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Discussione: Riformisti su Marte

  1. #1351
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    Piacerebbe a Luigi Pirandello quel che sta accadendo a Palermo.
    L'antimafia, con Rita Borsellino, rischia davvero di andare al governo della Sicilia per la prima volta dall'Unità d'Italia.
    Prospettiva che comprensibilmente semina il panico in vari partiti, non solo di centrodestra, che devono ancora abituarsi all'idea.

    Totò Vasa Vasa, amico di noti mafiosi e imputato di favoreggiamento alla mafia, risponde con strepitosi manifesti elettorali con su scritto:
    «La mafia fa schifo».
    Detto da lui, è un ossimoro.
    Infatti qualche mano spiritosa si diverte a completare la scritta con frasi a pennarello e risultati del tipo:
    «La mafia fa schifo, ma pure Cuffaro non scherza».

    Intanto, come se Palermo non avesse già abbastanza guai, piombano da Roma le truppe aviotrasportate dell'Udc, guidate da Piercasinando Casini e Fernandel Giovanardi per un'imperdibile convention contro la droga.
    In prima fila, tutti i maggiori esponenti della Cdl, tranne uno: il ministro Miccichè.
    Mancava anche il pusher ministeriale Martello, arrestato un paio d'anni fa mentre entrava e usciva dal ministero per il servizio ProntoCoca.
    Peccato, perchè il ministro
    (come disse il suo amico Ciccio Musotto)
    «ha un grande fiuto, non soltanto politico», insomma avrebbe potuto contribuire al dibattito da par suo.

    Ma la quintessenza del pirandellismo si registra nel processo alle presunte talpe della mafia.
    Grazie alla generosità della Procura di Palermo, che gli ha abbuonato l'accusa di concorso esterno, Cuffaro è imputato solo di favoreggiamento mafioso per aver avvertito prima il boss Giuseppe Guttadauro, poi il costruttore presunto mafioso Michele Aiello che le loro conversazioni erano intercettate.
    Come sapeva Totò delle intercettazioni?
    I pm non riescono a scoprire la madre di tutte le talpe, sicuramente di «fonte istituzionale».
    Ma, intercettando
    (tardivamente)
    Cuffaro, il 10 gennaio 2004 scoprono che questo parla con Berlusconi.
    Il quale lo rassicura:
    «Ho parlato col ministro degli Interni, è tutto sotto controllo».
    Quando l'Unità, nel maggio 2005, pubblica un'anticipazione del libro «Intoccabili», che per la prima volta rivela quella telefonata, nessuno smentisce.
    Non sarà per caso a Roma, dunque, la «fonte istituzionale» che informava Totò delle cimici antimafia?
    Il procuratore Grasso interroga in segreto il ministro Pisanu, ma senza chiedergli di quella telefonata.
    Pisanu poi smentirà vagamente di aver parlato con Berlusconi dell' inchiesta Cuffaro.
    Ma, visto che Berlusconi a Cuffaro dice l'esatto contrario, delle due l'una: o mente Pisanu o mente Berlusconi.

    Sarebbe il caso di chiederne conto al premier, mettendolo a confronto con il suo nastro e con il suo ministro.
    Ma sull'uscio di Palazzo Chigi la Procura si arresta tremante.
    Rinunciando così a scandagliare quel canale che, almeno dalle telefonate, sembra collegare il Viminale, Palazzo Chigi e Palazzo d'Orléans.
    E mantenendo segrete quelle bobine, senza chiedere alla Camera il permesso di utilizzarle: così nessuno può sapere che cosa si dicono un governatore indagato per mafia e un premier già indagato per mafia.

    Prima di ascendere alla Superprocura Grasso archivia i nastri e ne chiede la distruzione.
    Ma ogni tanto, come nei film di Romero, i cadaveri riprendono vita.
    Ora infatti il gup Montalbano deve decidere
    (lo farà entro 5 giorni)
    se distruggere le bobine in quanto irrilevanti, o conservarle a futura memoria.
    E gli altri pm della Dda di Palermo, tenuti all'oscuro di tutto in barba alla legge che impone lo scambio di informazioni nei pool antimafia, chiedono di conoscerle.
    Ma l'aspetto pirandelliano riguarda gli avvocati di Totò e dei 13 coimputati, Aiello in testa.
    Se uno è accusato di favoreggiamento per aver avvertito i mafiosi delle indagini a loro carico, e scopre in un fascicolo parallelo elementi che gettano sospetti su altri soggetti mai indagati e aprono nuove piste mai battute, è ovvio che ne chieda l'immediata acquisizione.

    Per convincere il giudice che lui non ha fatto tutto da solo, anzi era solo un ingranaggio di un marchingegno più grande di lui.
    E per ottenere, se non l'assoluzione, almeno una condanna più lieve.
    Perché dunque le difese Cuffaro e Aiello non reclamano le telefonate fra Silvio e Totò?
    Che Totò punti al massimo della pena è comprensibile: nella Casa della libertà Provvisoria le condanne, soprattutto per mafia, fanno curriculum.
    Ma Aiello?
    Punta alla seminfermità mentale?
    Lo fa per altruismo?
    Per autolesionismo?
    O per non disturbare?

    Greetings from Mars...

  2. #1352
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    per riconoscenza, per affetto.....

  3. #1353
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    Citazione Originariamente Scritto da PETRUS
    per riconoscenza, per affetto.....
    Ricambiati; entrambi.

  4. #1354
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    Quasi tutti i programmi tv che si sono occupati della Val di Susa si sono limitati a riferire dichiarazioni contrapposte di politici; e quelle dei signori del governo, schiumanti contro gli infiltrati che sobillerebbero le popolazioni locali.
    Come se qualche povero untorello potesse convincere nonni e massaie a dormire all'addiaccio, rischiando pure le manganellate.

    Ma, mentre la destra
    (Pierfurby compreso)
    dimostra la propria incapacità di regolare qualsiasi cosa non sia di stretto interesse del Cavalier Proprietario, Gad Lerner ha fatto uno sforzo per farci entrare dentro il problema e dentro la valle.
    Così ora sappiamo qualcosa di più e, di conseguenza, abbiamo qualche dubbio in più.
    E una sola certezza: con o senza pericoli ambientali, la Val di Susa, con la Tav, non sarà più quella che è.
    (e già non è più quella che era)

    Ci si chiede: come si può pensare, in berlosconia, che parole come «modernità» e «grandi opere» possano ancora garantire tra la gente un'idea di sviluppo che sta distruggendo la propria terra?

    Comunque, tra dubbi e manganelli; sempre meglio i dubbi.

    Greetings from Mars...

  5. #1355
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    Predefinito Riforme moviola e leggi Fast Forward

    La formula, il "metodo", del governicchio ricorda un po' quella che è stata usata nelle aule dei tribunali per certi imputati.
    (ma non diciamo per chi)
    Quando si usava la formula "per decorrenza dei termini".
    Come a dire:
    egregio signor imputato, è passato troppo tempo e noi non la possiamo più condannare, se ne vada pure a spasso.

    E' successo così, ad esempio, anche per il Tfr; formula misteriosa che significa "trattamento di fine rapporto".
    Quel "trattamento" è riferito, in realtà, ad una parte del proprio salario che ciascuno lascia ogni mese nelle mani dell'azienda e che poi viene ripreso tutto insieme alla fine della vita lavorativa.
    Ora, si ragionava dovesse essere investito in fondi pensione, onde trascorrere una vecchiaia senza troppi patemi d'animo, visto il dimagrimento progressivo delle pensioni fornite dall'Inps.
    Giorni, mesi, anni di dibattiti sul Tfr.
    Era una torta miliardaria da dividere tra diversi gestori mossi da appetiti furibondi.
    Il più furibondo, manco a dirlo, era Mediolanum: vedi il caso, non del tutto indifferente agli interessi del Cavalier Assicuratore.
    E che voleva di tutto e di più.
    Non si sono messi d'accordo su come spartire la torta e così con un'idea brillante s'è deciso di rimandare tutto al 2008.
    Chi vivrà vedrà.

    Una strategia davvero brillante.
    C'è un problema Tfr? Al 2008.
    C'è un problema pensioni? Al 2008.
    C'è un problema di ritiro delle truppe dall'Iraq? Al 2008.
    C'è un contratto per il pubblico impiego da rispettare? Al 2008?
    Investimenti al Sud da fare? Al 2008.

    E' il decisionismo al rallentatore.

    Ma, non è sempre così.
    Vale solo per aspetti secondari; quelli che interessano, diciamo così, le persone umili, quelli che lavorano dalla mattina alla sera.
    Per altre cose si va avanti come panzer, senza guardare in faccia nessuno.
    Uso criminoso della Tv? Via Biagi, Santoro e Luttazzi da un giorno all'altro, senza nemmeno gli otto giorni.
    Processi penali da scavalcare? Rapidissime leggi ad hoc.
    44 forme contrattuali da adottare, assumendo giovanotti di tre mesi in tre mesi senza dove pagare diritti e tutele? Una legge Trenta in quattro e quattr'otto.
    Un Paese da dissolvere attraverso, appunto, una "Devolution".

    Onorevoli alzate la mano e via dissolvere.
    Rapidi come il fulmine.

    Resta un interrogativo; ed è proprio su quel 2008.
    Ma, lor signori ci saranno ancora seduti sugli scranni del governo?

    Greetings from Mars...

  6. #1356
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  7. #1357
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    La formula, il "metodo", del governicchio ricorda un po' quella che è stata usata nelle aule dei tribunali per certi imputati.
    (ma non diciamo per chi)
    Quando si usava la formula "per decorrenza dei termini".
    Come a dire:
    egregio signor imputato, è passato troppo tempo e noi non la possiamo più condannare, se ne vada pure a spasso.

    E' successo così, ad esempio, anche per il Tfr; formula misteriosa che significa "trattamento di fine rapporto".
    Quel "trattamento" è riferito, in realtà, ad una parte del proprio salario che ciascuno lascia ogni mese nelle mani dell'azienda e che poi viene ripreso tutto insieme alla fine della vita lavorativa.
    Ora, si ragionava dovesse essere investito in fondi pensione, onde trascorrere una vecchiaia senza troppi patemi d'animo, visto il dimagrimento progressivo delle pensioni fornite dall'Inps.
    Giorni, mesi, anni di dibattiti sul Tfr.
    Era una torta miliardaria da dividere tra diversi gestori mossi da appetiti furibondi.
    Il più furibondo, manco a dirlo, era Mediolanum: vedi il caso, non del tutto indifferente agli interessi del Cavalier Assicuratore.
    E che voleva di tutto e di più.
    Non si sono messi d'accordo su come spartire la torta e così con un'idea brillante s'è deciso di rimandare tutto al 2008.
    Chi vivrà vedrà.

    Una strategia davvero brillante.
    C'è un problema Tfr? Al 2008.
    C'è un problema pensioni? Al 2008.
    C'è un problema di ritiro delle truppe dall'Iraq? Al 2008.
    C'è un contratto per il pubblico impiego da rispettare? Al 2008?
    Investimenti al Sud da fare? Al 2008.

    E' il decisionismo al rallentatore.

    Ma, non è sempre così.
    Vale solo per aspetti secondari; quelli che interessano, diciamo così, le persone umili, quelli che lavorano dalla mattina alla sera.
    Per altre cose si va avanti come panzer, senza guardare in faccia nessuno.
    Uso criminoso della Tv? Via Biagi, Santoro e Luttazzi da un giorno all'altro, senza nemmeno gli otto giorni.
    Processi penali da scavalcare? Rapidissime leggi ad hoc.
    44 forme contrattuali da adottare, assumendo giovanotti di tre mesi in tre mesi senza dove pagare diritti e tutele? Una legge Trenta in quattro e quattr'otto.
    Un Paese da dissolvere attraverso, appunto, una "Devolution".

    Onorevoli alzate la mano e via dissolvere.
    Rapidi come il fulmine.

    Resta un interrogativo; ed è proprio su quel 2008.
    Ma, lor signori ci saranno ancora seduti sugli scranni del governo?

    Greetings from Mars...

    Più che di decisionismo parlerei di ... indecisionismo o, meglio, di estrema capacità di decidere solo le questioni pro domo sua. Per il resto il loro motto è: '' Magno facioli (o fazoli, visto che sono tutti padani) e parlando con dezénsa, ai posteriori (2008) poi ... l'ardua Senténsa!''.
    Nel frattempo, più che su Marte, saremo arrivati su Plutone!

  8. #1358
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    Citazione Originariamente Scritto da vend. solitario
    Più che di decisionismo parlerei di ... indecisionismo o, meglio, di estrema capacità di decidere solo le questioni pro domo sua. Per il resto il loro motto è: '' Magno facioli (o fazoli, visto che sono tutti padani) e parlando con dezénsa, ai posteriori (2008) poi ... l'ardua Senténsa!''.
    Nel frattempo, più che su Marte, saremo arrivati su Plutone!

    Essendo marziani (e dunque alieni) della Democrazia, Marte va benissimo.
    Plutone sarebbe esagerato: questa è berlusconia, mica Star Treck.

  9. #1359
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    Predefinito La Vespa operaia

    Pur in assenza di tg; un evento, anche nei giorni dello sciopero dei giornalisti
    (e infatti l'Insetto non appartiene alla categoria)
    ha permeato di sé tutta la programmazione Rai: il nuovo libro di Bruno Vespa.
    Del quale si è parlato persino alla Prova del cuoco.

    E lui, il presunto sommo giornalista, non ha avuto certo vergogna a indossare il grembiulino e a farsi vedere con le mani in pasta, pur di scroccare alla tv pubblica spazi gratuiti.
    (cioè pagati da noi)
    Come se non venisse pagato abbastanza per quello che fa e non fosse già abbastanza promosso dal suo apparire tante sere a settimana accanto ai politici e alla Lecciso.

    Comunque, mentre l'Insetto ronzava rumorosamente, il filmato sugli italiani che sparavano in Iraq veniva nascosto
    (tranne che su La7 e Raitre)
    e, se disgraziatamente andava in onda, c’era sempre qualcuno del governo a dire che i nostri soldati sono in missione di pace, ma certo, se gli sparano addosso...

    Ora, nonostante le tentate censure, sappiamo che cosa fanno quando gli sparano addosso: ammazzano anche i feriti, canticchiando e pensano alla mamma.
    Come fanno tutti i soldati in guerra.
    Ed è anche per questo che l’Italia ripudia la guerra.
    Ed anche per questo il Cavalier Amore ha ripudiato l’Italia.


    Greetings from Mars...

  10. #1360
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    C’è un genere letterario sempre più avvincente in berlusconia: quello delle «reazioni politiche» alle inchieste giudiziarie sui potenti.

    Giornali e talk show di questi giorni tracimano di «reazioni politiche» alle indagini sulle tre scalate Bpl-Antonveneta, Ricucci-Rcs e Unipol-Bnl
    (una riedizione delle «convergenze parallele»)
    benedette dallo sgovernatore Fazio.
    Chiunque abbia occhi per vedere e di cervello per ragionare, quando legge le cronache, capisce subito qual è il problema: l'eterna predisposizione quasi genetica delle classi dirigenti italiane a delinquere, a violare le leggi, le «loro» leggi visto che a ispirarle, a scriverle e ad approvarle sono le classi dirigenti stesse, non certo le classi subalterne.
    (le lobby degli extracomunitari e dei disoccupati delle periferie metropolitane sono piuttosto debolucce, in Parlamento)

    Banchieri che rifilano a ignari risparmiatori carrettate di carta straccia spacciata per «bond» con rendimenti da favola.
    Banchieri che ingrassano correntisti «speciali» con l'insider trading mentre grassano i correntisti «normali» con spese bancarie gonfiate e derubano persino i morti, come quei becchini sorpresi anni fa a Torino a cavare i denti d'oro ai cadaveri prima di seppellirli.
    Banchieri che riempiono di soldi i politici per ottenere protezione e di costosi regali lo sgovernatore perché chiuda un occhio o possibilmente due.
    Il tutto senza incontrare mai alcun ostacolo, se non fosse per quel residuo baluardo di resistenza che è la Procura di Milano, che in trent'anni ci ha raccontato chi erano Sindona, Calvi, Gelli, Craxi, Forlani, Berlusconi, Previti, Squillante e i loro attuali epigoni.

    Ma appena si abbandona il mondo normale per entrare in quel mondo a parte che è la politica, il problema diventa un altro.
    Come ai bei tempi di Craxi:
    chi c'è dietro ai magistrati?
    E dietro ai giornali?
    I «poteri forti»?
    Perché arrestare Fiorani «proprio ora»?


    Già da dopo le Regionali il Cavalier Balla
    (proprietario di Mediolanum e appena entrato nel patto di sindacato di Capitalia)
    dice che «la sinistra controlla tutte le banche» e si domanda «perché dall'inchiesta escono solo i nomi dei nostri e non quelli della sinistra».
    Come se l'uscita dei nomi dei «suoi» che prendevano soldi da Fiorani fosse una cosa scontat e potesse essere «pareggiata» da qualche nome di sinistra.
    (dev'essere la riforma della par condicio)

    L'ex pidiusta Cicchitto si consola:
    «I nomi usciti sono quattro straccioni»
    (il ministro Calderoli, il sottosegretario Brancher, gli onorevoli Romani, Tarolli e Grillo saranno entusiasti della qualifica)
    La Rissa si fa coraggio:
    «I nomi li so tutti e posso assicurare che non c'è nessuno di An».
    La qual cosa riempirà di gioia i correntisti della Lodi rapinati da Fiorani & C., dei quali ovviamente nessuno si occupa.
    Giorgio La Malfa, pregiudicato per la tangente Enimont, va dall'insetto a discettare di correttezza e legalità delle banche.
    Carlo Vizzini
    , prescritto per la stessa mazzetta, parla di «regalo di Natale dei giudici prima delle elezioni»
    (come se quest'estate non fosse accaduto nulla)
    ma ora «bisogna vedere chi vogliono colpire veramente».

    E se volessero colpire semplicemente un'associazione a delinquere di stampo bancario?
    L'ipotesi viene esclusa a priori.
    Per meglio dare l'idea del mondo alla rovescia, il senatore Ds Franco Debenedetti sostiene che non c'erano esigenze cautelari per arrestare Fiorani».
    (stava solo distruggendo le prove e portando 70 milioni di euro a Singapore)
    E chiede al governo di «intervenire sulla giudice Forleo» che nella sua ordinanza ha osato parlar male di Fazio.
    Tocca a un esponente di Forza Italia
    (fantastico!)
    rammentargli che «il governo non può intervenire sulla giudice perché la magistratura, in Italia, è indipendente».
    E vorrebbe tanto aggiungere «purtroppo».

    Tutti temono, invece di auspicarla, «una nuova Mani Pulite».
    Come se il problema fosse Mani Pulite, e non Tangentopoli.
    Grandioso il commento di Peppino Caldarola:
    «Quelli hanno cominciato con gli arresti per far confessare la gente proprio come ai tempi di Mani Pulite».

    Gli fa eco il margherito Andrea Annunziata:
    «Li arrestano apposta a Natale perché la gente vuole uscire subito e confessa».


    Ecco: se un rapinatore o un terrorista confessa e fa i nomi dei complici, sono tutti contenti.
    Ma se un banchiere confessa e fa i nomi dei complici, chissà perché, in Parlamento serpeggia il panico.
    Intanto, si parla d'altro.
    Come diceva Leo Longanesi, parliamo dell'elefante.

    Greetings from Mars...

 

 
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