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Discussione: Organicismo

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    Predefinito Organicismo

    Organicismo
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Si definisce organicismo ogni dottrina filosofica, politica o sociologica che interpreti il mondo, la natura o la società in analogia ad un organismo vivente[1].

    Nell'ambito della filosofia politica e della sociologia l'organicismo teorizza che la società sia basata, oppure suggerisce debba basarsi, sul modello di un organismo vivente, ove i singoli rappresentano le cellule e gli ordini gerarchici di società, aziende, imprese e governi, siano tessuti, organi e apparati [2] in relazione di interdipendenza fra di loro e quindi senza singole autonomie.

    La visione organicistica si contrappone alla visione individualistica che considera la societa come il risultato combinato, ma non coordinato e diretto, delle azioni dell'insieme di indiviui indipendenti.

    L'organicismo ispira alcuni modelli di governo autocratici, in cui una "testa" comanda, esercitando un potere assoluto, le membra dell'organismo rappresentate dalle varie classi sociali.

    L'organicismo è normalmente una visione metaforica della sociologia e della filosofia politica, tuttavia alcuni autori si sono spinti fino a considerare la forma organica della società come una realtà materiale e non meramente speculativa.

    Indice

    1 Cenni storici
    1.1 Età antica
    1.2 Cristianesimo
    1.3 Medioevo
    1.4 Età moderna
    1.5 Età contemporanea
    2 I presupposti teorici e le conseguenze
    3 Organicismo "debole" ed organicismo "forte"
    4 Note
    5 Voci correlate
    6 Bibliografia

    Cenni storici

    Età antica


    Una visione politica organicistica la si ritrova in Oriente, nell'antica India con la suddivisione in caste della società basata su una spiegazione mitologica di tipo organicista: nel Rig Veda (VII secolo a.C.) [3], è infatti scritto che le caste derivano dal Purusa, il Dio primordiale: i brahmana (sacerdoti) dalla bocca, gli kshatrya (re-guerrieri) dalle braccia, i vaishya (agricoltori) dalle cosce e gli shudra (servitori) dai piedi.

    Il primo in Occidente a concepire l'universo come un grande organismo fu il filosofo greco Anassagora che in opposizione al meccanicismo atomistico pensava all'esistenza di un Nous (mente) che organizzasse il cosmo risollevandolo dal caos originario.[4]

    Una teoria organicista presentata come una reale organizzazione politica è presumibilmente quella presentata da Menenio Agrippa Lanato ai plebei secessionisti contro i patrizi romani nel 493 a.C.

    Secondo il magistrato romano, il corpo sociale e quello umano sarebbero equivalenti, e così come uno sciopero degli arti contro lo stomaco porterebbe alla morte per inedia di tutto l'organismo, alla stessa maniera la separazione fra patrizi e plebei porterebbe entrambe le classi sociali all'estinzione. Questo discorso, espresso sotto forma di apologo alla plebe sul Monte Sacro risultò talmente convincente da far mutare parere ai secessionisti, e ricompattò il popolo di Roma.

    Platone[5] (427 a.C. – 347 a.C) nei dialoghi del Timeo e della Repubblica suggerisce una forma di società perfetta che si strutturi in tre classi che ripropongono le tre parti dell'anima che convivono in armonia nell'uomo giusto e saggio:

    - classe dei lavoratori (popolo, caratteristica la temperanza (sophrosúnê); parte dell'anima: concupiscibile)
    - classe dei guardiani (phylakes o guerrieri, caratteristica il coraggio (andreia); parte dell'anima: irascibile)
    - classe governativa (filosofi-reggitori, caratteristica saggezza (sophía); parte dell'anima: razionale)

    Aristotele (384 a.C. - 322 a.C.), partendo dal presupposto che l'uomo sia «un animale politico», sottintende la necessità dell'organizzazione sociale e teorizza che le società naturali (come la famiglia) siano organi intermedi dell'organismo più grande che è la polis. Nelle pagine iniziali della sua opera Politica scrive: «il tutto precede necessariamente la parte, perché tolto il tutto, non ci sarà più ne il piede ne la mano» conseguentemente «la città è per natura anteriore all'individuo.»[6]

    Cristianesimo

    In epoca cristiana la chiesa (ovvero la società dei fedeli) viene considerata il corpo mistico del Cristo, e lo stesso Paolo di Tarso sostiene che i cristiani sono le membra d'un corpo la cui testa è il Nazareno:

    «Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri.» (1 Corinzi 12,4-5)

    La concezione organicistica religiosa si ritrova nella metafora evangelica dell' unica vite di cui Gesù Cristo è la pianta viva e tutti gli altri sono i tralci alimentati da Lui (cfr. Gv 15,5).

    Medioevo

    Nel Medioevo la visione organicista - di derivazione cristiana - è diffusa e considerata alla base dell'ordine feudale.

    I teorici medievali paragonano le varie classi e funzioni sociali della società fortemente gerarchizzata del mondo feudale ai singoli organi ed apparati di un corpo umano: Giovanni di Salisbury, che nella sua opera Policraticus del 1159 non a caso riprende l'apologo di Menenio Agrippa [7] vedendo nel principe il capo, nel senato il cuore, nei giudici e negli altri funzionari gli occhi, le orecchie e la lingua, nei soldati le mani, nei consulenti i fianchi, negli ispettori l'intestino, nei contadini i piedi.[8]

    Età moderna

    Il Rinascimento - attraverso la riscoperta del Platonismo e sotto la suggestione dell'umanesimo (che concepiva l'uomo come metro d'ogni cosa) riprende la dottrina organicista sia dal punto di vista funzionale che da quello metaforico. L'idea della società ordinata armonicamente attraverso le diverse funzioni dei suoi organi in vista di un governo sano si ritrova nelle concezioni politiche di Giordano Bruno, Marsilio Ficino e Tommaso Campanella.

    Tuttavia proprio durante il XVI secolo, l'affermarsi del concetto di individuo inizia a corrodere la concezione organicista, tanto che il massimo pensatore politico di quegli anni, Machiavelli, esprime teorie politiche del tutto incentrate sulle singole personalità eccezionali, come quella del Principe, e su una concezione atomistica della società.

    Frontespizio del "Leviatano"L'organicismo torna prepotentemente nella visione di Thomas Hobbes che lo propone come rimedio per una umanità che per istinto naturale e primigenio tende a soddisfare i propri egoismi sopraffacendo gli altri. Io stesso contratto sociale, chiamato Patto di Unione (Pactum Unionis) che è composto dal Patto di Società (Pactum Societatis) è il risultato di un Patto di Soggezione (Pactum Subiectionis) che, per non incorrere nella inevitabile autodistruzione della società, consiste nella rinuncia di ciascuno al proprio diritto originale (su tutto e su tutti) ceduto a un terzo (il Sovrano) verso il quale è suddito assolutamente obbediente e a cui potrà ribellarsi solo se questi attenta al diritto inalienabile alla vita.

    Secondo le teorie corpuscolaristiche dell'empirismo inglese (riprese da Isaac Newton), lo Stato assoluto è un grande corpo le cui membra sono i singoli cittadini: tale è il senso della copertina del trattato di Hobbes del 1651 che raffigurava il Leviatano un gigante costituito da tanti singoli individui; il gigante regge in una mano una spada, simbolo del potere temporale, e nell'altra il pastorale, simbolo del potere religioso.

    Successivamente, nella filosofia della natura di Schelling e in generale delle dottrine degli idealisti la codificazione di teorie come quella di Fichte si sposta sul nazionalismo, arrivando a considerare le intere nazioni come organismi.

    In opposizione al positivismo l'organicismo diviene la teoria prevalente in biologia che vede l'essere vivente non come l'effetto meccanico della somma delle sue parti costituenti ma come una totalità strutturata finalisticamente.

    Età contemporanea

    Nell'età contemporanea, Alfred North Whitehead schierandosi con le critiche antipositivistiche designò la sua filosofia come organicismo di un universo concepito come un divenire di eventi uniti da «prensioni» sensoriali. Egli tentò una mediazione tra l'istanza filosofica e la visione scientifica del mondo e formulò una metafisica organicistica, basata sulle idee di Leibniz e di Bergson. In particolare egli sostituiva alle monadi di Leibniz, intese come sostanze, il concetto di relazione esaminato anche dal punto di vista della fisica relativistica e della logica matematica nelle opere Il concetto di natura (1920) e Principi della conoscenza naturale (1921)

    Le teorie di Whitehead sono state riprese e sviluppate in Italia da Enzo Paci nella sua opera di ispirazione husserliana Tempo e relazione (1954)

    Nell'ambito sociologico si interessò all'organicismo anche Auguste Comte e Herbert Spencer (Principi di sociologia del 1876) che tuttavia considerava questa teoria politica più come una metafora esplicativa che una realtà che, per le complicate connessioni di tipo psicologico ,non trovava corrispondenze nell'organismo animale.

    Infine, l'organicismo - appoggiandosi alle più diverse dottrine come il darwinismo e il razzismo, entra in aperta polemica con la democrazia liberale di stampo giusnaturalista, finendo per costituire una delle radici ideologiche fondamentali dei fascismi (democrazia organica) e del comunismo[9].

    I presupposti teorici e le conseguenze

    Presupposto fondamentale dell'organicismo è nell'impossibilità dell'individuo isolato. Già Aristotele aveva postulato, infatti, che solo un Dio od una bestia potevano vivere separati dai propri simili, l'uomo giammai. L'individuo, infatti, quando nasce è inerme, e può sopravvivere solo grazie alle cure parentali. Si sviluppa all'interno di una società e cresce grazie ai rapporti coi propri simili. Con essi collabora e realizza le proprie imprese. Quando è vecchio o malato, dai propri simili ottiene aiuto e protezione. Per il pensiero organicista, dunque, l'individuo è in tutto o in parte dipendente dai propri rapporti sociali. Conseguenza di ciò è che gli individui non sono detentori di diritti di per sè stessi, ma per grazia della società in cui vivono.

    Il paragone fra corpo sociale e corpo organico, inoltre, porta a individuare negli individui dai comportamenti antisociali una forma di "malattia sociale": i criminali sono così considerati come il cancro della società, una visione che - soprattutto nel XIX Secolo - si è andata sommando a considerazioni analoghe nei confronti dei malati di mente, dei vagabondi e in generale degli individui non produttivi. La concezione razzista della società nazionale ha poi spinto all'estremo questa ipotesi, suggerendo che le minoranze allogene interne ad un corpo nazionale possano essere considerate a loro volta come "tumori" da estirpare nelle più varie (e sovente disumane) maniere. Il colmo di questa concezione si è raggiunta con la Germania nazista, mentre - mutatis mutandis - gli stessi concetti, applicati però su base classista anziché razziale, hanno mosso le azioni delle dittature comuniste in Unione Sovietica, Cina e in molti altri paesi marxisti.

    Organicismo "debole" ed organicismo "forte"

    È possibile individuare due forme sostanzialmente differenti di organicismo: una prima, basata su una visione metaforica della società come organismo, che mutua dalla biologia modelli ed espressioni per comodità di teorizzazione, ed una invece che sostiene l'effettiva "biologicità" della società e dello stato concepito come un vero e proprio organismo vivente ed agente secondo le medesime leggi che regolano i corpi degli individui[10].

    Note

    1 ^ Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET 1971, pp 640 e 641
    2 ^ Cfr. N. Bobbio, Liberalismo e democrazia, Simonelli Editore, 2006,Cap 9 "Individualismo e organicismo"
    3 ^ X, 90
    4 ^ Discussa tra gli studiosi la questione se la visione di Anassagora implichi un finalismo nell'azione del Nous. Si trovano infatti sia sostenitori dell'azione dell'Intelligenza ordinatrice in senso finalistico, cioè diretta alla realizzazione del meglio:«Finalismo: teoria secondo la quale il mondo e i singoli eventi sono organizzati in vista di un fine.Il filosofo greco Anassagora (sec. V a.C.) ritenne ogni cosa diretta nel modo migliore da un’intelligenza ordinatrice (nous). (Cfr.)» sia coloro che negano possa attribuirsi una finalità all'azione naturalisticamente ordinatrice del Nous in quanto «Ciò non comporta che per Anassagora il Nous sia una sostanza spirituale né che esso si identifichi con la divinità . Pur chiamando questo motore originario "intelletto" , Anassagora non gli attribuì la funzione di progettare secondo un fine e precisamente in vista del meglio»(in)
    5 ^ Laura Tundo, L'utopia di Fourier, pag. 270: «L'idea dell'universo come organismo vivente è ampiamente formulata in Platone, poi negli stoici, in Plotino e nel neoplatonismo (Cfr. Enneadi, II, 7, 9; III, 2, 16; IV, 4, 32, 35, 36; tr. it., Bari 1947-49)».
    6 ^ Autore citato in nota n°61 in Liberalismo e democrazia di Norberto Bobbio, Simonelli Editore, 2006 pag.62
    7 ^ G. di Salisbury, Policraticus, VI 24
    8 ^ Adriana Cavarero, Corpo in figure: filosofia e politica della corporeità,Feltrinelli Editore, 1995
    9 ^ Paolo Bellinazzi, L'utopia reazionaria, lineamenti per una storia comparata delle filosofie comunista e nazionalsocialista, Neme editore; Piero Ostellino, Due culture contro l'individuo in Corriere della Sera del 22/08/2004
    10 ^ Otto von Gierke«L'organicismo assume in modo metaforico la tesi che la società sia un vero organismo vivente e che gli individui ne siano i piedi, le mani, la testa. Se la società vive, vivono i suoi organi ma se l'organismo muore non vivranno più né piedi né mani. Organicistico è il punto di partenza aristotelico ma ancor di più lo è quello di Platone, per il quale l'intero universo, e non solo la società, costituisce un grande organismo vivente. Nel pensiero cristiano delle origini gli spunti organicistici del Vangelo che descrivono il legame dei credenti con Cristo come quello dei tralci con la vite, vengono amplificati ed estremizzati da San Paolo. Per lui la Chiesa è un unico corpo di cui Cristo è la testa ed i cristiani sono le membra. Siamo nel campo del più assoluto organicismo. In alcuni autori medioevali, ad esempio John di Salisbury, la rappresentazione antropomorfica della società si spinge anche oltre lo schema tripartito di origine platonica (classi dirigenti-testa; soldati-cuore; lavoratori-intestino) fino a vedere nel principe il capo, nel senato il cuore, nei giudici e negli altri funzionari gli occhi, le orecchie e la lingua, nei soldati le mani, nei consulenti i fianchi, negli ispettori l'intestino, nei contadini i piedi, sempre a contatto con la terra. Agli schemi dell'organicismo platonico si richiamano anche il pensiero rinascimentale (Ficino) ed in tempi più recenti quello romantico (Schelling). L'organicismo ha trovato, in tempi a noi più vicini, molti sostenitori tra i biologi, sempre sulla base di una estensione metaforica degli studi specifici compiuti sugli organismi viventi; e ha trovato sostenitori tra i sociologi, anche se la maggior parte di essi ha avvertito il carattere meramente analogico, e perciò in qualche misura inadeguato, di tale modello esplicativo. Tuttavia "tutti i progressi intellettuali sono compiuti con l'aiuto di metafore ed anche i nostri concetti astratti sono creati da immagini metaforiche, ed anche nella scienza è lecito servirsi della metafora". (Otto von Gierke, 1902).» [1]


    Bibliografia

    Norberto Bobbio, Liberalismo e democrazia, Simonelli Editore, 2006 ISBN 8876471146
    Adriana Cavarero, Corpo in figure: filosofia e politica della corporeità, Feltrinelli Editore, 1995 ISBN 8807101777
    D.S. Barberis, In search of an object: Organicist sociology and the reality of society in fin-de-siècle France. History of the Human Sciences, , 2003.
    Scott F. Gilbert, Sahotra Sarkar, Embracing complexity: Organicism for the 21st Century, , 2000.
    William Wimsatt, Re-engineering Philosophy for Limited Beings: Peicewise Approximations to Reality, Harvard University Press, 2007.


    Organicismo - Wikipedia
    Ultima modifica di Florian; 14-10-09 alle 11:24
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  2. #2
    teo
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    Predefinito Rif: Organicismo

    No, la società non è un organismo, e da questa osservazione discende la fallacia delle agende politiche che lo presuppongono. Visto che i problemi epistemologici non sono né divertenti, né semplici da trattare rigorosamente la mia risposta finisce qui e si articolerà quando qualche sostenitore di teorie di questo tipo, equivalenti al geocentrismo in astronomia, verrà e discuterà i loro fondamenti.
    Ultima modifica di teo; 14-10-09 alle 18:49
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  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da teo Visualizza Messaggio
    No, la società non è un organismo, e da questa osservazione discende la fallacia delle agende politiche che lo presuppongono. Visto che i problemi epistemologici non sono né divertenti, né semplici da trattare rigorosamente la mia risposta finisce qui e si articolerà quando qualche sostenitore di teorie di questo tipo, equivalenti al geocentrismo in astronomia, verrà e discuterà i loro fondamenti.
    Aristotele era fallace? :mmm:
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da teo Visualizza Messaggio
    No, la società non è un organismo,
    Quella attuale, sicuramente no.
    Altre... boh, può darsi.
    L'arte di essere P.A.

  5. #5
    teo
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Aristotele era fallace?
    Da un conservatore questa domanda suona surreale. Quello che distingue gli uomini dalle scimmie è eminentemente la memoria: noi ricordiamo e accumuliamo esperienza, in questo modo siamo passati dalle caverne ai grattacieli. Aristotele, la cui conoscenza del mondo ammontava alla porzione orientale di un piccolo mare, per quanto sia un gigante del pensiero non aveva le conoscenze e le esperienze che millenni dopo, accumulandosi, avrebbero permesso di teorizzare l'individualismo metodologico.
    .
    Qui vige l'uguaglianza: non conta un cazzo nessuno.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da teo Visualizza Messaggio
    Da un conservatore questa domanda suona surreale. Quello che distingue gli uomini dalle scimmie è eminentemente la memoria: noi ricordiamo e accumuliamo esperienza, in questo modo siamo passati dalle caverne ai grattacieli. Aristotele, la cui conoscenza del mondo ammontava alla porzione orientale di un piccolo mare, per quanto sia un gigante del pensiero non aveva le conoscenze e le esperienze che millenni dopo, accumulandosi, avrebbero permesso di teorizzare l'individualismo metodologico.
    Il tuo è il tipico pensare moderno, secondo cui il sapere degli antichi andrebbe contestualizzato. Io invece credo l'inverso, che i moderni andrebbero contestualizzati in quanto espressione di un epoca di decadenza.
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Organicismo

    Citazione Originariamente Scritto da teo Visualizza Messaggio
    Aristotele, la cui conoscenza del mondo ammontava alla porzione orientale di un piccolo mare, per quanto sia un gigante del pensiero non aveva le conoscenze e le esperienze che millenni dopo, accumulandosi, avrebbero permesso di teorizzare l'individualismo metodologico.

    Se citi l'individualismo metodologico, sicuramente sei a conoscenza del testo fondativo di quel metodo, vale a dire le Untersuchungen über die Methode der Socialwissenschaften (Ricerche sul Metodo delle Scienze Sociali) di Carl Menger, pubblicate nel 1883.

    Bene. Leggiamo un passaggio fondamentale di quel testo capitale.

    Ciò che può essere effettivamente rimproverato ad Adam Smith, e a quei suoi allievi che hanno perfezionato con pieno successo l'economia politica, non è il disconoscimento dell'ovvio valore dello studio della storia per il politico e dell'altrettanto ovvio principio che a differenti condizioni economiche spazio-temporali corrispondono anche istituzioni economiche e provvedimenti governativi diversi. Piuttosto, si può rimproverare loro l'insufficiente comprensione per le istituzioni sociali irriflesse e per la loro importanza per l'economia, nonché l'opinione, che compare anche nelle loro opere, secondo cui le istituzioni economiche sarebbero sempre il risultato previsto della volontà comune della società in quanto tale, ossia di una espressa convenzione fra i membri della società o della legislazione positiva. In questa visione unilateralmente pragmatica dell'essenza delle istituzioni sociali si ha il punto d'incontro fra le idee di Smith, e dei suoi più prossimi allievi, e le idee degli scrittori dell'Illuminismo francese, in particolare dei Fisiocratici francesi. Anche Adam Smith e la sua scuola aspirano di preferenza alla comprensione pragmatica dell'economia proprio dove essa non è adeguata alla situazione obiettiva, e così rimane loro preclusa la comprensione teorica del vasto àmbito delle formazioni sociali sorte in modo irriflesso.
    Queste unilateralità e mancanze di A. Smith e dei suoi allievi nel concepire i problemi economico-politici offrirono sufficienti appigli per una reazione scientifica. Ma tale reazione non si fece valere nel campo dell'economia politica, perlomeno non in misura decisiva. Gli oppositori scientifici di Smith attaccarono singole teorie e concezioni, ma non quell'errore fondamentale, e non poterono evitare che il pragmatismo della sua dottrina diventasse poco a poco incontestabilmente valido.


    Il pragmatismo nelle concezioni dell'essenza e dell'origine della società civile e delle sue istituzioni ha trovato eminenti avversari nell'ambito del diritto statuale.
    Burke fu il primo a sottolineare consapevolmente, indottovi dallo spirito della giurisprudenza inglese, il valore delle formazioni organiche della vita sociale e l'origine in parte irriflessa di esse. Egli mostrò nella maniera più convincente che numerose istituzioni della sua patria, veramente utili alla comunità e motivo d'orgoglio per ogni inglese, non sono il prodotto della legislazione positiva o della volontà comune della società consapevolmente rivolta alla loro fondazione, ma il risultato irriflesso dello sviluppo storico. Fu il primo a ridare valore a ciò che esiste ed è verificato, a ciò che è divenuto storicamente, di contro ai progetti di una prematura mania innovatrice, e aprì così la prima breccia nell'unilaterale razionalismo e pragmatismo dell'Illuminismo anglo-francese.

    Le idee di Burke fornirono in Germania il motivo per lottare contro il pragmatismo della giurisprudenza, che si era guadagnato un'unilaterale validità tanto nel modo di trattare il diritto positivo, quanto nella filosofia del diritto. Già Hugo aveva dato inizio alla reazione con i suoi studi in ambito storico-giuridico: Savigny e Niebuhr si misero a capo del nuovo movimento in piena coscienza del proprio compito. Per loro, il diritto rappresenta soltanto un aspetto particolare della vita del popolo pensato come un tutto, ed è inscindibilmente legato a tutti gli altri aspetti e manifestazioni della vita- Il diritto è, almeno in origine, al pari del linguaggio, non il prodotto di un'attività dei poteri pubblici consapevolmente diretta alla sua creazione, e della legislazione positiva in special modo, ma il risultato irriflesso di una più alta saggezza, ossia dello sviluppo storico dei popoli. Anzi, essi contestano al semplice intelletto astratto proprio la capacità, e specialmente nel loro tempo la vocazione, a una costruzione sistematica del diritto. Anche il perfezionamento del diritto avviene infatti, come quello del linguaggio, non ad opera di un arbitrio calcolatore, ma in maniera "organica" per una interiore necessità storica; e se anche nel corso dello sviluppo culturale la legislazione interviene in modo salutare per molteplici ragioni, pure il legislatore va sempre considerato soltanto come il rappresentante del popolo, del reale spirito del popolo, ed egli deve rispettare la continuità del diritto.
    In queste concezioni analoghe al punto di vista di Burke nell'ambito del diritto statuale, nella contrapposizione al pragmatismo e al razionalismo nel campo della giurisprudenza (ma non nel principio della relatività del diritto e nel valore degli studi storici per la comprensione di esso, sottolineata già molto tempo prima dai giuristi francesi) consiste l'essenza della Scuola storica del diritto fondata da Savigny e da Niebuhr.
    Ultima modifica di Sollus; 15-10-09 alle 10:15
    Maledetto è l'uomo che confida nell'uomo (Geremia 17 5)

  8. #8
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    Predefinito Rif: Organicismo

    strano: si sentiva parlare molto di leggi organiche, e di organicismi vari durante il regime di Francisco Franco, che non credo sia un modello per Florian. Infatti il partito della Falange si ispirava a questo principio.
    l'organicismo veniva evocato come forma di conservazione: potere dei militari, dei vari poteri forti, della chiesa per cui l'uomo che faceva parte di un sistema, non aveva diritto ad uscire dagli schemi fissati.

    Nell'ambito della filosofia politica e della sociologia l'organicismo teorizza che la società sia basata, oppure suggerisce debba basarsi, sul modello di un organismo vivente, ove i singoli rappresentano le cellule e gli ordini gerarchici di società, aziende, imprese e governi, siano tessuti, organi e apparati [2] in relazione di interdipendenza fra di loro e quindi senza singole autonomie.

    scusa ma questa se interpretata con gli occhi di un autoritario de XX secolo mi pare una giustificazione bella e buona per una dittatura
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 15-10-09 alle 10:50

  9. #9
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    Predefinito Rif: Organicismo

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    ...durante il regime di Francisco Franco, che non credo sia un modello per Florian.
    Franco? Ne avevo l'avatar!
    Ultima modifica di Florian; 15-10-09 alle 12:47
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  10. #10
    teo
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    Predefinito Rif: Organicismo

    Citazione Originariamente Scritto da Sollus Visualizza Messaggio
    Se citi l'individualismo metodologico, sicuramente sei a conoscenza del testo fondativo di quel metodo, vale a dire le Untersuchungen über die Methode der Socialwissenschaften (Ricerche sul Metodo delle Scienze Sociali) di Carl Menger, pubblicate nel 1883.
    Infatti lo avrei banalizzato qui, assieme ad altri brani, per mostrare puntualmente come fenomeni sociali e organismi naturali abbiano analogie limitate e insufficienti. Non so quante volte avrò riletto lo stralcio che hai riportato, quello che non capisco è cosa tu ci abbia visto. Le sottolineature, tue, starebbero a dimostrare cosa?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Il tuo è il tipico pensare moderno, secondo cui il sapere degli antichi andrebbe contestualizzato. Io invece credo l'inverso, che i moderni andrebbero contestualizzati in quanto espressione di un epoca di decadenza.
    Probabilmente anche tu ritieni - come Aristotele riteneva alla luce delle conoscenze anatomiche e fisiologiche del periodo in cui visse - che il cervello serva a raffreddare il sangue, e siamo in argomento visto che si parla di organi e organismi. Ma siamo seri..
    Ultima modifica di teo; 15-10-09 alle 15:19
    .
    Qui vige l'uguaglianza: non conta un cazzo nessuno.

 

 
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