Antonio Verico, artista toscano coetaneo di Napoleone, incide questo ritratto di Bonaparte nel 1827 per una edizione italiana della "Vita di Napoleone" di Walter Scott, dalla quale l'ho tratto.
L'Imperatore è ritratto nella divisa di colonnello dei Granatieri a piedi della Guardia, con la Croce di Ferro e la Legion d'Onore al petto.
Rispetto alla iconografia ufficiale di Napoleone è un ritratto assai atipico e realistico, un po' troppo spettinato e stempiato per essere agiografico, anche se sguardo ed espressione mi paiono veramente efficaci.
Non saprei dire se è ricavato da un'altro quadro, come spesso fanno gli incisori (forse assomiglia al ritratto di David, "Napoleone nel suo studio alle Tuileries" che si trova alla National Gallery di Washington) o se Verico ha avuto occasione di incontrare il "piccolo caporale" personalmente.
La storia di Napoleone, raccontata dall'inglese Walter Scott, risente della visione "di parte" dovuta alla guerra ventennale con la Francia, ma l'autore non riesce a evitare il fascino del grande Còrso e finisce per dare un giudizio complessivamente non negativo dell'epopea napoleonica.
Tutti sanno la storia di Napoleone, ma forse non tutti hanno letto quella scritta da lui stesso, altrettanto "di parte" e fascinosa quanto quella di Walter Scott.
VITA DI NAPOLEONE RIASSUNTA DA LUI MEDESIMO
In pochissime parole, questa è la mia storia.
Io richiusi l'abisso anarchico, e districai il caos: ripulii la Rivoluzione nobilitai i popoli e consolidai i re. Eccitai tutte le emulazioni, premiai tutti i meriti, ed allargai i limiti della gloria. Tutto questo, è pure qualcosa! E poi, per quali fatti mi si potrebbe accusare, senza che uno storico potesse difendermi? Forse per le mie intenzioni? Ma non mancano ragioni per assolvermi. Forse per il mio dispotismo? Ma si potrà sempre dimostrare che la dittatura era assolutamente necessaria. Si dirà che ridussi la libertà? Ma uno storico potrà dimostrare che la licenza, l'anarchia, i grandi disordini erano ancora alle porte. Sarò accusato di aver troppo amato la guerra? Ma lo storico spiegherà ch'essa fu soltanto opera fortuita delle circostanze, e che furono i nostri nemici che ad essa condussero gradatamente.
Mi si rimprovererà, infine, la mia ambizione? Ah, certo, lo storico me ne troverà molta; ma della più grande e della più alta che, forse, sia mai esistita: quella di stabilire, di consacrare finalmente l'impero della ragione, ed il completo esercizio, l'intero godimento delle facoltà umana. E qui lo storico si troverà forse ridotto a dover ripiangere che una simile ambizione non sia stata compiuta, soddisfatta!... In pochissime parole.... questa è la mia storia!
Tutti nascono anonimi come me, in una anonima Ajaccio, in un'anonima isola, in un anonimo 15 agosto, di un anonimo 1769, da due anonimi Carlo e Letizia Ramolino; solo dopo diventano qualcuno: se prima di ogni altra cosa sono capaci di non deludere se stessi.





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