E brava Lucia Annunziata, hai preso la palla al balzo e ti sei fatto un
bello spottone elettorale pro domo tua e a spese del contribuente, pagatore
di canone e utente del decantato servizio pubblico. Una vera drittata, come
si diceva una volta. Ed è anche la riprova del fatto che il cosiddetto
³Presidente di garanzia² garantisce soltanto se stesso e l¹opposizione,
sempre alla faccia dei contribuenti, pagatori di canone e utenti del
decantato servizio pubblico i quali, quando c¹era Zaccaria si prendevano i
pesci in faccia perché avevano vinto quelli del centrosinistra ed era giusto
che facessero a loro piacere polpette della Rai e delle regole del gioco; e
che adesso che avremmo _ si fa per dire _ vinto noi seguitano a prendere
calci in faccia, oltre ai pesci, perché al posto di Zaccaria c¹è una collega
giornalista della sinistra che seguita, come ai tempi di Zaccaria,a
garantire soltanto la sinistra con il presto di garantire l¹opposizione. Voi
ricordate quanto rispetto ebbe il centrosinistra in Rai per l¹opposizione.
E allora qual è l¹antefatto? Semplicissimo: Lucia Annunziata, essendo stata
rudemente presa a pesci in faccia da Santoro e da tutta la santa
inquisizione della sinistra imperiale sempre al comando dell¹informazione
non vedeva l¹ora di potersi far riparare la giacca strappata per gli
strattoni ricevuti e ai quali aveva reagito piegando la testa, facendo
autocritica e umiliandosi. Bella figura. Ma finalmente l¹occasione le si è
presentata, ghiotta e matura come un boccone ben cucinato. E l¹occasione
l¹ha creata un bravissimo professionista della Rai, e cioè Massei direttore
della Domenica Sportiva il quale, seguendo la ovvia grammatica del mestiere
di giornalista, nella giornata (per chi segue il calcio) della ³doppia
punta² e dei commenti all¹incredibile rimonta del Milan sull¹Inter, chiedeva
a Silvio Berlusconi di partecipare alla trasmissione, e lo sciagurato
rispose.
Rispose e parlò di calcio, nella sua qualità non soltanto di presidente del
Milan, ma anche, calcisticamente parlando, di uomo del giorno. A uno magari
potrà anche dare fastidio che Berlusconi sia il presidente della squadra del
momento, potrà anche rodergli (specie se interista) la rimonta del 3 a 2, ma
è un dato di fatto che quello è il presidente del Milan, che il Milan ha
vinto, che c¹era stata la lettera della doppia punta e quindi era scritto
nella scaletta di qualsiasi giornalista che Berlusconi doveva essere
intervistato.
Ed è qui che la nostra Lucia, che io ho conosciuto nelle selve del Salvador
dove entrambi seguivamo la guerra civile di quel Paese, ha confermato di
essere più che una giornalista (come il suo direttore di testata Massei) una
politica, una paravento e anche una profittatrice della rendita da posizione
in cui si trova. E che ha fatto? Ha alzato il telefono, si è fatta collegare
da casa e ci ha inflitto una intemerata disgustosa e corriva, al grido di
³Berlusconi giullemani dallarai², sulla quale può incassare subito i
dividendi del girotondismo più scombicchierato, descamisado, maleducato e
antiparlamentare e antistituzionale.
In fondo, che costa? Ti attacchi al telefono e, in diretta, a carico e spese
nostre, ti scateni in un palese conflitto di interessi contro l¹orco,
quell¹individuo che da dieci anni a questa parte non fa che riscuotere la
maggioranza dei consensi (sì, anche nel 1996, quando l¹Ulivo perse il voto
popolare anche se vinse le elezioni) e dalla tua poltrona, che quanto a
legittimazione è soltanto figlia di una cascata di compromessi politici
sopra il banco e sottobanco, ci offri lo spettacolo delle tre palle un
soldo. Quanto coraggio, che sfida rischiosa, che temperamento. Se si pensa
che poche ore prima Luciano Violante si era dedicato al lancio del coltello
nella schiena dello stesso Presidente del Consiglio sfruttando i poveri
caduti di Nassiiryia, potete farvi un¹idea della trasparenza, della
onorabilità di un tale modo di condurre la battaglia politica.
Il che non meraviglia poi più di tanto se si pensa che, come abbiamo letto
ieri l¹altro nella rubrica di Paolo Mieli, in Francia si creano comitati in
difesa dei terroristi italiani, dicendo che qui da noi funzionano dei
tribunali militari berlusconiani. Non so se vi rendete conto con chi abbiamo
a che fare, non so se sfugge al signor Presidente della Repubblica così
attento all¹unità nazionale il danno infame che viene costantemente compiuto
infangando l¹unica istituzione che trae la sua legittimazione dal voto
popolare.
L¹Annunziata ha accusato Berlusconi (ripeto: invitato come ospite ovvio nel
luogo giornalisticamente deputato a parlare di calcio) di fare uno ³spot
elettorale². Ora in Italia, grazie all¹andazzo secondo cui si vota ogni anno
e talvolta anche due volte l¹anno, siamo sempre, ventiquattro ore al giorno
e trecentosessantacinque giorni all¹anno in campagna elettorale.
E quindi, in questa aberrante visione, ieri non si sarebbe dovuto vedere
Massimo D¹Alema a ³Quelli che il calcio² mentre sedeva allo stadio, perché
era uno spottone. Ma Lucia sa benissimo che le cose non stanno così. Lei sa
tutto. E¹ una brava giornalista, ma è sempre stata una brava politica e i
bravi politici, giustamente, per prima cosa pensano al loro futuro, che è
esattamente quanto Lucia ha fatto domenica sera: ha mollato una randellata
in testa a un povero cristo che era stato invitato perché era impossibile
non invitarlo, e si è portata a casa il fagiano. Così ha potuto, almeno
idealmente, telefonare a Santoro e a tutta la santa inquisizione di quel
rito e chiedere: ³Eh? E allora? Ho recuperato? Sono stata brava? Hai visto
nell¹ora del massimo ascolto che gli ho fatto? Mi rivolete bene, adesso?².
Ma sì, Lucia, sta tranquilla: hai recuperato, sei salita di venti punti in
classifica e loro anche se non ti vogliono bene perché è gente anaffettiva,
sanno però che sei il loro avamposto.
Una pagina squallida e miserabile, dunque? Sì, una pagina squallida,
miserabile e senza regole, senza controllo, senza sanzioni. Pensate che
pochi giorni fa il presidente Bush ha inaugurato un auditorium intitolato a
Winston Churchill e l¹evento è stato coperto ovviamente da tutte le maggiori
catene televisive. Bush ha parlato della guerra in Irak, ha parlato della
sua azione di governo, ha parlato di politica ed è in campagna elettorale,
perché lì a novembre si vota. Ebbene, sapete quante sono state le proteste
per un vero discorso politico del presidente degli Stati Uniti alla vigilia
delle elezioni in cui è protagonista? Avete indovinato: zero. A nessuno
passerebbe per l¹anticamera del cervello l¹idea di censurare il primo
ministro Blair o il presidente Bush se parlano in televisione. Figuratevi
poi nel caso che parlino di sport. Solo da noi, nel clima accecato della
guerra civile miserabile e per miserabili, accade quel che accade. E accade
senza conseguenze, spargimento di legalità e di sangue delle regole così,
all¹italiana, con vongole o all¹amatriciana, secondo gusti e stagioni.
Paolo Guzzanti


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