Ralph Robertson, giudice distrettuale di Richmond (Virginia, Usa), ha visto porre la parola fine a 19 anni di carriera togata qualche giorno fa quando un settimanale cittadino, la Richmond free press, lo ha beccato in una chat a vomitare parole razziste, tipo "i neri sono inclini al crimine e alla violenza perché è scritto nei loro geni". Così racconta la Cnn.
La prima reazione, al leggere il pezzo, è di soddisfazione, soprattutto per la particolare odiosità delle frasi pronunciate: chi si sentirebbe di difendere un giudice razzista, o peggio, di finire alla sbarra in un suo procedimento?
A pensarci bene, però, subentra un senso di disagio. Che riassumo in tre domande:
* vi sentireste di difendere dalla prima all'ultima parola tutto quel che avete detto in chat, magari sotto copertura di un nick?
* E cosa ne direste se qualcuno ve ne chiedesse conto intimandovi le dimissioni?
* Ma soprattutto: quante stanze di chat e di instant messenger chiuderebbero se i frequentatori pensassero che tutto quel che dicono potrebbe essere usato contro di loro, una volta spenta la zona franca del video e tornati nel mondo reale?
(l'articolo della CNN lo trovate
qui )




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, ma è fatto noto che l'inglese non lo so...per cui chiedo, nell'articolo si legge chiaramente che il giudice ha ammesso i fatti? Perchè se non li ha ammessi mi sembra strano, al di là dell'ip, che sia stato *accusato* di avere scritto certe cose senza la benchè minima prova. Il pc di casa può usarlo tutta la famiglia e non è fatto divieto ad alcun giudice di convivere con persone *razziste*, e se il pc era dell'ufficio, stessa cosa, non è detto che sia stato usato o sia usato solo dalla sua persona. Chi traduce il tutto?
