Sia Paolo Mieli che Emilio Gentile (per chi sa chi sono), che non sono degli "sporchi traditori pennivendoli " (nell'ottica dell'intolleranza di derivazione staliniana che traspare a vista dall'atteggiamento di tanti intellettualoidi radicalchic) hanno pienamente accolto le premesse di Giuliano Ferrara circa i limiti del discorso di Fini (limitatamente, del resto, all'espressione "male assoluto", che è idiota per tutta la storiografia scientifica moderna, e d'uso solo presso la becera vulgata alla Tranfaglia).
Detto questo Paolo Mieli in particolare ha ricordato dei due antifascismi esistenti nell'Italia del dopoguerra, quello democratico e quello stalinista. E della strumentalità del secondo.
Un discorso doloroso per i mistificatori professionali della sinistretta con le loro idiozie sulla diversità del comunismo italiano. Persino il giovane storico Luzzato ha dovuto convenire, pur con qualche marginale distinguo, con un'analisi che sta diventando patrimonio comune degli studiosi seri del fenomeno totalitario in TUTTE le sue varianti.
Il resto..... fa pena.
Saluti liberali




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