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    Predefinito Cardini sul processo a Saddam

    IRAQ: CARDINI, SIA L'ONU A GESTIRE IL PROCESSO A SADDAM
    Firenze, 15 dic. (Adnkronos/Aki) - Una questione complessa, quella del processo a Saddam Hussein. Tanto articolata che solo un organismo come l'Onu potrebbe occuparsene. A pensarla cosi' e' Franco Cardini, docente di Storia medievale all'Universita' di Firenze, che all'ADNKRONOS INTERNATIONAL pone le due questioni: ''O si va avanti con la logica della forza dei falchi americani, o si cerca di non far fallire quegli sforzi decennali che hanno portato all'affermazione del diritto internazionale''. Al momento, infatti, sia il fantomatico tribunale iracheno, sia la Corte internazionale dell'Aja sono, per Cardini, ''organismi che difficilmente potranno essere adatti a processare l'ex rais. Lasciare agli iracheni il giudizio su Saddam Hussein, infatti, sarebbe affermare che si tratta di un problema interno all'Iraq. D'altro canto non credo che gli Usa, che rifiutano che i cittadini statunitensi siano giudicati dall'Aja, possano permettere al Tribunale internazionale di processare l'ex rais. Sarebbe come riconoscerne l'autorita'''.
    (Brt/Pe/Adnkronos)
    15-DIC-0319:01

  2. #2
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    Cardini di An vero?

  3. #3
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    In origine postato da Oasis
    Cardini di An vero?
    ....no.

  4. #4
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    Predefinito

    CARDINI: USA E GRAN BRETAGNA NON SEGUONO IL DIRITTO INTERNAZIONALE, MA LE OPPORTUNITA' DEL MOMENTO


    Firenze, dicembre - Medioevalista e conoscitore dell'Islam di assoluta fama internazionale, critico nei confronti della guerra di aggressione all'Iraq come pochi, Franco Cardini è docente di storia all'Università di Firenze.

    Come valuta, da storico, lo stato di salute della giustizia nelle relazioni internazionali ?

    "Stiamo vivendo un periodo molto interessante, molto incerto, ma anche assai allarmante, che dovrebbe preludere alla ridefinizione dei rapporti giuridici internazionali. Abbiamo visto che certe risoluzioni delle Nazioni unite sono rimaste lettera morta, mentre altre, e qui alludo alla 1441, hanno condotto in poche settimane alla guerra unilaterale in Iraq. C'è stato un evidente squilibrio tra quelle mai applicate e le altre imposte con la forza. Abbiamo assistito all'esautoramento di fatto dell'Onu tramite l'azione unilaterale degli Stati Uniti. A fronte di una richiesta generalizzata di ridefinizione dell'Onu, non si è arrivati ancora a mettere sul tappeto nemmeno una proposta. Andiamo verso una situazione che potrebbe diventare di stallo cronico. In realtà, sembra che Stati Uniti e Gran Bretagna non vogliano la ridefinizione del diritto internazionale, perché sarebbero obbligati a rispettarne i termini, preferiscono quindi procedere sulla base di accordi tra potenze legati all'opportunità del momento. Il fatto che gli Stati Uniti rifiutino che la Corte internazionale possa giudicare per crimini di guerra un cittadino americano, crea una situazione in cui questa potenza, giuridicamente, diventa imperiale".

    Il mondo islamico è il nuovo nemico globale dell'Occidente o siamo di fronte a un tentativo di ricolonizzazione ?

    "Il concetto di Occidente coincide ormai con i livelli elitari del mondo, e sono comprese anche le classi dirigenti dei Paesi del mondo islamico. E' diversa la situazione a livello di ceti subalterni, di grandi masse di popolazione che aspirano a entrare nel mondo occidentale per fruire di un livello di vita più elevato, di maggiore benessere. La società è globale nella gestione dei poteri, ma è locale in quanto l'ottanta per cento della popolazione mondiale cerca di entrare in contatto con l'élite e aspira a condizioni di vita migliori, vicini ai nostri standard. All'interno del mondo islamico abbiamo la forza più evidente di reagire, razionalizzando la sensazione di sofferenza degli esclusi, proponendo la lotta armata o una ridefinizione dei rapporti con l'élite".

    E' possibile, a suo avviso, esportare la democrazia con le armi ?

    "Assolutamente no se per democrazia si intendono le istituzioni espresse dalla libera volontà delle persone e si pensa di poter imporre sistemi parlamentari occidentali in Paesi diversi dai nostri. Le cito due esempi. In Iran l'Occidente per decenni ha appoggiato un regime autoritario, prono ai voleri di Gran Bretagna e Stati Uniti, e una forma di democrazia popolare è emersa con la vittoria della Rivoluzione islamica. L'altro esempio, in Algeria, elezioni libere, di stile occidentale, hanno portato al successo di una formazione politica che era forse la più distante dal modello occidentale".

    Come definirebbe il terrorismo ?

    "E' un metodo di lotta che è di due tipi. C'è chi, ritenendo che la propria lotta sia legittima, ma il nemico abbia una schiacciante superiorità militare, ricorre ad azioni terroristiche per rovesciare i rapporti di forza. Il terrorista ha l'obiettivo di crearsi una base per invertire i rapporti di forza. Il suo scopo è di provocare la rappresaglia, perché la rappresaglia è sempre inadeguata, in quanto porta a sostenere la causa del terrorista persone che sono state testimoni della rappresaglia o sono state vittime della stessa. Questo è il terrorismo che viene dal basso. L'altro terrorismo è una scelta tattico-strategica di chi dispone di una soverchiante superiorità militare e per raggiungere un determinato obiettivo, che altrimenti potrebbe avere costi maggiori o richiedere tempi più lunghi, decide di esercitare una pressione violenta, come, per esempio, i bombardamenti a tappeto sull'Afghanistan".

    Oppure i bombardamenti su Gaza ?

    "Anche".

    A che cosa ha pensato vedendo le immagini di Saddam Hussein con l'abbassalingua in bocca, con i capelli che venivano esaminati per vedere se c'erano o meno dei pidocchi ?

    "Il primissimo pensiero è stato che gente come lui merita questo e altro, il pensiero successivo di grande pietà e compassione per un uomo che ha avuto potere, ricchezza e che adesso si trova in queste condizioni. Alla luce delle immagini di Saddam Hussein ho compreso le fissazioni di Adolf Hitler che tra il 1944 e il 1945 andava ripetendo: non mi prenderanno come una bestia feroce, non mi faranno fare il giro del mondo come a un animale. Tra l'altro, non mi è per niente chiaro se Saddam Hussein fosse nascosto prima dell'arresto oppure fosse già prigioniero di qualcuno".

    Esiste, secondo lei, una forma di sudditanza verso lo Stato di Israele nel mondo politico ?

    "Non si può dire questo. Esiste una diffusa cattiva coscienza che può portare a un obnubilamento nel giudizio sull'azione compiuta da certi governi israeliani. Nessuno può compiere azioni illegali sulla base di ingiustizie subite. Va riconosciuto che esiste nei confronti di Israele un disagio nel giudicarlo. C'è, del resto, la realtà obiettiva di gruppi di persone, che non sono solo quelli gestiti da ebrei, che tendono unilateralmente a sostenere Israele. Io vedo come rischio un'eccessiva accondiscendenza verso Israele che può diventare il motore di un nuovo antisemitismo. Il Muro di separazione può provocare antisemitismo. Se l'antisemitismo s'impiantasse su una coscienza offesa da certe scelte israeliane, sarebbe molto più pericoloso del tradizionale antisemitismo. Se ne rendono conto anche molti israeliani e lo temono. Non si può mettere tutto sul conto corrente della Shoah. Non è una carta di credito che consente di commettere dei crimini nei confronti dei palestinesi. D'altronde, coloro che sostengono senza riserve le scelte israeliane sono come gli amici eccessivi, più dannosi dei nemici".

 

 

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