Io mi sono sempre dichiarato contrario all'ingresso della Turchia nella UE, per più di una ragione.
Riguardo agli argomenti...... e al grottesco......... si rilegga.....
Cordialità


Io mi sono sempre dichiarato contrario all'ingresso della Turchia nella UE, per più di una ragione.
Riguardo agli argomenti...... e al grottesco......... si rilegga.....
Cordialità


No, non è questione di ideologia, i risultati dei sondaggi si posso-In Origine Postato da Mr. Hyde
Ha trovato qualcosa nella metodologia dei sondaggi che la porta a trarre la conclusione siano "bidone", o lo fa solo perche' l'ideologia non le permette d'accettare altro?![]()
Di analisi statistica me ne intendo un pochettino...ed e' rivelata apertamente nel loro sito. Mi indichi la fallaccia, ne sono proprio curioso.
no "manipolare", "arrangiare", intervistando certi tipi di utenti al
posto di altri...
Vede, il Gallup europeo ha scoperto che noi abbiamo messo Israel
al primo posto come "il paese più pericoloso del mondo", quando
lo sappiamo tutti che non è vero...Perciò io non credo ad alcun son
daggio ma preferisco fidarmi di cosa pensa e sopratutto cosa dice
a me la gente locale. Tenga presente che noi abbiamo laggiù rap-
porti di lavoro che durano da decenni...


P.S. = già la prima domanda del suo primo post è grottesca e intellettualmente.....non al massimo dell'onestà.
Come lei sa anche ammesso l'assunto NON QUALSIASI TIPO E MODO di risposta VIOLENTA all'occupazione straniera è di per sè legittima. Il terrorismo vile che viene meno alle regole di guerra (che implicano, ad esempio di combattere a viso aperto in modo riconoscibile, senza travestimenti e senza indossare divise del nemico) NON è una leggittima risposta NEPPURE riguardo ad una vera occupazione nemica con fini imperiali.
Tra l'altro questi argomenti sono BEN CONOSCIUTI dalla SUA parte, che li usa da oltre 50 anni, quando fanno comodo s'intende...
Mi saluti i buoni argomenti.....


Mah, egregio, io non ho fatto una questione di maggioranza-mino-In Origine Postato da Pieffebi
Ossia, ammessa e non concessa la BIDONATA (c'è un tal signor Bidone su internet che delira sull'undici settembre e dintorni), ciò significherebbe che il 55% degli iraqeni, ossia la maggioranza assoluta, NON appoggia i criminali terroristi che qualche buontempone poco ....solido......chiama "resistenza".
Ora presso noi sionisti e le altre razze inferiori e infedeli, 55 è maggiore di 45. Non mi stupirei però affatto che secondo la "matematica revisionistica" questa mia convinzione venga confutata e dichiarata fallace prodotto della propaganda yankee.
Cordialmente.
Shalom!!!
ranza, bensì intendevo rispondere al tizio che ha scritto che la re-
sistenza irakena non ha alcun appoggio. Questo è falso. Tutto quì
X Pfb
Davvero è stata posta male? Beh, basterebbe citarmi una delle convenzioni di Ginevra del 1949 o uno dei due protocolli aggiuntivi del 1977 per smentirmi.
Io intanto posto questo, tanto per non divagare
Protocollo aggiuntivo alle convenzioni di ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati nazionali
Protocollo I
Ratificato dall'Italia con legge 11 dicembre 1985, n. 762 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 303, del 27 dicembre 1985). -- Ratifica ed esecuzione del I protocollo addizionale alle convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali, e del II protocollo addizionale alle convenzioni stesse, relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali, con atto finale adottati a Ginevra l'8 giugno 1977 dalla conferenza per la riaffermazione e lo sviluppo del diritto internazionale umanitario applicabile nei conflitti armati e aperti alla firma a Berna il 12 dicembre 1977.
Preambolo
Le Alte Parti contraenti:
Proclamando il loro ardente desiderio di vedere la pace regnare fra i popoli;
Ricordando che ogni Stato ha il dovere, in conformità della Carta delle Nazioni Unite, di astenersi nelle sue relazioni internazionali dal ricorrere alla minaccia o all'impiego della forza contro la sovranità, l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di ogni Stato, o in qualunque altro modo incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite;
Ritenendo tuttavia necessario riaffermare e sviluppare le disposizioni che proteggono le vittime dei conflitti armati, e completare le misure intese a rafforzare l'applicazione;
Esprimendo la loro convinzione che nessuna disposizione del presente Protocollo o delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 può essere interpretata nel senso di legittimare o autorizzare un qualsiasi atto di aggressione o un qualsiasi altro impiego della forza incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite;
Riaffermando, inoltre, che le disposizioni delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 e del presente Protocollo devono essere pienamente applicate in ogni circostanza a tutte le persone protette da detti strumenti, senza alcuna distinzione sfavorevole fondata sulla natura o l'origine del conflitto armato, o sulle cause invocate dalle Parti in conflitto, o ad esse attribuite;
Hanno convenuto quanto segue:
Articolo 1. Principi generali e campo di applicazione.
1. Le Alte Parti contraenti si impegnano a rispettare e far rispettare il presente Protocollo in ogni circostanza.
2. Nei casi non previsti nel presente Protocollo o in altri accordi internazionali, le persone civili e i combattenti restano sotto la protezione e l'imperio dei principi del diritto delle genti, quali risultano dagli usi stabiliti, dai principi di umanità e dai precetti della pubblica coscienza.
3. Il presente Protocollo, che completa le Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 per la protezione delle vittime della guerra, si applicherà nelle situazioni previste nell'art. 2 comune a dette Convenzioni.
4. Le situazioni indicate nel paragrafo precedente comprendono i conflitti armati nei quali i popoli lottano contro la dominazione coloniale e l'occupazione straniera e contro i regimi razzisti, nell'esercizio del diritto dei popoli di disporre di se stessi, consacrato nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione relativa ai principi di diritto internazionale concernenti le relazioni amichevoli e la cooperazione fra gli Stati in conformità della Carta delle Nazioni Unite.
Articolo 48. Regola fondamentale.
Allo scopo di assicurare il rispetto e la protezione della popolazione civile e dei beni di carattere civile, le Parti in conflitto dovranno fare, in ogni momento, distinzione fra la popolazione civile e i combattenti, nonchè fra i beni di carattere civile e gli obiettivi militari, e, di conseguenza, dirigere le operazioni soltanto contro obiettivi militari.
Articolo 49. Definizione degli attacchi e campo di applicazione.
1. Con l'espressione attacchi si intendono gli atti di violenza contro l'avversario, siano tali atti compiuti a scopo di offesa o di difesa.
2. Le disposizioni del presente Protocollo concernenti gli attacchi si applicheranno a tutti gli attacchi, quale che sia il territorio su cui essi si svolgono, incluso il territorio nazionale appartenente ad una Parte in conflitto, ma che si trovi sotto il controllo di una Parte avversaria.
3. Le disposizioni della presente Sezione si applicheranno ad ogni operazione terrestre, aerea o navale che possa colpire, su terra, la popolazione civile, le persone civili e i beni di carattere civile. Esse si applicheranno, inoltre, a tutti gli attacchi navali o aerei diretti contro obiettivi terrestri, ma non incideranno altrimenti sulle regole del diritto internazionale applicabile nei conflitti armati sul mare o in aria.
4. Le disposizioni della presente Sezione completano le regole relative alla protezione umanitaria enunciate nella IV Convenzione, in particolare nel Titolo II, e negli altri accordi internazionali che vincolano le Alte Parti contraenti, nonchè le altre regole del diritto internazionale relative alla protezione dei civili e dei beni di carattere civile contro gli effetti delle ostilità su terra, sul mare e in aria.
Articolo 51. Protezione della popolazione civile.
1. La popolazione civile e le persone civili godranno di una protezione generale contro i pericoli derivanti da operazioni militari. Allo scopo di rendere effettiva tale protezione, saranno osservate, in ogni circostanza, le seguenti regole, le quali si aggiungono alle altre regole del diritto internazionale applicabile.
2. Sia la popolazione civile che le persone civili non dovranno essere oggetto di attacchi. Sono vietati gli atti o minaccie di violenza, il cui scopo principale sia di diffondere il terrore fra la popolazione civile.
3. Le persone civili godranno della protezione concessa dalla presente Sezione, salvo che esse partecipino direttamente alle ostilità e per la durata di detta partecipazione.
4. Sono vietati gli attacchi indiscriminati. Con l'espressione attacchi indiscriminati si intendono:
a) quelli che non sono diretti contro un obiettivo militare determinato;
b) quelli che impiegano metodi o mezzi di combattimento che non possono essere diretti contro un obiettivo militare determinato; o
c) quelli che impiegano metodi o mezzi di combattimento i cui effetti non possono essere limitati, come prescrive il presente Protocollo, e che sono, di conseguenza, in ciascuno di tali casi, atti a colpire indistintamente obiettivi militari e persone civili o beni di carattere civile.
5. Saranno considerati indiscriminati, fra gli altri, i seguenti tipi di attacchi:
a) gli attacchi mediante bombardamento, quali che siano i metodi e i mezzi impiegati, che trattino come obiettivo militare unico un certo numero di obiettivi militari chiaramente distanziati e distinti, situati in una città, un paese, un villaggio o in qualsiasi altra zona che contenga una concentrazione analoga di persone civili o di beni di carattere civile;
b) gli attacchi dai quali ci si può attendere che provochino incidentalmente morti e feriti fra la popolazione civile, danni ai beni di carattere civile, o una combinazione di perdite umane e di danni, che risulterebbero eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto.
6. Sono vietati gli attacchi diretti a titolo di rappresaglia contro la popolazione civile o le persone civili.
7. La presenza o i movimenti della popolazione civile o di persone civili non dovranno essere utilizzati per mettere determinati punti o determinate zone al riparo da operazioni militari, in particolare per cercare di mettere obiettivi militari al riparo da attacchi, o di coprire, favorire o ostacolare operazioni militari. Le Parti in conflitto non dovranno dirigere i movimenti della popolazione civile o delle persone in modo da cercare di mettere degli obiettivi militari al riparo dagli attacchi o di coprire operazioni militari. 8. Nessuna violazione di tali divieti potrà dispensare le Parti in conflitto dai loro obblighi giuridici nei confronti della popolazione civile e delle persone civili, incluso l'obbligo di prendere le misure di precauzione previste nell'art. 57.
Saluti
PS. le dice niente il richiamo alla Carta dell'Onu? O la resistenza ad una ''occupazione straniera''?


Non credo che non abbia "nessun appoggio", nessuno, neppure quel pazzo di Amin Dadà in Uganda aveva "nessun appoggio". Ci sono serial killer che hanno scotennato bambini che ricevono in carcere centinaia di lettere di ammiratori.....
Saluti liberali


La separazione fra obiettivi civile e militari implica che il resistente si qualifichi come militare. Una donna che si mette una cintura di tritolo e si fa saltare in aria fra i soldati è un militare travestito da civile che rende impossibile la distinzione.
I testi si leggono, si interpretano, si applicano al contesto.
Sì....i suoi argomenti sono proprio grotteschi e documentano l'opposto di ciò che lei pretende.
Mi saluti il diritto
P.S = per il resto il signor Saddam ha messo apposta propri presidi militari al centro di insediamenti civili........
Ho capito. Quando riacquisterà il gusto del dialogo argomentato, ne riparleremo.In Origine Postato da Pieffebi
La separazione fra obiettivi civile e militari implica che il resistente si qualifichi come militare. Una donna che si mette una cintura di tritolo e si fa saltare in aria fra i soldati è un militare travestito da civile che rende impossibile la distinzione.
I testi si leggono, si interpretano, si applicano al contesto.
Sì....i suoi argomenti sono proprio grotteschi e documentano l'opposto di ciò che lei pretende.
Mi saluti il diritto
P.S = per il resto il signor Saddam ha messo apposta propri presidi militari al centro di insediamenti civili........
Saluti


Quando cesserà di evitare il problema centrale della questione: ossia il metodo terroristico alla kamikaze o similare (illegittimo SEMPRE) per tentare di assorbirlo in un generico diritto di resistenza violenta (che implica ogni mezzo necessario, ammesso che sia riconoscibile nel contesto, ma non la violazione di quelle che secondo la TRADIZIONE militare plurisecolare, oltre che al diritto, sono le regole di lealtà.....e di separazione fra combattente e civile)....ne riparleremo.
Saluti
Riporto una inquietante inchiesta della AMERICAN ENTERPRISE appena riportata dalle agenzie
ISLAM: NOVAK, IL 10% MUSULMANI POTREBBE SOSTENERE JIHAD
AMERICAN ENTERPRISE INSTITUTE CHIEDE VALORIZZAZIONE DELL'ALTRO 90%
Venezia, 14 nov. (Adnkronos) - ''E' stato calcolato che il numero di musulmani favorevoli alla politicizzazione islamista si possa aggirare intorno al 10-15%, ma ci sono altre stime che indicano questa quota in una percentuale di molto inferiore. Visto che nel mondo i musulmani sono un miliardo, e il 10% di un miliardo fa 100 milioni, esisterebbero almeno 100 milioni di sostenitori e fanatici della jihad politica''. Sono le cifre illustrate da Michael Novak, direttore dell'American Enterprise Institute (Usa), nel suo intervento ai 'Colloqui di Venezia', una due giorni di confronto internazionale promossa dalla Fondazione Liberal sulle 'Proposte per il Medio Oriente'.
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