefinito Rif: Trade performance index

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    diversi analisti che predicavano -giustamente- da anni l'imminente crollo dell'economia, avevano giustappunto anche previsto che i paesi a vocazione industriale avrebbero soppiantato quelli la cui economia era il frutto di speculazioni finanziarie e della bolla edile, indicando nella germania il nuovo motore economico mondiale
    Staremo a vedere.
    Per il momento gli unici che stanno mantenendo, sono Cina e Australia.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  10. #10
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    Predefinito Rif: Trade performance index

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    diversi analisti che predicavano -giustamente- da anni l'imminente crollo dell'economia, avevano giustappunto anche previsto che i paesi a vocazione industriale avrebbero soppiantato quelli la cui economia era il frutto di speculazioni finanziarie e della bolla edile, indicando nella germania il nuovo motore economico mondiale
    quali analisti? ma che stai a dì?

 

 
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