Quando gli interessi finanziari rischiano di distorcere le comunicazioni scientifiche. Un dossier sul Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie isituito dal consiglio dei Ministri.
Alcune prestigiose riviste scientifiche internazionali come Nature e Lancet avevano lanciato l'allarme un anno fa: gli interessi finanziari rischiano di distorcere le comunicazioni scientifiche. Un problema che ha cominciato a essere evidente anche dalle nostre parti quando ci si è resi conto che il lobbysmo pro-biotech ha consentito alle multinazionali di imboccare alcune scorciatoie normative allarmanti sul delicato tema delle biotecnologie alimentari, i ben noti ogm. I comuni mortali ovviamente sanno ben poco di ogm, e ancor meno di altre applicazioni biotecnologiche, e debbono quindi fidarsi di quello che dicono gli esperti. Esperti si spera imparziali, come quelli designati dall'autorità pubblica.
Esattamente a questo scopo, nel 1992, la Presidenza del Consiglio dei Ministri istituì il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie con il compito di controllare e valutare l'impatto socio economico e quello sanitario-ambientale delle nuove tecnologie. La funzione istituzionale del Comitato è quindi in sostanza quella di monitorare un fenomeno e di fornire un parere e un supporto tecnico ai cittadini ma soprattutto al governo, che dovrà legiferare sulla questione con cognizione di causa. Allora dove sta l'inghippo?
L'inghippo è ben svelato da un gruppo di "cani da guardia" nostrani che ha già diffuso i suoi puntuali e dettagliati lavori sotto il nome di ColCo (acronimo di "Controlla il controllore"), l'intelligence dell'Associazione Verdi Ambiente e Società. Simona Capogna, Nicoletta De Cillis e Paola Vinesi, che costituiscono la task force del ColCo, hanno deciso di vederci chiaro sul prestigioso congresso scientifico internazionale che si è svolto il 21 e il 22 novembre alla Farnesina, organizzato appunto dal Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie con la benedizione di Letta e Frattini. Bisogna dire che l'entusiastica e acritica adesione all'idea che le biotecnologie siano un'occasione di sviluppo economico e scientifico assolutamente da non mancare, come recita l'annuncio del convegno, stona con la natura superpartes che dovrebbero rivestire gli organismi di controllo istituzionali. Eppure già alla prima lettura del programma di Life Sciences and Biotechnology (Scienze della vita e biotecnologia), questo il titolo del convegno, emerge chiaramente l'intenzione di scegliere come interlocutori possibili del "dibattito" solo i rappresentanti del mondo della ricerca strettamente connessi con il mondo delle imprese, con l'aggravante che tali connessioni sono discretamente occultate.
Ed è proprio il tentativo di rendere pubblici i doppi e tripli ruoli dei partecipanti che anima il dossier di ColCo dedicato al convegno. Un lavoro di intelligence che dedica, per cominciare, parecchie pagine alla figura del presidente del Comitato nazionale, Leonardo Santi. Grande organizzatore di fiere biotech (Tebio 2000, Bionova 2003 - convegno sponsorizzato da Farmindustria e Assobiotec), ex-presidente del Centro di biotecnologie avanzate, è attualmente presidente del Comitato tecnico scientifico dell'Apre, ovvero "Agenzia per la promozione della ricerca che si occupa di formazione, informazione e assistenza alle piccole e medie imprese in vari settori, tra cui quelli di agroindustria, biomedicina, biotecnologie", come recita la presentazione ufficiale. A voler continuare il gioco delle scatole cinesi, tra i soci dell'Apre troviamo l'Airi, Associazione italiana per la ricerca industriale, che viene finanziata da centri di ricerca (Cnr, Enea, Enitecnologie), industrie (Fiat, Sigma-Tau, Dompé, Isagro-Sipcam) e organizzazioni di settore (Confindustria e Farmindustria). Presidente dell'Apre è uno degli intervenuti al convegno, Fabio Pistella, mentre uno dei relatori specializzati in impatto economico, Fabio Pammolli, è presidente del Comitato Siena Life Sciences, sponsorizzato dalla multinazionale statunitense Chiron Vaccines e dalla Società di Biotecnologie creata dalla Fondazione Monti dei Paschi di Siena. Alla multinazionale Chiron è legato anche Rino Rappuoli, dove riveste l'importante ruolo di direttore della ricerca.
E il dialogo con la società civile? A rappresentare le ong ci pensa Boerge Diderischen Presidente della European Federation of Biotechnology. Di cosa si tratta è presto detto: è "un'associazione no profit di università, istituti scientifici, aziende, associazioni biotecnologiche e individui interessati alla promozione delle biotecnologie" in Europa e nei paesi in via di sviluppo. La Commissione europea ha affidato alla European Federation of Biotechnology il compito di promuovere le biotecnologie e sensibilizzare i cittadini europei sui vantaggi che esse presentano. La European Federation riceve fondi da università, istituti scientifici, associazioni nazionali di bioindustria e da alcune delle imprese leader mondiali del biotech: Aventis, Dow, EuroBio, GlaxoSmithKline, Biologicals, Life Science Consulting, Novo Nordisk, Schering, Transgenomics e altre. Ma gli organizzatori hanno sentito il bisogno di sentire anche la voce dell'impresa. Valga per tutti la presenza di Richard Braun, presidente di Gen Suisse, gruppo che gestisce le pubbliche relazioni dell'industria biotech finanziato da Interpharma, vale a dire Serono, Hoffman-La Roche e Novartis. Sorge spontanea una sola, ricorrente domanda: ma chi lo controlla questo controllore?
Sabina Morandi
Liberazione 23 11 03___




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