Naturale che sia così. Il divenire è certamente innocente, nel suo distendersi non si carica di connotazioni di carattere morale. Il male è soggettivo, in quanto inerisce all’individuo, quindi al soggetto senziente (limitiamoci solo all’uomo), il quale lo colora di rosso vivo stupefacente, quale può essere un tramonto, oppure del bigio cupo che impregna una bufera. Ma noi siamo soggetti, individui e in Genesi qualche dotto scrivano ispirato pretese d’imprimere in quegli oramai gualciti fogli addirittura la rivelazione divina. Genesi e gli altri libri della Bibbia, stando a diverse tradizioni, sono lo strumento attraverso il quale Dio si ri-vela (nella doppia accezione). In Genesi è scritto a chiare lettere – almeno stando alla traduzione accreditata da certe tradizioni – che: Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 10
Se il male fatto germogliare da Dio non è lo stesso di cui abbiamo contezza ogni giorno, mi chiedo di che genere di male si tratti. Ma Dio non si limitò a farlo germogliare nel mezzo dell’Eden. Egli andò ben oltre: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate
sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra". Il male è tale, quindi intriso di ingredienti morali, solo quando il divenire, o la Natura e il suo infuriare, entrano in relazione con l’uomo, altrimenti, come ben fai notare, il divenire, ovvero la Natura – anch’essa soggetta al divenire – è o sono innocenti. Ma è Dio stesso che pretese, per atto di volontà, la relazione fra umanità e creazione, e l’aver anche fatto germogliare i frutti nefasti del male, significa anche e implicitamente che il male e l’umanità dovettero convivere. La dannazione altro non è che la narrazione mitica di questo convenire. E’ proprio l’atto di volontà divina che imprigiona Dio all’interno della sua responsabilità inemendabile e inalienabile. Dio sta al male come l’uomo sta al soffrire; alla stessa stregua di come Dio sta all’atto creativo (volontà), come l’uomo sta alla Creazione in quanto prodotto dell’atto, quindi della volontà divina. Ma ciò non assolve il creatore di fronte al patimento, ne determina solo il suo stare di fronte alla colpa o alla responsabilità, se a te piace di più.





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hefico