15.02.2004 L' UNITA'
Berlusconi si candida, il grande inganno
di Natalia Lombardo
La sinistra «deve ricorrere a una «faccia usata», proclama in un sussurro al veleno il forzista Sandro Bondi. La destra, invece, deve ricorrere alla faccia «liftata». Usata sì, ma rifatta (o lavata con Perlana?....). Quella del premier Silvio Berlusconi che non esiterà a candidarsi come capolista per Forza Italia, probabilmente in tutte e cinque le circoscrizioni.
È sempre più deciso a lasciare sul tappeto gli altri partner, dopo il rifiuto del leader centrista Marco Follini alla lista unitaria. Lo ripete anche ieri Bondi al congresso «territoriale» di FI a Firenze: «La prospettiva è quella di creare un partito unico della Casa della libertà». Altro che partito unico, a Firenze FI non ha trovato uno sfidate al sindaco uscente, il Ds Domenici. Fa il passo più lungo della gamba, Bondi, dal momento che non c’è un listone del centrodestra (ha già detto no Alfredo Biondi, FI). Infatti arriva la minaccia: se gli alleati continueranno a dire di no alla proposta di unitarietà avanzata dal partito leader, «siamo pronti a misurarci, e sapremo farlo con successo, oltre che sul terreno dell'unità anche sul terreno della difesa dell'identità e sul rafforzamento di Forza Italia».
ècolor=red]Berlusconi si candida alle elezioni del Parlamento Europeo, nonostante sia il presidente del Consiglio di uno Stato membro,[/color] mentre il centrodestra, da Fini alla Lega continua a reclamare le dimissioni di Romano Prodi da presidente della Commissione Europea, nonostante non si candidi (non le chiede più neppure Poettering, capo del gruppo del Ppe). Dal 1979, la prima elezione del Parlamento di Strasburgo, nessun premier si è presentato. Tranne uno, lo stesso Berlusconi che si candidò nel giugno del 1994, quando presiedeva il suo primo governo. Con il suo traino Forza Italia vinse con il 30,6 per cento (nelle liste anche il Ccd di Casini). Si ripresentò anche nel 1999, non più al governo, e FI scese al 25,2: una mèta che ora Berlusconi si prefigge di raggiungere o addirittura superare. Eppure i sondaggisti, anche i più amici, lo vedono in caduta al 20%. Che sia in difficoltà lo ha ammesso lui stesso videocollegato come un Grande Fratello al seminario della Cdl a Todi, il sogno sarebbe quello di «mantenere» i voti del 2001 (29,4% alla Camera), senza cercare nuovi consensi.
Se per la destra è uno scandalo che Prodi si interessi alla politica interna, non lo è la candidatura di un premier. Ancora non è all’orizzonte l’adeguamento italiano all’indicazione europea sulla incompatibilità fra l’essere parlamentare in Italia e a Strasburgo. Si dà per scontato che tutti i leader di partito resteranno seduti a Roma. Ignazio la Russa, coordinatore di An, conferma: «Ma certo che Berlusconi si candida», i dubbi legati alla lista unica erano «sciocchezze». Anzi, «Sul piano elettorale è ovvio, su quello legislativo è possibile, su quello etico è più che lecito». Già che c’è sponsorizza il vicepremier: «È giusto che i leader come Berlusconi e Fini si candidino, così i deputati eletti avranno chiara la linea politica da seguire». Ma è un traino per i voti, è ovvio. La Russa non perde l’occasione, al telefono, di giudicare un «illecito» che Prodi resti alla Ue. Ma come, se non si candida... «Peggio ancora, mette la sua faccia sulla lista senza candidarsi, e non lo fa perché ha paura di bruciarsi». Veramente nel simbolo del listone ci sono l’Ulivo e l’Europa.
Dentro FI la candidatura di Berlusconi è scontata. Nell’Udc l’argomento non appassiona, il voto con la propria lista alle europee è anche l’occasione di una conta interna sul peso dei tre partitini di origine: il Ccd di Follini e Casini, il Cdu di Buttiglione e Democrazia Europea di D’Antoni. Uno in meno già c’è: Paolo Cirino Pomicino migra fra gli ex Dc di centrosinistra con Mastella. Anche il leader Udc Follini scenderà in pista, «mi ci gioco anche il posto di lavoro». Sarà perché proprio lui si è impuntato nel dire no alla lista unica (su questo in dissenso con Casini), ma Follini è insistente nel bollare quella nel centrosinistra come «una pittoresca Arca di Noè». E mette zizzania: «A quale gruppo si iscriveranno i deputati della sua lista eletti al Parlamento europeo?». Come è noto la discussione è in corso, nel listone, compresa l’idea di formare uno spazio riformista nel Pse. Nella Casa (e nelle case di Berlusconi) però, cova una sorta di invidia per la mancata lista unica. Ne è preoccupato il forzista Cicchitto che invita gli alleati all’unità e manda un messaggio: «Lo stillicidio delle distinzioni ad ogni costo finisce nel risolversi in una mediocre furbizia e nell'autolesionismo». Immaginare un partito unico come ha fatto Bondi è azzardato, lo riconosce anche Donato Bruno (FI). Forse Bondi voleva far sapere che il partito unico già c’è: è quello del premier, gli altri se vogliono possono farsi assorbire. Contrario anche Rotondi, dell’Udc (vicino a Buttiglione), che pure auspica una unione con FI. Alleanza Nazionale resta ferma: Fini non è mai stato contrario alla lista unica, ma per un partito «fortemente identitario», spiega ancora La Russa, «se non sono disponibili le forze che già aderiscono al Ppe», FI e Udc, «è difficile far accettare un tale sacrificio ai nostri militanti» e far entrare An fra i Popolari. Insomma, se i centristi «hanno il problema di fare cassa», conclude, «noi abbiamo quello dell’identità».




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