Come darti torto, caro Lollo...In origine postato da Lollo87Lp
La politica ci divide, la letteratura ci unisce...
Comunque la Commedia ha un’importanza straordinaria anche per quanto riguarda l’antiquariato.![]()


Come darti torto, caro Lollo...In origine postato da Lollo87Lp
La politica ci divide, la letteratura ci unisce...
Comunque la Commedia ha un’importanza straordinaria anche per quanto riguarda l’antiquariato.![]()


Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza...![]()
![]()
![]()


«O voi che siete due dentro ad un foco,
s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,
s'io meritai di voi assai o poco
quando nel mondo li alti versi scrissi,
non vi movete; ma l'un di voi dica
dove, per lui, perduto a morir gissi».
Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando
pur come quella cui vento affatica;
indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori, e disse: «Quando
mi diparti' da Circe, che sottrasse
me più d'un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enea la nomasse,
né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né 'l debito amore
lo qual dovea Penelopé far lieta,
vincer potero dentro a me l'ardore
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l'alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.
L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
e l'altre che quel mare intorno bagna.
Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov'Ercule segnò li suoi riguardi,
acciò che l'uom più oltre non si metta:
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l'altra già m'avea lasciata Setta.
"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'è del rimanente,
non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza''.
Dante Alighieri, "Divina Commedia", Inferno, Canto XXVI


In questo canto si evince chiaramente quale fu il peccato di Ulisse: egli si è macchiato della fraudolenza. Il girone in cui egli è, infatti, rinchiuso è quello dei consiglieri fraudolenti i quali, come pena, sono costretti a stare, per l'eternità, racchiusi in lingue di fuoco.
La fraudolenza di Ulisse è stata dimostrata, secondo Dante, nel finale del viaggio eroico condotto dall'eroe di Itaca. Secondo Dante Ulisse, oltre ad aver convinto i suoi uomini a varcare le colonne d'Ercole per fama di conoscenza (Considerate la vostra semenza:/fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e canoscenza...), è responsabile di altri tre inganni: il cavallo di Troia (attraverso il quale ottenne la vittoria in battaglia), lo smascheramento di Achille (che, travestito da donna, cercava di sottrarsi al combattimento) e il furto dell'immagine di Pallade-Minerva, protettrice della città di Troia, il cui furto ha costituito motivo di vulnerabilità per la città.
Anche in questo canto si evince chiaramente la "legge del contrappasso" che ha sempre caratterizzato il poema (a tale delitto corrisponde tale pena simbolica). Ulisse è racchiuso in una lingua di fuoco poichè la sua parola è stata portatrice di "fuoco satanico".
Sempre in questo canto, tra i più discussi e commentati della Divina Commedia, si evince l'evoluzione di Dante all'interno del poema. Egli, infatti, non può interloquire direttamente con Ulisse e con Diomede (l'altra persona racchiusa nella stessa lingua di fuoco) dato che questi due furono greci, furono eroi, ed è conveniente che ci si rivolga a loro con stile adatto a rievocare destini eroici ed è per questo che li interpella Virgilio, in nome dei suoi "alti versi"...
Stupendo... Semplicemente stupendo...![]()


A dir la verità a leggere questo canto Ulisse parrebbe "dentro" per una mezza dozzina di peccati. la "fraudolenza" di Ulisse si può dedurre solo per analogia con Gui da da Montefeltro nel canto successivo.
Dove sta scritto poi che Ulisse ingannò i suoi uomini convincendoli ad andare oltre le colonne d'Ercole?


Visto quello che successe una volta varcate le colonne d'Ercole, si può senza dubbio definire quella di Ulisse una parola fraudolenta... Non si tratta di inganno, certo, mi sono espresso male, ma di consiglio fraudolento si però...In origine postato da Mr2
Dove sta scritto poi che Ulisse ingannò i suoi uomini convincendoli ad andare oltre le colonne d'Ercole?![]()


Ulisse però non ha negato ai suoi compagni (che comunque - almeno nell'Odissea - erano i suoi "agathoi" compagni) che stavano andando incontro a pericoli.In origine postato da Aledex
Visto quello che successe una volta varcate le colonne d'Ercole, si può senza dubbio definire quella di Ulisse una parola fraudolenta... Non si tratta di inganno, certo, mi sono espresso male, ma di consiglio fraudolento si però...![]()
...che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente...


In origine postato da Mr2
[...]
Dove sta scritto poi che Ulisse ingannò i suoi uomini convincendoli ad andare oltre le colonne d'Ercole?
Da nessuna parte. Gli eventi rievocati nel canto (cioè la "versione medievale" delle peregrinazioni di Ulisse dopo la caduta di Troja) hanno curiosamente poco a che vedere con il motivo per cui Ulisse si trova tra i frodolenti. La colpa principale dell'eroe non è tanto quella di aver fatto "de' remi [...] ali al folle volo" (che è un generico atto di "superbia" e, come tale, accomuna Ulisse alla gran parte dei "residenti" dell'Inferno dantesco - Lucifero incluso -), quanto piuttosto l'essere stato tra i più attivi nell'ordire trame e inganni ai danni dei nemici durante la guerra di Troja.
Ma perché proprio tra i consiglieri e non tra altri fraudolenti (come ad esempio i seduttori, gli adulatori o i falsari della parola)? Se non ricordo male, per "consiglio fraudolento" ci si riferisce esplicitamente (anche se Dante non lo dice) all'idea del cavallo di Troja; un'idea di Ulisse suggerita da lui stesso agli altri Greci.
Se Ulisse avesse ingannato i suoi uomini invece dei suoi nemici, si troverebbe ancora più in basso: tra i traditori.
Saluti,
G.L.-
P.S. - Benritrovato, Sig. Mr2, lieto di rileggerla!


Alt!!! Frena!!!In origine postato da Mr2
...che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente...
Questa frase è rivolta ai suoi compagni, questo è vero, ma è inserita in un contesto diverso da quello che dici tu...
Ti parafraso i versi in questione:
"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'è del rimanente,
non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
...
"Fratelli" dissi "che attraverso centomila
pericoli siete giunti all'occidente,
a questa tanto piccola veglia
dei nostri sensi che ci resta,
non vogliate sottrarvi all'esperienza
del mondo disabitato dietro il sole (emisfero disabitato, ndr)
Come vedi i suoi compagni erano arrivati all'occidente dopo un viaggio molto periglioso ("cento milia perigli"). Quella frase non significava che attraversando le colonne d'Ercole andavano incontro a pericoli, ma che erano arrivati lì dopo centomila rischi.
Rileggi bene, vedrai che è come dico...![]()


Sono d'accordissimo con te, caro Goyassel, ma comunque resta un errore da parte di Ulisse quello di aver condotto i propri uomini dove non si doveva andare... Magari non è il motivo per il quale egli si trova nel girone dei consiglieri fraudolenti, ma, comunque, è un errore che fa seriamente riflettere circa la presenza di Ulisse tra i dannati...In origine postato da Goyassel La Zucca
Da nessuna parte. Gli eventi rievocati nel canto (cioè la "versione medievale" delle peregrinazioni di Ulisse dopo la caduta di Troja) hanno curiosamente poco a che vedere con il motivo per cui Ulisse si trova tra i frodolenti. La colpa principale dell'eroe non è tanto quella di aver fatto "de' remi [...] ali al folle volo" (che è un generico atto di "superbia" e, come tale, accomuna Ulisse alla gran parte dei "residenti" dell'Inferno dantesco - Lucifero incluso -), quanto piuttosto l'essere stato tra i più attivi nell'ordire trame e inganni ai danni dei nemici durante la guerra di Troja.
Ma perché proprio tra i consiglieri e non tra altri fraudolenti (come ad esempio i seduttori, gli adulatori o i falsari della parola)? Se non ricordo male, per "consiglio fraudolento" ci si riferisce esplicitamente (anche se Dante non lo dice) all'idea del cavallo di Troja; un'idea di Ulisse suggerita da lui stesso agli altri Greci.
Se Ulisse avesse ingannato i suoi uomini invece dei suoi nemici, si troverebbe ancora più in basso: tra i traditori.
Saluti letterari...![]()
![]()
![]()