Se di uno scrivo che è milanese (e invece viene fuori che è bolognese) al massimo della petulanza ricevo una lettera di rettifica dove mi si dice: “Caro signore, guardi che lei ha sbagliato di grosso essendo il sottoscritto nato tra la torre degli Asinelli e quella della Garisenda. Lo ricordi ai suoi lettori e se lo ricordi anche lei. E la prossima volta sia più preciso quando scrive”.
E basta lì.
Se invece mi azzardo a dire che il tal dei tali è omosessuale, apriti cielo! Denunce, querele, avvocati, magistrati, pedinamenti, minacce, carta bollata, spese legali ecc. ecc.
Insomma: dare dell’omosessuale può essere considerato un insulto o una calunnia (ma anche un’arma di ricatto) perché esserlo costituisce ancora reato morale e da qualche parte desta riprovazione se non proprio disgusto.
Pensavo a questo leggendo la vicenda che ha coinvolto il principe del Galles colpevole, secondo una malalingua finocchia, di essersi fatto fare un pompino da un maggiordomo.
L’attore e scrittore Stephen John Fry, gay dichiarato, ha preso le difese del suo amico principe: “Che mi crediate o meno, non lo è! Mi spiego: sono gay e so distinguere un gay quando ne vedo uno. Non dico di azzeccarci sempre ma posso dire che lui non lo è. E’ una cosa penosa e insensata. Mi rende infelice per lui. E’ crudele e orribile. Ed è terribile anche per i suoi figli”.

Capisco l’affetto amicale e la difesa a oltranza. Capisco l’indignazione (ma, scusate, chi è che arruola i maggiordomi alla Corte d’Inghilterra? L’Arcigay locale?). Anche io, che sono gay al 102 per cento, credo di riconoscere un omosessuale a prima vista e mi viene da dire che il principe Carlo non sia proprio della partita. Ma siamo sicuri che sia questo il punto?

La sporcizia che esce dalle cucine di Buckingham Palace è francamente insopportabile.
Ricatti, testimonianze postume, mogli cornificate, anoressiche e spericolate che lasciano nei caveau delle banche videocassette piene di confessioni intime.
Robaccia che ci rende un po’ più lieve il fatto di vivere in un paese dove la sessualità dei nostri leader politici non ha mai interessato nessuno.
Al massimo se ne è fatto argomento di leggero e divertito pettegolezzo ampliato dall’affabulazione metropolitana che dava per certo che la moglie di un’importante carica dello Stato era stata sorpresa mezza nuda sui Lungoteveri con due corazzieri.
O un ministro che andava a battere a Piazza Mazzini rimorchiando giovani reclute delle vicine caserme.
Ma non abbiamo mai avuto l’abitudine di farne strumento di ricatto politico o argomento di scandalo giornalistico.
Ma torniamo a Carlo.
Immaginiamo che ciò che ha sostenuto George Smith, ex valletto di Diana, fosse stato liquidato con un gelido comunicato in cui si diceva: “Il signor Smith è un gran bugiardo visto che è impossibile che abbia mai colto Sua Altezza Charles a letto con un altro uomo per il semplice fatto che il principe non è omosessuale. E in ogni caso quel che il principe fa nella sua camera da letto sono fatti solo suoi”.
Punto.
Invece denunce, censura, giornali stranieri bloccati alle frontiere dall’Alta Corte, Camilla Parker Bowles che urla: “Ve lo giuro io: Carlo non è frocio!” (Per la cronaca, sappia la signora che le mogli, le amanti e le fidanzate sono sempre le ultime a saperlo).
E il figlio William che scuote il bel capino sconfortato.
Persino l’ex premier John Major è intervenuto alla tv inglese sabato scorso (l’abbiamo sentito con le nostre orecchie) e con quell’aria lessa che più lessa non si può ha voluto dire la sua: “Conosco il principe Charles da vent’anni e non posso credere che sia vero quel che gli si attribuisce”.

E ora Fry che dice che è orribile che a un signore si attribuisca il dono dell’omosessualità… Uffa!

Lessico familiare
Dare il culo. Concedersi al rapporto anale. L’espressione ha doppio significato per nulla casuale: uno spregiativo (assecondare servilmente, sottomettersi) e uno strettamente sessuale. Indovinate perché.

Disciplina del pedagogo. L’omosessualità. Deriva dall’idea – forte in Ariosto –che i pedagoghi fossero molto (troppo) inclini a sottomettere gli allievi ai propri desideri sessuali.

Spanking (inglese). Lett.: sculacciata. Pratica erotica che consiste nello sculacciamento del partner e che in alcuni casi può arrivare alla fustigazione o alla flagellazione.

Daniele Scalise su il Foglio

saluti