....giornali
Chiunque sappia leggere un giornale, nelle righe e tra le righe, si accorge che dopo le critiche e le accuse di “mandato linguistico” l’Unità ha cambiato linea editoriale e tono.
Dopo la strage di Nassiriyah hanno titolato: “I morti italiani chiedono perché”.
Titolo suggestivo, come si dice, ma non omicida come l’altro seguito all’affondamento di una imbarcazione di clandestini nel Canale di Sicilia: “Bossi-Fini, un’altra strage”.
La direzione di quel giornale sa che perderà le cause incautamente intentate a chi ha detto la verità sui suoi vizi fatali di faziosità e brutalità linguistica.
E ci mette una pezza, cerca un rimedio.
Resta, e non potrebbe né deve essere altrimenti, un giornale di dura opposizione al governo e a chiunque consideri parte dell’area di governo.
Resta, e non potrebbe essere altrimenti, un giornale capace di formidabili manipolazioni: ma quale giornale non lo è, compreso il nostro?
Resta infine il suo pieno diritto al dissenso.
Noi non abbiamo mai chiesto né mai ci sogneremmo di chiedere, come ha fatto qualche sconsiderato, la chiusura di un giornale, in particolare di opposizione: vogliamo solo il diritto di criticarlo con nitore e forza, fino alle estreme conseguenze, se la linea rossa del rispetto civile per le persone viene superata con toni e parole brutali.
Ora, in seguito all’anticipazione di altre critiche rivolte a quel giornale dal presidente del Consiglio, riparte la campagna vittimistica in cui le Verdurin di tutto il mondo sono specialiste.
Ma non ci lasciamo ingannare da questi mezzucci.
L’Unità è stata colta con il piede in fallo, ha giustamente pagato con un certo isolamento anche nella sinistra il tratto isterico dei suoi titoli e articoli che nessuna persona seria può condividere, e ha cambiato tono (persino imitandoci, un po’ penosamente, e parlando ieri a sproposito di “parole armate”).
Bravi. Basta così.
da il Foglio
saluti




Rispondi Citando
