Guido Rossi e Monti, opinioni….
....diverse sulla Gasparri
Roma. Ricordate il professor Guido Rossi tuonare dalle colonne di Repubblica contro la legge Gasparri, “contraria al diritto comunitario!”?
Ebbene: bocciato. Parola di Mario Monti che, serafico, concede a un perplesso Corriere della Sera che no, non vi sono profili di contrasto con il diritto comunitario.
Tiriamo un sospiro di sollievo: era ora. Come più modestamente qualcuno si era permesso di suggerire, alle imprese televisive si applica la normativa generale antitrust che esige la dimostrazione, caso per caso, dell’esistenza di un “abuso di posizione dominante”.
E il famigerato Sic, il sistema integrato delle comunicazioni che tanta indignazione ha suscitato?
Niente da fare, è andata male: nemmeno quello è contrario di per sé al diritto generale della concorrenza.
Resta ancora l’ultima trincea di resistenza. L’assegnazione delle frequenze che vede privilegiati dalla legge gli attuali titolari. Esiste una direttiva comunitaria circa le comunicazioni elettroniche che mette al bando qualsiasi favoritismo nella concessione delle licenze.
Ahimé, sfondata anche questa linea. Monti si limita a dire che occorrerà verificare in concreto il rispetto “di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionali”.
Ora, è pacifico che il principio comunitario di proporzionalità impone di tenere conto delle risorse imprenditoriali e professionali già maturate e consolidate in un settore. Tradotto in prosa: è giuridicamente plausibile che le imprese già operanti possano essere in qualche modo privilegiate. E qualora vi fossero ancora dubbi sulla pertinenza della questione al diritto della concorrenza, Monti puntualizza che di questa verifica dovrà occuparsi, se del caso, il suo collega delegato alla società dell’informazione, Erkki Liikanen.
E allora che resta? Con evidente sollievo, Monti si sbarazza della faccenda relegandola nell’ambito del “pluralismo”, principio al quale con il consueto garbo manifesta la sua deferenza.
In concreto, tutto questo vale a dire che ai girotondini restano solo due avvocati: Giovanni Sartori e Roberto Zaccaria.
Buona fortuna. Dal solido diritto della concorrenza alle nebulose del pluralismo “interno” ed “esterno”, la polemica è destinata a perdere parecchio mordente. E a lasciare qualche imbarazzo in giro, tra coloro che forse con qualche precipitazione hanno preso per oro colato la filippica del garante nazionale della concorrenza, Giuseppe Tesauro, contro una legge sdoganata dal suo superiore di Bruxelles. In effetti erano stati in molti a riscontrare un certo
eccesso di veemenza del capo dell’antitrust italiano verso la legge Gasparri, al punto che i suoi argomenti erano stati utilizzati ampiamente come clava polemica dalla stampa più accanita.
Sarà interessante ora vedere come si svilupperà il dibattito sul pluralismo in sede parlamentare.
Premesso che il duopolio non è di per sé contrario al sancta sanctorum del diritto comunitario, spetta agli avversari della legge l’onere della prova di dimostrare che sia incompatibile con il pluralismo. Una vera probatio diabolica, poiché questa volta appellarsi alla frammentaria giurisprudenza costituzionale e alla fumosa dottrina giuridica, non è detto che sia sufficiente. Soprattutto agli occhi di quella opinione pubblica la quale, a furor di popolo, stando almeno al Corriere della Sera, non solo non si sente minacciata, ma ha plebiscitato un bel “quieta non movere”. Che Retequattro non vada sul satellite!
Vox populi, vox dei. Come non inchinarsi a tanto verdetto, constatando che gli scrupoli garantisti vanno oltre il segno: ultra petita, come si dice.
E’ troppo a questo punto immaginare uno scenario in cui il merito prevalga sulle contrapposizioni partigiane? Forza Italia vuole mettere mano alla par condicio. La mossa tattica è fin troppo evidente e non è detto che sia stata profondamente meditata. Il conflitto di interessi, ci sia consentito rilevarlo, non è esattamente una “leggenda metropolitana”, almeno fino a quando non vedrà la luce la benedetta legge che deve regolarlo. Il buon senso è una risorsa di cui le forze politiche potrebbero fare tesoro in questo contesto, magari con l’aiuto del Quirinale che ha l’autorità e la lungimiranza per capire fin dove sia prudente spingere le barricate di principio.
Spento l’eco del beau geste del rinvio, la fine mediazione silenziosa, di cui il Colle è maestro, può riprendere vigore a tutto campo. Senza lasciarsi ingessare da stecche dottrinali o da pronunce giurisprudenziali che, proprio perché disseminate negli anni, non sono sempre adeguate allo scopo o ai tempi.
saluti




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