Per il parroco di Civate (Lc), Cristo o Maometto sono la stessa cosa
Giulio Ferrari
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Le "quinte colonne" dell'espansione islamica si nascondono nella Chiesa cattolica post-conciliare, tra quei vescovi e preti che hanno buttato alle ortiche, assieme alla veste, duemila anni di dottrina cattolica. Mentre cresce la "diaspora" di sacerdoti e fedeli che si rifugiano negli istituti e nelle cappelle "tradizionaliste" per non rischiare di rinnegare l'autentica fede di Cristo, non passa giorno senza che un sedicente "uomo di Chiesa" proclami apertamente la sua adesione alla nuova religione sincretista e mondialista che mette sullo stesso piano il Verbo di Dio e le invenzioni degli uomini.
Ultimo, nell'ordine di tempo, è stato un prete di una cittadina alle porte di Lecco. Tale don Mario, parroco di Civate, ha infatti dichiarato: «Se non fossi stato impegnato in un funerale, avrei partecipato anch'io alla funzione religiosa dei musulmani (il ramadan, ndr). Dio è uno solo. Ognuno lo prega secondo la sua religione». Vere e proprie bestemmie che fanno a pugni con l'ordine di Cristo, che ha detto ai suoi discepoli: «Andate e predicate il mio Vangelo: chi crede e verrà battezzato sarà salvo, chi non crede sarà condannato». Non per nulla il Catechismo della Dottrina cristiana di S. Pio X paragona i maomettani agli idolatri e li esclude dalla comunione dei santi. Gli islamici, d'altra parte, offendono Cristo, negando la sua divinità e considerandolo solo un profeta, oltretutto inferiore a Maometto. I fedeli di Civate dovrebbero prendere atto che il Dio del loro parroco è tutt'uno con quello dell'islam e quindi non è Cristo, che i cattolici adorano come solo vero Dio nella Santissima Trinità.
A "don" Mario consigliamo una visita alla Basilica di San Petronio di Bologna, dove il suo amato profeta, Maometto, è raffigurato nell'inferno in preda ai più terribili tormenti. E' questa la sorte che il parroco di Civitate prepara per sè e per i fedeli che lo seguiranno?




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