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Notiziario del Campo Antimperialista .... 25 febbraio 2004
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"Il problema del mondo odierno è che dobbiamo fronteggiare un antiamericanismo che è diventato completamente demoniaco, che inonda l'intero pianeta e che influenza chiunque.
L'antiamericanismo è l'ideologia globale più pericolosa che c'è".

Bernard-Henry Lévy






Questo Notiziario contiene:

1. 20 marzo: con la Resistenza irachena (senza se e senza ma)
2. Bertinotti e la battaglia di Algeri


3. Israele colpisce nuovamente Abnaa el Balad

4. Turchia: salviamo la vita a Tekin Tangün

5. Lettera aperta al movimento di liberazione curdo: la resistenza in Iraq e la campagna *Dieci Euro*

6. Convegno degli antimperialisti marchigiani







1. 20 marzo: con la Resistenza irachena (senza se e senza ma)





C'era da aspettarselo. I mezzi di manipolazione di massa hanno deciso di mettersi l'elemetto e di far fallire la manifestazione del 20 marzo. E' stata scatenata una strumentale bufera per la frase di Caruso sugli eventuali *ceffoni umanitari* a Fassino ove si presentasse alla manifestazione del prossimo 20 marzo. CGIL, Tavola della Pace, ARCI ecc., fanno da sponda a questa campagna che e' di vera e propria mistitificazione. La vera pietra dello scandalo, infatti, non e' il ceffone a Fassino, ma il fatto che il Social Forum, nella sua piattaforma, abbia preso tre posizioni. Quali? (1) che il *diritto alla resistenza del popolo iracheno* e' pienamente legittimo; (2) l'occupazione militare dell'Iraq va respinta anche ove essa ottenga l'autorizzazione dell'ONU; (c) no all'equipollenza tra guerra e terrorismo.
Non riuscendo a digerire queste tre posizioni i ceti politici di centro-sinistra --quelli dei *bombardamenti umanitari* sulla Jugoslavia, quelli de *piu' la guerra americana in Iraq e' breve meglio e'*, quelli che accetterebbero di buon grado l'occupazione dell'Iraq a patto che i marines e i carabinieri italiani si mettano il berretto dell'ONU-- sono passati all'offensiva per snaturare la manifestazione, per ulivizzarla. Anche Bertinotti, nella sua smania di siglare un accordo di governo con D'Alema, e' della partita.
Il problema non e' se accettare Fassino o meno. Il problema e' che non deve passare l'ulivizzazione della manifestazione. Non deve accadere cio' che accadde alla manifestazione del 12 aprile 2003 quando Fassino e i suoi accoliti erano addirittura in prima fila a significare che il corteo era sotto la loro tutela (mentre i settori più radicali furono confinati in fondo al corteo). Se Fassino vuole venire che venga pure, ma in quanto in disaccordo con gli obbiettivi della manifestazione, se ne stia lui, questa volta, in fondo. Altrimenti resti a casa.
Il Campo Antimperialista aderisce alla manifestazione *senza se e con un solo ma*.
Il Social Forum considera *legittima* la resistenza irachena. Questo e' certo un passo avanti rispetto alle ambiguita' e ai silenzi omertosi da un anno a questa parte (sono freschi freschi i tentativi di boicottaggio della manifestazione del 13 dicembre *con il popolo iracheno che resiste*). Questo passo avanti ci pare pero' del tutto insufficiente. Che la resistenza irachena, come quella palestinese, siano legittime, e' infatti sancito dai popoli in lotta, nonche' dal *diritto internazionale* e dalle stesse Risoluzione delle Nazioni Unite --che affermano che un popolo occupato ha pieno diritto a liberarsi con ogni mezzo, lotta armata compresa. Il problema ineludibile su cui invece il Social Forum e' reticente e' se la Resistenza irachena oltreche' legittima meriti il nostro sostegno, fino alla completa vittoria, ovvero alla sconfitta degli occupanti.
Per questo noi a Roma ci saremo, fianco a fianco a tutti coloro i quali avranno il coraggio di affermare il loro appoggio alla Resistenza.






2. Bertinotti e la battaglia di Algeri





Riceviamo e pubblichiamo:

*Stimolato dalle considerazioni di Bertinotti sono andato a rivedermi quello che e' ancora un grande film rivoluzionario: *La battaglia di Algeri*. Come ricorderete il Bertinotti disse che, a differenza che nel passato, non si riconosceva più nella tanto ammirata giovane kamikaze (sic) che metteva la bomba nel bar, essendosi reso conto che la *violenza* non puo' essere portatrice di una nuova societa' più giusta, quanto, invece, di una spirale perversa di altra violenza.
E' interessante analizzare le considerazioni e i ricordi dell'Infausto, piu' che per il loro valore in se', per il rispecchiamento che essi rappresentano di tanta *sinistra* sedicente comunista. Intanto il Nostro o è arteriosclerotico o, piu' verosimilmente, trucca le carte: dice di aver visto il film infinite volte e poi definisce *kamikaze* la giovane algerina.
Come si sa essa non lo è affatto, visto che dopo aver messo la bomba se ne va tranquillamente. Ma gia', tutti quelli che lottano duramente per la libertà devono entrare in un'unica categoria: quella di terroristi che rinunciano alla vita.
Il film ripudiato contiene invece insegnamenti ancora pertinentissimi e per la Palestina e per l'Iraq tra cui, ad esempio, il leader dell'FLN catturato e presentato ai giornalisti, risponde cosi' alla domanda se considera leale usare le borse della spesa piene di esplosivo per gli attentati: *Loro hanno gli aerei e il napalm, noi gli cediamo volentieri le nostre borse se loro ci danno gli aerei*. Oppure, sulla non violenza, quando i para', di fronte allo sciopero generale, pacifico, reagiscono (vedi Israele) con gli arresti in massa, gli interrogatori e le torture, la demolizione dei negozi; o sui mezzi per raggiungere il fine (di fronte alle critiche sull'uso della tortura): *Se vogliamo restare in Algeria, e tutti lo vogliono, soffermarsi sulla legittimita', invece che sull'efficacia dei metodi, e' ozioso*. Cosi' ragiona il colonnello Mathieu (non a caso ingegnere, a proposito di supremazia della tecnologia) e così ragionano oggi e da sempre i dominanti quando viene messo seriamente in pericolo il loro potere.*

T.B, Torino






3. Israele colpisce nuovamente Abnaa el Balad






Alle quattro di mattina del 7 febbraio, con un impressionante dispiegamento di forze, la polizia israeliana, aiutata dai servizi di sicurezza, dopo meticolosa perquisizione, ha tratto in arresto il compagno Muhammad Kanaane, segretario generale dell'organizazione palestinese Abnaa el Balad. Nello stesso momento la polizia israeliana hanno praticamente distrutto la sede dell'organizzazione, situata nel centro della cittadina della Galiela dove il compagni hanno la loro sede centrale. Poche ore dopo veniva arrestato anche il compagno Sahar 'Abdu, giornalista.
Abnaa el Balad è un'organizzazione legale dei palestinesi che vivono in Israele entro i confini del 1948 e che si batte per il rispetto dei loro diritti oltreche' per la fondazione di uno Stato democratico in Palestina. Da due anni il gruppo Abnaa el Balad ha relazioni fraterne col Campo Antimperialista.
Chi voglia espriemere solidarieta' ai compagni palestinesi puo' contattarli a questo indirizzo di posta: [email protected] o visitare il loro sito (spesso oscurato dai sionisti): www.abnaa-elbald.org







4. Turchia: salviamo la vita a Tekin Tangün





Giovedi 19 febbraio, verso le ore 20,30, Tekin Tangün, presidente di TAYAD (Associazione dei familiari dei prigionieri politici in Turchia) è stato sequestrato dalla polizia antiterrorista all'uscita dal suo ufficio situato nel quartiere Taksim a Istambul. L'arresto di Tekin è un atto gravissimo e segna una nuova tappa nella repressione poliziesca contro TAYAD e contro ogni individuo e associazione che solidarizza con le migliaia di prigionieri rivoluzionari e antimperialisti che patiscono nelle carceri turche condizioni disumane e che stanno lottando da tempo per l'abolizione della tortura e dell'isolamento.
La vita di Tekim, in un paese che conta gia' centiniaia di scomparsi, e' in grave pericolo.
Il Campo Antimperialista, facendo parte della *Piattaforma Internazionale contro l'isolamento*, avendo preso parte al Simposio svoltosi a Firenze il 19-21 dicembre, si rivolge a tutti coloro che hanno a cuore la sorte dei rivoluzionari turchi e curdi, affinche' protestino e solidarizzino con la loro battaglia
Invitiamo ognuno ad esprimere la propria solidarieta' alla *Piattaforma internazionale di lotta contro L'Isolamento* (PILI), inviando messaggi a : [email protected]




5. Lettera aperta al movimento di liberazione curdo: la resistenza in Iraq e la campagna *Dieci Euro*




Ricordiamo le coordinate per sostenere la Resistenza irachena. Chi voglia farlo versi i dieci euro (o piu') su questo conto corrente postale: Emanuele Fanesi, CCP n. 46676698. Nella causale specificare: IRAQ.

Sabato 7 febbraio a Colonia, ad una manifestazione indetta da diverse organizzazioni kurde irachene (fondamentalmente quelle di Barzani e Talabani), è stato distribuito un volantino a nome del ³Governo Regionale del Kurdistan-Iraq in Germania² nel quale si condannano gli attacchi di Erbil. Il volantino sferra poi un attacco frontale alla campagna *Dieci Euro per la resistenza* promossa dal Campo Antimperialista invitando il governo a prendere misure repressive. Ecco la frase contenuta nel volantino:

³Apprezzeremmo da parte della Germania che il suo governo prenda provvedimenti contro quegli elementi che dal suolo della Germania raccolgono fondi per la continuazione del terrorismo in Iraq e Kurdistan (per esempio la campagna ³10 euro per la resistenza irachena²)².





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Democratizzazione del Medio Oriente?
Lettera aperta di Jörg Ulich* al movimento di liberazione kurdo in Turchia

Con molta preoccupazione abbiamo osservato gli ultimi sviluppi delle organizzazioni kurde e il loro approccio agli sviluppi in Iraq. Deploriamo in modo particolare la dichiarazione dell´organizzazione che si considera l´erede del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e che secondo noi ha fatto un errore storico nella sua attuale posizione sull´aggressione statunitense contro i popoli del mondo _ un errore che pone oggettivamente le parti progressiste del movimento kurdo contro tutti i movimenti progressisti del Medio Oriente.

Nelle dichiarazioni delle organizzazioni kurde (Yekom, Kadek, PJA) riguardo alla loro posizione rispetto all´imminente attacco contro l´Iraq nel 2003, emergeva una loro equidistanza tra le parti in guerra. In diverse dichiarazioni [1] del 2003, esse affermano che ³né gli USA né il Baath saranno utili alla democrazia². Come alternativa esse presentavano il ³progetto² di Abdullah Öcalan che prevede per il Medio Oriente uno ³sviluppo della democrazia basato sulla volontà democratica dei popoli² [2], senza dire su cosa o chi concretamente essa si dovrebbe basare. Quelle dichiarazioni fanno di solito riferimento ad una ³societá civile democratica² _ un concetto creato dalla parte borghese del movimento anti-globalizzazione intorno a Toni Negri, e che è oggi usato per denunciare quei movimenti che resistono all´offensiva globale neo-liberista. La dichiarazione del Kadek dell´11 aprile 2003 va senza dubbio oltre la dichiarazione di equidistanza antecedente la guerra verso un chiaro posizionamento dalla parte dell´aggressore americano: ³Quei regimi [del Medio Oriente] hanno di fatto spianato la strada all´intervento non accettando la sfida democratica. La debolezza della lotta popolare per la democrazia ha lasciato l´intervento militare quale unica alternativa². Allo stesso tempo il Kadek fa appello ad una ³costruttiva² collaborazione con l´occupazione dell´Iraq e offre agli Stati Uniti di aiutarli a ³costruire un regime democratico² in Iraq [3]. Nella sua ultima dichiarazione [4] il Kadek conclude correttamente che ³il rovesciamento del regime iracheno attraverso l´intervento americano ha avviato un processo di una quasi completa dissoluzione dello status quo in Medio Oriente. Dovendo far fronte a questa situazione le potenze regionali piú importanit hanno fatto degli sforzi per fermare questo cambiamento², ma per noi che il Kadek e il suo entourage assumono al riguardo è molto discutibile. Specialmente la loro posizione nei confronti della resistenza irachena _ che essi nella loro ultima dichiarazione delegittimano come ³alleanza di sostenitori del regime di Saddam² nel contesto di interessi iraniani, turchi e siriani _ ci fa temere che il movimento di liberazione kurdo stia tentando di stabilirsi con queste manovre come una forza ³costruttiva² all´interno del regime di occupazione. L´ultima risoluzione diffonde l´illusione che l´intervento abbia cambiato lo ³status quo² il quale non era adatto alla ³democratizzazione² e che il modello capitalista americano porterá inevitabilmente uno sviluppo democratico; questa affermazione rende il movimento di liberazione kurdo l´avanguardia della ³Americanizzazione² dell´intera regione. Inoltre, il Kadek conclude nella sua ultima dichiarazione che ³l´intervento americano in Medio Oriente² renderá la ³democratizzazione² inevitabile _ ³anche se basata sulla dipendenza² _ ponendosi in questo modo chiaramente a fianco degli Stati Uniti, contro i popoli e i movimenti che stanno lottando contro la ³democrazia² della Banca Mondiale e del FMI, che lottano per la loro sovranità nazionale e l´indipendenza. Il Congresso del Popolo Kurdo, succeduto al Kadek, ha di nuovo ripreso questa linea nel novembre 2003 dando in anticipo via libera agli Stati Uniti per un intervento contro la Siria e l´Iran qualora questi stati non dovessero avviare per conto loro le ³riforme democratiche². Secondo noi una tale posizione puó solo portare ad una catastrofe per il movimento kurdo e lo pone contro tutti i movimenti antimperialisti della regione. Una repubblica democratica del Medio Oriente puó basarsi unicamente su un ampio fronte democratico e antimperialista che abolisca l´occupazione e costruisca uno stato democratico basandosi sulla richiesta di sovranità nazionale. Il movimento kurdo potrebbe giocare un ruolo importante in questo fronte antimperialista.

La resistenza in Iraq è oggi la precondizione per una nuova dinamica nelle lotte dei popoli e delle classi per la loro liberazione. Ogni giorno in piú che il popolo iracheno frena l´imperialismo Usa in Iraq, esso previene nuove guerre, e allevia i fronti dei compagni in Asia e in America Latina. La resistenza irachena rappresenta oggi la lotta per il diritto internazionale, la democrazia e i diritti umani. Considerando che molti dei nostri compagni hanno lavorato fianco a fianco con voi per molti anni e hanno addirittura lottato nell´Esercito Kurdo di Liberazione per un Kurdistan libero e sovrano, condanniamo con forza la vostra politica di riavvicinamento e chiediamo che la leadership del movimento di liberazione inizi un ri-orientamento completo della propria politica e della propria pratica.

Jörg Ulrich a nome degli antimperialisti tedeschi

[1] KADEK (Congresso per la Libertá e la Democrazia), in: Comunicato Stampa, 11 aprile 2003
[2] Partito delle Donne Libere, PJA (Partiya Jina Azad), in: Comunicato Stampa, 4 aprile 2003
[3] KADEK (Congresso per la Libertá e la Democrazia), in: Comunicato Stampa, 4 aprile 2003
[4] KADEK, Consiglio Presidenziale, 26 giugno 2003

* Jörg Ulrich e' un noto militante antimperialista tedesco che combatte' con la guerriglia curda del PKK. catturato dall'esercito turco passo' in qul paese un lungo periodo di prigionia.






5. Convegno degli antimperialisti marchigiani





Domenica 29 febbraio si terra' ad Osimo un convegno degli antimperialisti marchigiani; l'inizio e' previsto per le ore 15 presso il circolo Arci di palazzo Baldeschi, di fronte al municipio.

Riportiamo qui sotto il testo convocazione:

*La partecipazione e' aperta a tutti coloro che intendono mobilitarsi contro la guerra permanente e che vogliono combattere le scelte del Governo italiano e delle forze politiche di centro destra come di centrosinistra schierate a fianco degli USA ed in difesa degli interessi imperialisti della grande borghesia italiana.
Dall'opposizione alla guerra, dal rifiuto dello scontro tra civilt', dalle lotte contro i tagli alle spese sociali ed ai salari, imposti anche per finanziare le missioni di guerra dei nostri soldati e di quelli americani riteniamo che si debba arrivare ad una coerente solidarieta' verso tutti i popoli aggrediti economicamente e militarmente dallí arroganza neocolonialista, schierandosi a fianco delle loro lotte di resistenza, rispettandone le identita' culturali, religiose, i vari ceti etnici, per quanto possano essere differenti dai nostri modelli, consapevoli come siamo che la piu' grande barbarie sia oggi costituita dall'adesione al pensiero unico, alla scala di valori che alimenta e giustifica la volonta' di dominio degli USA e dei loro alleati.
L'attuale fase politica, nel nostro paese, vede un governo Berlusconi sempre piu' inaffidabile per gli interressi di quegli stessi gruppi industriali e finanziari che lo avevano patrocinato; questi potentati sono oggi piu' organicamente rappresentati da ceto politico di centrosinistra, dai vari Prodi, D'Alema, Fassino, Rutelli, gia' pronti a prolungare l'occupazione dell'Iraq, dell'Afghanistan, della Serbia, coerentemente con il ruolo svolto nel recente passato con il bombardamento della Jugoslavia, pronti a spendere le loro capacita' di controllo sui movimenti e sui lavoratori per proseguire nelle privatizzazioni, nell'attacco alle pensioni, reddito e diritto garantendo la pace sociale.
La deriva ulivista di Rifondazione Comunista, il pacifismo integralista ed antistorico di Bertinotti (che cerca di trasformarla in una sorta di nuovo Partito Radicale) ben si inserisce in questa coalizione candidata a guidare il capitalismo imperialista italiano per i prossimi anni: insieme al revisionismo sulle foibe e sulla storia delle lotte operaie (rinnegate quando non siano state pacifiche) si tenta di assicurare il disarmo ideologico dei lavoratori e dei movimenti antagonisti.
Per questi motivi riteniamo che occorra concentrare gli sforzi per dare forma politica organizzata all'antiimperialismo, a partire dalle resistenze nei nostri territori per collegarci con le molteplici resistenze nelle trincee avanzate dai tanti Sud del Mondo, non per fondare un nuovo partito (ce ne sono gia' troppi), ma per contribuire a creare le condizioni idonee al rilancio di una prospettiva rivoluzionaria.
Dall'esempio dei popoli che resistono, dalla sconfitta dell'imperialismo nelle sue forme piu' brutali, dalla sconfitta degli USA in Iraq, in Afghanistan, dal fallimento delle loro ingerenze in America Latina, dalla liberazione del Popolo Palestinese dall'oppressione sionista, puo' venire un nuovo slancio morale anche per le lotte degli sfruttati nei nostri paesi, puo' essere indebolita l'egemonia politico-culturale della grande borghesia imperialista, puo' essere favorito il processo di ricomposizione di classe del proletariato multinazionale, necessaria premessa per produrne le adeguate forme di rappresentanza politica.*

ANTIIMPERIALISTI MARCHE