Il costo di spedizione per le bollette è illegittimo. Lo ha stabilito il Giudice di Pace di Catanzaro, a cui si è rivolta un casalinga 42enne con l'aiuto del Codacons dopo che Telecom Italia si era opposta ad una precedente sentenza che la condannava al rimborso.
L'associazione dei consumatori si batte da mesi per eliminare un balzello, quello delle spese di spedizione della bolletta, che costa agli italiani 140 milioni di euro ogni anno. Se Telecom Italia chiede agli utenti 20 centesimi ai 21 milioni di utenti, Wind ne chiede 50 e Vodafone 75.
L'utente contestava a Telecom Italia un addebito in bolletta di 20 centesimi per le spese di spedizione. Il Giudice ha dato ragione al Codacons e alla casalinga calabrese, sostenendo nella sentenza che "come pacificamente ammesso dalle parti a norma dell’art. 21 del DPR 633/1972 nel testo vigente, le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo".
Poiché secondo la previsione del primo comma dello stesso articolo “la fattura si ha per emessa all’atto della sua consegna o spedizione all’altra parte”, è opinione del giudice che la consegna e la spedizione facciano parte dei “conseguenti adempimenti e formalità” che “non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”.
Le articolate argomentazioni di parte opponente al fine di distinguere “l’emissione” della fattura dalla sua “spedizione” onde legittimare la richiesta di rimborso delle spese e dell’Iva sulle di esse, pur offrendo qualche suggestione di plausibilità non sono affatto persuasive”.
L’opposizione di Telecom Italia è stata dunque rigettata e l’opposto decreto ingiuntivo confermato e dichiarato esecutivo.
Dopo la vittoria, il Codacons ha avviato una nuova campagna per eliminare il costo di spedizione dalle bollette per le utente domestiche. “Questa sentenza – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – deve essere applicata a tutti gli utenti costretti a pagare le spese di spedizione della bolletta. Adesso partiranno migliaia di cause analoghe per liberare una volta per tutte l’utente dalla tirannia delle società”.
“E abbiamo anche denunciato alla guardia di finanza la indebita tassazione di una spesa non dovuta per legge” ha concluso Rienzi.




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