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Discussione: Il grande Houdini

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta Visualizza Messaggio
    - Dottore, è stato Lui, naturalmente -
    - Impossibile, mio caro amico..., si rende conto delle implicazioni?
    - Si, ma la la verità è raramente pura, e mai semplice.
    - Ma un crimine così efferato, veleno... e una vittima così famosa e amata da tutto il mondo... il Grande Houdini! Mio caro Holmes, credo che questa volta lei abbia preso un abbaglio: è noto che Houdini morì per le complicazioni di una appendicite, forse dovute a un pugno sferrato da un ammiratore.
    - Caro Watson, vedrà che l'autopsia confermerà l'avvelenamento, e Lui sarà definitivamente incastrato.
    - Ma il movente, quale sarebbe stato? e le prove, gli indizi dove sarebbero?
    - Elementare, Watson... Lui stava giocando tutta la sua autorità sulla veridicità dello Spiritismo e Houdini, invece, ne stava ridicolizzando ogni aspetto, partecipando alle sedute spiritiche e smascherando gli impostori. Per di più, ho scoperto la lettera: è inequivocabile...
    - Le lettera? quale lettera?
    - Quella del 1924, proprio di Sua mano: "E' meglio che stia ben attento a quando mangia il suo dessert, credo che arriverà presto il momento di pagare tutti i conti" (“get his just desserts very exactly meted out, I think there is a general payday coming soon.”).
    - E di noi che ne sarà, Sherlock, se si scoprirà che siamo le creature di un assassino?
    - Potremmo sempre metterci a scrivere racconti gialli, nevvero Watson?
    Surreale? Sì, ma non troppo...

  2. #12
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    Predefinito Medium, sospetti, veleni e riesumazioni...

    HOUDINI, L'ULTIMO MISTERO DEL MAGO



    Arsenico e vecchi fantasmi, nella leggenda di un uomo che era sgusciato da catene ed emerso da gabbie sul fondo dei fiumi, che aveva attraversato pareti di mattoni e muraglie di scetticismo, per arrampicarsi da una misera infanzia di emigrato ebreo ungherese nel Wisconsin fino ai vertici di una popolarità mistica e immortale e che neppure nella tomba riesce a star fermo.

    Ottanta anni dopo la sua morte, Harry Houdini nato Einrich Weisz uscirà anche dal sepolcro di marmo nel cimitero di Queens a New York dove è sepolto dal 31 ottobre del 1926, giorno di Halloween, per rispondere al mistero della sua morte, compiendo la sua - forse - ultima fuga.

    Uscirà ciò che rimane del suo piccolo corpo alto un metro e 60 di muscoli duri come fil di ferro, esumato da un pronipote, dal discendente di suo fratello, Theodore, convinto che il prozio non sia affatto morto per una peritonite scatenata dal pugno al ventre di un ammiratore scettico, deciso a verificare la resistenza ai colpi del "mago". Lui ha la certezza che sia stato assassinato con l'arsenico dalla cabala dei suoi nemici più accaniti, gli "Spiritualisti", i medium, i seguaci dei colloqui con il mondo dell'aldilà, i necromanti, che Houdini cercava di smascherare come ciarlatani. Se arsenico e non peritonite fu, come il pronipote crede, se ne ritroveranno tracce, perché quel veleno resiste a lungo nei tessuti del corpo che ha ucciso.

    Conoscendo la magnifica abilità oggi diremmo autopromozionale del "mago Houdini", della vedova che gli sopravvisse, Bess, e che seppe coltivare e mungere per due decenni il nome e la leggenda del marito, il sospetto che anche questa esumazione e il giallo della vendetta "spiritualista" contro il "materialista" ungherese siano uno "stunt", un numero, uno show, è inevitabile. Eppure la morte del piccolo emigrato fuggito dall'impero asburgico, la confusione e le contraddizioni dei medici sulle cause della morte, hanno sempre tenuta accesa la fiammella del dubbio sulla fine di un uomo che sembrava invulnerabile.

    Aveva scoperto il fascino della "magia" da un saltimbanco di passaggio, quando era ancora bambino nel Wisconsin, chiuso in una famiglia di immigrati ebrei poverissimi e rissosi, ultimo di cinque figli, ma i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo erano stati un disastro. Il solito repertorio da baraccone non rendeva molto nell'America battuta da "Carnivale", da fiere ambulanti di donne barbute e uomini elefante. Fu la scoperta della sua abilità di "escape artist", capace di sfuggire e divincolarsi da ogni gabbia, ad affascinare il pubblico con le sue sfide alla morte. Morte che rischiò davvero quando a Chicago si fece calare a testa in giù in una cisterna, chiuso in manette che i poliziotti in servizio gli avevano dato. Senza dirgli che avevano manomesso la serratura delle manette, rendendo impossibile aprirle.


    Aveva adottato lo pseudonimo in onore di un celebre illusionista dell'epoca, Houdin. Ma non incoraggiò mai nessuno ad attribuirgli potere sovrannaturale e per questo dedicò gli ultimi anni della propria vita a sbugiardare i ciarlatani dello "Spiritualismo", i sacerdoti del movimento pseudo religioso nato alla fine dell'Ottocento con radici mistiche, e con la promessa, incoraggiata dal boom dell'ipnotismo e delle trance indotte, di mettere i vivi in collegamento con i defunti.

    Non aveva figli, perché la fascinazione con i Raggi X, da poco scoperti e usati dal fratello radiologo, lo aveva reso sterile, avendo esagerato con le radiografie che continuamente si faceva fare. Quelle immagini lattiginose e fantasmatiche catturate all'interno del corpo umano lo sconvolgevano, gli sembravano la risposta scientifica e materialistica agli imbonitori dello spiritismo di finti tavolini danzanti e voci spettrali. Houdini, furioso per l'inganno e forse geloso per il successo di gente che lui giudicava come semplici concorrenti nell'arte di "incantare i serpenti", li sfidava e li smascherava.

    Ricevette messaggi di morte. Lo spiritismo era "big business" e insieme speranza per i vivi. "Avrai il tuo giusto dessert e pagherai" gli scrivevano gli spiritisti. "Su di te è caduta la maledizione che ti ucciderà". Eppure non fu un seguace sdegnato della magia nera, dell'occultismo, della necromanzia, a ucciderlo, ma uno studente in medicina, che incontrandolo dopo una performance gli allungò un pugno a freddo nel ventre, prima che lui potesse tendere i muscoli, lacerandogli l'appendice e provocando più tardi la peritonite che lo uccise a 52 anni.

    Troppo semplice, troppo stupida, questa fine per un uomo così e subito, a bara appena chiusa, la stessa bara dalla quale più volte era uscito nei suoi spettacoli, cominciarono i sospetti. Bess, la moglie, aveva avuto gli stessi dolori di ventre che il marito aveva ignorato e nessuno l'aveva colpita, dopo avere diviso con lui i pasti. L'autopsia, nonostante la morte fosse stata provocata da un attacco e non da una malattia, non fu fatta, neppure su richiesta della compagnia di assicurazione che pagò senza un gemito i 500 mila dollari di polizza alla vedova, una fortuna nel 1926. Il veleno era uno dei metodi preferiti dalle sette più estreme degli Spiritisti, per regolare i conti con i nemici. Il medico curante indicò nel suo referto l'appendice infiammata e poi lacerata nel quadrante sbagliato dell'addome, alla sinistra, errore da studentello ignaro di anatomia.

    Il mistero piacque, fu commercializzato, venduto in libri e biografie, perché "faceva molto Houdini", alimentava mito e leggenda. E ora risorge, esce dalla gabbia ancora una volta, fa spettacolo. Arsenico e vecchi rancori. Basterà un semplice esame di laboratorio sui resti del "mago" per risolvere il mistero. Come avrebbe detto uno grandi nemici di Houdini e un devoto dello Spiritismo, sir Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes: elementare.

    Vittorio Zucconi su La Repubblica del 24 marzo 2007

  3. #13
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    Aggiungo che l'esumazione di Houdini ha ottenuto l'appoggio, "per fare chiarezza", della pronipote di Margery, al secolo Mina Crandon, la più famosa medium che Houdini riuscì a smascherare, svelandone i trucchi nei suoi spettacoli.

    Durante una seduta spiritica del 1924, Margery avrebbe raccolto la voce del suo spirito guida, il fratello Walter, che minacciava Houdini: «Ti maledico e la mia maledizione ti seguirà per ogni giorno che ti resta da vivere». E in una lettera scritta nel novembre dello stesso anno, Conan Doyle — amico della Crandon e del marito Le Roi, noto "spiritualista" e rivale del mago — scrive che per Houdini «il giorno della retribuzione sta per arrivare». Due anni dopo il mago era morto. Forse di peritonite, forse avvelenato.

  4. #14
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    L'ultima fuga, d'amore



    Questa, nel Machpelah Cemetery, quartiere Queens di New York, è la tomba di Harry Houdini.
    Come si può notare, leggendo la lapide, anche l'amata moglie Wilhelmina Beatrice, Bess, era attesa nella medesima tomba per congiungersi al marito dopo la morte.
    Invece si vede benissimo che l'anno di morte di Bess non è mai stato scolpito sulla tomba, segno che poi non è stata seppellita lì.
    La ragione è semplice: il Machpelah, come si evince dal nome stesso, è un cimitero ebraico e non ha consentito l'inumazione di Bess che era cristiana.
    La tomba di Bess si trova infatti al Gate Of Heaven Cemetery a Valhalla, New York, a una quarantina di chilometri di distanza dal Machpelah.
    Non si rammarichino i romantici fan di Houdini per questa ingiusta separazione di una coppia che tanto s'era amata: quando i periti legali apriranno la tomba di Houdini per riesumarne il cadavere, sono certo che troveranno una bara completamente vuota; una evasione del genere per Harry era davvero una bazzecola, anche se già cadavere.
    Se proprio vorranno fargli l'autopsia per vedere se fu il veleno a mandarlo al Creatore, i periti legali faranno meglio a spostarsi di quaranta chilometri, a Valhalla.
    Ma, conoscendo il tipo, è meglio che si sbrighino...

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta Visualizza Messaggio
    Ma, conoscendo il tipo, è meglio che si sbrighino...
    ... sarà meglio davvero: "nulla al mondo può imprigionare Houdini"...





  6. #16
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    Predefinito Houdini... il "medium"

    "Chi è stato il più grande acchiappa-medium dei tempi? Indubitabilmente Houdini. Chi è stato il più grande medium dei tempi moderni? Alcuni potrebbero essere inclini a dare la medesima risposta."

    Questo è l’incipit de "The Riddle of Houdini", un saggio di Sir Arthur Conan Doyle pubblicato sul numero di luglio 1927 dello "Strand Magazine" e più tardi incluso nell’ultimo libro di Doyle e più tardi incluso nell’ultimo libro di Doyle The Edge of the Unknown (193).The Edge of the Unknowne più tardi incluso nell’ultimo libro di Doyle The Edge of the Unknown (1930). (1930).

    Il saggio descriveva molti meriti di Houdini :

    Mi si lasci dire, in prima istanza, che in una lunga vita che ha toccato ogni parte dell’umanità, Houdini è di gran lunga la personalità più curiosa ed interessante che abbia mai incontrato.. Ho conosciuto uomini migliori, ne ho certamente incontrati molto peggiori, ma non ho mai incontrato un uomo che avesse contrasti così strani nella sua natura, e le cui azioni e motivazioni fossero più difficili da prevedere, o da conciliare.

    Doyle ammirava in Houdini "la qualità squisitamente maschile del coraggio... Nessuno ha mai compiuto, e nessuno con ogni probabilità umana compirà , imprese così audaci e noncuranti del pericolo." Egli apprezzava anche l'"allegra urbanità di Houdini in ogni giorno della vita: "Non si sarebbe potuto desiderare un compagno migliore se si era con lui, anche se poteva dire e fare le cose più inaspettate quando si era assenti."

    Oltre a queste ed altre virtù, Doyle notava che "un aspetto prevalente del suo carattere era una vanità che era così ovvia ed infantile che diveniva più divertente che offensiva...Questa enorme vanità era combinata con una passione per la pubblicità che non conosceva confini e che doveva a tutti i costi essere gratificata".

    L’aspetto centrale del saggio, tuttavia, era l’esposizione della teoria di Doyle secondo cui Houdini era un vero medium. Egli sosteneva che non c’era trucco nelle imprese di Houdini, come nelle sue evasioni: "Ci vuole una certa credulità, io credo, per dire che era un trucco, nel senso ordinario del termine".

    "Io sostengo"
    , dichiarava Doyle, "che la capacità di Houdini era su un piano del tutto diverso, e che è un oltraggio al senso comune pensarla in un altro modo." Secondo Doyle, quindi, Houdini possedeva forti poteri psichici che gli permettevano di smaterializzarsi dai suoi legami e rimaterializzarsi poi fuori di essi.

    Il fatto che Houdini gli avesse sempre detto di non avere alcun potere psichico e che usava solo trucchi, un fatto che Bess gli aveva ripetuto dopo la morte del marito, non poteva a nulla per convincere Doyle. Al contrario, questi dinieghi lo inducevano ulteriormente a credere che la sua teoria era corretta. Non è del tutto evidente che, se egli non avesse negato i suoi poteri, il suo lavoro sarebbe stato perso per sempre ? Cosa avrebbero detto i suoi confratelli maghi di un uomo che avesse detto che metà dei suoi "trucchi" erano eseguiti con quelli che essi avrebbero considerato poteri illeciti? Sarebbe stato l’"exit Houdini"...

    Massimo Polidoro
    dal sito www.unostudioinholmes.org



  7. #17
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    Intervengo solo per segnalare una "curiosità".
    Il nome Houdini sembrerebbe essere un tributo nei confronti di Jean Eugène Robert-Houdin.
    A quest'ultimo vanno attribuiti "prodigi" ben più efficaci di quelli di Houdini, o forse è meglio dire che l'ammirazione di Weisz per il prestigiatore francese era facilmente comprensibile. Infatti il nostro risolse addirittura una possibile guerra con i suoi trucchi...

    1856, the French government led by Napoleon 3rd sent Robert-Houdin there, hoping that he might perform tricks that were far more impressive, thereby dissolving the excitement of the rebels.
    In one trick, he allowed an Arab to shoot at him with a marked bullet, but instead of killing him, the bullet was found between his teeth. After that, they believed he could do anything. Robert-Houdin was not the first illusionist to perform the bullet catch and many since him have adapted their own version of the effect.

    He used another famous trick to prove that French magic was stronger then local shamanism techniques: he presented an empty box with an iron bottom that anyone could lift up. By turning on an electro-magnet hidden under the floor, he made it immovable, "proving" that through will power, he could make it impossible to lift for the strongest Algerian warriors.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Jean_Eu..._Robert-Houdin
    Se non è "magia" questa...

    E, piccola annotazione a margine, Robert-Houdin condivide qualcosa con René Guènon: entrambi sono nati a Blois. Che ci sia qualcosa di "speciale" in questo paesino del Centre ?
    Non pensare che la Via del Fuoco si compendi nello studiare la scienza degli astri, della guarigione, della magia e cose di questo genere (per quanto ogni cosa, al proprio livello, trovi il suo giusto posto). La Via dell'Immortalità non si ottiene mendicando qualche briciola di erudizione fenomenica, qualche modesto potere psichico appariscente, qualche medaglia conferita da un'organizzazione "spirituale" o pseudo esoterica, da appendere al muro per inorgoglire l'Io accattone. La Via dell'Immortalità si svela a chi, con Dignità, sa "morire" stando in piedi.

  8. #18
    the dark knight's return
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    nulla da levare a Houdinì ma a mio parere non era abile quanto lo è Copperfield

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Havismat Visualizza Messaggio
    Intervengo solo per segnalare una "curiosità".
    Il nome Houdini sembrerebbe essere un tributo nei confronti di Jean Eugène Robert-Houdin.
    Pare che solo dopo aver letto le "memorie" di Robert-Houdin, Houdini si sia convinto che l'illusionismo fosse la sua strada. E proprio in onore del mago francese scelse il nome d'arte, che diventò in seguito il suo nome legale.

    1856, the French government led by Napoleon 3rd sent Robert-Houdin there, hoping that he might perform tricks that were far more impressive, thereby dissolving the excitement of the rebels.
    In one trick, he allowed an Arab to shoot at him with a marked bullet, but instead of killing him, the bullet was found between his teeth. After that, they believed he could do anything. Robert-Houdin was not the first illusionist to perform the bullet catch and many since him have adapted their own version of the effect.

    He used another famous trick to prove that French magic was stronger then local shamanism techniques: he presented an empty box with an iron bottom that anyone could lift up. By turning on an electro-magnet hidden under the floor, he made it immovable, "proving" that through will power, he could make it impossible to lift for the strongest Algerian warriors.

    Se non è "magia" questa...
    Stupendo...

 

 
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