Naturalmente non c'è paragone con i Paesi della guerra e della fame, ma si vive così male ora in Italia, fra truffe sistematiche, Berlusconi, costo crescente della vita e perdita costante di valore dei soldi, mix di caos globale e di imposizioni spietate («se non paghi sei morto»), disfunzioni di tutto, campagna elettorale permanente, stupidità, squallore: conservare il proprio equilibrio risulta difficile, e i tentativi per riuscirci pigliano più o meno tre strade.
La prima strada, la più frequentata, consiste nell'arrabbiarsi, nel protestare, nello scandalizzarsi, nell'indignarsi: si passano giornate tetre prendendosela con la televisione e con i giornali, con il governo e con la burocrazia, con questo mondo di ladri e con quelli che in autobus entrano dalle porte d'uscita, con i soldi che non bastano («altro che non arrivare alla fine del mese: neppure all'otto del mese si arriva»), con la disonestà e volgarità collettive. La seconda strada consiste nell'evasione, nel cercare di ignorare la realtà pensando ad altro. C'è chi sceglie la mistica dell'autopunizione (seguire diete dimagranti, controllare le spese sino al pauperismo o all'ascesi di non tirare fuori un soldo, fare niente del tutto se non il lavoro necessario, impegnare energia fisica) e chi tenta l'edonismo (visitare mostre importanti, curare la salute, ricercare e contemplare la bellezza, se è possibile viaggiare altrove, leggere o rileggere grandi opere, fare l'amore e passeggiare dato che non costa un euro). C'è chi si forza a un atteggiamento vitalistico: l'esistenza può essere bella, bisogna saperla apprezzare e sfruttare rifiutando oppressione e depressione, occorre reimmergersi nella propria attività trovando nuovo entusiasmo, viva la leggerezza, allegria.
Ciascuno cerca di salvarsi come sa: ultima risorsa, far finta di non essere vivi, chinare la testa, piegare le spalle, restare fermi, sperare che la sfortuna ci scivoli addosso e vada oltre senza accorgersi di noi, aspettare che passi il peggio. Sono metodi comprensibili, umani, usuali, tante volte applicati nella Storia, ma hanno una spiacevole caratteristica: non funzionano, non servono.
CONTROLLI
Alla fine di gennaio, Mario Deaglio ha scritto per questo giornale un editoriale molto interessante. Elencando cifre e settori, dimostrava l'incidenza, su quella crescita del costo della vita che non riusciamo più a fronteggiare, dell'aumento dei prezzi amministrati dalle autorità centrali e locali o da grandi organizzazioni: medicinali, trasporti aerei ferroviari e urbani, bollette telefoniche, benzina, canone tv, tariffe autostradali, servizi bancari e postali, eccetera. E adesso, svegliandosi d'improvviso da un sonno profondo, il ministro Tremonti afferma di aver ordinato controlli? Quali controlli, a cose fatte? Controlli su chi, su che cosa?
(Lietta Tornabuoni)




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