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Discussione: Ehi, cerebrolesi!

  1. #31
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    Ma ti rendi conto che questi "scienziati" servette dell'ideologia antirazzista pretenderebbero che noi ci siamo differenziati dal negro (presunto "antenato comune", ah ah ah!) per ... mancanza di vitamina A?
    Come dire: la differenza tra i fregi del Partenone e il tucul, sta nella vitamina A ...

  2. #32
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    Nel discorso di Ughetto ci sono alcune frasi interessanti e sintomatiche. Non è che mi rivolga a lui (userei la seconda persona verbale), anche se egli è liberissimo di replicarmi ovviamente. Se mi insulta, sarà insultato. Mi rivolgo agli altri per far rilevare un dato degno di interesse.
    Ughetto, Bebèrt, Wilhelm. Sono tre soggetti diversi ma con alcuni aspetti in comune. Sicuramente c'è molta altra gente come loro, nei forum telematici come nel mondo reale. Tutti tre legati in un modo o nell'altro alla nostra "area", ma tutti tre a sinistra o quantomeno critici verso il concetto tradizionale della destra e restii a farvisi collocare. Tutti tre critici verso diversi elementi fondanti che più o meno, in forme diverse, sono caratteristici del nostro ambiente. Uno per tutti il razzismo, o comunque il culto della diversità umana e dell'identità collettiva.
    E' interessante notare come tutti tre, in dissenso, legittimamente, su questo, come su altri punti, con la maggioranza degli altri utenti del forum, esprimano questo dissenso non con garbo e umiltà - l'umiltà che per educazione e rispetto degli altri deve non solo chi è poco allineato a una concezione prevalente in un ambiente, al quale si rivolge, ma chiunque, anche il più allineato, il più "ortodosso", ammesso che esista un'ortodossia in quest'ambito - ma con arroganza, maleducazione, aggressività verbale.
    In realtà questi atteggiamenti non sono tipici solo dei "fascisti di sinistra", chiamiamoli così, ma della gente di sinistra in genere, con tutte le eccezioni del caso, com'è ovvio. Da parte di quest'ultima l'aggressività e l'atteggiamento quasi dogmatico, di chi è il tracotante portatore di una verità indiscutibile, non ci stupisce mai: è quasi un tratto antropologico dell'umanità di sinistra. Ma è interessante rilevare che quando questi ex-, post-, neo-fascisti convertiti, che dicono di rifiutare ogni etichetta e di aver voltato le spalle alle categorie di riferimento e ai capisaldi ideologici tradizionali dell'"area", fanno proprie idee della sinistra (per esempio l'antiamericanismo politico deidentitarizzato, se mi si consente il neologismo, cioè spogliato delle sue valenze di resistenza organica e totale a una colonizzazione culturale e all'imposizione di un modello e trasformato in pura polemica politica contro i vertici e le loro scelte contingenti), ne assimilano anche lo stile, il modus agendi e l'atteggiamento psicologico di fondo.
    E' interessante notare anche come lo sdegno di questi personaggi, che si ritengono moralmente migliori e alieni dalla nostra abiezione di biechi estremisti e razzisti, si esprima con tanto maggiore veemenza, quanto più essi abbracciano, e sanno di abbracciare, ognuno a suo modo e col suo personale apporto, le idee correnti e i valori dominanti, ancor più che della società d'oggi (perché l'uomo della strada, nel fondo, un po' razzista e reazionario è rimasto) delle classi egemoni d'oggi e del loro armamentario ideologico e, direi, mitologico. In sostanza si sentono forti del fatto di interpretare lo Zeitgeist e di non essere relegati nell'esiguo novero degli irriducibili e isolati sostenitori di idee tramontate e perdenti e quindi, sentendo dietro di sé il consenso del mondo e del potere (parlo di un meccanismo non del tutto conscio), cercano di infierire violentemente con chiunque ritengono rappresenti una parte debole e marginale.
    Vediamo qualche estratto, che esplicitamente o implicitamente mi riguarda:

    >meno quelle di Felix e Peucezio. Sono raffinata incitazione all'odio e alla discriminazione<

    Sembra il discorso di uno che ha contribuito alla redazione della legge Mancino. Il tono è ai limiti dell'intimidazione: come dire "sei un pericoloso personaggio non allineato, sta' attento che non arrivino da un momento all'altro le guardie del Pensiero Unico a portarti al cospetto del Grande Fratello di orwelliana memoria. Se accadrà, mi dispiacerà, ma in fondo sarà stata colpa tua: come ti è venuto in mente di professare certe idee folli e antisociali?"

    >A me dell'intelletualità frega poco. <

    Interessante. Anche una frase del genere dice moltissimo. Dice che oggi si deve aderire acriticamente a dei miti. Che il modello dominante è emotivo e infrarazionale, che le isterie collettive vanno seguite, non analizzate. Ogni riflessione critica è sterile bizantinismo, è vuota elucubrazione, perché il verbo dell'antirazzismo ha una sua immediata evidenza alla quale ogni spirito "perbene" si deve arrendere, senza pensarci troppo su. Chi pensa, lo sappiamo, è pericoloso.
    Ma andiamo avanti:

    >Inoltre, come ti ho detto, gli scaricatori e i maranzi li considero per quello che sono: al massimo li lascio nella loro ignoranza compiaciuta<

    Eh sì, fra scaricatori in fondo ci si capisce. Fra scaricatori dello spirito intendo, non scaricatori veri, gente che lavora e che merita il massimo rispetto.
    Ughetto disprezza gli scaricatori veri, ma ciò non gli impedisce di esprimersi come loro, come egli stesso ammette più giù, stigmatizzando il disappunto che il suo linguaggio e i suoi modi creano nell'interlocutore, come stucchevole perbenismo formale. Siamo sempre lì: la misura, la forma, tutto ciò che è complessità, conquista, mediazione, raffinamento merita disprezzo. Il mondo d'oggi, fatto di slogan, di nemici criminali e irriducibili a ogni ragione, merita una reazione violenta, immediata, d'impulso, merita uno sdegno scomposto, ma pienamente legittimo: siamo uomini di cuore, no? Peccato che questo sentimentalismo e questo ipocrita spontaneismo sono più da telenovela o da bestseller psicologico americano per auto-disinibirsi, che da spiriti liberi. Ma temo che un'idea vera di libertà, fuori dai gretti schemi dominanti, trascenda di anni luce l'orizzonte esistenziale dei soggetti di cui parliamo.

    Come volevasi dimostrare:
    > I teorici del razzismo, invece, mi fanno proprio schifo, e sono quelli che mi rimproverano di dire le parolacce (pensa un po').<

  3. #33
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    In origine postato da Felix
    non c'è NESSUNA "scoperta" che possa "dimostrare" l'inesistenza delle razze umane, perchè va contro la semplice evidenza empirica, fondata sull'osservazione diretta di tutti noi. Le razze esistono, e per quanto riguarda la vita concreta degli esseri umani, si definiscono a partire dal FENOTIPO. È questo quello che conta, non le frequenze geniche...

    Io non so quali siano le teorie a cui si riferisce Wilhem.
    Neanche nego l'esistenza delle razze.

    Semplicemente nego che una razza possa essere moralmente superiore o inferiore ad un'altra.
    E non mi scandalizza il fatto che esista e sia sempre esistita l'ibridazione razziale, ovvero che una bianca ed un negro si facciano una scopata, mettano al mondo un meticcio ed il meticcio in questione metta al mondo altri meticcetti ed i meticcetti figlino dei meticcini, e via meticciando.



  4. #34
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    che significa "maranzi"?
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  5. #35
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    >che significa "maranzi"? <

    Gergo giovanile idiota di Ughetto. Sarebbero i burini, non nel senso dei cafoni di una volta ma della fauna metropolitana da discoteca, più o meno.


    >Io non so quali siano le teorie a cui si riferisce Wilhem.
    Neanche nego l'esistenza delle razze.

    Semplicemente nego che una razza possa essere moralmente superiore o inferiore ad un'altra.
    E non mi scandalizza il fatto che esista e sia sempre esistita l'ibridazione razziale, ovvero che una bianca ed un negro si facciano una scopata, mettano al mondo un meticcio ed il meticcio in questione metta al mondo altri meticcetti ed i meticcetti figlino dei meticcini, e via meticciando.<


    Anch'io non credo nelle razze inferiori. Credo tutt'al più che vi siano razze portate a sviluppare una civiltà superiore, ma non nel senso che ogni singolo componente di esse abbia un quid in più rispetto a quello di altre razze, ma nel senso che il complesso del suo popolo, a causa di una serie di caratteristiche anche genetiche, non è in grado da solo, spontaneamente, di dare luogo a certe forme specifiche di civiltà o di cultura. Tantomeno quindi ritengo siano da attribuire agli uomini di questa o quella razza maggiori diritti o maggiore dignità che a quelli di altre altre, mi spiego meglio: se incontro un negro, so che la sua razza non ha creato il rinascimento e probabilmente non ne sarebbe stata capace, ma non penso a lui individualmente come un essere inferiore a me, cui si debba meno rispetto o che debba essere titolare di minori diritti, almeno in senso assoluto, se ci incontrassimo, per assurdo sulla luna. Se siamo in Italia è un po' diverso, io sono un ospitante, egli un ospite e viceversa se siamo in Uganda.
    Ciò che contesto dunque è l'interazione. Più che mai il meticciato, con buona pace del tuo mancato scandalo, e in generale anche l'interazione culturale, laddove non sia controllata e limitata a pochi gruppi elitari. Insomma ogni razza ha valori suoi peculiari degni di essere difesi e ogni incontro o contaminazione fra razze è un pericolo per la sopravvivenza di esse.
    Diverso il discorso degli ebrei, che non sono una razza ma un'anti-razza, cioè sono la minaccia vivente alla sopravvivenza dei connotati specifici di TUTTE le altre razze.

    Sia chiaro che ciò che ho detto non vuole essere l'espressione di un razzismo "buono", presentabile, moderato, ragionevole e che piace, o non dispiace troppo, ai bempensanti e alle anime belle. Tutt'altro. Questo lo trovo un punto debole del mio discorso. Se ci fosse da dire cose che risultino orribili alla sensibilità comune, che poi è una sensibilità indotta dalle classi egemoni e dalla cultura dominante, non mi tirerei certo indietro, tutt'altro.
    Ciò che dico è conforme a ciò che credo con convinzione ed è il risultato di una riflessione oggettiva, spassionata e priva di filtri ideologici.
    E' pur vero tuttavia che comuque sia oggi come oggi il razzismo (cum grano salis) è quasi un dovere morale per qualunque uomo libero, perché quando si istituiscono artificialmente dei tabù ed essi vengono ossequiati col massimo servilismo da parte degli uomini consapevoli e con minimo spirito critico da parte delle menti semplici, in misura tale da creare un clima di opprimente conformismo, di isteria collettiva generalizzata e di rozzo dogmatismo ideologico, è un dovere infrangerli indipendentemente dal merito della questione, per contribuire a risvegliare il senso critico degli altri, a sfatare le idolatrie indotte e insomma a sfidare il potere e i suoi tabù in nome della libertà e del pensiero.
    Mi si obietterà: ma così non sei libero ugualmente, perché sia pure in forma rovesciata, ti fai condizionare. Rispondo che i meccanismi di reazione, di compensazione sono funzionali al progredire della coscienza e della storia e che è più utile interagire, fosse anche per fare il provocatore, anziché relegarsi dentro la torre d'avorio, mantenendosi puri ma rinunciando a ogni azione e influenza.

  6. #36
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    In origine postato da Felix
    non c'è NESSUNA "scoperta" che possa "dimostrare" l'inesistenza delle razze umane, perchè va contro la semplice evidenza empirica, fondata sull'osservazione diretta di tutti noi. Le razze esistono, e per quanto riguarda la vita concreta degli esseri umani, si definiscono a partire dal FENOTIPO. È questo quello che conta, non le frequenze geniche...
    Mica ho negato l'esistenza delle razze.
    Chi stabilisce che le razze si definiscono sulla base del fenotipo? Ad ex. i baschi che sono considerati se non ricordo male il popolo europeo + autoctono ha un DNA distante anni luce dai francesi pur essendo molto simili a francesi e spagnoli per il fenotipo.

    Se poi a te piace distinguere la gente sulla base del giudizio estetico nessuno ti dice nulla.

    Poi chi ha stabilito che il ricambio genetico sia di per sé un male? Se si riproducono m/f bianchi non è detto che viene fuori un genio e se nascono m/f bianca/negro viene fuori uno stronzo. C'è la stessa percentuale di possibilità per entrambi.

  7. #37
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    Predefinito x Peucezio

    sì, ma il tuo discorso non rende conto dell'esistenza delle civiltà multirazziali - che pure sono molte.
    E quindi, secondo punto, perché legare indiscibilmente razza e cultura.
    Se la razza è un aspetto esteriore, diciamo cromatico, quello che al limite dovrebbe interessare è la difesa della propria cultura
    E non sempre coincidono: è più vicino culturalmente a te un filippino cattolico o un albanese islamico (con tutta la tradizione tribale che ancora persiste nella società albanese)? Dal punto di vista razziale il secondo ti è più vicino, ma dal punto di vista culturale è il primo ad essere più simile a te.

    Poi parli di razzismo, ma per te in definitiva cos'è il razzismo?


    Un'altra cosa: dici espressamente di contestare l'interazione. Qui il problema sono i punti di vista: per me il mondo è fatto per essere percorso dall'uomo (compatibilmente con le leggi ed i costumi vigenti, sia chiaro) e l'uomo non può e non deve ridursi o esaurirsi nella sua comunità di appartenenza. L'aver incontrato persone di diverse razze e culture mi ha arricchito, mi ha fatto conoscere usi e mentalità che prima ignoravo.
    Non credo che l'aver interagito, anche in intimità, con ragazze di diverse razze abbia fatto di me o dell'altra persona uno sradicato. Semplicemente l'interazione consapevole e patteggiata è un'occasione da non perdere per fare conoscenze e completare i propri punti di vista sul mondo che ci circonda.

  8. #38
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    In origine postato da Vahagn
    Ma certo, anche gli sterminazionisti dicono di avere dimostrato che ogni critica al dogma gassatorio è "priva di fondamento".

    (senza contare che quel "tutte" è una bugia)
    Questo non c'entra nulla, qua ci sono scoperte geologiche, genetiche, è stato scoperto il DNA, non mi sembra un discorso equiparabile a tesi storiografiche.

    Poi tutte ste belle teorie cui vi rifate nascono nel vostro odiato ambiente scientista anglosaxons e nordicista, niente a che vedere con la tradizione, anzi a Roma se non sbaglio c'erano stati diversi imperatori negri o cmq scuri di pelle.
    In Italia poi sono passati cani e porci, chiunque potrebbe avere antenati mongoli o arabi o spagnoli o austriaci e non c'è nessun collegamento di ciò con quello che fa o non fa.

  9. #39
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    In origine postato da Vahagn
    Ma ti rendi conto che questi "scienziati" servette dell'ideologia antirazzista pretenderebbero che noi ci siamo differenziati dal negro (presunto "antenato comune", ah ah ah!) per ... mancanza di vitamina A?
    Come dire: la differenza tra i fregi del Partenone e il tucul, sta nella vitamina A ...
    dott. Vahagn la informo che lei come essere umano ha il 98,4% del patrimonio genetico in comune con uno scimpanzè e la quasi totalità del patrimonio genetico in comune con un negro.

  10. #40
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    In origine postato da shambler
    che significa "maranzi"?
    tamarro o qcs del genere, il singolare è maranza

 

 
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