Traduzione di alcuni brani del libro di Ilich Ramírez Sánchez, L’Islam révolutionnaire:
Mi sono convertito all’Islam alla vigilia del mio ventiseiesimo compleanno, ai primi del mese di ottobre 1975. Ventisette anni fa, è come se fosse ieri, in un campo di addestramento del FPLP nello Yemen, vicino a Ja’ar, nel governatorato di Abyan. Mi ero preparato a questo passo in compagnia dei combattenti arabi che un po’ più tardi avrei guidati in un’incursione alquanto pericolosa nell’Africa orientale. Erano tutti musulmani e mi avevano chiesto di diventare uno dei loro condividendo la loro fede, affinché, nell’eventualità, fossi io a guidarli in Paradiso. La fraternità d’armi è dunque all’origine della mia conversione. (pp. 23-24)
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La conquista egemonica è possibile solo a condizione di far saltare quelli che bisognerebbe chiamare i « catenacci di sovranità ». Gli stati islamici indipendenti che intendono essere padroni a casa loro e filtrare le influenze o le ingerenze straniere, che vogliono liberamente applicare la Sciaria, la legge islamica, devono scomparire, perché l’Islam è un freno, anzi, è un ostacolo al “libero” esercizio delle leggi del mercato. Va da sé che nello spirito dei conquistatori, dei nuovi “crociati” della “democrazia”, le leggi divine debbono essere cancellate e far posto a quelle dell’economia, della finanza, della produzione e del consumo! Ogni deroga a questa legge bronzea del capitalismo merita una sanzione. E la sanzione è la guerra. Le porte chiuse si aprono a cannonate.
La legge dell’”Idolo”, chiamatelo il Vitello d’Oro se volete, costituisce l’unica realtà sacra del mondo democratico e moderno. Immaginate: la Sciaria proibisce il prestito a interesse. Le pratiche e le leggi finanziarie islamiche sono “solidariste”, sono fondamentalmente contrarie a “far lavorare il denaro”, cosa che è considerata immorale e fonte di ingiustizia, perché non è più il lavoro in sé a costituire il merito di una persona, bensì le leggi cieche della speculazione. L’Islam, nella sua infinita saggezza, ha tagliato corto con questo sistema perverso, interdicendo non solo l’usura, ma ogni rendita derivante dal denaro. (p. 49)
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Gli ultimi Europei, ossia gli uomini e le donne che hanno conservato la fierezza delle loro origini, coloro che sono ancora fedeli al retaggio dei loro padri, arriveranno ad abbracciare l’Islam; per coloro che hanno saputo custodire il rispetto di se stessi e quindi rifiutano di avvilirsi al contatto del feticismo materialista, l’Islam rappresenta l’unico mezzo per salvaguardare i loro valori, il patrimonio spirituale ereditato da una lunga storia.
Da questo punto di vista, la guerra che l’Islam deve condurre contro l’imperialismo non è, ripetiamolo, la lotta contro un popolo, una nazione o uno Stato. Noi combattiamo un sistema, un sistema che, insensibilmente ma inesorabilmente, porta l’uomo alla corruzione e poi alla morte ontologica. (p. 63)
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Sono gli Stati Uniti, bisogna rammentarlo, ad avere preso storicamente l’iniziativa di costruire e usare armi di distruzione di massa. Queste armi sono state sperimentate a Hiroshima e a Nagasaki contro delle popolazioni civili, proprio mentre lo stato maggiore giapponese offriva all’America una resa negoziata. (…) È la libertà in marcia, l’avvento del regno democratico; per insegnare agli uomini a vivere, talvolta è utile, perfino necessario, cominciare con lo sterminarli. In questo, gli Stati Uniti non devono ricevere lezioni da nessuno… (p. 121)
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I genitori guardano con tenerezza – la gioventù passa presto, no? – i loro figli che vanno ad abbrutirsi col rock duro, con la techno e tutte le forme sonore della droga… Si divertono, e non si rendono conto che, in realtà, stanno assistendo a una tragedia… La televisione diffonde il culto sfrenato del sesso, della violenza e del dollaro. Le vostre televisioni scaricano continuamente le loro immondizie nel seno stesso delle vostre famiglie, mentre i vostri politicanti insorgono contro lo spettro di un ipotetico ritorno dell’ordine morale! Parlare di bene e di male è diventata un’incongruità, o meglio, un’oscenità. Denunciare il male, esaltare il bene nella sua oggettività, dire la verità di Dio, sono cose che vi fanno rabbrividire. Voi preferite barricarvi in casa per timore dei ladri, perché volete conservare una cosa sola, come il bene più prezioso, più prezioso dei vostri stessi figli scomparsi o violentati: la sola libertà di cui voi realmente dissoniate, la libertà di avvilirvi! E sia! Ma allora, siccome non avete più il coraggio di difendere i principi morali della legge naturale e divina, quella dei vostri padri, smettetela di piangere sulle vostre disgrazie. (p. 209)
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La “liberazione” dell’Europa si è risolta con alcuni milioni di morti ad Est come ad Ovest, mentre i vinti venivano decimati dalla fame e dalle epidemie nei campi di concentramento riaperti dai “liberatori”. De Marenches spiega come Churchill abbia fatto deportare tra i ghiacci sovietici quasi due milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, i quali hanno conosciuto la sorte che si può ben immaginare. Ecco gli eroi senza macchia della vostra storia. Una storia che bisognerà pur decidersi a riscrivere. (…) Il leggendario eroe della “liberazione”, il grand’uomo Churchill, dovrebbe forse avere il privilegio di un posto di prim’ordine nella lista dei grandi criminali della storia. Un posto che gli spetta di diritto, sia per la sua politica nel Vicino Oriente prima della guerra, sia per la distruzione delle città tedesche per mezzo delle bombe al fosforo. (p. 218-219)
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Nel 1933, la guerra viene dichiarata da Wall Street e Manhattan. L’arma atomica ideata in quel periodo dal dolce e pacifico Einstein e realizzata dal suo correligionario Oppenheimer, non si chiamava forse “progetto Manhattan”? Wall Street e Manhattan dichiarano la guerra (non è un modo di dire, ma la verità storica) alla Germania nazionalsocialista, la quale rifiuta la supremazia del dio dollaro e fonda la stabilità della sua moneta ricostruendo la propria economia sulla base del valore lavoro e sulle sole forze produttive.
Più ancora dell’antigiudaismo dichiarato dell’ideologia del regime, ad essere assolutamente imperdonabili erano il crimine di blasfemia contro il dollaro e la soggiacente tentazione autarchica, la quale portava implicitamente a girare le spalle al libero scambio. La restaurazione dell’economia tedesca su basi socialiste, quindi contrapposte al liberalismo, costituiva una vera e propria dichiarazione di guerra… (pp. 222-223)
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Lettera di Carlos a Francois Genoud (18 marzo 1995) *
Caro compagno di lotta,
ho ricevuto ieri la vostra lettera datata 2 marzo 1995. Voglio che sappiate che siete la sola persona – coi miei più stretti familiari – con cui tengo corrispondenza dalla prigione. In questo paese, in cui la lealtà politica dipende solo dai sondaggi, la vostra fedeltà ai nostri ideali suscita ancor più grande ammirazione. So che avete cominciato a lottare per la liberazione della Palestina fin dall’età di vent’anni, a Gerusalemme nel 1936, col Gran Muftì Shaykh Amin el-Husseini. Anch’io ho cominciato a lottare per la liberazione della Palestina all’età di vent’anni, sulla Riva Est del Giordano, nel 1970, con Georges Habbache e con Waddi Haddad. Da allora, ho consacrato la mia vita alla più nobile delle cause, la liberazione della Palestina nel contesto della Rivoluzione mondiale…
Se mai ci incontreremo ancora, raggiungeremo il Walhalla dei rivoluzionari e condivideremo momenti di familiarità coi nostri cari martiri scomparsi… arei felice di arrivare alla vostra età con un decimo del vostro spirito indomito; sappiate che vi ammiro sinceramente, che ho fiducia in voi, che ho a cuore la vostra amicizia. Trasmettete i miei omaggi ai vostri intimi. Mantenetevi in contatto con la mia famiglia in Venezuela, che è anche la vostra famiglia. Recibe un abrazo revolucionario de
Carlos




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