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Discussione: C'è poco da ridere

  1. #31
    Pavel e Ale, Juve per sempre
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    Se la collettività paga il canone tv, la tv è un servizio pubblico che appartiene a tutti. La tv deve rispecchiare i gusti di tutta la collettività, non solo di una parte politica.
    Vatti a nascondere.
    Anche i terroristi pagano il canone.
    E pure i rapinatori di banche.
    Ed Anche i Pedofoli.
    E mettiamoci pure gli spacciatori.
    Che fa, facciamo fare un programmino ad hoc a tutti loro?
    Vatti a ricoverare.!

  2. #32
    Vox
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    In Origine Postato da ErTigre
    Pero' non si puo' negare il diritto ad un direttore di rete di decidere se un programma deve o no andare in onda; non e' che uno si alza alla mattina, va alla rai, si fa il suo programmino. spara le cazzate che preferisce, e devono trasmetterglielo per forza...!!
    Per carità di frate ... nessuno nega al direttore di rete di decidere quale cazzata può andare in onda... ma poichè dalla mattina alla sera vanno in onda solo "cazzate" ... perchè quelle della Guizzanti no?

    Premesso che la Guizzanti mi è antipatica e che non ho mai visto nessun suo programma ... diamo a tutti la stessa libertà ... bavagli per nessuno ...

    B.

  3. #33
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    In Origine Postato da ErTigre
    Anche i terroristi pagano il canone.
    E pure i rapinatori di banche.
    Ed Anche i Pedofoli.
    E mettiamoci pure gli spacciatori.
    Che fa, facciamo fare un programmino ad hoc a tutti loro?
    Vatti a ricoverare.!
    Quelli da te citati residenti nelle patrie galere NON lo pagano per ovvi motivi.
    Quelli a piede libero sono ignoti; altrimenti non sarebbero a piede libero, e possono anche decidere di non pagarlo. Vedi i leghisti.
    Che ne so io che tu non sia in una di quelle categorie?
    Eppure la TV la guardi, no?

    Ma robb da matt!!

  4. #34
    Con l'Iraq che si ribella
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    In Origine Postato da ErTigre
    Anche i terroristi pagano il canone.
    E pure i rapinatori di banche.
    Ed Anche i Pedofoli.
    E mettiamoci pure gli spacciatori.
    Che fa, facciamo fare un programmino ad hoc a tutti loro?
    Vatti a ricoverare.!
    Questo a mio avviso equivale a dire che esistono "crimini d'opinione" e che non amare Berlusca e divertirsi a vederlo "satireggiato" equivale ad un crimine...credo che tu abbia un concetto piuttosto discutibile di "libertà d'opinione",
    caro "Herr Tigre"...HEIL BERLUSCAZ!!
    Skarm
    Alle europee io voto Codacons...e tu?

  5. #35
    moderatore di bachelite
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    In Origine Postato da ErTigre
    Anche i terroristi pagano il canone.
    E pure i rapinatori di banche.
    Ed Anche i Pedofoli.
    E mettiamoci pure gli spacciatori.
    Che fa, facciamo fare un programmino ad hoc a tutti loro?
    Vatti a ricoverare.!
    povero ErTigre. Tutto teso a dimostrare che l'acqua è asciutta.
    Io parlavo di posizioni politiche, non di gente criminosa. Altrimenti potrei dire che anche i mafiosi aspirano a vedere la loro visione del mondo in tv, con la differenza che loro ci riusciranno benissimo.

    cmq noto con piacere che il mio invitoad ErTigre a nascondersi non è rimasto inascoltato: è dalle 15:17 di oggi 24-11 che non posta più qui.

  6. #36
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    povero ErTigre. Tutto teso a dimostrare che l'acqua è asciutta.
    Io parlavo di posizioni politiche, non di gente criminosa. Altrimenti potrei dire che anche i mafiosi aspirano a vedere la loro visione del mondo in tv, con la differenza che loro ci riusciranno benissimo.

    cmq noto con piacere che il mio invitoad ErTigre a nascondersi non è rimasto inascoltato: è dalle 15:17 di oggi 24-11 che non posta più qui.
    Tanto sull'argomento censura e regime non ha nessun contributo da dare....

    Basta censure
    Qualche giorno fa, commentando la perquisizione nella redazione del Giornale come se fosse la prima volta che ciò accade, il senatore e vicedirettore Paolo Guzzanti scriveva sul Giornale medesimo: «Accidenti, che sorpresa: Dario Fo zitto e immobile, Franca Rame non ne parliamo. Travaglio, quel cavaliere senza macchia e senza paura, non fiata, né si hanno notizie di Luttazzi, che sia disperso?». Forse il condirettore non è informato: Luttazzi non è disperso.
    È stato semplicemente epurato dal suo principale (di Guzzanti), radiato da ogni televisione nel raggio di migliaia di chilometri. Per
    questo nessuno lo sente più: perché l'hanno cacciato. Casomai volesse ascoltarlo, Guzzanti può recarsi nei teatri che ospitano i suoi spettacoli.
    È consigliabile affrettarsi, perché comincia a tirare una brutta aria anche lì. Come dimostra il caso del Piccolo di Milano che, tanto per dire com'è ridotto, vanta fra i suoi consiglieri d'amministrazione nientepopodimenoché Rosa Giannetta Alberoni. La signora, nota per i monumentali romanzi molto, troppo somiglianti a opere pubblicate in precedenza, tenta di passare alla storia come colei
    che riuscì a bloccare uno spettacolo di Dario Fo. È una farsa su Berlusconi, «L'anomalo bicefalo », e minaccia di fare molto ridere, addirittura più di Berlusconi stesso. Dunque è partito l'ordine dai soliti, normalissimi, acefali. Tant'è che il direttore del Piccolo, Sergio Escobar, ha svelato le manovre in corso sulla prima pagina del Corriere della Sera. Parlando esplicitamente di «censura» e «censori». Ovviamente preventivi: lo spettacolo nessuno l'ha visto né letto, e le prove non sono ancora cominciate. Gli interessati negano.
    Secondo il presidente del Cda, nominato dal Comune di Milano, il problema è che «forse Fo, con l'andare degli anni, ha perso un po' di smalto». Ma certo, come no. Infatti vogliono impedirgli di recitare. Quanto a donna Rosa, mandata lì dalla Provincia (quella presieduta da Ombretta Colli), enuncia un nuovo, rivoluzionario concetto di satira: «Il problema non è Fo o un altro, è che a teatro si deve fare creatività e non politica. Berlusconi o D'Alema è lo stesso: non si insultano i politici a teatro.
    Che senso ha?». Peccato che Pericle, nella Grecia antica, non potesse nominare una così al teatro di Atene: se no si sarebbe liberato di Aristofane. Il quale, come Fo, si era fatto l'idea che la satira debba attaccare i politici e gli altri potenti. Perché non aveva conosciuto Rosa Giannetta, si capisce.
    Naturalmente c'è chi ha subito trovato il modo di nascondere questo ennesimo caso di censura, o di affiancarlo a uno (inventato)
    uguale e contrario: Le Monde che negherebbe il diritto di replica al Platinette Barbuto contro Tabucchi. In realtà Le Monde s'è visto scippare dal Foglio, senza autorizzazione né pagamento dei dirtti d'autore, un articolo di Tabucchi, e per questo ha fatto causa a Ferrara. Il quale, peraltro, invoca un "diritto di replica" che spesso, molto democraticamente, nega agli altri, dopo averli debitamente insultati o fatti insultare.
    Quale sia la funzione dell'informazione nel regimetto bananiero l'ha spiegato chiaramente Bruno Vespa l'altro giorno a Gigi Moncalvo, direttore della Padania, a proposito del mancato confronto tra Bossi e Fini sul voto agli immigrati: «Io potrei fare il pieno di ascolti, ma voi potreste fare il pieno di crisi». E Vespa, massimo garante della stabilità di governo, non la vuole la crisi. Moncalvo lo ha ringraziato: «Prendo atto che per te gli ascolti vengono dopo l’evitare una crisi di governo. Grazie per il tuo senso di responsabilità. Ma noi eravamo così ingenui da pensare che tu fossi in giornalista e non il presidente del terzo ramo del parlamento». Così, in pochi mesi, siamo passati dall'epurazione di Biagi, Santoro e Luttazzi, al caso De Bortoli, al caso Mieli-Rai, all'ostracismo contro Massimo Fini, giù giù fino alla farsa di Domenica In, dove il direttore di Rai1 Del Noce, lo stesso che affida Sanremo all'amico dei mafiosi Tony Renis, fa censurare da Bonolis il vincitore del telesondaggio dei «basta», solo perché la gente continua a dire basta a Berlusconi. La scusa è nota: non sta bene fare i nomi, e soprattutto i cognomi. Ma un sistema per aggirare l'ostacolo e per fare i nomi senza farli è quello suggerito da Paolo Flores d'Arcais nella pubblicità di MicroMega su Repubblica: rispondere in massa «Basta censure». Non c'è nemmeno un nome, eppure sono compresi tutti. Nessuno s'illuda, se l'iniziativa avrà successo, di sentirla leggere domenica prossima da Bonolis. Troveranno il modo di nascondere anche quella. Ma vale la pena provarci, non fosse altro che per vedere come faranno.

  7. #37
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky

    cmq noto con piacere che il mio invitoad ErTigre a nascondersi non è rimasto inascoltato: è dalle 15:17 di oggi 24-11 che non posta più qui.
    Prima di questa discussione sono stato assente per mesi......
    da sempre, pur essendo uno dei primi iscritti della nuova POL, frequento il forum in maniera sporadica;
    spesso ho altro di meglio da fare che ascoltare le tue fesserie.

  8. #38
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    Servitori

    BERLINO In un articolo intitolato «Il Cavaliere e i suoi servitori», il settimanale di Amburgo Die Zeit critica nel suo ultimo numero il premier Silvio Berlusconi prendendo spunto dalla legge Gasparri sulle comunicazioni.
    Secondo il settimanale, la legge è opera non tanto del ministro che le dà il nome, quanto del sottosegretario alle poste e comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, definito un «uomo di Berlusconi », ovvero uno che possiede i due requisiti necessari: «fedeltà assoluta accoppiata ad una pressoché infinita ammirazione per il capo».
    Innocenzi - scrive il periodico - è uno dei tanti uomini che da sempre lavorano con Berlusconi: «Sono l'incarnazione di una ditta diventata stato, sono la Holding Italia ».
    L'articolo, di cinque colonne, prosegue poi spiegando la legge Gasparri e arrivando alla conclusione che essa esce direttamente dagli studi legali di Mediaset, che - scrive il periodico - favorisce evidentemente gli interessi del premier imprenditore ed ostacola il pluralismo dell' informazione.

    Apertamente e ad ogni occasione Silvio Berlusconi usa il suo potere politico a proprio vantaggio, recita la didascalia di una foto che ritrae il presidente del consiglio a un ricevimento a Palazzo Madama.

  9. #39
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    La satira in tv mette paura

    «Non si può più fare satira in televisione perché la satira mette paura e dietro ai programmi c'è sempre qualcuno che dice 'no' per il timore di passare dei guai, di ricevere una telefonata che non fa piacere o addirittura della sospensione». Lo dice Paolo Rossi. Ha ragioni da vendere, per affermarlo: domenica scorsa doveva partecipare a «Domenica in» su Raiuno, sembrava avere carta bianca, aveva preparato un estratto da un testo di Pericle di due millenni e mezzo fa sulla democrazia ateniese ma quando alla Rai lo hanno letto sono sbiancati.
    L’artista di Monfalcone era stato invitato dal conduttore, Paolo Bonolis. «Ne avevo parlato per un mese con gli autori entusiasti che sono anche venuti a vedere il mio spettacolo al teatro Ambra Jovinelli a Roma», commenta. Ma ad un certo punto gli umori sono mutati e la partecipazione di Paolo Rossi è stata cancellata.
    Per quale motivo gli autori di «Domenica in» hanno scelto di non farla intervenire?
    Lo hanno deciso dopo aver letto il pezzo di Pericle che volevo recitare e che gli ho inviato. Sia chiaro, io faccio del teatro, e non avevo la minima intenzione di fare o dire cose scioccanti in tv alle tre di domenica pomeriggio. Il brano che proponevo è quello che chiude il primo tempo del mio spettacolo, che gli autori avevano visto, e che ha sullo sfondo un ballo greco. Non è niente di dichiaratamente esilarante, ma è un bel pezzo di teatro ed io lo rendevo ironico.
    Domani pomeriggio la vedremo comunque su RaiUno? Le hanno proposto di partecipare con qualcosa di diverso?
    Mi hanno chiesto di partecipare ai giochi, ai quiz. Ma non mi interessa, non posso svilire così la mia anima. Mi hanno messo nella condizione di rinunciare, e ho rinunciato, tutto qui.
    Hanno deciso soltanto gli autori o c'è stato qualche altro veto?
    In Rai ci sono tante entità virtuali. Di sicuro non credo che Bonolis sia responsabile.
    Pericle scrive che «un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private. Ma in nessun caso si occupa delle pubbliche faccende per risolvere le sue questioni private»; e poi che Atene «è aperta ed è per questo che noi non cacciamo mai uno straniero».
    È un testo di 2450 anni fa sulle origini della democrazia, riportato da Erodoto e dai libri di scuola. Non ha niente che non va, anzi. È una scelta azzeccata, mi permette di andare davanti alle telecamere senza fare battute sul governo, o sulla legge Gasparri, o sulla censura. La verità è che il problema non sono i contenuti, sono le loro paure.
    Cioè?
    >Non si può più fare satira in tv perché mette paura e dietro ai programmi c'è sempre qualcuno che dice «no».
    Questo, deduciamo, vale per la Rai. Per quanto riguarda Mediaset?
    Non a caso tutti i programmi di satira sono sulle reti Mediaset. Ma per quanto ci siano bravi artisti, laddove il contenitore è più forte del contenuto tutto evapora. Lo dico perché ci sono stato ai tempi di «Scatafascio», e dove pensavo di trovare una censura frontale ho capito che invece esistono tanti tipi di censura celata.
    Ci spieghi: a cosa si riferisce?
    Per esempio la censura economica, o l'autocensura. La censura occulta fatta da persone che ti smontano e rimontano i pezzi, oppure ti tagliano la frase chiave e lo fanno passare come un errore.
    Ma perché c'è così tanta paura della satira da negare a professionisti di prim'ordine uno spazio televisivo?
    Perché c'è una tensione percepibile dovuta al legame con la politica. E perché la satira porta al ragionare. Non amo chi fa dell'America un mito, ma in tema di satira è un esempio. Lì va in prima serata con chiarezza, quello che conta è la qualità del contenuto. A «Domenica in» avevo intenzione di proporre una cosa sensata che, insisto, portasse la gente a ragionare.
    Intende dire che oggi, in questa società, non si vuole far riflettere, si vuole impedire di vedere più lati della stessa medaglia?
    Assolutamente sì. Viviamo in un paese dove sovrano non è il popolo ma il pubblico. Il pubblico assiste, non partecipa, e se non capisce è ancora meglio.
    Un coro di critiche e condanne si è levato anche contro un momento del nuovo spettacolo di Daniele Luttazzi sul caso Moro. L'autore assicura di non aver portato sul palcoscenico alcuna rappresentazione oscena e che è stato frainteso da chi non ha visto la messinscena. Lei cosa ne pensa?
    Io non ho visto lo spettacolo e non me la sento di giudicare. Ma credo che a teatro è la gente che sceglie cosa andare a vedere, non sono spettacoli che entrano nelle case come quelli della tv. Comunque se Luttazzi ha smentito fermamente è possibile che le cose siano state un po' montate da qualcuno che ha interpretato lo spettacolo a modo suo.
    Lei è in partenza da Roma, mentre al teatro Olimpico arrivano Dario Fo e Franca Rame con il loro nuovo testo, «L’anomalo bicefalo». Quando ha in programma di tornare nella capitale?
    Sono contento che, qui, a darmi il cambio siano due artisti della levatura di Dario Fo e Franca Rame. Quanto a me, credo che tornerò a maggio, in chiusura di stagione, per riproporre «Il signor Rossi e la Costituzione» che ha fatto tutto esaurito.

 

 
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