...fare emergere il sommerso
Roma. Il contrasto d’interessi è una tecnica fiscale che aiuta a contrastare l’economia sommersa.
E’ un incentivo a favore del contribuente al quale il fisco propone una detrazione d’imposta in cambio della certificazione di un consumo.
Su quel consumo a pagare le tasse sarà il venditore del bene o del servizio in questione. Il contrasto d’interessi viene utilizzato e dà buoni risultati in alcuni paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti.
Bruno Tabacci, presidente della commissione Attività produttive della Camera, propone che in Italia (dove è applicato solo in pochi casi) se ne estenda l’applicazione: con un sommerso così alto in rapporto al pil (intorno al 15 per cento) il contrasto d’interesse ci aiuterebbe a recuperare gettito e a fare un po’ di chiarezza fiscale.
Questo, il ragionamento di Tabacci.
Nel nostro ordinamento, le deduzioni (che sono abbattimento dell’imponibile) e le detrazioni (sconti di imposta) sono utilizzate in genere solo a tutela di certi valori sociali: la salute (detrazione delle spese sanitarie), la casa (l’affitto), la famiglia (spese funebri, anziani, figli, portatori di handicap a carico), la solidarietà (per esempio, le donazioni a favore delle Onlus).
Ma ci sono almeno tre casi in cui grazie a un accorgimento fiscale si cerca di combattere il nero fiscale o contributivo: le detrazioni
relative alle spese per le colf e i veterinari; e poi un caso di sperimentazione vera e propria del contrasto d’interessi, le de-
trazioni per le ristrutturazioni per la casa.
Era un tentativo a tempo, cioè non a regime, però ha avuto successo, tanto da essere prorogato tutti gli anni a partire dal 1997. Nel primo anno era prevista una detrazione Irpef del 36 per cento su un massimo di spesa di 150 milioni l’anno, che andavano però spalmati su 5 anni: dunque si poteva detrarre al massimo poco più di 10 milioni l’anno (adesso bisogna spalmare su 10 anni, la quota fissata è il 41 per cento, su un massimo di 60.000 euro); inoltre c’è un’aliquota Iva ridotta del 10 per cento. Per il futuro si sta pensando a ulteriori perfezionamenti.
La soluzione più sofisticata prevederebbe una selettività degli sgravi da circoscrivere agli accorgimenti edilizi in grado di garantire benefici energetici o ambientali. Dunque una specie di incentivo tecnologico.
Certo ci sono anche questioni non risolte in questo esperimento. Innanzitutto, come spiega Carlo Garbarino, professore di Diritto tributario alla Bocconi, c’è un problema di sistema: “Il contrasto di interessi va nella direzione opposta al sistema di predeterminazione forfettaria dei redditi delle categorie che sta prevalendo negli ultimi anni”.
Secondo Tommaso Di Tanno, docente di Diritto tributario internazionale comparato, “dal punto di vista della lotta al sommerso, il meccanismo casa sta andando abbastanza bene, ma entro il massimale fissato. Cioè, di solito le spese dichiarate non superano il limite stabilito per la detrazione”. Ma si può estendere questa soluzione? “Ha un limite, il grande accumulo di materiale cartaceo che richiede. Basti pensare alla quantità di fatture e di scontrini che andrebbero prima sommate da chi fa la dichiarazione e poi conservate. E’ un problema pratico, tanto che nei paesi in cui si applica in modo più corposo questo genere di misure, si fa con le spese che abbiano una documentazione informatica, dove cioè i controlli si possono effettuare facilmente senza la carta”.
“Non c’è dubbio, esiste un problema di tipo documentale – spiega Maurizio Leo, vicepresidente della commissione Finanze della Camera – Si tratterebbe di trattenere moltissima carta. E andrebbero anche risolti problemi di altro genere. Faccio un esempio: il trasferimento di fatture o scontrini da scaricare da un contribuente che ha già raggiunto la detrazione massima a un altro che è ancora sotto il tetto. Ma sono problemi che si possono risolvere”.
Fino a che punto si può arrivare perché il contrasto di interessi convenga?
“Il caso delle ristrutturazioni edilizie, con il 41 per cento della detrazione funziona, in alcuni settori penso che si potrebbe arrivare al 50 per cento – dice Leo – Vanno individuati i comparti giusti. Si può lavorare su tutto il mondo dei servizi, aiutandosi magari con studi di settore. Pensiamo ai servizi a domicilio, dal giardiniere, all’idraulico, al trasportatore: tutte categorie su cui sicuramente c’è un fenomeno di nero che potrebbe essere recuperato”.
Sulle attività in grigio, invece, il sommerso parziale, gli scontrini non battuti, le fatture non emesse, il commercio, per esempio, per Leo la ricetta è un’altra: abbassamento delle aliquote e sanzioni durissime per chi evade, come la chiusura temporanea dell’esercizio. “Si tratta solo di avere più coraggio”.
saluti




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