Vi dico solo.....
Pensate se invece che sotto casa di Prodi fossero esplose sotto Villa S.Martino ad Arcore che cosa sarebbe successo.....
Come minimo un messaggio a reti unificate contro "la sinistra terrorista".........e un putiferio su Libero, Il Foglio e in parlamento che non vi dico....
Da www.repubblica.it
Bologna, i Vigili del fuoco
sul luogo delle esplosioni
BOLOGNA - Due esplosioni nella tarda serata di ieri sotto la casa di Romano Prodi, in pieno centro di Bologna. Ordigni rudimentali fabbricati con due pentole a pressione e due bombolette di gas da campeggio sono scoppiati a distanza di venti minuti l'uno dall'altro (con la tecnica della trappola) in due cassonetti dell'immondizia all'angolo fra Strada Maggiore e Via Gerusalemme, la stradina del centro storico dove abita il presidente della Commissione europea con la moglie. L'allarme è scattato alle 22, dopo l'esplosione della prima bomba tutto il centro storico è stato chiuso: polizia e carabinieri hanno steso un cordone sanitario nelle vie principali, la stessa Strada Maggiore, via San Vitale, via Santo Stefano.
Diversi chilometri quadrati della città sono stati isolati. Gli autobus deviati, le macchine bloccate sui viali o sotto le Due Torri. La prima bomba è sembrata servire da richiamo per la successiva, esplosa una ventina di minuti dopo con una fiammata alta quattro metri che ha raggiunto il soffitto dei portici accanto ai cassonetti e ha diffuso un fumo molto denso sotto le arcate. Il presidente della Commissione europea e la moglie in quel momento erano fuori casa, a cena da amici.
"È stata un'azione dimostrativa, non volevano colpire Prodi, piuttosto l'obiettivo era la polizia, gli uomini della scorta sotto casa del presidente - dice Marcello Fulvi, questore di Bologna - Non hanno colpito in questura perché troppo rischioso. Un luogo come questo è stato scelto anche per l'impatto mediatico. Ma la trappola era per noi". L'attentato viene attribuito a gruppi anarchico insurrezionalisti. "La loro firma sta nel tipo di congegno esplosivo confezionato e già utilizzato altre volte", spiega Fulvi. Prime ipotesi, indagini che seguono tuttavia un solco preciso. Primi interrogatori dei testimoni nella notte.
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Di fronte ai cassonetti, sotto al portico, c'è un negozio della Mondadori. "Stavo passando per Strada Maggiore - ha raccontato un testimone - stavo portando fuori il mio cane quando ho sentito un forte botto in uno dei tre cassonetti di fronte al numero 25. Subito dopo si sono alzate delle fiamme, all'inizio solo un fuoco abbastanza basso poi il rogo si è alzato fino a toccare il soffitto del portico". Il cassonetto è stato sventrato, la colonna del portico annerita. Sono accorsi i poliziotti e carabinieri che hanno bloccato con le auto tutte le strade di accesso, sono stati stesi dei cordoni fra le arcate dei portici per bloccare qualsiasi passaggio. I vigili del fuoco hanno inviato i loro automezzi. Le fiamme sono state spente, mentre sono cominciati i controlli negli altri due cassonetti a fianco di quello esploso.
In quello centrale è stato sentito un ticchettio l'allarme è diventato rosso. Sono stati chiamati gli artificieri. Anche i vigili del fuoco si sono allontanati in fretta. "Mi è sembrato di vedere qualcosa che assomigliava a un telefonino - ha raccontato un pompiere - era in mezzo all'immondizia. Tutti quanti si erano appena allontanati dal luogo dell'esplosione quando un altro scoppio ha distrutto completamente un altro cassonetto, una fiammata rossa ha illuminato ancora una volta la notte.
Intanto in Strada Maggiore arrivava il questore di Bologna, Marcello Fulvi. Sono arrivati anche gli uomini della scorta di Prodi per capire che cosa stava succedendo. Si sono aperte finestre sulla strada, uno dei principali accessi al centro storico. Ma la gente che si era affacciata è stata immediatamente invitata a ritirarsi dai poliziotti e dai carabinieri. Tra le due esplosioni sono passati una ventina di minuti, come se fossero state cadenzate la prima per destare allarme e richiamare gente, la seconda per colpire le persone raccoltesi attorno al luogo dell'attentato.
Il presidente della Commissione europea non aveva avuto minacce di nessun tipo. Gli inquirenti non si sbilanciano ma l'ipotesi dell'attentato di matrice anarchico-insurrezionalista si affaccia con forza. Nei cassonetti bruciati sono stati trovati frammenti di due pentole a pressione e di due bombolette di gas da campeggio, servite per confezionare gli ordigni che sono stati fatti esplodere. Oggetti e tecnica che a Bologna ricordano attentati alla questura e alla sede Ibm firmati negli anni scorsi dal gruppo anarchico-insurrezionalista "Cooperativa fuochi e affini".




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