24.01.2004 L' Unità
I grandi del premier nel mirino dell'Unione europea
di Enrico Fierro
L’Unione europea spara a zero sulla gestione della Protezione civile italiana. In una lettera che l’olandese Fritz Bolkestein, commissario europeo per il Mercato Interno, ha inviato lo scorso 16 dicembre al ministro degli Esteri Franco Frattini, il durissimo atto d’accusa che apre quella che tecnicamente viene definita «procedura d’infrazione». In nove pagine, ricche di note e richiami, l’impietosa radiografia della gestione del Dipartimento diretto da Guido Bertolaso. Si parla di continue deroghe alla normativa italiana ed europea sugli appalti; di frequente ricorso alla trattativa privata; di nomina di commissari e affidamento diretto di lavori. Il tutto grazie allo strumento di ordinanze che spesso contengono indicazioni generiche sugli interventi da fare. Lavori per milioni di euro gestiti così.
Fuori ordinanza
«Il governo italiano - si legge nella nota - ricorre con frequenza crescente» ai «mezzi e ai poteri straordinari» previsti dalla legge che nel 1992 istituì il Servizio nazionale per la protezione civile. Negli ultimi quattro anni, prosegue Bolkstein, «oltre un centinaio di ordinanze del presidente del Consiglio dei ministri» e «del ministro dell’Interno sono state emanate» sulla base di quelle norme per affrontare emergenze, ma anche per organizzare i cosiddetti «grandi eventi». Uno dei fiori all’occhiello di Silvio Berlusconi. L’elenco è lunghissimo: si parte dal vertice mondiale sull’alimentazione (Roma, aprile 2002), al summit Nato-Federazione russa di Pratica di Mare (maggio 2002), al semestre di presidenza italiana della Ue, per arrivare alle canonizzazioni di Padre Pio, del Beato Josemaria Esacrivà, e per finire alle celebrazioni per il IV centenario della nascita di San Giuseppe da Copertino.
Appalti, lavori, servizi: milioni di euro spesi sempre in deroga e sempre ricorrendo allo strumento delle «disposizioni urgenti», bypassando «la normativa italiana di trasposizione delle direttive comunitarie in materia di appalti e concessioni». In molti casi, «la deroga» alle normative viene autorizzata per tutti gli interventi, le cui finalità sono «spesso indicate» - denuncia il commissario - «in modo generico». L’urgenza non può giustificare tutto sempre e comunque.
La fretta dell’interesse
Anche perché la commissione rileva che «nella maggior parte delle ordinanze analizzate, non è ravvisabile una situazione di “estrema urgenza” derivante da avvenimenti imprevedibili». Il caso più clamoroso è quello dei cosiddetti «grandi eventi», le manifestazioni pubbliche che la Protezione civile ha gestito e che erano previste e prevedibili.
Ma c’è di più, osserva il commissario Bolkestein, in alcuni casi «è il tenore stesso delle ordinanze» a «smentire l’esistenza di una effettiva “urgenza imperiosa” degli interventi». Ed anche quando ci si trova di fronte ad una catastrofe - e qui il commissario cita ad esempio gli interventi fatti a San Giuliano e nell’intero Molise dopo il terremoto - la possibilità di derogare a norme e leggi sugli appalti è «consentita ben al di là della “misura strettamente necessaria”».
Affare di premier
Questa la denuncia e i rilevi della Commissione. Ora il governo ha due mesi di tempo per rispondere alla serie di rilievi mossi. Ma che Berlusconi avesse trasformato la protezione civile e il suo dipartimento in una specie di agenzia d’affari per la realizzazione di iniziative di interesse del governo, era chiaro da tempo, ben prima delle contestazioni europee.
Alla base di quella che in molti considerano una vera e propria mutazione genetica della Protezione civile, la politica dei «grandi eventi», da Pratica di Mare alla canonizzazione di Padre Pio, sempre affidata al Dipartimento diretto da Guido Bertolaso. Con il contorno di una serie di buchi neri. Come la vicenda del Centro polifunzionale di Castelnuovo di Porto, nei pressi della capitale. Dopo anni di affitti per miliardi di lire, e dopo un acquisto costato allo Stato 216 miliardi, la struttura viene abbandonataa vantaggio di un’altra sede. Eppure era stato lo stesso presidente del Consiglio, in vista della presidenza italiana del semestre europeo, a scegliere Castelnuovo come luogo di svolgimento di importanti incontri ed iniziative. Anche in questo caso sono stati spesi soldi per ristrutturare una serie di immobili e per abbellire l’intera area. Soldi a gogò, durante il mitico semestre. Nel mentre si ristrutturava a Castelnuovo, sempre a Roma, e sempre con una di quelle ordinanze contestate dalla Commissione Ue, si investivano 3milioni di euro (a carico del Fondo della Protezione civile) per la messa in sicurezza della della Caserma dei carabinieri «Palidoro» e delle aree circostanti. Tutte occupate da demolitori di auto. Il programma prevedeva l’uso della caserma per «importanti incontri e manifestazioni», di cosa si trattasse non è stato mai chiarito. Sta di fatto che per rendere sicura l’area circostante si era previsto di spostare altrove le ditte di demolizione. Ovviamente, pagando fior di quattrini dei contribuenti.
Canadair e favori
Ma se si vuole veramente capire cosa sia la Protezione civile bisogna occuparsi degli aerei anticendio Canadair, una flotta di 14 velivoli che il Dipartimento ha affidato alla gestione di una società privata, la «Sorem», sempre a trattativa strettamente privata. La «Sorem», è la denuncia fatta in una interrogazione dei senatori ds, è del gruppo Spadaccini, che vede un’altra sua società, la «San», accusata di aver utilizzato «pezzi di ricambio irregolari».
Taroccati, accertò una inchiesta della procura della Repubblica di Tempio Pausania, dopo il rinvenimento in un hangar di un’altra società aerea di pezzi di un Canadair precipitato. La flotta del Dipartimento della Protezione civile (14 Canadair, 4 Piaggio, 2 elicotteri) è affidata a più ditte private. Tra queste la Cai, alla quale - denunciano i senatori Ds - «con ripetute ordinanze sono stati rinnovati contratti senza appalti e controlli da parte delle autorità competenti».




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