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Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Froci

  1. #1
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    Predefinito Froci

    Avere a che fare con la mutazione è molto più complicato ma anche più utile che assistere passivamente o legittimamente protestare contro lo status quo.
    Segnali a volte vaghi e altre volte potenti indicano che la percezione dell’omosessualità sta subendo cambiamenti epocali nella sostanza, cambiamenti che tutti noi registriamo con difficoltà perché muovendosi sul piano della quotidianità essi ci appaiono ovvi e quasi sempre inutili a dirsi.
    Tre esempi:
    dagli Stati Uniti Dick Cheney, in una conferenza stampa piuttosto aggressiva, dichiara senza il benché minimo imbarazzo, un paio di cose del tipo: “la gente dovrebbe poter entrare in qualsiasi tipo di relazione che desideri” e poi aggiunge:
    “Lynne ed io abbiamo una figlia gay e quindi la questione (dei matrimoni gay) ci è estremamente familiare”.
    Stiamo parlando del vicepresidente degli Stati Uniti d’America, un repubblicano commeil-faut e non di uno spregiudicato manager dello show-biz, non di un progressivo padre che di sera si fa le canne perché conciliano il sonno.
    Alle Olimpiadi di Atene almeno tre atleti si sono dichiarati apertamente – ma senza clamore – gay: due americani, Robert Dover e Guenter Seidel, e la francese Amélie Mauresmo, nemmeno a dirlo tennista. I primi due si portano a casa due medaglie di bronzo, la terza una d’argento. Un tempo (non molto tempo fa) se uno collegava l’omosessualità allo sport passava per diffamatore e sporcaccione, oggi l’autodefinizione entra nel panorama visivo e uditivo senza far torcere le budella né agli organizzatori né agli allentori né ai colleghi né tanto meno al pubblico. Quel che un tempo (non molto tempo fa) era vissuto come un insulto e in quanto tale perseguito dalla legge, oggi si va trasformando in dato anagrafico e, se sei famoso, in aneddoto della tua storia biografica, spesso declinato dagli stessi soggetti che lo vivono e che con generosità lo raccontano a beneficio di quanti si costringono ancora all’asfissia del silenzio.
    A Roma, all’interno del Gay Village, una rassegna di film a tematica gay – Drive Out – organizzata da quattro portenti come Fabio Bo e Mario Mazzarotto, Luca Andreotti e Angelo Acerbi ha proposto commedie e drammi ma grazie al cielo nessuna pedante lezione ideologica e militante. Il pubblico era numeroso e attento, rilassato e letteralmente in visibilio quando è stato proiettato
    “Parigi o cara” di Franca Valeri che ha ricevuto applausi di amore e di gioia. Nel film del 1962, un culto per i finocchi di una certa età e forse non proprio comprensibile per quelli più giovani, il fratello della Valeri (un magrolino e stizzosetto Fiorenzo Fiorentini) risulta espatriato nella città delle luci e dei lumi dove evidentemente gli veniva consentito di portare senza ansie una orrenda frezza bionda in cima ai capelli.
    Sono passati quarant’anni, quel che si dice un’era geologica.

    Lessico familiare
    Zia. Termine importato dal francese (tante) e che indica l’omosessuale maschio, di solito invecchiato.
    Molto in uso negli anni Cinquanta e Sessanta, faceva evidentemente riferimento alla figura stereotipata della zia zitella, solitaria, un poco isterica nella quale, a volte, gli stessi omosessuali si identificavano con un qualche compiacimento.

    Daniele Scalise su il Foglio

    saluti

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  2. #2
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    Predefinito

    I tabloid americani accorciano il vicepresidente in “veep”.
    Lui è Dick Cheney, un famoso macho in un’amministrazione testosteronica.
    Sua figlia è lesbica.
    Da quattro anni Cheney ripete che sua figlia deve, come tutti coloro che sono omosessuali, potersi scegliere liberamente il suo modo di vita, senza rinunciare a diritti che il matrimonio legalmente conferisce.
    Oggi la cosa fa più notizia di ieri, perché il boss di Cheney, George Bush, vorrebbe scrivere nella Costituzione americana che il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna, ciò che molti pensatori del moderno considerano una bizzarria.
    Però una quota rilevante degli elettori di Bush e di Cheney (e anche una bella fetta degli elettori democratici) la pensa così, e appena può vota in conformità a questa idea, come è avvenuto di recente nel Missouri.
    La faccenda ha importanza civile e politica, oltre che un peso elettorale legato al grande attivismo repubblicano della destra che punta sui valori, i social conservative, quelli dell’aborto e della difesa della libertà di culto.
    Ma i politici americani sono liberi e disinvolti, così un classico campione della destra prende su questo tema, senza problemi, una posizione generalmente sostenuta dai liberal.
    A sua volta, un campione liberal come Bill Clinton aveva varato nel 96 una legge a tutela del matrimonio che autorizzava gli Stati a non riconoscere le legislazioni pro matrimonio gay varate in altri Stati.
    Nei sistemi politici solidi ci si scambiano le parti e si va al nucleo dei problemi, quando lo si giudica necessario. Poi si decide con le note procedure della democrazia liberale.
    Cheney ha ragione, però Bush non ha torto.
    Nessuno vuole impedire un’unione civile fra persone dello stesso sesso, con gli stessi effetti legali di un matrimonio e qualche problema in più da risolvere per quanto riguarda la questione dei figli.
    E anche sul terreno religioso, la libertà vale per tutti: una congregazione episcopaliana che conta due milioni di fedeli ha ordinato vescovo un pastore gay.
    Ma perché bisogna chiamare matrimonio questo tipo di unione? Perché si grida alla discriminazione se una parte della società, forse la maggioranza, vuole proteggere il brand, il marchio di fabbrica di una usanza ancestrale?
    I più onesti fra i leader del movimento gay affermano di volere proprio il matrimonio, e non altro, perché desiderano partecipare di questa istituzione in tutto il suo sapore carismatico, forse romantico, e non si accontentano di inventarsene una apposta per loro, con gli stessi caratteri contrattuali ma diversamente denominata.
    Ma questa non è un’intrusione, un assalto piuttosto intollerante alla diversità e identità della famiglia tradizionale, insomma una clamorosa prepotenza?

    ed io sono perfettamente d'accordo.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Cheney, i gay e le....

    …zucconate di Rep

    Repubblica dà le notizie a modo suo, come è noto. Il meccanismo funziona a meraviglia: prende una notizia vera, la trasforma, toglie un po’ di qua e aggiunge un po’ di là, la modella allo schema che ha in mente, la incarta con eleganza e la presenta ai lettori riconfezionata, praticamente un’altra notizia, lontana parente di quella originale.
    Ieri Vittorio Zucconi ha scritto una pagina per spiegare il motivo vero dell’improvviso, secondo lui, pronunciamento di Dick Cheney (che Zuccopycat definisce “neoconservatore”, ma non è vero) a favore delle coppie gay.
    Per Rep. si tratta di un’abile mossa degli strateghi di Bush, di uno sporco trucco di Karl Rove per mostrare chissà che cosa e ingannanare chissà chi, ma non importa perché tanto ora c’è Zuccopycat a svelare per noi gli altarini dei perfidi cowboy texani. La notizia è vera, Cheney ha detto che lui non è contrario alle unioni gay, ma è la confezione di Rep. a non stare in piedi.
    Non è la prima volta, infatti, che il vicepresidente motiva la sua contrarietà all’emendamento che vieta le nozze omosessuali.
    Lo dice da sempre.
    E non lo dice il Foglio, che pure lo ha scritto per tempo, ma lo stesso Kerry.
    Tanto che, a febbraio, sei mesi fa, per spiegare il suo no all’idea di inserire nella Costituzione il divieto di matrimonio gay, Kerry disse: “Il vicepresidente Cheney e io abbiamo la stessa posizione”.
    Sei mesi fa Rep. non se ne accorse: era impegnata a raccontarci Kerry come una specie di Pecoraro Scanio, pacifista pronto a ritirare le truppe dall’Iraq.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Matrimonio gay ma quanto....

    ....mi costi

    Roma. Il dibattito sul matrimonio gay surriscalda da mesi la sfida presidenziale tra George W. Bush e John Kerry. Soltanto nelle ultime settimane la cronaca ha portato alla ribalta il caso delle nozze gay celebrate e poi annullate dalla Corte suprema statale in California; del governatore del New Jersey che ha esplicitato le sue inclinazioni omosessuali; dei referendum voluti da Karl Rove, guru della campagna elettorale di Bush, nello stesso giorno dell’elezione del presidente; del vicepresidente Dick Cheney che riconferma la sua posizione sulla libertà degli Stati a decidere sulla questione come meglio credono.
    La discussione ha a che fare con le ripercussioni etiche e politiche per la società, nel momento in cui essa dovesse scegliere che il matrimonio non è più un affare esclusivo di un uomo con una donna.
    Ma ci sono anche conseguenze economiche, come sottolineano soprattutto le associazioni che si battono per il riconoscimento delle nozze gay.
    Uno studio del Congressional budget office (Cbo) ha stabilito che il matrimonio gay, se dovesse essere legalizzato negli Stati Uniti, avrebbe un impatto positivo sul budget federale, cioè un risparmio netto di un miliardo l’anno nei prossimi dieci anni.
    Il Cbo prevede un aumento delle spese in previdenza – in quanto il partner di un lavoratore deceduto riceverebbe il 100 per cento dei suoi benefit – ma un risparmio su altre spese, come quelle del Medicaid e del Medicare (assistenza mutualistica e sanitaria).
    Il saldo, secondo il Cbo, sarebbe di 50 milioni di dollari positivo o negativo fino al 2009, con una riduzione della spesa da 100 a 200 milioni di dollari dal 2010 al 2014.
    Ci sarebbe anche un aumento delle entrate (tasse sul reddito personale) per 400 milioni di dollari l’anno.
    Questi dati metterebbero in discussione l’assunto – che risale già al Defense of marriage act del 1996 siglato dall’allora presidente Bill Clinton che definiva il matrimonio, nelle leggi federali, come un’istituzione tra un uomo e una donna – secondo il quale l’estensione dei benefici fiscali alle coppie omosessuali avrebbe comportato un aumento dei costi a livello sia statale sia federale.
    L’economista M. V. Lee Badgett dell’Institute for gay and lesbian strategic studies (Iglss) sostiene che “il rafforzamento dei diritti delle coppie delle stesso sesso ridurrà la domanda di fondi”. L’Iglss e la Human right campaign, gruppo con base a Washington, hanno studiato l’impatto del matrimonio gay sulla realtà delle aziende americane.
    Secondo i risultati, più del 96 per cento delle aziende non dovrebbe sopportare alcun costo aggiuntivo in termini di copertura sanitaria, in quanto la maggior parte delle imprese non avrebbe sul registro delle buste paga lavoratori omosessuali.
    Le società con più di 500 dipendenti vedrebbero aumentati i propri costi di una media di 25 mila dollari l’anno. La maggior parte delle piccole aziende, tra 1 e 19 dipendenti, non avrebbero alcun costo aggiuntivo.
    A conferma di quanto sostenuto da Badgett, c’è anche lo studio del Williams Project della scuola di legge dell’Università di Los Angeles, che sostiene che il matrimonio gay porterebbe alla California un risparmio nel budget statale da 22,3 a 25,2 milioni di dollari: diminuirebbero infatti le persone che ricevono assistenza pubblica mentre aumenterebbero le entrate derivanti dai matrimoni dei residenti e, soprattutto, dei “turisti”.
    Risultati simili si verificherebbero anche in altri Stati, come Vermont e New Jersey.
    Secondo Forbes, inoltre, ci sarebbe un altro vantaggio economico nel legalizzare i matrimoni gay, “una manna dal cielo che vale 16,8 miliardi di dollari”.
    La “wedding industry” infatti – che oggi vale 70 miliardi l’anno e che comprende tutto ciò che riguarda l’organizzazione del matrimonio, dal catering al bouquet – godrebbe di una forte accelerazione nel momento in cui anche i gay potessero sposarsi tra loro. Forbes spiega nel dettaglio la metodologia usata nell’analisi, ma gli stessi esponenti delle organizzazioni pro gay hanno definito il risultato troppo ottimistico, anche se confermano l’aumento del giro d’affari di questo settore dell’industria.
    Secondo il Christian Science Monitor, i conservatori considerano questi studi approssimativi, in quanto hanno un’ottica di breve periodo.
    Matthew Spaulding, un analista dell’Heritage Foundation, sostiene che le analisi non tengono conto delle ripercussioni sociali dei matrimoni gay legalizzati, come i costi per le adozioni e per i divorzi (le cui regole non sono state formalizzate da nessuno) e propone di guardare quello che è successo in Olanda, dove i matrimoni omosessuali sono consentiti da anni:
    “I costi per la società sono giganteschi”.

    da il Foglio

    saluti

  5. #5
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    vergogna per la Spagna del sinistrato Zapatero!
    NO alle unioni legali tra i froci!

 

 

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