AI DOMINANTI non bastano le guerre tradizionali né le guerre del petrolio [quella del Golfo del '91 e quella - imminente? - contro l'Iraq]. Da anni stanno tentando di convincere l'opinione pubblica mondiale dell'inevitabilità delle guerre dell'acqua. L'acqua sarebbe destinata a diventare la principale causa di conflitti, anche armati, tra gli Stati, e di "guerre" all'interno degli Stati tra gruppi sociali e comunità territoriali. Vedi oggi il caso della Spagna.

La visione centrata sulla rarità e la sopravvivenza in un mondo capitalista competitivo

L'argomento utilizzato è il seguente. L'acqua disponibile per usi umani [potabili, irrigui agricoli, industriali…] sta diventando rara e lo sarà ancora di più in futuro a causa della pressione esercitata sulla risorsa da una popolazione mondiale in aumento. La rarefazione farà della sicurezza di accesso e di approvvigionamento idrico uno degli imperativi strategici maggiori e, quindi, fonte di conflitti, del ventunesimo secolo.

Già ora, le imprese multinazionali private dell'acqua potabile o in bottiglia tendono ad assicurarsi la proprietà di accesso a giacimenti acquiferi non ancora sfruttati. Coca Cola e Nestlè hanno così potuto comprare due acquiferi in Brasile [prima dell'avvento al potere di Lula]. Dal canto loro, gli Stati rinforzano i dispositivi di difesa e di uso delle "loro" acque. Si è parlato recentemente di una vendita parziale del pacchetto azionario di Vivendi Environnement [numero uno mondiale della distribuzione dell'acqua]. I responsabili dell'impresa e dello Stato francese si sono affrettati a far sapere che la priorità di acquisto sarà riservata ai capitali francesi, per assicurare il mantenimento in mano francese del controllo di una risorsa cosi strategicamente importante come l'acqua. C'è da domandare a siffatti dirigenti come giustificano allora la presa di controllo delle risorse idriche di numerosi paesi africani, asiatici e americani del sud da parte delle imprese francesi...

L'argomento è del tutto mistificatorio. Anzitutto, esso passa sotto silenzio il fatto che se l'acqua disponibile sta diventando rara è perché si tratta di una rarefazione costruita dalle società umane e, quindi, modificabile. È perché facciamo un uso insensato e dilapidatorio dell'acqua [prelievi eccessivi, sprechi indicibili, inquinamenti elevati spesso irreparabili...] che abbiamo seccato fiumi e falde, distrutto la vita nei laghi, contaminato il suolo, dissestato il territorio, favorito lo sviluppo delle piogge acide, contribuito allo sconvolgimento generale degli ecosistemi, favorito la perdita di biodiversità.

È falso far credere che la rarefazione continuerà a crescere. Non v'è niente di "naturale" e di irreversibile nei processi attuali di rarefazione. È altresì falso sostenere che l'aumento della popolazione mondiale, da 6 a 8 miliardi nel 2020, è la principale causa della rarefazione. Un abitante della Germania occidentale consuma mediamente 90 volte più acqua di quella consumata da un abitante dell'India. Tra 20 anni, gli attuali 80 milioni di tedeschi consumeranno l'equivalente di quello che consumano oggi 1,2 miliardi di indiani. Pertanto, anche se la popolazione dell'India raddoppiasse da 1 a 2 miliardi di persone [il che è inverosimile], il miliardo in più di indiani non rappresenterebbe che l'aumento di un consumo d'acqua, in Germania, equivalente a circa 8 milioni di tedeschi in più.

È dunque l'attuale modo di produzione e di consumo dei paesi ricchi del mondo [11 per cento della popolazione mondiale ma 88 per cento dei consumi mondiali] che è alla base della rarefazione dell'acqua. Ora, visto che, come affermato da Bush padre prima di recarsi al Vertice di Rio de Janeiro del 1992 sullo sviluppo sostenibile, e come ripetuto da Bush figlio con il ritiro della firma degli Usa dal Protocollo di Kyoto, il modo di produzione e di consumo degli Stati uniti non può essere messo in discussione [così come quello degli altri paesi occidentali], i dominanti ci spiegano che, essendo l'acqua sempre più rara, non è possibile che tutti gli abitanti della terra raggiungano il livello di vita occidentale, pena disastro ecologico globale.

Altrimenti detto, se, secondo i dominanti, non si trovano i mezzi per aumentare l'offerta utilizzabile di acqua dolce [questo dovrebbe essere il compito della tecnologia, in particolare della tecnologia del dissalamento dell'acqua marina], non si può affermare che l'accesso all'acqua potabile sana è un diritto umano universale. Non tutti potranno avere accesso all'acqua, dicono. E così annunciano già che il 60 per cento della popolazione mondiale rischia di vivere, nel 2032, in regioni del mondo caratterizzate da scarsità d'acqua. Anzi, l'acqua deve essere considerata sempre di più un bene "economico" [nel senso dell'economia capitalista di mercato], un bene prezioso [ecco perché lo chiamano "l'oro blu"], e gestito secondo le regole del mercato capitalista competitivo mondiale. In una logica di lotta per la sopravvivenza.


La visione centrata sul diritto umano ed il bene comune

Abbiamo proposto di riunire a Firenze il Primo Forum Alternativo mondiale dell'acqua proprio per discutere, definire e cercare di far mettere in pratica una ben altra politica mondiale e locale dell'acqua.

Una politica che, invece:

a] riconosca formalmente come parte integrante dei diritti costituzionali, il diritto all'acqua per tutti gli esseri umani; un diritto da far diventare effettivo nell'arco di tempo di una generazione. Nel 2020 non dovrà più esserci un essere umano privato del diritto all'acqua potabile sana. Il diritto all'acqua deve essere inserito nella Dichiarazione universale dei diritti umani;

b] affermi che l'acqua deve essere valorizzata e tutelata come un bene comune appartenente alla vita; all'insieme delle specie viventi, e parte integrante dell'ecosistema globale; e che a tal fine

c] si traduca in un cambiamento strutturale radicale del modo di produzione e di consumo occidentale, a partire dall'abbandono dell'agricoltura intensiva, produttivista e commercializzata i cui effetti devastatori sull'acqua e sugli ecosistemi non sono più da dimostrare. Bisogna anche ripensare in maniera sistematica, coerente ed efficace la politica delle norme e degli standard, specie nel campo industriale, rivedendo la struttura ed il ruolo dell'Iso [International Standards Organisation] e del Diritto di Proprietà Intellettuale, che deve essere visto come un esproprio abusivo da parte di soggetti privati dei beni comuni del Pianeta. È tempo di sostituire il principio "chi inquina paga" con quello "chi inquina non può". Occorre, anche, sottrarre i servizi idrici [come altri servizi pubblici] dalla lista dei servizi negoziabili nell'ambito del Gats/Wto. A livello europeo, è urgente battersi per la creazione di un servizio pubblico europeo fondato sulla proprietà e la gestione pubbliche dei servizi d'acqua per tutto il ciclo integrato. Bisogna rifiutare di affidare al Wto il potere di regolazione dell'uso locale e mondiale dell'acqua creando un'Autorità mondiale dell'acqua [o Parlamento mondiale dell'acqua] cui dovranno essere conferiti precisi compiti legislativi [regole, accordi, trattati...], giurisdizionali [risoluzione di conflitti sull'acqua..], con poteri di sanzione;

d] metta in opera un finanziamento collettivo, pubblico, di tutti gli investimenti necessari per rendere effettiva la garanzia del diritto all'acqua per tutti gli esseri umani e la politica di valorizzazione e di tutela dell'acqua come bene comune locale e mondiale. Il finanziamento collettivo dovrà essere alimentato da un sistema fiscale [dal livello locale al livello mondiale] fondato sul principio dell'allocazione ottimale della ricchezza a finalità redistributiva. Inoltre, occorre inventare i nuovi strumenti finanziari e d'investimento di tipo cooperativo, solidaristico e mutualistico , specie a livello internazionale, che dovrebbe permettere di promuovere "il nuovo Ppp" , cioè il "Partenariato pubblico pubblico", al posto del "vecchio PPP", il "Partenariato pubblico privato", che ha dimostrato di essere una delle forme più avanzate di privatizzazione e di mercificazione dell'acqua;

e] promuova la realizzazione effettiva di nuove forme di democrazia rappresentativa, diretta e partecipativa a tutti i livelli, specie a livello internazionale e mondiale, favorendo "la democrazia sui fiumi" come strumento efficace per lottare contro le guerre dell'acqua e per la pace
dell'acqua.

Riccardo Petrella



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