Nuove ricerche fanno temere che i primati asiatici rischino l'estinzione.
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SI STANNO ESTINGUENDO rapidamente gli orangutan (o oranghi), e rapidamente è dir poco. I dati raccolti dal Wwf sono sconcertantanti: negli ultimi quindici anni è scomparso il 50 per cento degli animali. Un ritmo insostenibile, che potrebbe portare alla definitiva estinzione gli oranghi nei prossimi vent'anni, forse anche meno. Una perdita inestimabile di cui come troppo spesso accade è responsabile l'uomo, così poco attento al destino dei suoi "parenti" vicini e lontani (e in questo caso diremmo vicinissimi, visto che gli oranghi condividono con noi più del 97 per cento del loro potrimonio genetico). Gli "uomini delle foreste", così come vengono chiamati familiarmente, vivono in Indonesia e si distinguono in due diverse specie, il Pongo pygmaeus, nell'isola del Borneo, e il Pongo abelii, a Sumatra. In tutto si contano ormai non più di 25-30 mila esemplari, circa la metà, rispetto alle stime del 1987, quando ci si aggirava intorno ai 50 mila soggetti. E se si pensa che nell'ultimo secolo è scomparso più del 90 per cento degli oranghi, il futuro non appare certo roseo.
Tra le principali cause della rapida estinzione, la frammentazione e la distruzione dell'habitat. Le foreste vengono destinate ad aree agricole e gli animali perdono le loro "case". «Circa l'80 per cento di tutte le foreste dell'Indonesia ormai sono state tagliate», commenta un comunicato del Wwf. «La sopravvivenza dei primati è poi messa in pericolo dagli incendi delle foreste e dalla caccia, che procura alle popolazioni locali cibo e soggetti per il commercio di animali da compagnia», prosegue il Wwf, che aggiunge: «Più del 60 per cento degli oranghi vivono al di fuori delle riserve, e questo declino catastrofico proseguirà finché gli sforzi di conservazione riusciranno ad arrestare la perdita di habitat e la caccia di frodo su terre private».
Commerciare i cuccioli come animali da compagnia significa uccidere circa cinque o sei animali (i cui resti non verranno mai ritrovati) per ogni piccolo che viene catturato e rivenduto. Perdite inestimabili se si pensa che i tassi di riproduzione di questa specia sono tra i più bassi di quelli che si riscontrano tra i primati. Gli oranghi vivono in media quarant'anni e le femmine raggiungono l'età riproduttiva a circa 12 anni. Tra ogni parto trascorrono più o meno otto anni. Questo vuol dire, sottolinea Stuart Chapman, del Wwf, «che una madre con tutta probabilità può allevare con successo quattro o cinque piccoli nella sua intera vita». Può sembrare simpatico e divertente acquistare un orango come animale da compagnia, da tenere in casa e allevare come un bambino, eppure questo comportamento in apparenza innoquo comporta un danno gravissimo alla specie. Oggi a Taiwan le leggi per l'import-export di animali sono diventate più rigide e così il commercio internazionale ha rallentato i suoi ritmi insostenibili. Ma la strada per aiutare gli oranghi è ancora lunga.
Sara Capogrossi Colognesi
www.enel.it




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